domenica 18 gennaio 2015

L'ebraismo, la religione dell'ama il prossimo tuo come te stesso. Un'introduzione


Pubblichiamo il capitolo sull'ebraismo, tratto dal libro sulle religioni. Dove si cerca di dare una visione diversa del concetto di "popolo eletto", o del presunto odio anticristiano contenuto nel Talmud, e altri concetti spesso travisati. Per far amare questa religione anche a chi non la conosce. Perchè la conoscenza è il primo passo per risolvere il pregiudizio e l'intolleranza.

Capitolo V
L’ebraismo

E’ impossibile dire alle persone come dovrebbero servire Dio. Per qualcuno la strada migliore è lo studio, per qualcun altro la preghiera per altri il digiuno o il darsi ai banchetti; per altri ancora servire il proprio vicino.
Il valore della religione sta nel conservare gli esempi dei molti modi per raggiungere l’unione con Dio.
Il problema con la religione è che essa spesso insiste sul fatto che una sola di queste strade è quella legittima. Quando si parla di spiritualità, non lasciamoci affascinare dall’idea che – come se si trattasse di un maglione – sia una taglia unica che va bene per tutti.
Scegliamo il nostro maglione della taglia giusta e indossiamolo con orgoglio.

Rami Shapiro, Un silenzio straordinario, Racconti Chassidici.


  1. Premessa. 1.1. le difficoltà di uno studio dell’ebraismo. 1.2. Il problema dell’ebraismo per il profano. 1.3. Il funzionamento della lingua ebraica. 2. In cosa credono. 3 I principali concetti.3.1. Dio. 3.2. Il popolo di Israele. 3.3. L’amore. 3.4. L’anima. 3.5. La reincarnazione. 3.6. Il libero arbitrio. 3.7. I precetti.  3.8. Cristo. 4. I riti. 5. I personaggi. 6. La storia. 7. I testi. La Bibbia. La Torah. La genesi. Il Talmud. Lo Zohar. Il sepher yetzirah. 8. Le correnti.  9. Il cabalismo.


1) Premessa.

1.1. Le difficoltà di uno studio dell’ebraismo.
La grossa difficoltà per chi si approccia a studiare l’ebraismo sta nel fatto che i libri di testo sulle religioni di tutto trattano, tranne che della religione ebraica. L’affermazione suona come un paradosso ma non è così. Come abbiamo detto diverse volte in questo libro, per capire una religione bisogna capire la concezione che essa ha di Dio, dell’uomo, dell’anima, dei mondi sovrasensibili, e dei riti che si seguono per potersi elevare spiritualmente. I libri sull’ebraismo invece trattano la storia del popolo di Israele, il sionismo, l’olocausto, e, quando va bene, parlano dei riti quotidiani e della festività, nonché del rapporto col cristianesimo, che è un po’ come se per spiegare l’induismo avessimo parlato del kumba mela e della Shiva Linga (la prima è un’importante festa induista, la seconda una statua di Shiva a forma di fallo), o se per spiegare il cristianesimo si dovesse dire che il fedele va a messa la domenica, fa la prima comunione, la cresima, si battezza, poi si spiegasse di che materiale sono fatte le ostie consacrate, ecc.
Alla cabala vengono dedicate poche righe confuse e inidonee a spiegare cosa essa sia, nonostante essa sia parte integrante della religione ebraica e ne costituisca la parte più importante; ed essa viene talvolta presentata come un “movimento”, che in alcuni casi è stato definito “fantasioso e irrazionale”.

In secondo luogo, i principali concetti teologici che vengono spiegati sull’ebraismo sono sbagliati e nascono da una profonda ignoranza non solo dell’ebraismo, ma anche delle altre religioni. L’affermazione più comune degli studiosi, infatti, presente in tutti i testi, è che l’ebraismo fu una religione monoteista in contrapposizione ad altre politeistiche (compreso l’induismo).
Come abbiamo potuto vedere, invece, l’induismo è tutt’altro che politeista, e sono esistite molte altre tradizioni monoteiste prima dell’ebraismo.

L’altra affermazione sbagliata è l’idea che al centro della religione ebraica ci sia il patto di alleanza tra Dio e Israele. Nessuno nega che tale patto esista nella bibbia, ma, a parte il fatto che la Bibbia non va letta e interpretata alla lettera, va detto che tale patto esiste praticamente in tutte le religioni.
Nel buddismo di Nichiren Daishonin il buddismo proteggerà il giappone rispetto alle invasioni di altri popoli; nell’induismo c’è spesso l’idea che i veda proteggano l’India; nel cristianesimo viene protetto chi sceglie di combattere in nome di Cristo, tanto è vero che si narra che Costantino trovò in cielo la frase “in hoc signo vinces” e disegnò la croce per poter vincere in battaglia; i crociati invece andarono in terra santa convinti di avere una missione divina, e in tempi recenti Bush, quando attaccò l’iraq disse che “Dio era con lui”; nell’islam alcuni sostengono che Allah debba essere diffuso ovunque, anche se poi tale concetto non è presente nel corano.
Insomma, il patto di alleanza, o è presente nei testi sacri o i singoli popoli se lo sono inventati ad hoc per legittimare i loro comportamenti di conquista verso chi non la pensava come loro.
L’idea del popolo eletto quindi è un’idea che non è tipica degli ebrei ma è presente, in vari modi e con varie manifestazioni, nella maggior parte delle religioni.

Non solo i testi che parlano di ebraismo trattano prevalentemente la storia del popolo ebraico e non la religione ebraica, ma per giunta la maggior parte di quelli a disposizione dello studioso italiano fino a poco tempo fa erano di matrice cattolica, quindi tendono ad avere una visione parziale e completamente errata del fenomeno.

Questa confusione è resa possibile dal fatto che una vera e propria “religione” ebraica non esiste; infatti, a parte la credenza in un Dio unico, e nella Torah come libro sacro, l’ebraismo non ha un vero e proprio corpus dogmatico e teologico. L’ebraismo non prevede dogmi e neppure credere in Dio è un dogma, scrive Moni Ovadia che aggiunge anche: “l’ebraismo non è una religione”. Ma questo non significa che nell’ebraismo non vi sia una religione. L’ebraismo, invece, contiene in sé la religione ma “la religione sta all’ebraismo come la feccia necessariamente sta al buon vino”.
Per semplificare e spiegare meglio potremmo dire che ebraismo significa aderire ad una religione, ma anche essere parte di un popolo e di una serie di riti ed usanze; la religione ebraica in senso stretto è una religione universale, valida per chiunque e adattabile anche ad altri contesti (tanto è vero che dall’ebraismo nasceranno due grandi religioni, il cristianesimo e l’Islam, oltre ad una serie di dottrine magiche ed esoteriche di varia natura; cristianesimo e islam sono, in pratica, degli ebraismi a cui sono stati innestati alcuni concetti teologici estranei al popolo ebraico, come la trinità o la divinità di Cristo o la legge islamica); invece, l’adesione al popolo ebraico, e ai suoi riti, fa parte dell’essere ebrei e non della religione.
In questo capitolo noi ci occuperemo solo della “religione” ebraica, e non dell’appartenenza al popolo ebraico, per quanto le due cose siano, entro certi limiti, a volte inscindibili.

La differenza tra l’essere ebrei e l’essere di religione ebraica è ben descritta da questa divertente novella ebraica.

Si narra che all’epoca della redazione del Talmud babilonese alcuni maestri avessero deciso di discutere l’esistenza di Dio. La cosa può sembrare blasfema a chi non conosce il pensiero ebraico eppure se si considera che nell’ebraismo non vi sono dogmi, la cosa diventa del tutto lecita.
Il confronto tra le opinioni durò molti mesi e alla fine si mise la questione ai voti.
La maggioranza decise che Dio non esisteva.
Terminata la votazione, uno dei rabbini si accorse che stava calando la sera e allora disse: “su, compagni, è l’ora del vespro, dedichiamoci alla preghiera”. Gli altri stupefatti dissero “ma che ti prende sei uscito di senno? Abbiamo appena votato a maggioranza l’inesistenza di Dio”.
E quello: che vuol dire questo? Forse però non siamo più ebrei?

Moni Ovadia, Vai a te stesso.


1.2. Il problema dell’ebraismo per il profano.
Perché questa situazione di ignoranza?
Il problema è che per secoli l’ebraismo, per uno studioso occidentale, è stato materia off limits. Gli ebrei sono stati perseguitati per secoli, chiusi spesso in ghetti, e di conseguenza la loro cultura è stata sempre osservata dall’esterno senza essere capita a fondo; per circa 1500 anni nei paesi di matrice cattolica le pratiche cabalistiche erano addirittura sospettate di magia nera e satanismo.

Allo studioso occidentale che si affacci senza preconcetti all’ebraismo si pone poi un altro grandioso interrogativo.
La cultura ebraica è penetrata in profondità nella cultura occidentale europea e americana permeando tutti gli aspetti del vivere civile e religioso. Questo fenomeno è possibile osservarlo ponendo attenzione a due fenomeni, uno più nascosto e uno evidente a chiunque:

1) In primo luogo la Bibbia (l’ottanta per cento del cui contenuto viene dal popolo e dalla storia di Israele, e anzi E’ la storia di israele) è il libro che ha influenzato più di ogni altri la cultura e la storia europea e americana; in base ad essa si sono combattute guerre, sono nati e morti imperi; eppure si tratta, curiosamente, di un libro di storia, non di un libro sacro in senso stretto. Abbiamo quindi un libro pensato e scritto appositamente per un popolo, che è utilizzato dalla maggior parte dei popoli della terra.

2) in secondo luogo mediante la massoneria, i templari e i rosacroce. In massoneria si fa riferimento alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme, e ovunque ci sono i simboli del candelabro a sette braccia, della stella di Davide, e altri simboli ebraici. Spesso si sente addirittura affermare che lo scopo della massoneria è la ricostruzione dl tempio di Gerusalemme.
Ora, per chi conosce l‘importanza di tale istituzione nel presente e nel passato, sorgono lecite alcune domande:
-          come è possibile che una cultura e una religione minoritaria come l’ebraismo possa aver penetrato un’istituzione come la massoneria?
-          Come è possibile che magia ed esoterismo, in occidente, non siano spiegabili, studiabili, e pensabili, senza la cabala e altri corrispondenti concetti provenienti dall’ebraismo?
-          Se l’ebraismo è la religione di un gruppo minoritario di persone che credono in un Dio unico, e si limitano solo a seguire i 613 precetti del talmud, cosa possono aver donato alla cultura esoterica occidentale oltre a quello che viene insegnato ufficialmente?
-          Come è possibile che i due avversari storici e millenari, Chiesa e Massoneria, abbiano come fondamento culturale l’uno la Bibbia ufficiale (ebraica) e l’altro i principali concetti tratti dall’ebraismo mistico e segreto?

Queste domande costituiscono un vero rompicapo per lo studioso, che si trova quindi di fronte ad una vera e propria contraddizione: da una parte una religione minimalista che ha pochi concetti teologici e spirituali di rilievo (così almeno ce la presentano); dall’altra una totale penetrazione di questa religione in tutti gli aspetti del vivere civile e religioso occidentale.

A questa contraddizione tenteremo di dare una spiegazione nei prossimi paragrafi, come tenteremo di dare una spiegazione al problema del loro rapporto con la figura di Cristo, e tali spiegazioni, come vedremo sono totalmente differenti da quelle ufficiali.
La nostra spiegazione, lo diciamo da subito, sarà da una parte completamente diversa rispetto a quelle che vengono date sino ad oggi; sarà però senz’altro semplicistica e incompleta, perché nessun fenomeno si spiega con una sola ragione, ma sempre per un complesso di ragioni di varia natura, molte delle quali necessarie di approfondimento.
Tuttavia, ancorchè semplicistica, è una spiegazione che bisogna tentare di dare, se non altro per stimolare un dibattito futuro e un approfondimento in tutti coloro che sono davvero interessati alla ricerca religiosa intesa come ricerca spirituale e non come un mero elenco di formalità da eseguire giornalmente o annualmente.


►Curiosa la pretesa di sapere cosa sia l’ebraismo. Bizzarro pretenderlo, visto che gli ebrei provano da 4000 anni a capire chi siano e non ci sono ancora riusciti, e dire che non fa loro difetto l’intelligenza.

Moni Ovadia, Vai a te stesso.

1.3. Il funzionamento della lingua ebraica.
La prima cosa che bisogna sapere per capire l’ebraismo è il funzionamento della lingua ebraica. L’ebraico è composto da 22 lettere. A ciascuna lettera è associato un numero e un concetto. Ad esempio la prima lettera, Alef, è associata al numero 1, e al concetto di bue.
Quando un ebreo legge una parola di tre lettere, quindi, non legge solo una parola, ma legge anche, contemporaneamente, un numero e una serie di concetti.
E viceversa.

Questo comporta una conseguenza importantissima. La lingua ebraica si presta senza particolari difficoltà per l’ebreo colto ad essere anche un linguaggio cifrato, in codice. In un quadro con tre elementi, un bue, una casa, e dell’acqua, l’ebreo non si limita a vedere i tre oggetti, ma vi leggerà anche le consonanti alef, bet, e mem, e il numero 1211.

Peraltro parole e lettere ebraiche raggiungono un grado di perfezione costruttive e spirituali sbalorditiva, al che non ci si stupisce quando si sente affermare che l’alfabeto ebraico è costituito dai mattoni della creazione. Si consideri ad esempio la lettera Alef; essa – che è la prima lettera e quindi anche una delle più importanti per certi versi - è composta dalle tre consonanti Alef , Lamed, e Pe, che alludono al concetto Alef (divinità) Lamed (insegnare) Pe (tradizione orale).
Per questo motivo è stato detto che “il rapporto tra l’alfabeto ebraico e le parole della lingua ebraica è uguale a quello che lega gli elementi chimici delle formule”.

Infine, per capire il funzionamento della lingua ebraica, è fondamentale sapere che essa è scritta solo con consonanti, mentre le vocali sono riempite da chi legge; il che comporta che ogni parola ha un numero di varianti pari al numero di possibilità di vocalizzazione delle consonanti.

Questo ha una ulteriore conseguenza, assolutamente fondamentale per capire l’ebraismo. La bibbia, così come la leggiamo noi, non ha solo il significato che le attribuiamo alla lettera, ma ha anche altri significati nascosti, che si possono trarre dalla lettura del testo in una sequenza diversa rispetto a quella ordinaria (da destra verso sinistra). Così, ad esempio, nel brano in cui il popolo ebraico attraversa il Mar rosso e le acque si aprono per far passare la moltitudine in cammino verso la terra promessa, oltre al suo significato letterale, vi si può leggere anche la formula usata da Mosè per ordinare alle acque di separarsi, nonché uno dei 72 nomi di Dio.
Della bibbia quindi noi conosciamo solo il significato letterale, praticamente nullo dal punto di vista spirituale, che ci è stato tramandato fino ai giorni nostri nella versione che la Chiesa ha permesso.
Altri, ben più profondi, sono però i suoi significati ed è a quelli che occorre riferirsi se si vuole capire a fondo l’ebraismo.
Questa concezione della lingua ebraica non è propria solo degli indirizzi cabalistici ed esoterici dell’ebraismo, ma si ritrova anche nel Talmud, sia pure con minore enfasi, il quale riporta: Betzael sapeva come combinare le lettere con cui il cielo e la terra furono creati, poiché è scritto: l’ho colmato di spirito divino, di saggezza, intelligenza e conoscenza[1].

La seconda cosa che bisogna sapere è che l’ebraico antico è considerato una lingua magica, oltre che sacra. In questo, in realtà, non c’è nulla di strano. L’idea che le parole, e il suono, siano le vibrazioni fondamentali da cui è nato l’universo, e che possano produrre mutamenti nella realtà circostante, in realtà è presente in tutte le culture, induista, buddista, islamica, sciamaniche, ecc[2].
In pratica solo il Cristianesimo cattolico nega il valore della magia e la potenza del suono, il che spiega come mai ad un occidentale questi concetti suonino estranei, e per certi versi “primitivi”.
Alcuni passi della Bibbia, o dello Zohar, quindi, recitati in modo particolare e con una intonazione particolari, diventano vere e proprie formule magiche. Ogni lettera dell’alfabeto ebraico ha una qualità magica. E molti concetti apparentemente “solo” religiosi, come quello dei 72 nomi di dio, sono in realtà anche formule magiche per ottenere determinati risultati.
Ciò però spiega anche perché nei secoli gli ebrei siano stato perseguitati e accusati di satanismo. L’ebreo che recitava le formule cabalistiche veniva accusato di stregoneria e spesso nelle comunità sorgeva una specie di isteria collettiva e provocava una vera e propria caccia alle streghe.
Come abbiamo potuto vedere trattando delle altre religioni, questa prerogativa non è solo della lingua ebraica. Anche al sanscrito si attribuiscono poteri magici; gli islamici recitano il corano con una determinata intonazione, induismo e buddismo sono spesso incentrati sulla recitazione di mantra, ecc[3].


►Duemila anni prima della creazione del mondo le lettere erano tenute segrete e il santo, sia benedetto, le contemplava deliziandosene.
Prima dell’inizio dei tempi, in un luogo che non è un luogo, al di là della comprensione umana, non esisteva nient’altro che la danza delle grandi lettere nella luce originaria nate dal pensiero del Padre e della Madre come manifestazione del loro amore.

►Io sono Tav, l’ultima delle 22 grandi forze che hanno creato gli universi. Sono uno dei 22 raggi di questo unico sole di cui tutto ciò che vive canta le lodi.
Mi chiamano anche Stella di verità, e sono la croce.
Perché sono simile alla sfinge che pone la domanda cruciale a chi si mette in cammino. Del resto la vita sulla terra è piena di domande, e l’uomo si incarna per rispondervi. Proprio per questo deve diventare profondamente consapevole del suo libero arbitrio.
Non ti viene chiesto di disprezzare la materia, ma al contrario di amarla per comprendere e vivere lo splendore che essa nasconde. Devi accettare di morire a tutto ciò che eri per rinascere nel nuovo, questo è il mio cammino.
La croce presenta due aspetti. Il primo è la porta che conduce al secondo. Il primo aspetto della croce richiede il sacrificio senza condizioni del tuo ego.
Il secondo è quello della resurrezione nella Coscienza dell’unità.
Al centro di questa croce fiorisce eternamente la rosa, il grande cuore di Dio, che insuffla la vita divina in tutta la creazione.
Perciò sono l’ultima delle lettere, rappresento la morte di quello che non può entrare nel nuovo.
Il sacrificio sulla croce è quello dell’Ego, dell’uomo vecchio alla luce della verità. Ti viene chiesto di morire a te stesso per correggere gli schemi di pensiero che separano il mondo fisico dal divino e proclamare la vita divina sulla terra, in un corpo materiale finalmente ricollegato alla sorgente.
In ogni momento puoi rivolgerti a me, nel silenzio del tuo essere, e ti aiuterò a sentire la voce della tua anima. Da oggi sarò sempre al tuo fianco. E non dimenticare che se il sole dovesse tramontare, la stella della notte si alzerà per mostrarti la via.

►Lo Zohar racconta: la lettera Alef rimase al suo posto senza presentarsi. Il santo, sia benedetto, le disse: Alef, perché non ti sei preparata davanti a me come hanno fatto tutte le lettere?
Lei rispose: Padrone dell’universo, vedendo che tutte le lettere si sono presentate davanti a te inutilmente perché avrei dovuto presentarmi anche io? Allo stesso modo, siccome tu hai giò accordato alla lettera Bet il suo dono prezioso, ho compreso che non si addice al re dei cieli il riprendere il dono che ha fatto ai suoi servitori per darlo ad un altro.
Il santo, sia benedetto, le rispose; Oh Alef, alef, anche se mi servirò della lettera Bet per operare la creazione del mondo, tu sarai la prima di tutte le lettere e io ritroverò l’unità solo in te. Tu sarai la base di tutti calcoli e di tutti gli atti compiuti nel mondo, e non si potrò trovare l’unità da nessuna parte se non nella lettera Alef.

Marie Elia, Verso lo splendore, il potere di guarigione delle lettere ebraiche.

►A fianco della Sofia, i mistici individuano altre realtà eterne e preesistenti al mondo, come il nome divino. Nel contesto ebraico il nome non è una nozione astratta, bensì una realtà vivente che affonda le sue radici nella lingua parlata, che è essa stessa sacra, in quanto, secondo la mistica, si tratta di una lingua cifrata, segreta, che contiene la chiave della natura spirituale del mondo e di Dio. L’equivalente terrestre del verbo creatore di Dio. Per il mistico pronunciare il nome significa quindi pronunciare la vita.

Alla mistica del nome si lega la mistica del linguaggio, fondamentale nella spiritualità ebraica, dal momento che in tutti i suoi percorsi ritorna la nozione di alfabeto come scala per il divino.
La lingua ha un valore mistico, e raggiunge Dio perché procede essa stessa da Dio.
Il creato del resto prende forma quando riceve un nome. Dio nomina la luce la luce compare. Adamo dà un nome agli animali.
Dante stesso, nel 1200, diceva che “nomina sunt consequantia rerum”.

Burrini, I grandi temi della mistica ebraica.

►Quella di dare il nome agli animali fu una delle prime azioni di Adamo, dato l’Adam, a quel punto, faceva ancora parte dell’uno e non aveva coscienza della dualità non sceglie i nomi in modo arbitrario, ma constata semplicemente l’esistenza di essi, rivelando la loro stessa origine nelle lettere ebraiche della creazione. (Gabriella Samuel)

►Ventidue lettere, Egli le tracciò, le scolpì, le combinò, le pesò, le scambiò, e con esse produsse l’intera creazione e tutto ciò che è destinato a venire in essere.

►Per mezzo delle 22 lettere, dando loro una forma e un modello mescolandole combinandole in modi diversi, Dio fece l’anima di tutto ciò che è stato creato e che sarà. E’ su queste stesse lettere che il Santissimo benedetto egli sia, ha fondato il alto e santo nome.

►Queste sono le 22 lettere attraverso le quali Dio ha operato. Da queste lettere prima egli ha ricavato tre numeri, poi ha creato il mondo nel suo complesso.

Sefer yetzira

2) In cosa credono gli ebrei.
Purtroppo l’onnipresenza della cultura cattolica in ogni settore della vita per secoli ha fatto si che tali concetti e tali fenomeni non fossero mai studiati seriamente, e quella ebraica è stata sempre presentata e tramandata fino a noi come una religione basata su un unico Dio, un popolo eletto, e 613 precetti di vita quotidiana.

Le cose stanno invece in modo molto differente rispetto a come ci sono state raccontate; la verità è che l’ebraismo è una religione complessa, ma anche profonda, viva, affascinante, il cui approfondimento permette di entrare in un mondo poetico e magico al tempo stesso, e le cui punte del misticismo si incontrano ai vertici, con quelle islamiche dei sufi e cristiane dei rosacroce

Fatte queste premesse si può quindi fare la sintesi e individuare il nocciolo delle credenze ebraiche che sono – in questo senso hanno ragione i testi tradizionali – la credenza in un dio unico, e la Torah come libro sacro rivelato da Dio a Mosè.

I testi tradizionali di religione e storia delle religioni aggiungono poi che caratteristica dell’ebraismo sarebbe il patto di alleanza tra Dio e il popolo ebraico, che sarebbe quindi il popolo eletto da Dio per portare il monoteismo all’umanità. Molti commentatori infatti aggiungono anche, ansiosi di far vedere che condividono il concetto, che il grande apporto che l’ebraismo ha dato all’umanità è proprio il monoteismo.
Senz’altro il rapporto tra Dio e il popolo di Israele è un rapporto particolare, struggente, di intima compenetrazione, drammatico, che a tratti può diventare umoristico o tragico a seconda del contesto; un rapporto che in certi casi diventa quasi amicale, da pari a pari, come vedremo meglio in seguito. Ma questa caratteristica è tipica di tutti i mistici di tutte le tradizioni e da questo punto di vista non c’è poi nulla che contraddistingue un mistico cristiano, sufi, o ebraico.
Come vedremo meglio in seguito e come abbiamo anticipato anche nel primo capitolo di questo libro, il monoteismo è appannaggio anche di altre religioni, quindi da questo punto di vista l’ebraismo non ha apportato alcunché al cammino religioso dell’umanità.
Anche il patto di alleanza va molto ridimensionato perché è tipico di molte altre religioni.
Anzi, da questo punto di vista per secoli tale patto ha caratterizzato, perlomeno nel modo in cui veniva presentato alle masse, proprio il suo acerrimo nemico, il cristianesimo; molti teologi o pensatori cattolici infatti, nei secoli hanno affermato, sia pure con sfumature diverse, che siccome gli ebrei non avevano riconosciuto il messia, Gesù, tale patto era stato rotto e quindi – non lo si diceva per implicito ma era assolutamente evidente nei fatti e nei comportamenti – i nuovi contraenti del patto di alleanza erano i cristiani. Non a caso la Chiesa cattolica porta in sé nel suo nome (cattolica, ovverosia universale) la sua idea di essere l’unica depositaria della volontà divina, e quindi l’unica legittimata da Dio a portare nel mondo la sua parola, anche a costo di sterminare chi non voleva convertirsi.
La scelta della Chiesa Cattolica di assumere come libri sacri anche la Torah e la maggior parte dei testi biblici dell’ebraismo è quindi apparentemente incomprensibile, se si tiene presente che nella Bibbia, a parte la credenza nel Dio unico, non c’è assolutamente nulla che richiami concetti della fede cristiana e tanto più lo diventa se si tiene conto che il corpus biblico finisce per essere un mix senza senso composto – nella traduzione di un qualsiasi testo di media grandezza redatto in lingua europea - da un migliaio di pagine del vecchio testamento (di cui il 90 per cento riguarda la storia ebraica) e 200 del nuovo testamento (questo si, contenente l’insegnamento di Cristo).

In particolare, per quanto riguarda il patto di alleanza, molti cabalisti e rabbini ne danno una lettura diversa, ulteriore rispetto a quella che viene ripetuta dalla cultura ufficiale, e che analizzeremo in seguito.

3) I principali concetti.

3.1 Dio.
Veniamo all’aspetto più importante della religione ebraica: Dio. Non che nelle altre religioni tale concetto non sia importante, nell’induismo il fedele attraverso la meditazione cerca di unirsi a Dio, nell’islamismo tutto si incentra sulla devozione a Allah ecc. Da questo punto di vista ogni religione dà importanza a Dio nella stessa misura dato che essa altro non è che un modo per trovare il divino nella vita umana.
Ma nell’ebraismo il concetto di Dio assume una particolare importanza per capire la religiosità ebraica, in rapporto a quella di altre religioni.
Se letta alla lettera, la Bibbia non dà una visione univoca di Dio. Accanto a descrizioni di un Dio d’amore, talvolta poetiche e suggestive (come quelle di Elia che va alla ricerca di Dio e arriva una tempesta, ma Dio non era lì, poi un terremoto, ma Dio non era nel terremoto, finchè alla fine gli giunge una brezza leggera e quello era finalmente Dio), ne esistono altre che sono tutto l’opposto.
Se visto con le lenti del cristianesimo cattolico l’ebraismo ci è sempre apparso come una religione che adora un Dio cattivo, crudele vendicativo e terribile, con attributi molto umani (troppo umani, diremmo). “Io sono un dio geloso” afferma anche il Dio biblico, e aggiunge: “che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano” (quindi non esattamente il Dio d’amore e di giustizia che è del nuovo testamento).

Uno dei rabbini più noto al mondo contemporaneo, Yeuda Berg, afferma che in effetti alcune espressioni e comportamenti del dio biblico lasciano quantomeno interdetti, se si prende alla lettera la Bibbia.

Questo ha fatto affermare ad alcuni pensatori nel passato e nel presente che il Dio biblico sarebbe in realtà un demone (e da qui al passaggio che tutti gli ebrei fossero satanisti il passaggio è stato molto breve).

In realtà il Dio ebraico è un Dio eterno, immutabile, creatore di tutto, trascendente e immanente al tempo stesso; tanto è impersonale il Dio di Israele che non può essere rappresentato in immagini e ogni rappresentazione che pretenda di riportarlo a dimensioni umane è considerato un oltraggio.
I suoi attributi sono: unico, incorporeo, onnipresente onnipotente, onnisciente, eterno, santo. Sono, cioè, gli attributi che vengono considerati da ogni religione, gli stessi che vengono attribuiti dai mistici islamici, cristiani, e induisti.

La creazione è la manifestazione di Dio. Cielo e terra, sacro e profano, l’Uno e i molti sono tutti Dio. Dio non è una proiezione astratta, un’idea. Dio è la sorgente e la sostanza di tutta la realtà. Dio non è compreso in qualche reame etereo ma è qui e ora, nel nascere e morire del mondo naturale. Menachem Mendel era un rabbi perché vedeva Dio ovunque e in ogni cosa, e non si tratteneva dall’abbracciare L’Uno nei molti.
Dio è ovunque e ogni cosa. Dio comprende tutto il dualismo in un non dualismo più grande, Male e bene, giusto e sbagliato, alto e basso, maschio e femmina, materia e spirito, sono tutti compresi nell’Uno e unico. E se è così non abbiamo alcun modo per definire Dio. Possiamo cercare di comprendere Dio attraverso la metafora, ma Dio è al di là di qualsiasi concettualizzazione,
Dio non può essere oggettivato, ma lo possiamo incontrare.

Rami Shapiro, un silenzio straordinario.

Scrive Dag Tessore che l’ex rabbino capo di Roma, Elio Toaff, paragonava le diverse religioni ai differenti ordini monastici all’interno del cattolicesimo: ognuna ha le sue caratteristiche specifiche, e le sue differenze, ma il messaggio di cui si nutrono è lo stesso per tutti.
Ed Elia Benamozegh, rabbino di Livorno nel XIX secolo, scriveva che “la varie religioni non sono altro che diverse forme di culto di una medesima religione per cui il Mosaismo è un aspetto particolare della vera religione e non è destinato a tutto il genere umano”.
Secondo Tessore, è per questo che gli ebrei non hanno mai avuto missioni per cercare di convertire i non ebrei. Se fossero stati convinti di avere l’unica verità e salvezza, sarebbe stato naturale cercare di portare luce anche agli altri[4].

La principale preghiera del credo ebraico è lo Shemà Israel (ascolta Israele), formato da tre passi biblici, due del deuteronomio e uno del libro dei numeri. Ascolta Israele, Jahvè è il nostro Dio, Jahvè è uno amerai Dio con tutto il cuore e con tutte le tue forze.
Gli ebrei osservanti tengono queste parole sempre vicine, le pronunciano spesso sia in casa che fuori, e le recitano al risveglio e prima di addormentarsi, e talvolta le scrivono su muri e porte di casa.

Quello che, da studiosi esterni, colpisce subito del rapporto tra l’ebreo e Dio è il particolare rapporto che si instaura non solo con il popolo di Israele, ma tra il singolo fedele e Dio stesso. Un rapporto intimo, quotidiano, di rispetto ma anche di amicizia al tempo stesso, di subordinazione ma anche di parità.
A tale proposito c’è un racconto chassidico, molto particolare, da cui emerge con tutta la sua forza il particolare rapporto tra Dio, legge ebraica, popolo di israele e singolo fedele:
un ebreo voleva sposare sua figlia ma non aveva i soldi per farlo, perché l’imperatore Giuseppe II imponeva agli ebrei, e solo a loro, il pagamento di 400 talleri per far sposare i propri figli.
L’uomo allora convocò il tribunale rabbinico che, come per legge, dovette riunirsi, e chiamò in giudizio Dio stesso, chiedendo che venisse giudicato per ingiustizia. Se Dio aveva permesso questa legge ingiusta – questa era la tesi dell’uomo – Dio non poteva essere amorevole e giusto; diversamente la legge doveva essere cambiata.
Il tribunale fu costretto a riunirsi perché così diceva la legge, e non potè esimersi dall’instaurare il processo, perché non trovò nel Talmud nessuna regola che vietasse di chiamare in giudizio Dio.
Al momento della riunione del collegio, come voleva la legge, il tribunale chiese alle parti di allontanarsi dall’aula. L’uomo si allontanò, ma Dio – ovviamente – no, perché Dio è ovunque, e permea ogni cosa, dalla più piccola alla più grande.
Il tribunale, allora, seguendo la legge talmudica, fu costretto a condannare Dio, per un vizio processuale, perché le legge prevedeva che se una delle parti in causa non si allontanava dall’aula come previsto, la causa veniva decisa a suo sfavore.
L’indomani venne promulgata e pubblicizzata la sentenza.
L’imperatore, venuto a sapere della sentenza, saputo che Dio era stato condannato a cambiare la legge ingiusta, decise di abolire la legge, per evitare di andare contro la volontà di Dio e con essa abolì tutto il cosiddetto “Editto di tolleranza” che prevedeva disumane leggi entiebraiche[5].

In questo racconto si possono cogliere molti aspetti particolari del rapporto che l’ebreo instaura con dio. Il rapporto intimo tra l’uomo e la divinità, tanto che l’uomo può permettersi anche di giudicarlo; ma il timore di Dio, tanto che la legge viene cambiata solo per paura di andare contro la sua volontà; il continuo rapportarsi, interrogarsi, discutere con Dio stesso, come se fosse un rapporto da pari a pari, ma in cui alla fine, comunque, la prevalenza finale è quella della volontà di Dio nonostante questa parità.

►Un giorno Dio desiderò specchiarsi e creò così il tempo e lo spazio.

Isaac Luria.

►Tutti gli aspetti della creazione in tutte le sue sfaccettature, dell’interno e dell’esterno, sono completamente prestabiliti col solo fine di sviluppare in essa l’essere umano, affinchè si elevi nelle sue qualità, fino a essere in grado di percepire la Divinità allo stesso modo in cui percepisce un amico.

Baal HaSulam, L’essenza della religione e il suo scopo

►Se solo ascolterai,
se solo aprirai il tuo cuore,
inizierai a vedere
che egli vuole parlare con te,
che egli ti sta parlando.
Tutto ciò che passa
Attraverso la sua mente e il tuo cuore
All’interno di te e attorno a te, sono tutte sue parole.

Tutto ciò che senti, tutto ciò che vedi
È soltanto lui.

Non vi è nulla.
Nessuna persona
Nessun altro.
Tu stai parlando solo con lui
E questo è il suo linguaggio.
L’apparenza del mondo
La sensazione della realtà
La sensazione del sé
Sono tutte il reatore che parla con te.

Leitman, Lo Zohar rivelato.


►Si racconta che l’imperatore Adriano disse una volta a Rabbi Joshua Chananyah: voglio vedere il tuo Dio.
Impossibile, rispose quello.
L’imperatore insisteva e allora il rabbi lo pregò di guardare il sole.
Non posso, disse imperatore.
Disse allora il Rabbi: tu ammetti di non riuscire a guardare il sole, che è solo un satellite di Dio. Quanto deve superare le tue possibilità la vista di Dio stesso.

Abraham Cohen, Il Talmud.

►Uno scolaro era tormentato dal dubbio: come era possibile che Dio conoscesse tutti i suoi segreti e i suoi pensieri, anche i più fugaci e indistinti?
Per la gran pena andò a trovare il suo maestro, per pregarlo di dissipare il turbamento dal suo cuore.
Rabbi Pinhas stava in piedi accanto alla finestra e lo guardava avvicinarsi. Appena lo scolaro fu entrato e dopo averlo salutato, stava per sfogare il suo tormento, lo Zaddik disse: “Lo so amico, e se lo so io, come non dovrebbe saperlo Dio?”

►Un giorno due rabbi si incontrarono per la prima volta per parlare di Dio.
Andarono in una stanza da soli, sedettero l’uno davanti all’altro, e tacquero a lungo. Dopo un’ora si alzarono e andarono dagli altri: “Abbiamo finito”, dissero.
I due rabbi sono la figura di una comunione che non ha più vie espressive, perché hanno raggiunto l’unità di Dio.

►Quando Rabbi Isacco Meir era un bambinetto, qualcuno gli chiese: “Isacco Meir, ti do un fiorino se mi dici dove abita Dio”.
Egli rispose: ti do due fiorini se mi dici dove non abita.

Emanuela Ghini, I segreti dei chassidim.

►Noi evitiamo di studiare la vera natura del divino, e di conseguenza il concetto di Dio si è offuscato. Il punto più intimo della consapevolezza di Dio è divenuto così debole che l’essenza di Dio è concepita solo come ptoere inflessibile al quale non si può sfuggire, al quale bisogna sottomersi. Se ti poni al servizio di Dio con queste sterili basi, gradualmente perderai la luminosità, reprimendo la tua coscienza. Lo splendore divino sarà sradicato dalla tua anima.

►Ogni definizione di Dio conduce all’eresia, la definizione è idolatria spirituale.

►Dio esiste in ogni esistente. Non dire, questa è una pietra, non Dio. Piuttosto, tutta la tua esistenza è Dio, e la pietra è una cosa pervasa dalla divnità”.

Daniel Matt, L’essenza della Cabala, il cuore del misticismo ebraico.

►Dio è, ed è, un dialogo: Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno.
Si può dire cioè che attraverso il testo biblico e i testi che lo seguirono poi nei secoli, l’ebreo non si domanda chi o cosa è Dio, ma va con Dio, a volte dietro lui, a volte avanti a Lui, come Abramo. Non è la teologia in quanto ricerca della natura di Dio che preoccupa l’ebreo, ma la halakà, se intendiamo halakà nel suo significato originario di cammino che è un “cammino con” e se è un cammino con, si tratta di relazione, non di essenza.

Lea Sestrieri, cit. in: Alessandro Nangeroni, La Cabala, l’ebraismo esoterico.

►Credo nel Dio di Israele, anche se ha fatto di tutto perché non credessi in lui. Credo nelle sue leggi, anche se non posso giustificare i suoi atti. Il mio rapporto con lui non è più quello di uno schiavo con il suo padrone ma di un discepolo verso il maestro. Chino la testa dinanzi alla sua grandezza ma non bacerò la testa con ciu mi percuote. Io lo amo, ma amo di più la sua legge e continuerei ad osservarla anche se perdessi la fiducia in lui. Dio significa religione ma la sua legge rappresenta un modello di vita, e quanto più moriamo in nome di quel modello di vita tantoèiù esso diventa immortale.

Brano di Zwi Kolitz, citato in: Moni Ovadia, Vai a stesso.



3.2 Il popolo di Israele e il patto di alleanza.
Tutti i libri di religione concordano sul dato di fatto (errato) che la religione ebraica si confonda con l’essere appartenenti al popolo di Israele che avrebbe stretto un patto di alleanza con Dio e che, di conseguenza, come popolo eletto da Dio, gli ebrei si sentirebbero superiori agli altri popoli.
E’ innegabile che alcuni ebrei possano interpretare in questo modo la Bibbia, come è innegabile che vi siano alcuni islamici che rivendicano la superiorità della loro religione, come del resto fanno molti Cristiani e, sia pure in misura minore e con conseguenze meno gravi per l’umanità, alcuni buddisti e induisti.
Tuttavia esiste una possibile, e diversa, lettura di questo patto, poco conosciuta alle masse, ma fatta propria da molti cabalisti.
Le dodici tribù di Giuda, secondo questa diversa interpretazione, sarebbero in realtà dodici gruppi etnici cui apparteneva l’umanità quasi 6000 anni fa.
Tali tribù si sarebbero disperse per il mondo dando luogo alle varie etnie come noi le conosciamo ora, e il patrimonio spirituale del popolo di Israele, contenuto nella Cabala, sarebbe andato disperso, per poter essere riproposto in tempi recenti.
I vari popoli della terra sarebbero quindi tutti discendenti,, in via diretta o indiretta, del popolo ebraico, e la missione di Israele sarebbe quella di unificare tutti i popoli sotto un’unica religione che non sarebbe, però, la religione ebraica così come tramandata nelle sue forme essoteriche e ufficiali (la religione di Yavèh), ma nelle sue forme esoteriche.
Il che trova conferma nel fatto che il misticismo ebraico, cristiano, e islamico, condivide identici concetti e identici contenuti; e che tali concetti e contenuti sono, tra l’altro, coincidenti con analoghi concetti spirituali del taoismo, del buddismo e dell’induismo. Si tratta, in definitiva, dell’idea che Dio sia nel tutto, e che tutto converga in Dio, che lo scopo dell’anima sia quello di unirsi a Dio progredendo spiritualmente nei millenni, e che il lavoro spirituale consista nel perfezionare sempre più se stessi, fino all’illuminazione, o all’unione col divino.

Trascrivo alcuni passi dal libro di Leitman “Lo Zohar rivelato”, per spiegare meglio il concetto:
Il processo di occultamento e rivelazione della saggezza non è una novità. Esso iniziò quasi 5800 anni fa con il primo essere umano a scoprire il mondo spirituale, Adamo (il cui nome era Adame la Elyon, colui che è simile al superiore).
Adamo è quindi considerato il primo Cabalista.
Il giorno in cui Adamo iniziò a rivelare la forza superiore è chiamato “il giorno della creazione del mondo” e in quel giorno l’umanità entrò in contatto con il mondi spirituale per la prima volta.
Tali nozione furono passate a Mosè, poi Noè, e Abramo.
Al tempo di Abramo si volle costruire la torre di Babele, che simboleggia la crescita dell’ego; tappa che serviva ad un preciso disegno per l’evoluzione umana.
“Torniamo ora a quelle persone che non potevano recepire le nozioni di Abramo nell’antica Babilonia. Quando lasciarono Babele, si sparsero in tutto il globo in 70 nazioni e progredirono materialmente.
Da soli non avrebbero mai potuto apprendere la nozione spirituale. Peraltro, se non potevano riuscirci, questo avrebbe contraddetto lo scopo della creazione: portare tutte le persone al livello del Creatore. Il punto di contatto, quindi, fra Israele e tutte le nazioni del mondo doveva essere ricreato.
Questo processo si realizzò tramite l’accrescimento dell’ego in seno ad Israele, dopo il quale il popolo cadde dal suo grado e si disperse tra le nazioni. L’idea era di mescolare le anime di Israele con le anime delle nazioni del mondo, per spargere i semi della spiritualità dentro le altre nazioni.
Come avvenne ciò? Il popolo di Israele si immerse nell’egoismo e nella corporalità come le altre nazioni, così ora vi fu un terreno comune tra loro. Tuttavia dobbiamo tenere a mente che all’interno delle anime di Israele, il seme era già stato piantato. Mentre essi erano in esilio, Israele si guardò bene dall’assimilarsi fisicamente alle altre nazioni, i Goim ad esempio, mentre sul piano interiore la mescolanza avvenne. I gentili dominarono Israele tiranneggiandola, ma assorbendo da essa anche una certa irradiazione interiore.
Così si raggiunse il risultato spirituale desiderato, e le scintille delle anime di Israele ora permeavano le nazioni, permettendo loro di unirsi ad Israele nel processo della correzione generale.
Così si raggiunse il risultato spirituale desiderato e le scintille delle anime di Israele permeavano le nazioni, permettendo loro di unirsi ad Israele nel processo della correzione generale. Nel complesso Israele ha attraversato 4 esili, nei quali ebbe luogo tale mescolanza tra Israele e le altre nazioni.
Prima dell’esilio, nel secondo secolo dell’era cristiana, fu scritto il libro dello Zohar da rabbi Shimon Bar Yochai, e dai suoi studenti. E’ stato scritto in aramaico e contiene e contiene la descrizione di tutti gli stati futuri che l’umanità è destinata ad attraversare fino alla fine della correzione generale”.
Appena terminata la scrittura lo Zohar fu celato, nel XVI secolo lo conoscevano solo alcuni e solo in questo periodo è destinato ad essere rivelato a tutti, per il bene dell’intera umanità.

Da questo punto di vista la Bibbia tutta, e la storia del popolo di Israele, sono tappe (anche metaforiche in molti casi) di un cammino evolutivo dell’umanità.
Il tempio di Gerusalemme rappresenta la saggezza dell’uomo, e la distruzione di esso rappresenta il predominio dell’ego e della barbarie sulla spiritualità.
I vari patriarchi e personaggi biblici sono l’incarnazione degli attributi di Dio (Abramo la bontà, Isacco il rigore, Giacobbe la misericordia; in Melchisedek il volto umano dell’Angelo Michele, nel popolo di Israele lìopera della Sekinah, della grazia divina)[6].
Gerusalemme, che significa non a caso “città della pace” è la città più bagnata di sangue della storia dell’umanità, perché è il centro propulsore della spiritualità mondiale, e solo quando sarà tornata la pace a Gerusalemme, sarà edificata anche quella “Gerusalemme celeste” o “interiore” di cui parlano Rosacroce, massoni, Sufi, e Cabalisti.


►Eretz Israel significa terra d’Israele. La parola Israel è composta dalle radici El, uno dei nomi sacri di Dio, e Iasar, andare dritti. Israele simboleggia quindi la trasformazione della coscienza esemplificata dal racconto biblico di Giacobbe, ribattezzato da D*o “Israele”.
Giacobbe è il simbolo della trasformazione di tutti gli esseri umani, perché lotta con le forze angeliche e demoniache, uscendone vincitore, a illustrare la natura indomita della Neshamah (l’anima divina) dell’essere umano.

Gabriella Samuel, Kabbalah, tutti i segreti del misticismo ebraico.

►Se dunque Israele è il popolo eletto, non è allo scopo di ricevere da Dio speciali attestazioni di favoritismi. Lungi dall’essere in condizioni più favorevoli delle altre nazioni dal punto di vista materiale, come conseguenza di tale elezione Israele porta con sé una maggiore responsabilità ed è maggiormente esposto ai castighi.
Poiché Dio amò Israele, moltiplicò le sue sofferenze (Esodo R, I,1,)
Tre doni preziosi fece il santo che benedetto sia, a Israel, e tutti glieli dette a mezzo di sofferenza: La Torah, la terra di Israele, e il mondo avvenire (Ber.).

Abraham Cohen, Il Talmud.

►Questo popolo è stato paragonato alla polvere e alle stelle. Quando scende, scende fino alla polvere, quando sale, sale fino alle stelle.

►Perché è stato paragonato a un olivo?
Per insegnare che, come l’ulivo non perde le foglie né d’estate né d’inverno, così Israele non cesserà mai di esistere, né in questo mondo, né nel mondo avvenire.

►La Gerusalemme celeste non sarà come le Gerusalemme terrena, dove entra chi vuole. Nella Gerusalemme celeste entreranno solo coloro che saranno invitati.

(a cura di) Giuseppe Luras, I racconti del Talmud.

►Essere un ebreo. Di Aaron Zeitlin.
Essere un ebreo vuol dire sempre correre da Dio
persino quando si è in fuga,
stare in ascolto in un qualunque giorno
persino se si è atei
della voce del corno del messia.
Essere un ebreo vuol dire
Saper niente all’infuori di Dio
persino se uno vuole
e non sapere smettere di fare una preghiera
persino dopo tutte le preghiere
persino dopo tutti i persino.

Da. Emanuela Ghini, Il segreto dei Chassidim.

►Ritengo che la terra sia santa quando la si abita in santità santa. Il precetto autentico, a mio parere, è quello di abitare la terra, non di possederla, e lo desumo dall’annuncio del giubileo. Dio parla agli ebrei (levitico 25,23): la terra è mia, voi vi abiterete come soggiornanti, residenti, ma la parola gher, in ebraico, significa anche straniero. Dio prosegue: vi abiterete insieme allo straniero il quale dovrà godere dei vostri stessi statuti. Ricordate che foste stranieri in terra d’egitto, Io sono il Signore. Me se ancora non fosse chiaro, Dio aggiunge perentoriamente: Davanti a me siete tutti stranieri soggiornanti.
Davanti a Dio si sta come stanieri.
Credo che il nazionalismo sia una delle peggiori pesti che ammorbano l’umanità, una vera metastasi. Se vogliamo vivere in pace su questa terra dobbiamo coltivare in noi la condizione di straniero, certo avendo una terra dove abitare, ma sapendo che non ci appartiene e che in quel luogo dobbiamo starci da stranieri.
Dobbiamo imparare a diventare stranieri noi stessi, perché lo straniero è la parte di Dio in noi.

Moni Ovadia, Perché così fa Dio, in: tre volte Dio, a cura di Daniele Lobaccaro.


3.3 L’anima.
Anche nell’ebraismo il corpo è solo un involucro di terra, che prende vita quando il soffio divino (ruach) viene insufflato nel corpo e così l’anima (neshamà) rende l’essere umano completo, con una personalità unica (nefesh).
La relazione tra Dio e l’anima – scrive Rami Shapiro - è analoga a quella tra il sole e i propri raggi. Noi siamo l’estensione di Dio nel tempo e nello spazio. Noi dunque siamo sempre allineati con Dio, mentre il mancato allineamento è solo una condizione mentale che si determina quando dimentichiamo la nostra vera relazione con Dio e agiamo come se Dio fosse qualcosa di diverso.

Quando Rabbi Shmelke e suo fratello Pinchas tornarono dalla loro visita al maggid di Mezeritz, il padre chiese loro: Cosa avete imparato?
Una sola cosa, risposero. Fino ad oggi avevamo creduto che l’anima fosse la buccia e il corpo fosse il nocciolo, per questo motivo abbiamo mortificato il corpo. Adesso abbiamo imparato che l‘anima è il nocciolo, e il corpo la buccia.

Daniel Lifschitz, Quando Israele era bambino, La sapienza dei chassidim.

Essendo l’uomo un contenitore dello spirito di Dio ogni essere umano è sacro perché contiene una parte divina e il compito dell’uomo è consacrare ogni momento della propria vita a Dio affinchè l’anima si conservi pura.
Nella letteratura cabalistica  e anche nel Talmud si parla di cinque diverse anime associate all’essere umano, di cui solo le prime tre risiederebbero nel corpo, mentre le altre due risiederebbero al di fuori.
1)      nefesh
2)      neshamà
3)      ruach (che molti identificano con lo spirito, più che con una componente dell’anima).
4)      chajia
5)      jechidah

Nella Torah invece quando si allude all’anima non si fa distinzione di livelli.

In queste tre anime troviamo un’esatta immagine di ciò che è in alto nel mondo celeste. Poiché tutte e tre formano un’anima sola, un essere dove tutto è uno, Nefesh non possiede alcuna luce in se stessa. E’ perciò che essa è così strettamente congiunta al corpo cui procura i piaceri e gli alimenti dei quali ha bisogno.
Al di sopra di nefesh vi è Ruach, che domina nefesh, le impone regole di vita e la illumina.
Più in alto al di sopra di ruach c’è neshamà che a sua volta dirige ruach e spande sopra di essa la luce della vita.
Ruach è illuminata da questa luce e ne dipende totalmente. Dopo la morte ruach non ha riposo. Le porte del paradiso non si aprono permettendole di entrare fino al momento in cui neshamà non è risalita fino alla sua sorgente, all’Antico essere fra gli antichi, allo scopo di essere riempito da lui per l’eternità. Neshamà risale infatti sempre indietro fino alla sorgente.

Zohar.

Oltre all’anima individuale vi sono poi le cosiddette anime generali. Da Adamo ed Eva infatti nacquero diversi figli, ciascuno con anime differenti, che crebbero fino a diventare 600.000; ciascun anima generale avrebbe si sarebbe divisa poi in diverse anime individuali, per costituire l’attuale umanità, che discenderebbe quindi tutta da Adamo.
In tutti i testi che parlano di ebraismo si indica l’immortalità dell’anima, anche se non tutti parlano poi esplicitamente della reincarnazione.

►Come dio riempie tutto il mondo, così l’anima riempie tutto il corpo.
Come Dio vede e non è visibile, così l’anima vede e non è visibile.
Come Dio alimenta tutto il mondo, così l’anima alimenta tutto il corpo.
Come Dio è puro così l’anima è pura.
Come Dio alberga nei recessi più nascosti, così l’anima alberga nei recessi più nascosti.

(a cura di) Giuseppe Luras, I racconti del Talmud.


►Al tempo in cui Dio creò l’universo, questo si formò nella sua volontà davanti a lui, ed egli formò tutte le anime che furono destinate ad essere distribuite ai figli degli uomini. Le anime stettero tutte davanti a lui nelle form che era loro destino assumere all’interno del corpo umano. Dio le guardò una per una, e vide che molte di loro avrebbero agito corrottamente nel mondo. Quando venne il momento di ciascuna essa fu chiamata davanti a Dio che le disse: “Và in quella parte dell’universo e racchiuditi in quel corpo”.
Ma l’anima replicò: O sovrano dell’universo, io sono felice nel mondo presente e non desidero di lasciarlo per qualche luogo in cui sarò fatta schiava e mi macchierò.
Allora Dio disse: dal giorno della tua creazione tu non hai avuto altro destino che quello di andare nell’universo dove io ti mando.
L’anima, che vide che doveva obbedire, prese dolorosamente la via della terra e discese ad abitare in mezzo a noi.

Zohar.


3.4. La reincarnazione (Ghilgulim, o Ghigul).
Non tutti nell’ebraismo sono d’accordo sulla reincarnazione, ma quel che è certo è che, comunque essa è comunque compatibile con la religione ebraica.
Nella Torah non esistono cenni, perlomeno nella sua versione letterale, alla reincarnazione.
Della reincarnazione parlano però i cabalisti. Nello Zohar c’è scritto esplicitamente che “la nascita dell’uomo, al pari della morte, provoca solo uno spostamento dello spirito che è tolto da un luogo e posto in un altro”.
Isaac Luria, uno dei cabalisti più famosi, sosteneva – come sostengono le tesi induiste – che ogni anima arriva sulla terra per una missione precisa, e che ogni vita è solo una tappa del cammino dell’anima. Tra l’altro, secondo lo Zohar, non solo l’anima ha una missione precisa, ma sono già decise in anticipo la data di nascita e di morte: “Tutti gli uomini hanno un’ora fissa per il termine della loro vita”.
Secondo Luria l’anima arriva sulla terra e deve perfezionarsi nel suo percorso di avvicinamento a dio, e se non vi riesce completamente deve tornare per completare il ciclo. Una volta terminato il ciclo può tornare per aiutare altre anime deboli nel proprio cammino.
Studiosi successivi hanno elaborato una complessa teoria della reincarnazione, con varie regole, e individuato anche nella bibbia delle corrispondenze animiche tra personaggi diversi come, ad esempio, tra Mosè e Abele, considerato il primo la reincarnazione del secondo.
La reincarnazione viene vista come un’ espressione delle misericordia del creatore “che non getta via nessuno per sempre” e offre un’occasione di riscatto anche per i più malvagi.
Tra i cabalisti troviamo poi concezioni molto simili a quelle induiste e buddiste, per cui i giusti (ovverosia gli illuminati) si reincarnano non più per perfezionare la loro anima ma per il bene dell’umanità[7].
Tra i vari cabalisti poi c’è chi crede nella trasmigrazione anche tra piante animali e uomini e chi la nega, così come troviamo il fenomeno dei cosiddetti walk-inn, ovverosia di chi si reincarna nel corpo di una persona già adulta, nel corso dell’esistenza.

A differenza di quel che avviene nell’induismo e nel buddismo, però, il concetto di reincarnazione non è centrale nella religione ebraica ufficiale nel senso che non è uno dei principi fondanti (anzi, molti studiosi la criticano apertamente e la considerano “una superstizione primitiva”); infatti per l’ebreo è importante questa vita, non le prossime, ed è in questa vita che egli deve realizzare la sua unione con Dio, osservando con scrupolosità i 613 precetti.
Il concetto di reincarnazione è invece fondamentale nel misticismo.
In pratica, con riferimento alla reincarnazione, all’interno dell’ebraismo osserviamo lo stesso fenomeno che avviene all’interno delle religioni islamica e cristiana: a livello ufficiale essa non è considerata, ma essa è ben conosciuta (e anzi ne costituisce uno dei pilastri fondamentali) dal misticismo (sufismo, rosacrocianesimo, templarismo, mandeismo, gnosticismo, ecc.).

►Tutte le anime devono essere soggette alla trasmigrazione; e gli uomini non comprendono le vie di Dio. Essi non sanno che vengono portate davanti al tribunale prima di entrare in questo mondo, e dopo averlo lasciato. Essi non sanno le mote trasmigrazioni e le prove nascoste che devono subire, né conoscono il numero delle ruach e delle nefesch che entrano nel mondo e che non ritornano al palazzo del Re dei cieli.

Zohar.

►Questa trasmigrazione delle anime si spiega col fatto che, secondo i cabalisti, le anime devono raggiungere il più alto stadio della loro evoluzione spirituale per poter essere ricevute nel palazzo celeste.

Alessandro Nangeroni, La Cabala, l’ebraismo esoterico.

►Chiesero ad un rabbino il perché la vita è così breve, e perché c’è la morte.
Rispose: perché solo così la vita è preziosa. Le cose che durano per sempre, non sono mai preziose.

Aneddoto tratto da: Matthew Fox, In principio era la gioia.

3.5. Il libero arbitrio ed il male.
Già nel racconto letterale della genesi c’è molto chiaramente l’idea del libero arbitrio dell’uomo. Nonostante il Dio della Bibbia sia un Dio vendicativo e punitivo, nell’ebraismo non c’è l’idea del peccato in senso cristiano. La parola peccato infatti è indicata con i due termini chet e avon, che significa allontanarsi, perdere l’obiettivo, ovverosia si indica un allontanamento da Dio, o dal proprio vero sé.
La differenza rispetto alla dottrina cristiana cattolica è che il peccato non è comunque connaturato all’uomo, tanto che costui nasce con il “peccato originale”. Alcune dottrine ebraiche sostengono una concezione simile a quella cattolica, ma altre invece se ne discostano.

Secondo la cabala nell’anima di Adamo erano contenute tutte le anime di tutti gli uomini. Perciò grava su di lui, sua progenie, il peso del peccato ereditario, da noi commesso assieme ad Adamo.
Il santo rabbi Uri diceva però che quando Adamo si accinse a commettere il primo peccato, alcune anime fuggirono dal suo intimo, perché non volevano peccare, e così non mangiarono il frutto proibito e perciò su di loro non grava il peccato ereditario.
Il santo rabbi Uri era appunto una di quelle anime candide.

Jiri Langer, Le nove porte, I segreti del Chassidismo.

Secondo l’insegnamento della Cabala, Dio creò il male perché le persone potesse superarlo, sradicarlo, e rivolgessero tutta la creazione verso il bene ultimo, l’unione  con Dio. “Il male è posto tra le persone in modo tale che posseggano esattamente ciò che necessita loro per vincerlo e cancellarlo (Gabriella Samuel).
Un esempio è quello della Shoa; dai morti dei campi di sterminio è nata la possibilità di avere per il popolo di Israele, la terra promessa; per questo motivo il giorno della memoria dei caduti è un lutto per Israele, ma tale giorno viene seguito dai festeggiamenti per la creazione dello stato ebraico.

►Iddio fece anche queste cose che sono opposte ad esse: il bene opposto al male, e il male opposto al bene; il bene del bene e il male del male; il bene separato dal male, come il male separato dal bene; il bene limitato dal bene, come il male limitato dal bene.

L’opposto della vita sta nella morte; l’opposto della pace nella malvagità; della scienza nell’ignoranza, della ricchezza nella povertà, della grazie nella deformità; della generazione nella sterilità; della potenza nella servitù.

Sefer yetzirà.

►Non vi è alcuna luce che non sia quella che esce dall’oscurità. Questo perché quando il lato oscuro si arrende, il creatore si eleva al di sopra e la gloria cresce. Oltre a ciò, il lavoro del creatore è solo fuori dall’oscurità e non vi è alcun bene che non sia dentro al male. E quando si entra in una cattiva via e la si abbandona, il creatore si eleva nella sua gloria. La perfezione del tutto, quindi, è bene e male insieme, e in seguito partire per il bene. E non vi è bene tranne quello che esce dal male. E in quel bene, la gloria del creatore aumenta, e questo è completare il lavoro.

Leitman, Lo Zohar rivelato.

Una bellissima spiegazione delle origini del male viene dalla Cabala. Il male sarebbe la giustizia, o la forza, senza l’amore.
Scrive Elizabeth Clare Prophet che fra le diverse spiegazioni, quella più diffusa sostiene che il male abbia le sue radici nel giudizio (Gevurah) non mitigato dall’amore (Hesed) e dalla pietà. Tale concezione è ripresa anche nelle Zohar e riappare nelle dottrine di Isaac Luria.
Giudicare qualcosa o qualcuno, senza amore e pietà, porta alle guerre, ai conflitti, alle liti personali.
Anche perché il giudizio personale è sempre fallace; decidere se una cosa è buona o no, può portare alla sua volontà di estirpazione qualora decidiamo che ciò che vediamo sia “un male”. Ed è in virtù del giudizio che si scatena la guerra, o una lite, sol perché si pensa che l’altro sia in errore.
Il male è quindi un’azione (qualsiasi azione dalla più piccola alla più grande) compiuta senza amore.
Ed è per questo che tutti i saggi del mondo insistono sulla necessità del “non giudizio”. Perché l’uomo è un essere imperfetto, e il giudizio finale spetta solo a Dio.

►Il primo atto di ribellione avvenne quando Din disse: “voglio essere il giudice supremo senza essere obbligata a stemperare il mio giudizio con la pietà”.
Angeli caduti, personificazioni di giudizio severo e inflessibile, hanno cercato di soppiantare l’autorità della vera Gevurah/Din. Rifiutandosi di mitigare il giudizio con la pietà, hanno spogliato Gevurah dai suoi abiti di giustizia divina, l’hanno deposta dal trono, e hanno diffamato il nome Hesed. Il loro grido di battaglia è quello della ribelle Din: Io dominerò.

Elizbeth Clare Prophet, Cabala, La chiave del potere interiore.

►Dal punto di vista contemplativo e psicologico il male va affrontato, non evitato. Il ricercatore spirituale si purifica conoscendo e resistendo all’oscura parte inferiore della saggezza.

Daniel Matt, L’essenza della cabala, il cuore del misticismo ebraico.


3.6. L’amore.
Nell’Antico Testamento la regola dell’amore è enunciata nel levitico (19,18): ama il prossimo tuo come te stesso; molteplici e ricchi di spiegazioni sono di conseguenza i riferimenti all’amore che vengono effettuati dal misticismo ebraico e dai cabalisti.

►Un precetto importantissimo della Torah ci dice “ama il prossimo tuo come te stesso”. Questa Mitvah è poi completata dalle seguenti parole: Io sono D*o, Per riuscire ad amare il prossimo quando i nostri istinti inferiori, come la difesa del proprio territorio, l’aggressività, la competitività, ci spingono a comportarci negando le leggi di armonia e di verità che governano l’universo, dobbiamo rimanere concentrati sulla divinità. Il versetto, nel mettere in correlazione i due concetti, ci ricorda che il rapporto con Dio dipende dal perfezionamento del rapporto con chi ci sta intorno,

Daniela Abravanel, Cabala e trasformazione con le lettere ebraiche.

Si distinguono diversi tipi di amore, quello per il mondo, quello per Dio (differenziato in amore puro e in amore egoistico chiamato anche “piccolo amore”),
Nelle mistica ebraica esiste poi il concetto di Ahavah musteret, amore nascosto. Tale amore è legato all’anima ed è nascosto nel cuore di ognuno, ed è considerato un dono provenienti dai patriarchi e dalla matriarche della Bibbia, come una sorta di eredità collettiva.
Questo amore spinge l’individuo a riconnettersi gradualmente a Dio, e ai precetti divini.
Tale concetto è una delle idee chiave non solo della Cabala, ed è spiegato soprattutto in una classica opera cabalistica, il Tanjia (Gabriella Samuel).

►La regola “ama il prossimo tuo come te stesso” non è una legge morale che mira ad obbligarci ad amare gli altri. E’ piuttosto un mezzo tramite il quale ci connettiamo all’intera realtà. Abitualmente amiamo alcune persone, siamo indifferenti ad altre e altre ancora non le apprezziamo. Questo modo di rapportarci deriva dalla sensazione che gli altri siano fuori di noi. Tuttavia, quando riusciamo a unirci a queste parti di noi, diventiamo completi e percepiamo la realtà.
Perché siamo stati creati in questo modo, distaccati dalla realtà vera? Al fine di connettere volontariamente tutte queste parti di noi stessi. In tale processo, studiamo le leggi e i fenomeni che esistono dentro la realtà vera e diventiamo uguali al creatore.
Baal HaSulam, lo descrive nel modo seguente: E non ti manca nulla, se non di raccogliere tutti questi fiacchi organi che sono caduti fuori dalla tua anima e unirli in un solo corpo. In quel corpo completo, il creatore instillerà per sempre la sua divinità incessantemente, e la fontana della grande saggezza e gli altri flussi di luce saranno sorgenti perenni. E allora ogni luogo sul quale poserai i tuoi occhi sarà benedetto.

Leitman, Lo Zohar rivelato.

L’amore per molti cabalisti è il motore dell’intero universo. Il male sarebbe nient’altro che una mancanza di amore nelle azioni e nei pensieri.
Chi uccide l’altro pensa di fare un bene, sia pure anche solo un bene per se stesso; il problema è che in tal modo ha distrutto una vita, generando odio e dolore, senza creare molto di buono.
Facendo una cosa con amore, invece si costruisce, si crea, si migliora, se stessi e gli altri.
Per questo la creazione stessa è un atto di amore, è anzi il primo atto di amore nella storia dell’umanità.

►Sara, la figlia di rabbi Mendel viveva lontano e un giorno si ammalò. Prese quindi l’abitudine di mandare ogni giorno un telegramma al padre per rassicurarlo sul suo stato di salute.
Un giorno non arrivò alcun telegramma e il rabbi era molto angosciato. Passarono alcune ore e alla fine il telegramma arrivò, sia pure con ritardo. Il figlio annunciò a Rabbi Mendel la notizia, ma costui anziché gioire scoppiò in lacrime.
Ma perché piangi padre, non sei contento della buona notizia, domandò il figlio.
Non è questo il punto, rispose il rabbi. Tratto dopo tratto ho purificato il mio carattere per fare di me stesso un puro contenitore divino ed eliminare ogni traccia di egoismo. Ma c’è un aspetto che ho trovato impossibile dominare, ed è amare il mio prossimo come me stesso. Tutte le settimane ricevo lettere di dolore e sofferenza da parte di altri, ma quando non ho ricevuto la lettera di tua sorella ho reagito come un padre, e non come un rabbi. Amo ancora di più mia figlia di tutti gli altri, e questo mi rattrista.

Rami Shapiro, Un silenzio straordinario, Racconti chassidici.


►Rabbi Aronne arrivò un giorno nella città in cui cresceva il piccolo Mardocheo, il futuro rabbi di Lechowitz. Il padre di questi gli condusse il ragazzo e si lamentò che non avesse costanza nello studio.
“Lasciatemelo qui un poco” disse rabbi Aronne.
Quando fu solo col piccolo Mardocheo si distese e strinse il bambino al suo cuore. E in silenzio ve lo tenne vicino fino a che il padre tornò. Gli ho fatto un discorsino, disse rabbi Aronna, d’ora in poi la costanza non gli mancherà.
Quando raccontava questa storia, il rabbi aggiungeva: Ho imparato allora come si convertono gli uomini.

Emanuela Ghini, Il segreto dei Chassidim.

3.7. I precetti.
I 613 precetti di vita in teoria dovrebbero essere inseriti nel paragrafo dedicato ai riti. Quando si parla però dell’ebraismo, è forse più corretto inserirli tra i fondamenti dell’ebraismo, in quanto l’osservanza di essi non è (o meglio non dovrebbe essere) un’osservanza solo formale, ma sostanziale.
L’osservanza dei precetti ha – per fare un paragone – un’importanza pari a quella del Bakti yoga e dal Karma Yoga nell’induismo, ponendosi quasi come una sintesi di entrambe le forme di yoga.
Il fedele, osservando le regole, si pone in contatto con Dio, si ricorda di lui, vive secondo le sue regole, vive, quindi, in simbiosi con lui.
Già infatti il numero dei precetti è significativo e indica qualcosa in più della semplice osservanza di una regola, si tratta infatti di 365 divieti, e 248 doveri e il primo numero richiama i giorni dell’anno, mentre il secondo le parti di cui si compone l’essere umano, a ricordare che ogni giorno e ogni parte del corpo sono espressione di Dio e a lui deve essere dedicata.
“Seguire i precetti solo per motivi pratici ridurrebbe le norme divine a norme umane ed esalterebbe un comportamento autonomo privo della relazione con Dio”; d’altronde anche seguirli perché costretti da un Dio autoritario e vendicativo farebbe perdere all’uomo la sua libertà d’azione e il valore nel seguirli. L’osservanza dei precetti è quindi un atto di libero arbitrio, con cui l’uomo rinnova la sua alleanza con Dio e consacra ogni atto della sua giornata (Luzzatti e Della Rocca).


► Si dice che in Abramo erano presenti tutte le anime, che l’anima risulta come prigioniera del corpo grossolano, che solo il risveglio dall’alto può aiutare l’uomo a vedere la grandezza del suo essere che l’uomo è comunque parto di Dio e che questa sua unità con l’essere divino verrà restaurata mediante l’attuazione del tikkun, grazie all’osservanza dei precetti.

Daniela Leoni, I maestri del cassidismo, insegnamento, vita, leggenda.

►Abituati a concepire l’ebraismo come una serie di azioni meccaniche, molti adempiono ai precetti della Torah privi di entusiasmo. Altri, incapaci di dare un senso alla pratica delle mitzvoth, preferiscono credere che esse siano obsolete e eprtanto da abolire. Lo studio, il rapporto con i maestri, il diventare noi stessi maestri di vita ebraica e il lavorare per il bene della comunità sono tutti modi per rinnovare ogni giorno il nostro rapporto con la Torah”

Luzzati, Della Rocca, Dizionario dell’Ebraismo.

►A proposito delle parole del Deuteronomio (10,21) “Egli è il tuo salmo, ed egli, lo stesso, è il tuo Dio” Rabbi Pinhas diceva:
La preghiera con quale l’uomo prega, la preghiera stessa è divinità.
Colui che prega e crede che la preghiera sia qualcosa di diverso da Dio è come il supplicante a cui il re fa sorgere ciò che egli ha chiesto.
Chi invece sa che la preghiera stessa è divinità, è simile al figlio del re che prende dai tesori del padre ciò che desidera.

►Rabbi Michal ordinò ai suoi figli:
Pregare per il bene dei vostri nemici. E se doveste credere che questo non sia servire Dio, sappiate: più di ogni altra preghiera questo è servire Dio.

Emanuela Ghini, Il segreto dei Chassidim.

3.8. Cristo.
Normalmente in un saggio sull’ebraismo non bisognerebbe parlare di Cristo, ma nel nostro caso è necessario farlo perché, come abbiamo detto, tenteremo di spiegare il motivo per cui gli ebrei non hanno riconosciuto Cristo come il Messia.
Un primo motivo è dovuto al fatto che, secondo le profezie ebraiche, dopo la venuta di Cristo sarebbe venuta un’epoca di grande prosperità e pace, il che, invece, non è avvenuto, e questo sarebbe già un buon motivo per non riconoscere Cristo come il messia.

►Un giorno un gruppo numeroso di fedeli si presentò al suo rabbino annunciandogli “rabbi rabbi, è venuto il messia. Ne siamo sicuri, abbiamo le prove. Egli fa cose straordinarie e dice cose straordinarie. Vieni anche tu da lui”.
Il rabbi ascoltò con calma i suoi amici e fedeli e rimase sereno, senza mostrare alcuna emozione.
Gli altri, accortisi della sua reazione, iniziarono a domandarsi perché il rabbi non diceva nulla. Forse non credeva alle capacità straordinarie di quest’uomo venuto da fuori? Forse lo riteneva un impostore? Forse non credeva alle loro parole e pensa avessero preso un abbaglio.
Il rabbi con calma aprì la finestra, guardò in strada, poi osservò il gruppo di persone radunate in casa sua che iniziavano a litigare tra loro per capire il perché della sua reazione, e infine disse: “sono sicuro che la persona di cu mi parlate sia un uomo straordinario. Ma non è il messia. Il giorno della sua venuta ci sarà un’epoca di grande pace e prosperità sulla terra, e io non vedo nulla di nuovo nell’aria, né tra voi, né in strada”.

C’è poi un altro motivo fondamentale, probabilmente ancora più importante.
Cristo era un ebreo, parlava agli ebrei, e utilizzava concetti comprensibili dagli ebrei, e lui stesso disse che non era venuto ad abolire la legge dei profeti. Il messaggio di Cristo, quindi, per un ebreo colto, non era particolarmente innovativo. Come abbiamo detto tale messaggio può essere sintetizzato nei concetti di amore e forza di volontà; ma questi concetti erano presenti anche agli ebrei, perché contenuti già nella Torah.
Cristo quindi, da parte ebraica, non apporta alcuna novità. La novità del suo insegnamento era che parlava alle masse, da esse si faceva capire, e quindi la sua pericolosità era in ciò.
Non abbiamo difficoltà quindi a immaginare che dovesse farsi dei nemici anche tra gli ebrei colti e da questo punto di vista non c’è da stupirsi che la sua morte fosse voluta anche da alcuni ebrei.

Incomprensibile è poi per gli ebrei tutto il mistero della resurrezione e del sacrificio salvifico per redimere l’umanità dal peccato, e l’antropomorfizzazione di un Dio che dapprima manda suo figlio (generato da una donna, quindi da un essere umano) e poi permette che lo torturino.
Che ci voglia un sacrifico cruento per perdonare gli uomini da un peccato che, tra l’altro, avrebbe voluto e permesso lo stesso Dio, è inconcepibile.
Infine, ciò che assolutamente non può tollerare un ebreo, col suo monoteismo e il suo divieto di idolatria spinto ai massimi livelli, è l’idea di divinizzare la figura di Gesù, perché significa creare un altro idolo oltre a Dio, in contrasto con quei dieci comandamenti che sono prescritti da Mosè e che sono il fulcro della religione ebraica.
Per la religione ebraica il messaggio e la figura di Cristo non sono incompatibili con l’ebraismo; ciò che divide ebrei e Cristiani sarebbero solo “quelle ultime 72 ore della storia di Gesù, tra la sua morte e la resurrezione”.

Quanto diciamo si conferma leggendo Hans kung, il famoso teologo tedesco, che, nonostante ignori tutto il misticismo non solo Cristiano ma anche ebraico, racconta alcuni episodi significativi in tal senso e che confermano quello che noi diciamo.
Secondo il teologo tedesco numerosi ebrei definiscono il rapporto tra ebrei e Gesù in questo modo: “la fede di Gesù ci unisce, la fede in Gesù ci divide”[8].

►Ciò che Cristo e la sua chiesa significano nel mondo è una cosa su cui siamo d’accordo: nessuno viene al padre, se non per mezzo di lui.
Nessuno viene al padre, però è diverso se uno non ha alcun bisogno di venire al Padre perché p già presso di lui. E’ questo il caso del popolo di Israele.

Lettera di Franz Rosenzweig a Rudof  Ehrensburg, citata in Moni Ovadia, Vai a te stesso.

3.9. Il rapporto con le altre religioni.
Una delle accuse che si muovono agli ebrei in determinati ambienti è quella di voler dominare il mondo, ed imporre la loro religione; e tale visione è confermata (come sa bene poi chi ha letto i miei libri precedenti) dal fatto che molte delle persone di potere, nel mondo, che ricoprono i posti chiave nelle banche, nei mass media, in politica, sono ebree. In particolare, i grandi banchieri che muovono i destini del mondo sono di discendenza ebrea.
Come prova della volontà di dominio degli ebrei, poi, al di là del dato di fatto dell’identità di questi personaggi, vengono portate soprattutto due prove: i cosiddetti “Protocolli dei Savi di Sion” e alcuni passi del Talmud, dichiaratamente e accanitamente anticristiani.
Del problema dei protocolli abbiamo parlato in altre sedi, così come abbiamo parlato del perché siano ebrei molti personaggi chiave nel mondo.
In questa sede interessa parlare solo del Talmud.
Se è vero che nel Talmud esistono dei passi decisamente anticristiani, occorre però contestualizzare tali passi, per capire l’errore di fondo che si commette quando si citano.
Tale opera è stato redatta dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme, per evitare che l’esilio e la dispersione degli ebrei mettesse in crisi la trasmissione del patrimonio orale che era stato tramandato fino ad allora.
Tale distruzione fu operata dai Romani, che poco tempo dopo aderirono formalmente (ma non sostanzialmente, come abbiamo visto) al Cristianesimo e da lì a poco iniziarono la persecuzione degli ebrei che non volevano seguire le regole imposte dal Concilio di Nicea.
Logico, quindi, che si trovino dei passi ferocemente anticristiani all’interno del Talmud.
Sarebbe vano però trovare da qualche parte, nel Talmud, passi contro qualsiasi altra religione, e impresa infruttuosa è effettuare analoga ricerca nei principali scritti cabalistici.
Il Dio ebraico infatti è il Dio di tutti, e gli ebrei non ritengono che per credere nel Dio unico occorra osservare i precetti dell’ebraismo; i precetti particolari dell’ebraismo (le 613 mitza), e le sue feste, devono essere seguite da chi appartiene al popolo ebreo, ma ciascun popolo poi può dare a questo Dio unico la veste che egli crede.
A tacer d’altro, ciò è dimostrato dall’estrema varietà di sette ed orientamenti all’interno dell’ebraismo stesso.
Per far capire questo punto sarà utile un esempio.
I cabalisti costituiscono la parte mistica dell’ebraismo, come i Rosacroce e i templari costituiscono la parte mistica del cristianesimo. I cabalisti stanno, insomma, agli ebrei, come i rosacroce stanno ai cristiani; e dunque potremmo dire, forzando ancora l’analogia, che i cabalisti e gli Hassidim stanno agli altri rami dell’ebraismo come i rosacroce stanno ai cristiano-cattolici. Il rapporto è lo stesso.
Ora, mentre la letteratura cattolica ignora totalmente il pensiero rosacrociano, che non viene mai menzionato, e nessun dialogo intercorre ufficialmente tra le due parti, tanto che i cattolici in genere ignorano la stessa esistenza della parola “Rosacroce”, la stessa cosa non avviene all’interno dell’ebraismo, dove gli Hassidim vengono riconosciuti a tutti gli effetti come di religione ebraica, pur avendo divergenze su molti punti fondamentali; tra le varie parti intercorre però un dialogo stretto, tanto che è possibile trovare testi (come il Talmud di Cohen, che riteneva strambe e folkloristiche le teorie esoteriche) che vengono pubblicati con prefazione da parte di ebrei con pensiero completamente diverso (Alfredo Toaff).
Se una persona qualunque va in libreria e trova un libro di Yeuda Berg sulla Cabala, capisce che il libro è scritto da un ebreo e proviene dalla cultura ebraica.
Se va in libreria e trova “La sapienza dei rosacroce” di Steiner, il cattolico non sa che si tratta di un libro “Cristiano”, scritto da un grande maestro spirituale cristiano.


4) I riti.
Tra i principali riti c’è l’osservanza del sabato, in cui l’ebreo non deve lavorare, né utilizzare l’energia elettrica, né mettersi in viaggio. Lo scopo di questa tradizione è quella di facilitare il contatto con Dio, e dedicare l’intera giornata o alla meditazione o alla preghiera in sinagoga.
Le festività più importanti sono lo Yom Kippur, dedicata all’espiazione dei peccati per iniziare il nuovo anno con coscienza limpida, in cui si pratica il digiuno; il pesach, la Pasqua, commemorazione della fuga dall’egitto che inizia il quindicesimo giorno del mese di Nissan (aprile); Sukkot, detta anche festa delle Capanne o dei tabernacoli che ricorda quando ci si recava al tempio di Gerusalemme per offrire doni sacrificali.
Tra le prescrizioni importanti ci sono quelle alimentari, con un elenco di cibi di cui è permesso mangiare, contenuto nella Torah; gli animali devono essere uccisi con il metodo chiamato Kasher

La massima autorità religiosa è il rabbino, figura che anticamente indicava un saggio conoscitore della legge divina (anche Gesù è indicato col termine di rabbi nel Vangelo). Attualmente il rabbino rappresenta la comunità ebraica all’esterno, predica nella sinagoga e gestisce le attività pastorali della comunità.

Per l’ebreo vero, ovverosia per colui che vie religiosamente la vita, in realtà ogni momento della giornata è un atto sacro (in tal senso questa filosofia ha molti punti in comune con la filosofia del buddismo zen, o del karma yoga induista).
In particolare è un atto sacro lo studio della Torah e dei testi religiosi, tanto che alcuni affermano che “lo studio della Torah può essere un atto che porta a Dio”.

Secondo il Talmud tra i doveri più importanti della vita di un individuo dovrebbe rientrare l’onorare i genitori e amare il prossimo portando pace e armonia nell’ambiente in cui si vive. “Ma lo studio della Torah è uguale a tutte queste altre cose.


5) I personaggi.

Mentre nel cristianesimo abbiamo un caleidoscopio di personaggi importanti e che hanno segnato punti di svolta notevoli nella storia del Cristianesimo, Maria, la Maddalena, San Giuseppe, San Francesco, ecc., nell’ebraismo in realtà non ci sono personaggi di rilievo da inserire in un ipotetico Pantheon.
Da questo punto di vista la religione ebraica non conosce il fenomeno dei santi, né ha affiancato personaggi femminili alle divinità maschile, né, tantomeno ha personificato la figura di Dio attribuendogli comportamenti umani come quello di far scendere sulla terra un figlio. Dio per l’ebreo è unico, è ovunque, come abbiamo visto ed è solo a lui che occorre dedicare il proprio tempo e le proprie energie.
I personaggi importanti della storia dell’ebraismo, quindi, sono personaggi biblici che fanno parte della storia di Israele.


Abramo. E’ il capostitipite di tutto il popolo di Israele proveniente dall tribù di UR.  Abramo e Sara, ormai molto vecchi, non erano riusciti ad avere figli. Un giorno Dio parlò ad Abramo ordinandogli di lasciare la sua terra e di dirigersi nel paese che egli stesso gli avrebbe indicato (questo avviene circa 2000 anni prima di cristo). Abramo obbedì: radunò le sue greggi e partì con sua moglie. Quando arrivò nel paese di Canaan  (la Palestina), Dio gli fece la promessa che in Lui sarebbero state benedette tutti i suoi discendenti, numerosi come le stelle del cielo e i granelli di sabbia del mare e rivelò allora che Sara avrebbe avuto un figlio e lo avrebbe chiamato Isacco.
Sara, non credette a questa promessa, perché era troppo vecchia per avere un bambino. L'anno dopo, a primavera, Sara ebbe un figlio e lo chiamò Isacco, che significa sorriso di Dio.
Quando Isacco era un bambino, Dio mise alla prova Abramo: gli disse di andare su un monte e di sacrificare il suo unico figlio. Abramo, seppur a malincuore, accettò. Mentre Abramo, sul monte Moria, legava Isacco per il sacrificio, però, apparve un angelo che disse ad Abramo di non far male a suo figlio e che Dio aveva apprezzato la sua ubbidienza.


Isacco. Figlio nato da Abramo e Sara; secondo il racconto biblico egli un giorno viene portato dal padre su un monte, per ordine di Dio che vuole verificare la sua fede, per essere sacrificato e ucciso, ma viene fermato all’ultimo momento da un angelo.(Genesi 15-35). Nell'Islam è chiamato Ishaq, e la sua vita è narrata nel Corano. Il suo nome signifca "egli ride", a causa della reazione di sua madre Sara all'udire la profezia della sua nascita.
Sposò Rebecca, la figlia di Bathuel, della Mesopotamia. Il matrimonio ebbe luogo nel "paese del sud" dove Isacco viveva e continuò a vivere dopo aver accompagnato Ismaele, il fratello, a seppellire il corpo del padre nella grotta di Machpelah. Da Rebecca ebbe due gemelli, Esaù, che era il suo favorito e Giacobbe, che al contrario era il preferito di Rebecca.
Trasferitosi in egitto, i Filistei con cui viveva, invidiosi della sua prosperità, iniziarono a perseguitarlo e si trasferì nuovamente a Bersabea.
Durante gli ultimi anni della vita di Isacco, venne poi nominato come suo successore Giacobbe, invece che il fratello Esaù, e Isacco promise di proteggere Giacobbe dal risentimento del fratello che voleva ucciderlo. Dopo il ritorno di Giacobbe, Isacco morì a Mamre, all'età di 180 anni e fu seppellito dai suoi figli nella grotta di Machpelah.

Giacobbe. Da Giacobbe, figlio di Isacco, vengono le dodici tribù di Israele. Il suo nome venne cambiato in Israele, ed è per questo che il popolo ebreo si chiama anche popolo di Israele.

Le sue vicende sono narrate nel libro della Genesi. Giacobbe era figlio di Isacco e di Rebecca, e fratello gemello di Esaù, ma fu quest’ultimo che uscì per primo dal ventre della madre. Esaù era il favorito di Isacco, mentre Giacobbe della madre Rebecca. Esaù divenne un cacciatore ed era abbastanza turbolento, Giacobbe invece mostrava un temperamento tranquillo. Con l'astuzia Giacobbe riuscì a farsi cedere ad Esaù la primogenitura; essendo un giorno Esaù molto affamato, Giacobbe gli promise un piatto di lenticchie come partita di scambio  (da cui il detto di scambiare qualcosa di valore con un piatto di lenticchie); in seguito, quando Isacco era in punto di morte, approfittando della momentanea assenza del gemello, carpì la benedizione prevista per Esaù indossando una pelliccia di animale, così da poter passare per il fratello, che era molto peloso. Esaù ovviamente si arrabbiò moltissimo e Giacobbe fuggì presso suo zio Labano.
Durante la fuga ebbe la visione della scala celeste e la promessa della discendenza. Arrivato al campo di Labano si innamorò della figlia, Rachele. Giacobbe voleva pernderla in sposa e  Labano gli propose in cambio di dargli Rachele, se lo avesse servito per sette anni. Decorsi gli anni previsti, Labano tentò di dargli in sposa l’altra figlia, Lia, perché quello era il costume locale, mentre per avere anche Rachele gli impose di servire per altri sette anni.
Giacobbe si sposò infine con Rachele, e dalle due mogli e dalle ancelle ebbe complessivamente dodici figli, dalla cui discendenza avranno origine le dodici tribù di Israele.
Giacobbe poi fece pace con Esaù. A questo punto avvenne un episodio centrale nella Bibbia. La notte prima dell'incontro tra i due fratelli Giacobbe ingaggiò una lotta con un uomo fino all'alba. L'uomo lo colpì al nervo sciatico e Giacobbe iniziò a zoppicare ma continuò la lotta, finché l'uomo gli chiese di lasciarlo andare. Giacobbe lo lasciò andare ma prima chiese di essere benedetto, e allora l'uomo gli cambiò il nome da Giacobbe in “Israele” (che significa uomo che vide Dio o uomo che lotta con Dio). E’ da questo momento che nasce il divieto di cibarsi di carne da tagli attraversati dal nervo sciatico.
Uno dei figli di Giacobbe, Giuseppe, divenne ministro di un faraone, e negli anni di carestia fece trasferire le Tribù di Israele in Egitto.


Mosè

Mosè è colui che conduce gli ebrei dall’egitto alla terra promessa attraverso il Mar Rosso, e che consegna al popolo ebraico il Decalogo con i Dieci comandamenti, nonché la Torah.
Il nome Mosè significa "salvato dalle acque". Fu infatti messo in una cesta e abbandonato sul Nilo dalla madre, per salvarlo dalla persecuzione che il Faraone aveva intrapreso contro i primogeniti maschi. La figlia del faraone, Batya, trovò il bambino e lo allevò come suo figlio.
Venuto a sapere di essere ebreo, Mosè guidò il suo popolo fuori dall’Egitto per salvarlo dalla schiavitù.


Davide.
L’ultimo giudice di Israele è Samuele, che era contrario alla monarchia, ritenendo che l’unico re degli ebrei dovesse essere Dio stesso, sotto pressione delle invasioni di popoli vicini cede alle pressioni del popolo e nomina re Saul, della tribù di Beniamino. Questi riesce ad unificare le tribù e alla sua morte gli succede David noto per aver sconfitto in battaglia il gigante Golia grazie alla sola fionda.
Egli porta la pace tra le varie tribù e trasferisce la capitale da ebro a Gerusalemme, dove porta anche la cosiddetta Arca dell’alleanza.
Alla sua morte gli succede il padre, Salomone.

Salomone
Salomone è famoso alle cronache per la sua saggezza, tanto che l’aggettivo salomonico è entrato nell’uso comune ad indicare una decisione saggia ed equa, e per la costruzione del primo tempio di Gerusalemme, dedicato a Dio, che era il più forte desiderio del padre.
Il Re Salomone è stato il più importante dei re d'Israele e regnò circa dal 970 a.C. al 930 a.C. Fu figlio di Davide e Betsabea, che fu moglie di Uria l'Hittita. Il suo regno viene considerato dagli ebrei come un'età ideale, simile a quella del periodo augusteo a Roma. La sua saggezza viene considerata insuperabile. Durante la sua reggenza venne costruito il Tempio, che divenne leggendario per le sue molteplici valenze simboliche.
Il punto di snodo del regno di Salomone fu la richiesta a Dio di dargli la sapienza, necessaria secondo lui per governare un popolo. Dopo questo fatto la sua potenza e ricchezza divenirono leggendarie. Nel 976 a.C. iniziò la costruzione del Tempio (1 Re 6:1) che terminò nel 969 a.C. (1 Re 6:28), impiegando circa sette anni. Questo dato è importante per capire la grandezza di Salomone, poiché Erode impiegò quarantasei anni nel ricostruire il tempio di Zorobabele (Gv 2:19), non riuscendo, forse, a riportarlo allo stato originario. Come ogni altro re di quel periodo, prese a circondarsi di mogli, sia per motivi politici, dato che poteva così stringere alleanze con i popoli vicini, sia per dimostrare il proprio potere. Ma così attuò anche una decadenza spirituale all'interno di Israele, dato che ogni nuova moglie adorava dèi diversi, e anche Salomone prese ad adorarli. Il fatto portò alla decisione divina di dividere il regno in due parti, ma solo dopo la morte di Salomone, una a Roboamo, il discendente legittimo, che avrebbe dovuto regnare sulle tribù di Giuda e Beniamino, e una a Geroboamo, che regnò su tutte le altre, creando il regno di Israele.
Alla morte di Salomone il regno si divide quindi in Regno di Giuda, e regno di Israele. La causa della rottura pare fosse nel rifiuto di alcune tribù di versare le tasse al successore di Salomone, Roboamo, il che porta alla creazione del regno di Israele e all’innalzamento dei santuari di Dan e Bethel e alla proclamazione di Samaria come capitale del regno. Dieci tribù quindi si separano e fondano questo regno, lasciando isolato il regno di Giuda.
Quando il regno di Israele cade per mano Assira, scompariranno anche tutte le tribù di Israele, e rimarrà solo la tribù di Giuda.
Tecnicamente i giudei (e il termine giudaismo) sarebbero i discendenti della tribù di Giuda e gli israeliti sarebbero i discendenti della tribù di Israele; mentre ebrei in senso stretto sarebbe il termine riferito ai discendenti di Abramo (che la Bibbia definisce ebreo probabilmente in quanto discendente da Eber).


6) La storia.
La storia del popolo ebraico è narrata in tutti i libri di religione.
Per quanto ci riguarda invece cercheremo di capire il motivo della persecuzione del popolo ebraico nei secoli e la loro religione a partire dall’anno 0 dell’era cristiana.

Iniziando dall’arrivo di Cristo, occorre considerare che a quell’epoca gli ebrei vivevano sotto la dominazione romana. Avevano quindi la loro religione e i loro credo, che erano però ben occultati agli occhi dei romani.

La storia di Roma è infatti la storia della distruzione sistematica di tutto ciò che di spirituale incontrano sul loro cammino; Roma distruggerà gli etruschi, cancellando ogni traccia della loro religione; più tardi perseguiterà il Cristianesimo, e come abbiamo visto, quando non riuscirà a fermarlo se ne approprierà dettando essa stessa le regole religiose da seguire; in seguito la Chiesa cattolica, erede dell’impero romano anche nel nome (Chiesa cattolica e apostolica romana), distruggerà ogni traccia della spiritualità dei nativi pellerossa, dei nativi dell’America del sud, e, perseguiterà ferocemente tutte le forme di spiritualità che ad essa si opporranno anche dall’interno, come il catarismo.
Logicamente, quindi, della religione ebraica dell’epoca a noi non è giunto quasi nulla, tranne i testi biblici, che non sono però un libro sacro, che contenga i principi fondanti la religione ebraica, ma la storia del popolo di Israele.

Tuttavia alcuni indizi di quale poteva essere la loro religione all’epoca li abbiamo.
Gesù infatti era un ebreo, della corrente degli esseni. Gli esseni credevano nella reincarnazione, nella cura dell’anima, nel dio unico e nel potere della volontà. Quando Gesù venne a predicare in Palestina, disse apertamente che non era venuto ad abrogare la legge mosaica, ma che si poneva con essa in continuità.
In cosa credevano quindi gli ebrei di allora? Probabilmente il loro credo non era molto diverso rispetto a quello della Cabala odierna, ma ovviamente tale conoscenza era tramandata solo ad alcuni ebrei più colti, e non era per le masse.
In effetti il messaggio di Cristo non era particolarmente innovativo rispetto a quello cabalistico, e la sua portata eversiva risiedeva solo nella sua semplicità che era, per così dire, per le masse.

Egli rappresentò quindi in seno all’ebraismo quello che Budda rappresentò per l’induismo: la semplificazione.
Era questo il pericolo per Roma, che quindi provvedette ad eliminare dapprima Cristo, successivamente il suo messaggio, appropriandosene e distorcendolo, come abbiamo visto.
Per gli ebrei però il messaggio di Cristo non rappresentò nulla di particolarmente eccezionale e un po’ per questo, un po’ per ignoranza, un po’ per questioni di potere, la sua figura passò completamente ignorata.
La religione ebraica seguì quindi le sorti di tutte le altre forme di misticismo e spiritualità: dovette essere tramandata in segreto, per evitare persecuzioni.

A questo punto la domanda nasce spontanea: se Cristo era un ebreo, i suoi seguaci erano ebrei, in quale momento avviene la frattura tra Cristiani ed ebrei? Ovvero: in che momento nasce il Cristianesimo, a fronte di un ebraismo giù esistente? Non certamente con Cristo che, peraltro, come abbiamo detto più volte non aveva alcuna intenzione di fondare una nuova religione.
La risposta è abbastanza semplice. Nasce quando per la prima volta vengono messe nero su bianche le prime regole fondanti della nuova religione Cristiana, ovverosia nel Concilio di Nicea.
E’ qui che si stabilisce la divinità di Cristo e, soprattutto, una data diversa per la Pasqua cristiana rispetto a quella della pasqua ebraica.
Ne conseguì che gli ebrei che credevano nel messaggio di Cristo, lo condividevano, leggevano i vangeli, ecc., ma, ad esempio, non festeggiavano la Pasqua Cristiana, oppure affermavano che cristo era comunque un uomo, vennero considerati eretici.
Nacque in questo momento la frattura tra cristianesimo ed ebraismo.
Il concilio di Nicea, in altre parole, sancisce la nascita sia del cristianesimo, sia dell’ebraismo che altrimenti, di fatto non sarebbe mai esistito.
Di più.
Potremmo dire che senza il Concilio di Nicea il cristianesimo sarebbe stato un ebraismo tra i tanti, ovverosia una tra le tante correnti esistenti, come i Chassidim, o una qualunque altra corrente. In fondo, tra gli ebrei, ci sono correnti che si richiamano molto alla Cabala, altre che tengono come base il Talmud e altre ancora che rifiutano il Talmud, e ve ne sono alcune che differiscono molto sul valore da dare alla stessa Torah. Il cristianesimo sarebbe stato quindi uno dei tanti ebraismi esistenti, senza l’intervento di Roma.
Non passò molto tempo quindi che gli ebrei che, pur credendo in Cristo, non ne riconoscevano la natura divina, oppure non volevano festeggiare secondo una tradizione diversa, vennero considerati eretici e dovettero operare in clandestinità.
Il Concilio di Nicea quindi, non crea solo il cristianesimo, ma crea anche l’ebraismo dividendo due religioni che altrimenti sarebbero state unite.

Arriviamo ora al 1200 facendo un salto di 12 secoli.
Perché questo salto?
Il motivo è semplice ed è che, al di là delle notizie storiche che vengono tramandate in tutti i testi che parlano dell’ebraismo, non sappiamo cosa effettivamente successe alla “religione” ebraica in quei secoli.
Nel 1200 però qualcosa cambia, come abbiamo visto parlando della storia del Cristianesimo.
In quest’epoca il potere che fu prima di Roma e poi della Chiesa era fortemente indebolito. Cominciavano ad emergere i poteri di nuovi sovrani, di cui alcuni appoggiavano segretamente la spiritualità templare, rosacrociana, cabalistica e sufica.
Non a caso è in questo periodo che si inizia ad intravedere – nel mondo occidentale - il germe di una spiritualità alternativa. Nel periodo in cui iniziano a fiorire le università e la cultura inizia a diversificarsi, abbiamo questi fenomeni:
- In Islam emerge il sufismo;
- In seno al cristianesimo la corrente giovannita comincia ad emergere in modo sempre più evidente, con la creazione dell’ordine dei templari, con la cattedrali gotiche dedicate a Maria Maddalena, con la divina commedia dantesca che rappresenta la prima epopea rosacrociana, ecc.
- In ambito ebraico è da questo periodo che si hanno tracce esplicite dei cabalisti. Abbiamo infatti le prime “tracce” della Cabala, con lo Zohar, che compare in spagna ad opera di Moses de Lion e non si sa bene chi l’abbia redatto, addirittura alcune fonti sostengono che esso sia opera di diversi autori.

Ora la cabala e il misticismo ebraico sono la vera e più profonda essenza dell’ebraismo, mentre il Talmud e la Torah nel suo significato letterale ne sono solo le punte di emersione, per le masse.

E’ da questo periodo in poi che emerge l’alchimia.
Gli alchimisti erano in realtà maghi ed esoteristi. Ed erano quindi, necessariamente, persone dotate di profonda spiritualità.
L’alchimia era solo un modo per mascherare la loro vera ricerca, quella interiore. In altre parole, l’alchimista, sotto una serie di simboli e di formule celava in realtà una vera e propria ricerca spirituale.
Spieghiamo meglio questo concetto.
Gli alchimisti, non potevano effettuare una vera e propria ricerca spirituale, altrimenti sarebbero stati perseguitati come eretici, di conseguenza escogitarono questo “trucco” e sotto lo schermo della ricerca alchemica nascosero in realtà una ricerca spirituale e dei concetti spirituali.
Nei testi degli alchimisti si ritrovano anche concetti cabalistici, e altri tratti dal sufismo, perché sufi, rosacroce, templari, e cabalisti, in realtà, avevano le stesse credenze e gli stessi concetti di fondo.
Non a caso cabalisti, rosacroce, sufi, insistono moltissimo su un punto importantissimo: per raggiungere l’illuminazione, per sentirsi tutt’uno con Dio, occorre praticare la meditazione. Il cabalista può insistere maggiormente nella meditazione sulle lettere, o sui 72 nomi di Dio; il rosacroce può insistere sulla meditazione incentrata sulla rosa e sulla croce; il sufi può consigliare la meditazione incentrata sull’amore divino, ma al fondo della questione, tutte le tecniche portano allo stesso risultato.
Si noti poi questo particolare: anche tutti i mistici cristiani, san Francesco, Santa Teresa D’Avila, Ildegarda von Bingen, ma anche Ignazio di Loyola, insistevano sulla meditazione e insegnavano forme di meditazione.
E a questo punto si noti un’ulteriore fenomeno: che la meditazione è stata invece fortemente avversata dalla Chiesa Cattolica e sconsigliata per secoli. Tuttora alcuni preti la sconsigliano perché affermano che in meditazione si è più sensibili alle lusinghe del demonio; in alcuni paesi sudamericani e degli Usa alle porte delle Chiese ci sono manifesti che indicano le attività sconsigliate, e tra queste figura spesso lo yoga; mentre padre Amorth poco tempo fa ha sostenuto che lo Yoga (quindi la meditazione) è una tentazione del demonio, perché “porta all’induismo” “e quindi al politeismo”. Ignazio di Loyola fu accusato di eresia per i suoi “esercizi spirituali” che – a parte le penitenze corporali autoinflitte, per il resto sono molto simili a una qualsiasi altra forma di meditazione.
In realtà la Chiesa cattolica ha avversato sistematicamente la meditazione perché essa, in tutte le tradizioni, è il mezzo più efficace per conquistare la pace interiore e l’equilibrio psicofisico e nei casi migliori l’esperienza mistica dell’illuminazione.

Le tradizioni spirituali, quindi conducono tutte alla stessa meta. E i cabalisti avevano le stesse conoscenze (e le condividevano) di esoteristi, rosacroce, sufi, e conducevano le stesse ricerche spirituali, ma il loro contenuto non poteva essere divulgato. Basti pensare che Abulafia, uno di più famosi cabalisti, nel 1200, prese le sue tecniche di meditazione dalla yoga e dai sufi.

Nell’alchimia, quindi, tramandata in segreto nelle varie organizzazioni segrete, troviamo concetti esoterici, cabalistici, ma anche di altre tradizioni, il tutto per perseguire, in segreto, quell’obiettivo di elevazione dello spirito dell’essere umano che era impedito dalla Chiesa.

Sufi, Rosacroce, Templari, cabalisti, avevano le stesse conoscenze, le condividevano, e dialogavano tra loro avendo tra loro uno stesso fine (perfezionare se stessi come esseri umani) e mezzi analoghi (meditazione e ricerca spirituale).

Tornando alla religione ebraica, è per questo motivo, ovverosia per l’impossibilità, che dura da quasi due millenni, di divulgare certi concetti e di confrontarli serenamente con quelli raggiunti da altre religioni che, ad oggi, la maggior dei testi di religione non riesce a capisce l’essenza più profonda della religione ebraica e finisce quindi per presentare la storia – e non la religione - del popolo ebraico.
Se infatti lo studioso di religione si ferma a quanto è stato tramandato ufficialmente nei testi di studio in voga ufficialmente nelle università, non riuscirà ad andare oltre un generico  accenno ad un Dio unico e ad una analitica storia del popolo ebraico, completamente inutile al fine di poter penetrare nella spiritualità ebraica.
E’ necessario invece spingersi dentro al misticismo ebraico per capire a fondo l’ebraismo, come del resto è necessario spingersi nel misticismo cristiano per capire il cristianesimo.
Addentrandosi quindi nella Cabala, e da lì cercando di capire il rapporto di essa con la magia, con l’esoterismo, e con il misticismo rosacrociano, templare, massonico, e sufico, è possibile scorgere la sostanziale unità di fondo della spiritualità Cristiana, Islamica ed ebraica.

Ovviamente tale visione è negata da molti studiosi, e considerata quasi una follia.
Ma non c’è da stupirsi di ciò. Come abbiamo detto, la maggior parte degli studiosi di religione è atea, o comunque ha un approccio molto poco spirituale al problema religioso, quindi non riesce a cogliere il nucleo fondamentale di ogni religione. Nucleo che consiste nell’avvicinarsi a Dio. Ma se Dio è unico per tutti, il fine è ugualmente unico per tutti, perché la verità può essere solo una. E se è una, tutti coloro che raggiungono la vetta più alta del misticismo, siano essi islamici, ebrei, cristiani, o buddisti, vedono la stessa cosa.

7) I testi.

La Bibbia (Tanakh). Il testo di base dell’ebraismo è quella che noi chiamiamo Bibbia, in particolare il vecchio testamento. Ci sono delle differenze tra la raccolta biblica cristiana e quella ebraica.
Quella ebraica comprende:
1)      I pofeti: Giosuè, Giudici, Samuele I e II, Re I e II, Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, ichea, Nathum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia
2)      Scritti: Salmi, Giobbe, proverbi, Rut, Cantico dei cantici, Ecclesiaste, Lamentazioni, Ester Daniele, Esdra, Neemia, Cronache I e II.

La Torah.
La Torah (lett. Legge), definita anche da qualcuno la “patria mobile degli ebrei”[9], è costituita dal cosiddetto pentateuco, ovverosia dai primi 5 libri della Bibbia, tradizionalmente attribuiti a Mosè che la espose in 70 lingue.
Il termine Torah deriva dalla parola Horaa (istruzione) e Ohr (luce)
In linea di massima troviamo scritto che la Torah contiene la storia del popolo ebraico e il patto di alleanza tra Dio e gli ebrei, ma non è così.
La Torah invece ha diversi livelli di interpretazione, e se letta nella traduzione letterale ha già diversi significati possibili.
Ma la cosa si complica se il testo viene letto non nella sequenza ordinaria, ma secondo altri schemi di lettura. In tal caso essa diventa un testo che contiene sia le nozioni base sul funzionamento dell’universo sia ulteriori significati esoterici segreti, trasmessi e spiegati tramite la Cabala.
In tal senso la Torah è considerato un manuale, un metodo, una guida, per correggere l’ego, le persone e l’umanità stessa.
Dio avrebbe infatti dato la Torah a Mosè, affinchè la Torah diventasse patrimonio dell’umanità e venisse diffusa in tutto il mondo.
In tal senso quindi la Torah non è destinata al solo popolo ebraico il quale, peraltro, come narra il Talmud, non ha particolari meriti per essere la destinataria di questo libro, ma la ricevette solo perché gli altri popoli cui fu offerta la rifiutarono.
Narra una leggenda nel Talmud infatti che Dio si manifestò a tutte le nazioni per offrire la Torah. I figli di Esaù la rifiutarono, perché c’era scritto di non uccidere, ed erano un popolo sanguinario; I figli di Ammon e Moab la rifiutarono perché nella Torah c’è scritto di non commettere adulterio, e tale popolo nacque da un atto di impudicizia. Allora andò dai figli di Ismaele, che la rifiutarono perché c’era scritto di non rubare, e il loro stile di vita era basato sul furto.
Alla fine fu solo Mosè che accettò la Torah, che venne quindi rivelata direttamente da Dio; e anzi, afferma il Talmud che “l’intero universo fu creato solo per amore della Torah”

Molti ebrei considerano per questo la torah un libro non solo magico (in senso ampio), ma in continua evoluzione. “Quando nell’ebraismo si parla di Torah – scrivono Luzzati e Della Rocca -  ci si riferisce non solo ad un libro da leggere e studiare ma, soprattutto,, ad un libro da vivere che contiene in sé una fonte di esperienze e di saggezza umana. La parte insostituibile apportata da ogni ebreo al messaggio ricevuto fa sì che questa ricchezza si manifesti solo nella pluralità degli individui e nel succedersi delle generazioni”.
E Avraham Azulay, cabalista sefardita, disse che nel mondo a venire ogni ebreo avrebbe studiato la Torah secondo la prospettiva della sua anima, che la Torah ha 600.000 lettere e ogni ebrei ne ha una propria, cioè ha una sua possibile interpretazione (Abravanel).

►Dio si è incarnato nella Torah e nelle sue sante lettere, e in tal modo si è offerto a noi. Prima che nascesse il mondo, c’era la Torah, la segreta legge di Dio. Era scritta con fuoco bianco su fuoco nero come dice il Talmud. E nel santo Zohar sta scritto: Dio, Torah, e Israele sono la stessa cosa.

Jiri Langer, Le nove porte, I segreti del Chassidismo.

►Come nel corpo dell’uomo ci sono membri e articolazioni, e come ci sono organi che hanno un’importanza vitale, e altri che sono meno necessari per la vita, così si presenta anche la Torah. Certe sezioni e versi appaiono degni di essere gettati nel fuoco, a colui che non capisce il loro senso nascosto. Ma a coloro che è riuscito a percepire il loro vero senso appaiono come elementi essenziali della Torah.  E quindi chi toglie dalla Torah anche soltanto una lettera o un punto è come qualcuno che asporta qualcosa da una costruzione perfetta. Ne deriva anche che se si considera il suo carattere divino non c’è alcuna differenza essenziale tra la sezione della Genesi 36, che elenca i capi discesi da esaù, e i dieci comandamenti, perché tutto è un unico complesso e un unico edificio.

Scholem, la Kabbalah e il suo simbolismo

►Un antico midras insegna che otterrà eterna beatitudine anche chi recita tutto il giorno un solo versetto della Torah.
Se l’uomo pronuncia parole della Torah, genera continuamente potenze spirituali e nuove luci che escono come farmaci da combinazioni quotidianamente nuove degli elementi e delle consonanti. E quindi persino se per tutto il giorno legge un unico versetto raggiunge la beatitudine eterna, perché in ogni tampo, anzi in ogni attimo, cambia la composizione interna degli elementi del linguaggio secondo lo stato e l’ordine di quell’attimo e secondo i nomi che sfavillano in quell’attimo.

►A ogni uomo di Israele è prescritto di considerarsi sempre come se stesso presso il Monte Sinai, per ricevere la Torah. Perché per gli uomini c’è passato e futuro, ma non per Dio; ogni giorno egli dà la Torah.

Cit. da: Gabriele Burrini, I grandi temi della mistica ebraica.

►Rabbi Shim’on ha detto: Misero è quell’essere umano che afferma che nella Torah si trovano semplici storie e parole comuni.
Se così fosse, potremmo senza indugio comporre una Torah con parole comuni, anche migliori di quelle.
Persino coloro che governano il mondo possiedono parole più elavate. Se è così seguiamole e facciamo di essere una Torah.
In realtà tutte le parole della Torah sono parole eccelse, eccelsi segreti.
Chiunque creda che la veste sia la vera Torah e non qualcos altro, possa il suo spirito sgonfiarsi. Egli non avrà una parte nel mondo che verrà. Perciò David diceva: apri i miei occhi, così che possa  vedere le meraviglie della Torah”, ovvero ciò che è sotto la veste della Torah.
Vieni a vedere. C’è una veste visibile a tutti. Quando gli stolti scorgono qualcuno con una bella veste non guardano oltre, ma l’essenza della veste è il corpo, l’essenza del corpo è l’anima.
Così è con la Torah. Essa ha un corpo, i precetti della Torah, chiamati l’incarnazione della Torah. Questo corpo è avvolto in vesti: le storie di questo mondo.
Gli stolti guardano solo alla veste.
Nei tempi a venire i saggi sono destinati a guardare all’anima dell’anima della Torah.

Daniel Matt, L’essenza della cabala, il cuore del misticismo ebraico.

►Quando Dio volle creare il mondo, guardò la Torah, parola per parola, e in corrispondenza di esso compì l’arte del mondo, giacchè tutte le parole e tutte le azioni di tutti i mondi sono nella Torah.

Zohar.

►Ogni lettera della Torah nasconde un segreto profondo. I segreti più grandi sono contenuti nelle vocali, e quelli ancora più grandi nelle annotazioni. Ma il segreto più eccelso è sommerso dal mare bianco che circonda da tutte e parti le lettere. Nessuno sa decifrarlo, nessuno lo penetra. Il segreto del bianco della pergamena è così immenso che tutto questo mondo non è capace di contenerlo. Nulla esiste che possa contenerlo. Solo il mondo futuro lo capirà. E allora non si leggerà più ciò che è scritto nella Torah ma ciò che in essa non è scritto: la pergamena bianca.

Jiri Langer, Le nove porte, I segreti del Chassidismo.


Per capire la complessità della Torah limitiamoci a prendere come esempio il solo libro della Genesi.

La genesi.
Stando alla versione letterale consegnataci fino ad oggi, la genesi contiene la storia dell’origine dell’umanità, con la nota storia di Adamo ed Eva, a cui Dio mette a disposizione il suo paradiso ma proibendogli solo di mangiare dall’albero delle mele, e del serpente, che tenta dapprima la donna, la quale a sua volta convince l’uomo a mangiare il frutto proibito.
In realtà già oltre a questo significato letterale si possono attribuire al racconto biblico vari livelli di lettura metaforici. Vediamone alcuni:
-          visto dal punto di vista del rapporto tra l’uomo e Dio la genesi può essere letta come un racconto di ciò che succede quando l’uomo si discosta dalla parola di Dio, ad opera di tentazioni esterne che, non a caso, sono identificate con l’altro sesso e con la sete di conoscenza (che in questo caso rappresenta il potere); l’uomo perde la felicità ed è costretto a vivere una vita prevalentemente materialistica, ma dura e difficile. Il racconto, in questa prospettiva, è anche la metafora del rapporto tra l’uomo e la donna e della nascita dell’ancestrale odio di genere insito nell’umanità. Alcuni daranno la colpa alla donna per aver tentato l’uomo; d’altronde altri diranno che Adamo ha comunque scelto liberamente, e quindi il dare la colpa alla donna è uno scaricarsi da una responsabilità che invece è sempre e unicamente sua.
-          Visto dal punto di vista delle conoscenza è la storia di come la conoscenza venga occultata quando si obbedisce agli ordini divini in modo acritico; Dio infatti (che qui simboleggia la religione) permette ogni cosa all’uomo, e costui vive felice senza responsabilità e senza fatica, ma non deve mangiare la mela, altrimenti subirà un castigo; la mela dà all’uomo la conoscenza, tanto è vero che Adamo si accorge di essere nudo, cosa che prima non sapeva, perché non aveva la capacità di discernere il bene dal male. Il serpente, quindi, lungi dall’identificare il diavolo, è colui che dà all’uomo la possibilità di conoscere, di capire e distinguere. Quando l’uomo conosce, precipita però in una sorta di inferno perché capisce che tutto non dipende più da Dio, ma da lui stesso. La conoscenza insomma genera infelicità. L’incoscienza rende sereni e non ci accorge di essere nudi, ignoranti, ecc. Questa è, ad esempio, una delle interpretazioni che ne danno i seguaci del culto di Lucifero, che sarebbe non colui che porta al peccato l’uomo, ma colui che dà la conoscenza (la luce) all’uomo.
-          Un’altra ottica da cui guardare il racconto è quello dell’essere umano e del suo libero arbitrio. Dio ha creato l’uomo libero; poteva crearlo come un burattino, docile, remissivo, e obbediente alla sua volontà in tutto, ma poi sarebbe stato uno schiavo. L’uomo è invece dotato di libero arbitrio e può fare sia il bene che il male, e questa dualità gli crea una serie di difficoltà, ma è anche ciò che lo distingue dagli animali, e che gli permette di elevarsi spiritualmente.
-          Letta ancora da un’altra ottica il serpente è il simbolo della kudalini, l’energia ch passa attraverso la spina dorsale, ed è tramite quella che si acquista conoscenza spirituale; anche la mela, non è un frutto scelto a caso, perché in realtà è il frutto perfetto, con cui ci si può nutrire in modo completo.
-          Infine, si può considerare lo stato di grazia in cui viveva Adamo come uno stato di inconsapevolezza; egli viveva in un paradiso ma non se ne accorgeva. Nel momento in cui mangia la mela della conoscenza, diventa consapevole di essere un uomo, limitato, e scopre che deve faticare e soffrire per tornare ad uno stato di purezza e di felicità, con la differenza che questa volta vi tornerà consapevole, apprezzando quello che riuscirà ad ottenere con le sue forze. Il momento dell’inconsapevolezza è anche il momento dell’unità col divino, che però ha bisogno della separazione e della dualità per poter percepire se stesso.

La Genesi, insomma già a livello metaforico e semplicistico può essere letto in vari modi. Ma se letta con le lenti della lingua ebraica originale, e interpretata quindi nell’accezione cabalistica, acquista altri significati, completamente diversi.

Prima della nascita dell’universo la sola realtà esistente era un’infinita energia non fisica che si espandeva senza fine. La cabala chiama Luce tale espansione infinita. La luce racchiudeve in sé ogni forma di piacere. Dai piaceri derivati dal sesso e dal cibo alle celestiali sensazioni di serenità e di pura grazia, tutto ciò che una persona poteva concepire, desiderare, o bramare era racchiuso in questa luce di felicità. Era il regno di Dio creatore. Non esistevano né tempo né spazio. Il creatore allora diede vita a tutte le anime dell’umanità per un unico grande scopo. Far piovere su di noi questa infinita Luce di felicità.
La luce ci fu offerta gratuitamente. Ma non era una situazione molto divertente perché tutto era lì davanti ai nostri occhi a portata di mano. Era un omaggio della casa. Un obolo. Un atto di carità. In altre parole noi fummo creati, aprimmo gli occhi metaforicamente parlando e tutta la felicità era lì davanti a noi.
Ma mancava qualcosa.
Essenzialmente l’ingrediente mancante era il piacere della sfida. La nostra esistenza sarebbe stata ancora più bella e appagante se il paradiso lo avessimo creato con le nostre forze, invece di riceverla passivamente.
Così dicemmo al creatore: Giochiamo a nascondino, tu nascondi la luce, e noi ci mettiamo a cercarla.
Quando ce la mettiamo tutta per trovare la luce, proviamo una sensazione di appagamento, sentiamo di avere in prima persona la responsabilità per la nostra felicità. Ci sentiamo la causa.

Yehuda Berg, la kabbalah e i 72 nomi di Dio.

Il Talmud.
La parola significa dottrina. Il testo è stato redatto nei primi secoli dopo cristo, ed è stato definito “il tesoro della saggezza del popolo ebraico”.
 E’ costituito dalla Misnah, una raccolta di spiegazioni e commenti della Torah che inizialmente furono trasmessi solo oralmente che comprende principi etici e regole da seguire, nonché norme di diritto civile e penale e dalla Ghemarà (opinioni a complemento delle norme).
E’ un’opera immensa, tanto che gli ebrei lo indicano a volte come “il mare del Talmud” che in genere scoraggia dalla lettura, quindi tutti ne parlano ma nessuno lo ha mai letto in verità.
Ve ne sono due versioni: il talmud palestinese e quello babilonese, di compilazione quasi contemporanea, attorno al V secolo dc, di cui il palestinese molto più ampio e di maggiore diffusione nei secoli successivi.

A proposito del Talmud è bene fare una precisazione. Proprio per essere un mare immenso, dentro di esso c’è tutto e il contrario di tutto.
Per secoli il Talmud non venne messo per iscritto ma era costituito dalla tradizione orale tramandata di generazione in generazione e questo ne garantiva una certa “freschezza” e aderenza al mutare dei tempi. Dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme e l’inizio della diaspora degli ebrei si rese necessario mettere per iscritto il patrimonio orale del popolo ebraico per preservarlo da una possibile distruzione. Ci vollero dei secoli per codificarlo interamente ma dal momento della sua redazione definitiva quello che era il patrimonio orale divenne un patrimonio scritto, e quindi meno soggetto a cambiamenti.

La critica antiebraica ha avuto gioco facile a estrapolare alcuni passi di esso e evidenziare un odio contro i cristiani, con frasi come “il migliore dei Cristiani deve essere ammazzato” e “la nostra redenzione sorgerà appena Roma sarà distrutta”[10].
Ma a tale proposito vanno fatte alcune osservazioni.
La prima è l’epoca in cui il Talmud fu creato; ma, come abbiamo già detto, Roma aveva distrutto il popolo ebreo e il tempio di Gerusalemme, e con esso la spiritualità ebraica, come abbiamo visto nel capitolo sul Cristianesimo, quindi la cosa più logica è che nel periodo immediatamente successivo fosse diffuso l’odio contro i romani.
La seconda è che estrapolare dal Talmud alcuni pezzi, senza integrarli nel contesto non solo storico e culturale, ma anche spirituale, in cui questi nascono, è un’operazione senza senso.
Per fare un solo esempio, si sente spesso dire che gli ebrei attendono da sempre il Messia. Ma chi sia, da dove debba provenire, quale sia il suo nome, nessuno può capirlo dal Talmud, dove esistono decine di interpretazioni. L’opinione prevalente è che il Messia debba venire dalla stirpe di David, ma esistono opinioni che lo identificano con David stesso, e altre scuole rabbiniche che ne danno le versioni più disparate (Abraham Cohen, Il Talmud, pag. 413).
Scrive Cohen che nel Talmud, per ogni pensiero e ogni affermazione si cerca una prova nel testo sacro e ciascuna dichiarazione infatti è sempre preceduta dall’espressione “come è detto, come è scritto…”.
E nella prefazione di Laras ai racconti del talmud si legge che “accanto ad insegnamenti di alto contenuto religioso e morale validi sempre e comunque, possono rinvenirsi testimonianze e sentenze che, in quanto legate a situazioni contingenti, sono da considerarsi valevoli solo in situazioni particolari. Né mancano elementi accenni e descrizioni di pratiche magiche che affondano le radici nella superstizione popolare”.
Proprio per questo però, pretendere di prelevare una frase da un testo del Talmud per addurla come prova certa e inconfutabile di un qualsiasi fenomeno, è un’operazione faziosa e disonesta dal punto di vista intellettuale.


Dopo aver studiato il Talmùd per più di cinquant'anni, e dopo avergli dedicato anche qualche libro, non sono tuttora in grado di darne una buona definizione. Qualsiasi definizione presenta così tante eccezioni e necessita di così tante rettifiche che servirebbe solo a rendere più oscuro l'argomento. Forse il miglior modo per farsi un'idea di quest'opera consiste nel considerare che non esiste nessun altro libro come il Talmùd, in nessuna letteratura. Si può affermare che la maggior parte del Talmùd è composta da discussioni sulla legge ebraica. E, dal momento che la legge ebraica abbraccia pressoché ogni aspetto della vita, queste discussioni sono altrettanto sfaccettate: filosofiche, teologiche, legali e filologiche. Il Talmùd non pretende di essere un'enciclopedia, tuttavia si occupa di tutto, dall'astrologia alla zoologia, dalla medicina all'economia, così come tratta di demoni e di angeli. Il suo stile è conciso, fino a risultare criptico; si ripropone di fornire prove sicure, come in matematica, ma la sua struttura è costruita sulle libere associazioni, come nella poesia.
(A. Steinsaltz, Cos’è il Talmud)

 La ricerca logica e razionale del rabbino non è mera logica cavillosa. Si tratta di un impegno profondamente serio e sostanziale di individuare in banalità i principi fondamentali della volontà rivelata da Dio, per guidare e santificare le azioni più specifiche e concrete nel mondo quotidiano... Ecco il mistero dell'ebraismo talmudico: la convinzione aliena e remota che l'intelletto non sia uno strumento di incredulità e desacralizzazione, ma di santificazione.

Neusner, Invito al Talmud.

►Mosè ricevette la Torah dal Sinai e la trasmise a Giosuè. Giosuè agli anziani, gli anziani ai profeti, e i profeti la trasmisero agli uomini della grande assemblea. Questi dicevano tre cose: Siate misurati nel giudicare: suscitate molti discepoli e fate una siepe attorno alla Torah.
Shimon il Giusto era uno degli ultimi membri della grande assemblea. Egli soleva dire: Su tre cose il mondo sta: sulla Torah, sul culto e sulle opere di misericordia.
Antigono di Sokho ricevette la Torah da Shimon il Giusto. Egli soleva dire: Non siate come servi che servono il padrone a condizione di ricevere un salario e il timor del cielo sia su di voi.
Questi sono i primi tre detti del Talmud.

Paolo De Benedetti, Detti dei padri (dal Talmud).

Lo Zohar (il libro dello splendore).
Lo Zohar, o libro dello splendore, è uno dei testi base della Cabala. E’ attribuito a Moses de Leon nel 1300 circa, e contiene la spiegazione esoterica dell’origine del mondo.
Secondo altre fonti, invece, lo Zohar risale addirittura ad Abramo e fu creato da dieci cabalisti, guidati da Rabbi Shimon Ben Yochai, e nei secoli ne andò perduta una gran parte, di conseguenza oggi possediamo solo una porzione del manoscritto originale (Leitman).
Dio originariamente era uno, infinito, intangibile, inconoscibile. L’universo si produsse per contrazione (una sorta di Big bang, ed è impressionante quanto le teorie cabalistiche siano simili a quelle scientifiche che vedono nel big bang l’origine di tutto); Dio, per conoscere se stesso, produsse il tutto, il che significa che in ogni cosa esiste la scintilla divina e ogni cosa fa parte del tutto (l’altra cosa sorprendente è vedere la similitudine tra queste teorie ebraiche cabalistiche e la concezione induista del Bhraman).
In questo testo compare anche per la prima volta la teoria delle dieci sephirot e dei 32 sentieri.
Qualcuno lo considera il libro più importante del misticismo mondiale. Se non è il più importante libro mistico, è comunque senz’altro il più importante libro esoterico, dal momento che la Cabala e i concetti presenti in essa hanno influenzato tutte le società esoteriche, segrete e non, della storia del mondo occidentale. Contiene, secondo gli insegnamenti della tradizione magica, tutti gli insegnamenti sul funzionamento del mondo, della vita, sui regni superiori, sugli angeli e i demoni, commentando le parti principali della Torah, in un linguaggio però non comprensibile e quindi non accessibile ai non iniziati.
Il libro insegna che esistiamo in un solo vasto sistema chiamato natura o Elokìm, il creatore; malgrado ciò percepiamo solamente una piccola frazione di tale sistema, comunemente identificata con il nostro mondo esterno.
Lo scopo della nostra esistenza è di innalzarci sopra i confini di questo mondo, e di sentire l’interezza del sistema chiamato “natura”, la “forza superiore”. Quando conseguiremo questo grado, scrive Leitman, “saremo colmati di abbondanza, piacere infinito e luce, di una percezione sublime e di comprensione, con un senso di equilibrio, completezza e armonia, preesistenti alla natura generale”.

Quando scopriremo la realtà superiore, capiremo che tutta l’evoluzione sviluppatasi nei millenni ha avuto luogo solo per portarci a una consapevolezza e ad una percezione più ampia della realtà; per non lasciarci in quella condizione di piccolezza nella quale viviamo e moriamo, e di nuovo nasciamo e ancora moriamo. Invece, conosceremo la vita nella sua forma eterna, sconfinata e illimitata. L’uomo è stato creato per innalzare i cieli.
In precedenza, fino al 1500, non avevamo bisogno della Cabala; oggi invece è il mtivo primo della sua comparsa nelle nuove generazioni.

Lo studio della natura, ci insegna che tutti gli organismi viventi sono creati secondo il principio del prendersi cura degli altri. Le cellule in un organismo si connettono tra loro tramite una dazione reciproca, con lo scopo di sostenere l’intero organismo. Ogni cellula riceve il necessario per la propria sopravvivenza e con le energie restanti si preoccupa di tutto il corpo. Una cellula che non rispetta il proprio ambiente e lo utilizza per il proprio tornaconto è una cellula cancerogena. Un tale agire egoistico conduce alla morte dell’intero organismo.

Michael Laitman, Lo Zohar rivelato.

Lo studio dello Zohar costruisce i mondi.

Rabbi Shalom Ben Oshe Buzzaglio, Il trono del re.



Il Sepher Yetzirah (il libro della formazione).
E’ il più antico testo cabalistico (secondo alcuni risalirebbe al II o III secolo). E’ definito “il più breve il più antico e il più misterioso” tra tutti i libri della Cabala.
Descrive la creazione del mondo per mezzo delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico e delle dieci sephirot. Designa poi delle corrispondenze tra le parti del corpo umano e le lettere.
Di quest’opera molto breve sono stati prodotti molti commenti, e alcuni cabalisti hanno fondato su di esso la meditazione con le lettere ebraiche ed è da qui che prende avvio l’idea che ogni lettera abbia un potere magico e combinata con altre lettere possa formare vere e proprie formule magiche.
Nella prefazione di Georges Lahy al commento del Sepher yetzirah si legge che “la lettura di questo trattato richiede solo qualche minuto, ma la sua comprensione richiede anche una vita intera”.
La tradizione lo fa risalire ad Abramo, ma gli storici non concordano pur dando le opinioni più disparate sul momento della sua effettiva redazione; secondo Scholem sarebbe stato scritto tra il 200 e il 400 dc, Kellinek lo colloca nel primo secolo e Graets tra l’800 e il 900.
Più che un trattato è un vero e proprio codice, per la cui lettura occorre una chiave interpretativa adeguata e la conoscenza della tradizione su cui si appoggia il libro; la sua interpretazione non è affidata alla autorità tradizionale, ai rabbini, ma ad esperti di esoterismo e cabalismo.

8) Le correnti.
Le correnti dell’ebraismo sono molte ma schematicamente possono dividersi nelle seguenti.
1)      ebraismo ortodosso, che postula la permanenza dell’attaccamento alla tradizione del Talmud; rientrano in questo macrogruppo altri microgruppi, come i chassidim, i Musàr, i Chabad, i Charedim, che vestono alla maniera tradizionale e criticano la creazione dello stato di Israele perché non fondato sulla Torah ma su principi plitici e giuridici estranei ad essa;
2)      ebraismo riformato, che si apre ad altre culture; ad esempio per questa linea di pensiero si considera ebreo chiunque abbia un genitore ebreo e non necessariamente entrambi; vi rientrano gli Hiskalà, che abbinano alla tradizione basata sul talmud quella di altre tradizioni, e altri gruppi più intransigenti che propongono addirittura di rifiutare l’intero corpo talmudico e che vedono la rivelazione di Mosè sul Sinai non come un evento religioso ma storico, e quindi da relativizzare;
3)      ebraismo conservatore, da cui prende avvio il movimento sionista.

Abbiamo poi il cabalismo, che merita una trattazione a parte.

9. Il cabalismo.

9.1. Cos’è la cabala.
Il cabalismo non è una corrente in senso stretto, ma una tendenza.
La cabala è infatti l’interpretazione mistica dell’ebraismo e, se volessimo fare un parallelo, sta all’ebraismo come il rosacrocianesimo sta al cristianesimo, e come il sufismo sta all’islam. E’ insomma il ramo mistico dell’ebraismo, che ha influenzato trasversalmente tutte le correnti.
Secondo Gersom Sholem i cabalisti “attinsero ampiamente nella letteratura dei Sufi, i mistici dell’Islam, nonché nella devota tradizione ascetica cristiana”.
In pratica, il cabalismo attinge dall’interpretazione mistica della Torah, dall’islamismo e dal cristianesimo, ma anche da dottrine orientali.
Se consideriamo che anche i rosacroce vengono influenzati da sufi e cabalisti, e che i sufi vengono a loro volta influenzati da cabalisti e rosacroce, ne discende una conseguenza importantissimo: il cabalismo si intreccia in modo indissolubile con il sufismo e con il rosacrocianesimo.
A mio parere è quasi impossibile, allo stadio degli studi attuali, capire quale religione influenzò le altre, e quali furono influenzate, perché esistono su questo punto teorie diverse, e ovviamente talvolta parziali; è però probabile che sia il cabalismo e la mistica ebraica ad aver influenzato siua il sufismo che il rosa crocianesimo, e non il contrario.
Quel che è certo è che alla sommità, i vertici di queste religioni si incontrano, condividono le stesse esperienze e le stesse conoscenze, se le scambiano e ciascuno prende il meglio dell’altra.
Molti personaggi importanti della storia sono stati, infatti, allo stesso tempo sufi e rosacroce. Induisti e rosacroce. O tutte queste cose insieme.

Secondo alcuni Cabalisti fu Abramo il primo cabalista, ed insegnò alle persone come scoprire l’anima e gradualmente percepire un mondo superiore attraverso essa (Leitman). Egli trasmise il suo sapere da una generazione all’altra fino a Noè e poi per altre dieci generazioni ad Abramo. Successivamente furono necessarie delle correzioni al metodo di Abramo a partire da Mosè e qui venne creata la Torah, che sarebbe secondo Leitman, “un adattamento del metodo di Abramo per la generazione di mosè; la Torah non è un libro di storia, o un’opera di etica, bensì un metodo, una guida, un manuale, per la correzione dell’ego”.
Essa, fino all’anno 0 dell’era cristiana, fu conosciuta solo tra i discendenti di Israele; poi, dopo la distruzione del secondo tempio nel 70 dc fu tenuta nascosta alle masse, per riapparire timidamente a partire dal 1200 ed essere diffusa alle masse nei tempi odierni.
Dopo il 1200 in particolare i primi cabalisti erano abbastanza restii a condividere il loro sapere con le masse, e vennero poste alcune restrizioni allo studio di questa scienza: occorreva essere uomini, sposati, di almeno 40 anni di età, e occorreva conoscere tutta la Torah.

►Il mio insegnante, Pitagora, che è il padre della filosofia, non ricevette questi insegnamenti dai greci; li ricevette dagli Ebrei, e lui fu il primo a convertire il nome kabbalah, sconosciuto ai greci, in “filosofia”.

►La filosofia di Pitagora fu emanato dal mare infinito della Cabala.

►La cabala non ci lascia spendere la nostra vita nelle cenere, ma piuttosto innalza il nostro intelletto al vertice della conoscenza.

Johannes Reuchlin, De Arte Cabalistica.


►Tutti voi, che vedete la terra al di là dell’orizzonte, che avete letto libri e missive sigillate e segrete, che andate in cerca di tesori nascosti sottoterra e dietro ai muri, voi che insegnate un’arte così eccelsa, una così grande saggezza, ricordate che dovrete fare profondamente vostri gli insegnamenti della cabala se vorrete ottenere ciò a cui aspirate.

Paracelso.

Come scienziato trovai estremamente entusiasmante scoprire nel corso della mia ricerca che tra fisica e kabala esiste una stupefacente somiglianza nella descrizione dell’universo e della sua origine.
Amir Aczel, matematico, citato nel libro: Il potere della Kabala, di Yehuda Berg.



9.2. Scopo della Cabala.
Scopo della Cabala è il perfezionamento dell’essere umano, affinchè la sua anima possa ricongiungersi a Dio, utilizzando come tecnica la mente, per farle vincere la materia.
Secondo il chiarissimo libro di Gabriella Samuel, la cabala non è un libro, come pure talvolta viene affermato. Non è neanche, come affermano altri, uno studio o una meditazione, sebbene comprenda anche queste tecniche. La cabala può essere considerata una dottrina, un sistema esoterico, un “vastissimo campo che contiene vari elementi:
-          studio della Torah
-          Indagine delle strutture sacre alla base della vita
-          Indagine della natura dell’anima umana
-          Reincarnazione
-          Salmodie
-          Angeologia e demonologia ben definite
-          Gematria (analisi numerica delle lettere e della parole ebraiche per svelare significati nascosti
-          Meditazione e stadi alterati di coscienza
-          Preghiera e contemplazione
-          Filosofia e Musar, modalità ed etica
-          Interpretazione dei sogni
-          Canto e danza
-          Aderenza ai principi spirituali, morali ed etici dell’ebraismo

Oltre al tema centrale del raggiungimento di uno stretto rapporto con Dio, gli obiettivi individuali per chi segue il cammino della cabala, tramite i propri pensieri, preghiere, parole e azioni, sono:

-          Soggiogare l’anima alla volontà divina;
-          Raggiungere l’altruismo
-          Mirare alla rettifica spirituale e alla riparazione dell’anima
-          Accelerare la rettifica spirituale del mondo e la riparazione degli errori del mondo
-          Scegliere consapevolmente pensieri parole ed azioni che accelerino l’evoluzione spirituale del mondo con l’avvento profetizzato del Messia.




►Tutta la saggezza della Cabala esiste solo per conoscere la guida della volontà superiore, perché essa ha creato tutte queste creature, cosa desidera da esse, e cosa vi sarà alla fine di tutti i cicli del mondo.

Ramchal, Porte della saggezza, porta n. 30


►Tutto lo scopo della saggezza della Cabala è di insegnarci a sviluppare i nostri stessi strumenti per poter percepire un campo costituito da informazioni più elevate, chiamato “il Creatore”. Ciò può essere fatto solo se cambiamo noi all’interno, di conseguenza, cambiando, anche noi stessi diventiamo come quel campo e quindi simili al Creatore.

►Non vi è cosa più naturale che entrare in contatto con il proprio creatore. Di fatto, ogni creatura è in contatto con il suo creatore, ma non lo si sa e non lo si avverte. E’ come il caso di una persona che ha in tasca un tesoro e non lo sa.

Leitman, Lo Zohar rivelato.

►A un autore di libri che lo interrogò sulla Cabala, sulla dottrina segreta e sulle kavvanot (intenzioni segrete), rabbi Moshe di Lobrin disse: “rifletti che la parola Cabala deriva da Kabbel che significa accettare, accogliere, e kavannà Kavven, dirigere o guidare qualcosa. Allora il significato più profondo della saggezza della Cabala è questo: addossarsi il giogo della volontà divina. E il significato dell’arte della kavannot è: indirizzare il proprio cuore a Dio. Questa espressione vuole significare: egli è mio e io sono suo.
In quel momento come è possibile che l’anima non esca dal corpo?

Alessandro Nangeroni, La Cabala, l’ebraismo esoterico


9.3. I 72 nomi di Dio.
Il più importante nome è il tetragramma YAVH, che viene indicato con le sole lettere senza dover essere pronunciato.
Vi sono poi altri sette nomi, (che possono essere scritti, ma non pronunciati, e per nessun motivo cancellati) e sono:

  1. El
  2. Elohim
  3. Ehjieh asher Ehjie
  4. Adonai
  5. Tzeva’ot
  6. Shaddaj.

La bibbia, essendo un vero e proprio criptogramma, contiene inoltre i cosiddetti 72 nomi di Dio, celati per quasi 3400 anni in tre versetti biblici ciascuno dei quali costituito da 72 lettere ebraiche.
Ogni nome si riferisce a Dio, ma prendendo in considerazione i modi particolari con cui il Creatore si manifesta nella creazione.

I 72 nomi di Dio sono un messaggio rivolto all’umanità intera. Come le parole della Bibbia e i caratteri ebraici che li compongono i nomi non sono patrimonio di uno specifico gruppo religioso, tanto è vero che da qualche anno sono sempre più diffusi testi che trattano questo argomento in varie forme e a vari scopi.
Qualcuno li ha definiti “strumenti spirituali potentissimi, una vera e propria tecnologia di guarigione protezione e metamorfosi positiva” per “sviluppare il potere della mente sulla materia”; “una spiritualità attiva, pratica, progettata per raggiungervi nel pantano in cui vi trovate adesso e tirarvene fuori” (Yeuda Berg).

Tali nomi sono:
  1. vav hey vav (Vehuia), perdonarsi per le cattive influenze passate e affrontare meglio il futuro. (20 marzo 24 marzo)
  2. yud lamed yud (Ieliel), ritrovare la motivazione (25-29 marzo)
  3. samekh yud tet (Sitael), rimuovere gli ostacoli negative (30 marzo 4 aprile)
  4. ayin lamed mem (elemiah), eliminare pensieri negativi (4-8- aprile)
  5. mem hey shin (Mahasiah), guarigione fisica e psicologica (9-3 aprile)
  6. lamed lamed hey (Lelahel), liberarsi dalla materia (14-18 aprile)
  7. alef kaf alef (Aehaia), acquistare un senso nella vita (19-23 aprile)
  8. kaf hey taf (cahetel), eliminazione stress (24-28 aprile)
  9. hey zayin yud (Haziel) modificare in meglio il modo di vivere e pensare (29 aprile 3 maggio)
  10. aleph lamed daled (Aladiah) protezione contro la magia nera (4-8 maggio)
  11. lamed alef vav (Lauiah), purificare gli ambienti da influenze negative (9-13 maggio)
  12. hey hey ayin (Haiaha) armonia e amore nella vita e consapevolezza di Dio (14-18 maggio)
  13. yud zayin lamed (Iezael), felicità (19-23 maggio)
  14. mem bet hey (Mebahel), evitare i conflitti (24-28 maggio)
  15. hey resh yud (Hariel), visione a lungo termine (29 maggio 2 giugno)
  16. hey kuf mem (hakamiah) contro la depressione (3-7 giugno)
  17. Lamed alef vav (Lauviah), liberarsi dall’ego (8-12 giugno)
  18. Kaf lamed yud (Caliel) fertilità (13-17 giugno)
  19. Lamed vav vav (Leuviah) sintonizzarsi con Dio (18-22 giugno)
  20. Pey hey lamed (Pahaliah) Contro le dipendenze (23 giugno 27 giugno)
  21. Nun lamed kaf (Nelchael) debellare le piaghe (28 giugno 2 luglio)
  22. Yud yud yud (Ieiaiel) protezione contro persone cattive (3-7 luglio)
  23. Mem lamed hey (Melahel) altruismo (8-12 luglio)
  24. Khet hey vav (Haiuiah) liberarsi dai condizionamenti altrui (13.17 luglio)
  25. Nun thaf hey (Nithaia) coraggio e sicurezza (18-22 luglio)
  26. Hey alef alef (Haaiah), ordine nella nostra vita  (23-27 luglio)
  27. Yud resh taf (Ierathel) contro blocchi e negatività (28 luglio 1 agosto)
  28. Shin alef hey (Seheiah), amore terreno (2-6 agosto)
  29. Resh yud yud (reiiel), abbandonare sentimenti di odio e rancore (7-11 agosto)
  30. Alef vav mem (Amael), amicizia (12-16 agosto)
  31. Lamed kaf bet (Lecabel), forza (17-21 agosto)
  32. Vav shin resch (Vasariah), far tesoro dei ricordi (22-26 agosto)
  33. Yud khet vav (Iehuiah) analizzare le componenti negative del nostro essere (27-31 agosto)
  34. Lamed hey ket (Lehaiah) relativizzare se stessi e le situazioni (1-5 settembre)
  35. Kaf vav kuf (Chavakiah), energia sessuale (6-10 settembre)
  36. Mem nun dalet (Menadel), coraggio (11-15 settembre)
  37. alef nun yud (Aniel) visione d’insieme (16 20 settembre)
  38. keth ayin mem ( Haamiah), abbondanza spirituale e materiale (21- 25 settembre)
  39. resh hey ayin (Rehael), trasformare il limite in risorsa (26 30 settembre)
  40. yud yud zayin (Ihiazel), sintonizzarsi con Dio (1-5 ottobre)
  41. hey hey hey (Hahahel), sicurezza (6-10 ottobre)
  42. mem yud caf (Mikael), vedere meglio le situazioni (11-15 ottobre)
  43. vav vav lamed (Vevaliah), integrazione tra spirito e materia (16-20 ottobre)
  44. yud lamed hey (Ielaiah), sviluppare la capacità di comprensione (21-25 ottobre)
  45. samek alef lamed (Sealiah), prosperità (26-30 ottobre)
  46. ayin resch yud (Ariel), allontanare i dubbi (31 ottobre 4 novembre)
  47. ayin shin lamed (Asaliah), pace interiore, al fine di aiutare il processo di guarigione dell’umanità (5-9 novembre)
  48. mem yud hey (Mihael), vedere meglio le situazioni (10-14 novembre)
  49. vav hey vav (Vehuel) fare chiarezza dentro di sé (15-19 novembre)
  50. dalet nun yud (Daniel), Fare chiarezza attorno a sé (20-24 novembre)
  51. hey ket shin (Hahasiah) eliminazione sensi di colpa (25-29 novembre )
  52. ayin mem mem (Imamiah), accendere l’amore per Dio (30 novembre 4 dicembre)
  53. nun nun alef (Nanael), agire in modo disinteressato (5 dicembre 9 dicembre)
  54. nun yud taf (Nithael), abituarci alla morte, per ricongiungerci meglio al divino (10-14 dicembre)
  55. mem bet hey (Mebahiah), portare alla luce l’inconscio (5-19 dicembre)
  56. pey vav yud (Poiel) equilibrio interiore (20-24 dicembre)
  57. num mem mem (Nemamiah), penetrare nella coscienza (25-29 dicembre)
  58. yud yud lamed (Ieilael), tagliare i ponti con sentimenti negativi (30 dicembre – 3 gennaio)
  59. hey resch keth (Harael), aiuto nei momenti di disperazione (4 gennaio 8 gennaio)
  60. mem tsadikh resch (Mitzrael), libertà ed energia (9 gennaio 13 gennaio)
  61. vav mem bet (Umabel), purificare le emozioni (14-18 gennaio)
  62. yud hey hey (Iahhlel), legame tra genitori e figli (19-23 gennaio)
  63. ayin nun vad (Anauel), gratitudine verso Dio (24-28 gennaio)
  64. mem khet yud (Mehiel), sviluppare carisma (29 gennaio 2 febbraio)
  65. daled mem bet (Damabiah), comprendere l’unità del tutto (3-7 febbraio)
  66. mem nun kuf (Menakel), auto responsabilità (8-12 febbraio)
  67. alef yud ayin (Eiael), comprendere la natura del tempo (13-17 febbraio)
  68. khet bet vav (Habuhia), comunicare con le anime dei defunti (18-22 febbraio)
  69. resch alef hey (Rochel), ritrovare il proprio percorso spirituale (23 – 27 febbraio)
  70. yud bet mem (Iabamiah), ordine interiore dal caos esteriore (28 febbraio – 4 marzo)
  71. hey yud yud (Haiaiel), sviluppare intuizioni (5-9 marzo)
  72. mem vav mem (Mumiah), purificazione spirituale (10 marzo 14 marzo)

Ciascuno di questi nomi viene anche considerato un angelo custode, che presiede ad un particolare periodo dell’anno ma anche a particolari ore della giornata.

►Meditando e fissando le lettere, ricorda continuamente Dio e l’amore di Dio. Fa in modo che il tuo pensiero non sia separato da Dio.
Se vuoi conoscere il segreto di come legare la tua anima in alto e unire il tuo pensiero a Dio, cosicchè per mezzo di questa continua contemplazione tu raggiunga incessantemente il mondo che verrà, e cosicchè Dio sia con te sempre, in questa vita e nella prossima, allora poni davanti agli occhi della mente le lettere del nome di Dio, come se fossero scritte in un libro a caratteri ebraici. Visualizza ogni lettera che si estende all’infinito. Ciò che voglio dire è questo. Quando visualizzi le lettere, concentrati su di esse, con gli occhi della mente, mentre contempli l’infinità. Tutt’e due insieme: fissare e meditare.

Daniel Matt, L’essenza della cabala, il cuore del misticismo ebraico.

►L’intera Torah è composta dai nomi di Dio, e perciò salva e protegge l’uomo.

Sepher simmus theillim





[1] Daniela Abravanel, Cabala e trasformazione con le lettere ebraiche.
[2] Basti pensare che la famosa formula magica Abracadabra, conosciuta fin da piccoli perché tramandata nelle fiabe e pronunciata da maghi e streghe, significa in lingua ebraica “io creo con le parole” ed è la parola con cui Dio iniziò la creazione e deriva dall’espressione aramaica avarà ve devarà (Moni Ovadia, Vai a te stesso, pag. 123).
[3] Neppure avendo studiato nel più prestigioso istituto di orientalistica si sarebbe totalmente legittimati a pensare di capire e tradurre l’ebraico biblico, perchè quella lingua è sacra, e può essere indagata solo all’interno della spiritualità da cui promana. Quella spiritualità non è una qualsivoglia filosofia dello spirito ma una radicale ortoprassi. Quindi neppure gli israeliani possono penetrarla per il solo fatto di essere dei madre lingua, perché l’ebraico biblico è lingua santa, l’ebraico moderno no. (Moni Ovadia, Vai a te stesso, pag. 106)
[4] Dag e Alberto Tessore, Dialogo sull’Islam tra un padre e un figlio.
[5] Il racconto è splendidamente narrato in: Jiri Langer, Le nove porte, I segreti del Chassidismo, pag. 134.

[6] Burrini, I grandi temi della mistica ebraica.
[7] Scholem, La cabala, pag, 345 e ss.
[8] Hans Kung, Ebraismo, pag 417.
[9] Moni Ovadia, Prefazione a: Laura Quercioli Mincer, 101 storie ebraiche.
[10] Vedi ad esempio in tal senso il libro di Pranaitis, I segreti della dottrina rabbinica. 

13 commenti:

laurama ha detto...

Buongiorno Paolo, ho trovato questo capitolo particolarmente interessante, senza voler sminuire però con questa mia affermazione quello sull'Islam, il fatto é che la storia ebraica la conosco di più. Volevo chiedere se nel tuo libro hai trattato anche dei VEDA.
Anzi, potresti pubblicare l'indice del libro così almeno si conoscono tutti gli argomenti? Ringrazio.

Anonimo ha detto...

Grazie per tutto ciò che condividi gratuitamente, oggigiorno è un gesto rivoluzionario!

GAAEL ha detto...

Ma allora anch'io sono un eversore, condivido gratuitamente il terzo Testamento! 666

Anonimo ha detto...

Grazie a Dio che Dio non esiste!

Osho


Questo è il problema FONDAMENTALE (ma non solo ) delle religioni, soprattutto le monoteiste.

Non esiste un "creatore", per cui anche il termine "creazione" è errato.
Esiste la - VITA - che nasce dall' UNICA POSSIBILE REALTA', ossia dalla composizione di due elementi ASSOLUTI, OPPOSTI ma COMPLEMENTARI, e che si esprimono, nel loro COMBINARSI in GRADI diversi, in una immensa VARIETA' di FORME e GRANDEZZE; in un punto PROPIZIO, INTERMEDIO, tra lo SPAZIO INFINITO ed il SUO CENTRO.

"Ed oltre il sole, ai confini col nulla...."

Lilith

carmelo maria carlizzi ha detto...

Caro Paolo mi piace esprimerti la mia condivisione e ringraziamento per la tua iniziativa di pubblicare sul sito i diversi capitoli della tua Storia delle religioni. Me ne avvarrò per quanto sto scrivendo sulle vicende del Mostro di Firenze e successori. Anche Gabriella pubblicò ed è ancora possibile leggere integralmente e gratuitamente "Il mistero di Giusto", cliccando sul link corrispondente, un suo libro-messaggio del 1992 sul nostro sito www.lagiustainformazione2.it
Il tuo è anche un gesto di armonia e pace che simbolicamente si inserisce nella dinamica universale attuale di popoli in cammino gli uni verso gli altri, dinamica che purtroppo determina da tempo stragi e contrasti speculativamente ispirati da chi non è né cristiano, nè musulmano, nè ebreo... ma è sicuramente interessato a impedire l'inevitabile smascheramento delle grandi e antiche verità da millenni occultate.

Anonimo ha detto...

Che lavoro certosino, Paolo!

Anonimo ha detto...

La religione dice ama il prossimo tuo come te stesso.
Ma cosa succede se il prossimo lo amo più di me stesso?

Anonimo ha detto...

@ Anon 13:36
Pare sia successo una sola volta e dicono sia morto in croce e poi resuscitato. Se poi intende se stesso o altri nel mondo di oggi, la prego di contenersi e non farci ridere.

Anonimo ha detto...

Ciao Paolo Franceschetti: mi spiace ma l'Ebraismo è la religione della Legge; il Cristianesimo è la religione dell'Amore e l'Islam la religione della Conoscenza. Sono le 3 dee tra cui Paride dovette scegliere "la più bella"; peraltro essere la "religione dell'amore" rende il Cristianesimo più diffuso ma certamente non "la scelta migliore". Questo dipende dalle persone. L'Amore va bene ma senza Legge diventa passione incontrollata, e senza Conoscenza può diventare amore per qualunque porcheria. La Legge, l'Amore e la Conoscenza sono le tre Fasi dell'evoluzione dell'essere umano verso l'illuminazione (Cieli di Mercurio, Venere e Sole). Anche se per vie sotterranee le tre religioni si sostengono a vicenda, all'insaputa dei loro seguaci, ma non di chi li dirige VERAMENTE sul piano spirituale.
Davide

Anonimo ha detto...

dopo l'ISLAm "buono", ecco l'ebraismmo "santificato".... quindi i cattivoni sono i cristiani ed i cattolici in particolare ?!?!?!

ecco un esempio di ODIO anti cristiano... quello che tanto propaganda la massoneria... di cui questo sito é voce ridicola, ma assai fedele (direi schiava come tutte le propaggini massoniche)...

COMPLIMENTONI !!!

Al ha detto...

Caro Paolo Franceschetti,l'articolo sarebbe anche interessante se non fosse per le varie,troppe inesattezze che lo rendono illeggibile;ad esempio il candelabro come lei lo ha definito,non ha sei braccia ma sette e viene appunto chiamato "settenario". Cari saluti

Paolo Franceschetti ha detto...

Si hai ragione. Nel libro pubblicato infatti sono apportate numerose correzioni

stefano melis ha detto...

Ciao Paolo, grazie per il bell'articolo. Anche io come te, e vedo alcuni altri qua, mi interesso degli aspetti più intimi della nostra vita. Cosa altro dobbiamo cercare?? Vorrei invitarti, e chi fosse interessato in generale, ad approfondire la questione seguendo Prof.M. Laitman perchè ultimamente stà spiegando in modo molto semplice tutto ciò che è connesso al delicato periodo di transizione che l'umanità sta attraversando, passando per lo scopo della creazione stessa, il ruolo degli ebrei e la causa'dell'antisemitismo, la nascita e la funzione delle religioni rivelate, la crisi sociale ed il metodo per uscire da essa velocemente, tutto dal punto di vista della Kabbalah. Nel caso possa interessarti la cosa, sono a disposizione per suggerirti dove trovare il materiale completamente graatuito- audio/video/ testo- senza dover cercare tra la grande mole di materiale presente sul web. A tua/ vostra disposizione.

Un caro saluto.

Stefano