venerdì 31 maggio 2013

Prossime date di presentazione del libro





Curtarolo (PD), 4 giugno, ore 20:45 presso il Ristorante "Falco d'oro", organizzato da Realtà allo specchio.

Aosta, 6 giugno, ore 20:30 presso Cafè Libraire, Place Roncas.

Marina Romea (RA), 25 giugno, ora e luogo da comunicare.

Trento, 27 giugno, ore 20:30 presso Sala della circoscrizione Santa Chiara.


Oggi, venerdì 31 maggio, a Roma, ore 18, presso la libreria IBS in via Nazionale, presenterò il libro di Emanuele Boccianti e Sabrina Ramacci "Italia giallo e nera", edito da Newton e Compton.



PS. Per pietà, evitate i commenti al video, che non l'ho fatto io.



Aosta 6 giugno - Presentazione del libro "Sistema Massonico e Ordine della Rosa Rossa"



mercoledì 29 maggio 2013

Border nights puntata 89.

Inizio con Ginevra Di Marco e "Montesole".
La musica di Schiller "The Silence" introduce il collegamento con Paolo Franceschetti con il quale si parlerà di
- suicidi e crisi economica,
- religioni,
- ultimi fatti di sangue a livello internazionale,
- libro su Rino Gaetano scritto dal collega Mautone.
- Poi domande e risponde con le email degli ascoltatori.
- Nella seconda parte incontro con Simonetta Magni con cui parleremo di India, reincarnazione, Sai Baba.
Chiude Eros Ramazzotti, "Con gli occhi di un bambino". Per commenti e domande scrivere a: bordernights@virgilio.it raggiungici nel gruppo Facebook: Border Nights


http://www.spreaker.com/user/bordernights/border_nights_puntata_89_28_05_2013



Padova 4 Giugno - Presentazione del libro "Sistema Massonico e Ordine della Rosa Rossa"



Curtarolo (PD) - martedì 4 Giugno

Presentazione del libro
"Sistema Massonico e Ordine della Rosa Rossa"


Conferenza di Paolo Franceschetti

organizzata dall'Associazione Realtà allo Specchio


Si parlerà dell’influenza della massoneria e della chiesa nella manipolazione delle masse.


4 Giugno 2013 - ore 20:45

presso Ristorante Falco d'Oro
via S. Andrea 10
Curtarolo (PD)



venerdì 24 maggio 2013

Massoneria, Chiesa Cattolica, New Age, NWO, e il vero messaggio cristiano.



Paolo Franceschetti

INDICE

1. Premessa.
2. Il messaggio cristiano, induista, buddhista e musulmano. 
2.1. Il vero messaggio di Cristo. 
2.2. La meta finale, per il cristiano, per il buddhista, per linduista e per lislamico. 
2.3. Gli strumenti per l’unione con Dio nelle varie religioni: preghiera, meditazione, mantra.
3. NWO, New Age e religione unica mondiale.
4. Gli studi sulla figura di Gesù.
5. Politica e spiritualità. Potere temporale e potere spirituale. 
5.1. Prima tappa. L’introduzione dell’elemento spirituale in politica. Il periodo dellegemonia della Chiesa cattolica romana.
5.2. Seconda tappa. La separazione del potere temporale da quello spirituale. Il periodo dellegemonia della Massoneria.
5.3. Terza tappa. La reintroduzione dell’elemento spirituale in politica e nella società. Il futuro (?)
6. Alcuni esempi.
7. Lettera da un massone di 19 anni.
8. Poscritto finale. Un articolo di Piero Cammerinesi


1. Premessa.

Scrivo questo articolo per precisare alcuni concetti, a seguito delle polemiche che su alcuni siti o sulla mia pagina facebook hanno suscitato alcuni miei articoli, che sono stati in gran parte mal compresi.
Le sciocchezze che leggo ogni tanto sono le seguenti (le cito in ordine di grandezza della stronzata):
- Io, nei miei articoli, sosterrei che la massoneria detiene la verità su Cristo e che un giorno essa la rivelerà al mondo, svelando il vero messaggio di Cristo.
- La massoneria vuole il NWO, quindi il NWO è satanico; siccome poi io aderisco ad un’organizzazione buddhista che appoggia l’ONU e il NWO, non solo sono satanisti tutti i seguaci di questa organizzazione, ma ovviamente lo sono anche io.
- Nel concetto di NWO rientra anche l’idea di una religione unica universale; inevitabilmente, per qualcuno, religione unica universale significa religione satanica

Allora facciamo un po’ di chiarezza non solo sul “reale messaggio di Cristo” ma anche sui rapporti tra NWO e massoneria, tra New Age, NWO, massoneria e cristianesimo, premettendo fin da subito i risultati cui perverremo in questo articolo:
- Il vero messaggio di Cristo è stato già divulgato da secoli, ed esso è ben presente non solo a molti cristiani o cattolici (non alla maggioranza purtroppo) ma anche alla massoneria; ma è un messaggio che è ben conosciuto da sempre e che anche oggi è sotto gli occhi di tutti.
- Il NWO non è perseguito solo dalla massoneria, ma anche dalla Chiesa cattolica e dalle principali confessioni cristiane; in questo quindi l’organizzazione cui aderisco non differisce in nulla dalla Chiesa cattolica, dalla massoneria, o anche solo da tutti quegli atei che appoggiano partiti che poi, in ultima analisi, vogliono lo sfascio dell’Italia e dell’Europa.
- Per religione unica universale non deve necessariamente intendersi una religione “satanica” ma anche cristiana, nel senso che andrò a spiegare.


2. Il messaggio cristiano, induista, buddhista e musulmano.

2.1. Il vero messaggio di Cristo.

Chiariamo subito due punti.
Non ho mai detto che il vero messaggio di Cristo verrà rivelato dalla massoneria, ma casomai che la massoneria ne detiene il segreto; il punto però è che questo segreto è detenuto anche dalla Chiesa cattolica e dalle altre confessioni cristiane.
L’altro punto è che tale messaggio non ha bisogno di essere rivelato, perché è già sotto gli occhi di tutti da secoli, lo è da quando Cristo in Palestina ha diffuso il suo messaggio, ed è un messaggio che è sempre stato chiaro e sotto gli occhi di tutti.
Per comprenderlo non c’è bisogno di complicate esegesi bibliche, di ascoltare interminabili discorsi o leggere lunghe encicliche, ma è sufficiente prendere uno qualsiasi dei Vangeli, anche apocrifi o gnostici, per leggere quello che, come disse espressamente Cristo, era un “comandamento nuovo”: “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” e “ama il prossimo tuo come te stesso”.
Il suo messaggio è l’amore quindi. Un amore che sarà tanto new age, come dicono alcuni miei contatti facebook o i detrattori di tutto ciò che non è etichettabile entro una religione organizzata, ma che, come contenuto, è un messaggio molto chiaro: amore per se stessi, prima di tutto; e poi amore per gli altri, per il diverso, anche, paradossalmente, per il delinquente o per il proprio nemico (ama il tuo nemico, benedite coloro che vi maledicono; Mt, 44).
Che l’amore non sia un concetto new age, lo dimostra a tacer d’altro il fatto che la prima enciclica di Benedetto XVI si intitolasse proprio “Dio è amore”; l’enciclica comincia con “Dio è amore, chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4,16)

Tale messaggio è identico al messaggio di fondo e agli insegnamenti dell’induismo e del buddhismo.

Il messaggio centrale del buddhismo è la pace e la compassione per tutti gli esseri viventi, animali e piante comprese.

Ma anche il messaggio centrale dell’induismo è identico. La Bhagavad Gita dice che l’uomo deve ispirarsi a saggezza, amore, comprensione, gentilezza, tolleranza. Tra l’altro un parallelo tra la religione cristiana e quella induista porterebbe facilmente a concludere per la quasi uguaglianza delle due religioni; anche l’induismo infatti contempla un Dio che fa scendere sulla terra i suoi figli (BG, 4, 7-8) e Krishna (il cui nome ha una curiosa assonanza con Cristo) è il figlio di Dio, con la differenza che qui è chiamato Visnu.

Il discorso si complica un po’ per la religione ebraica e musulmana, perché i principali testi di riferimento di questa religione si prestano ad interpretazioni contraddittorie; il Corano unisce sure in cui si parla dell’amore di Allah per tutti e della compassione per tutti gli esseri, a sure in cui sembra incitare alla violenza, inesistenti in testi induisti e buddhisti, o nel Vangelo; a ben guardare, però, incita sempre alla lotta come “difesa” e non come “offesa” (lo stesso concetto di “guerra santa” è identico a quello della “guerra giusta” di matrice cristiana occidentale).
In realtà l’Islam ha una tradizione di tolleranza e di pace superiore a quella di altre religioni (i regni arabi dell’Europa erano tra i più tolleranti in assoluto con le altre confessioni), ben riassunta nella sura 5,48: “A ognuno di voi abbiamo assegnato un rito e una via, ma se Dio avesse voluto avrebbe fatto di noi un’unica comunità e se non l’ha fatto è per mettervi alla prova in quel che vi ha donato. Fate a casa nelle cose buone, tutti ritornerete a Dio ed egli vi informerà su ciò di cui discordate”.
Se poi ogni tanto qualche arabo in nome di Allah uccide un occidentale (come nel recente fatto di Londra), ammesso e non concesso che non si tratti di un false flag, questo non è diverso dal serial killer che in nome di Cristo sgozza le prostitute, o dall’occidentale che va a portare la democrazia altrove a suon di cannoni.

Anche l’Antico Testamento si presta a interpretazioni contrastanti mischiando espressioni di amore (“la tua bontà è grande fino ai cieli”, Sal. 57,11) ad espressioni di odio (“un Dio geloso e vendicatore è il Signore, pieno di sdegno; il signore si vendica degli avversari…”, Naum, 1, 2).
Tralasciamo quindi il discorso dell’ebraismo per concentrarci sulle altre religioni, anche se, per capire come tutto sia relativo, sarebbe sufficiente leggere i libri sulla Cabala di Yehuda Berg, per capire come tutto dipenda, in ultima analisi, dell’interpretazione dell’uomo e non ci vuole molto a capire che larghi settori dell’ebraismo praticano una religione di amore con concetti identici.

2.2. La meta finale, per il cristiano, per il buddhista, per l’induista e per l’islamico.

Le varie religioni non sono altro che strade diverse per raggiungere un’unica vetta: il ricongiungimento con Dio.

Per i cristiani, e secondo quello che è il messaggio di Cristo (anche questo non equivocabile, essendo presente nel Vangelo), per unirsi a Dio occorre imitare Cristo, in tal modo ricongiungendosi al Padre. Trovare Dio è fare la volontà di Dio ed essere in unione con Dio.

Lo stesso discorso vale per l’induismo ove, nella Bhagavad Gita, Brahma dice: “Colui che, colmo di fede e amore, diviene completamente assorto in me, io lo considero più di ogni altri in sintonia con il mio pensiero che conduce alla perfezione” (6,47).

Per il buddhismo il discorso è un po’ più complicato perché nel buddhismo tradizionale, hinayana e theravada, non si parla mai di Dio. A tal proposito però credo che il concetto di Dio del buddhista possa essere ben riassunto nella parabola ove un monaco chiede a Buddha “perché non parli mai di Dio?”; e lui rispose “sono troppo impegnato a viverlo”.
In un altro racconto sulla vita di Buddha, tre uomini andarono da Buddha chiedendogli se esisteva Dio. Certo che esiste, rispose Buddha al primo, che se ne andò contento. No, non esiste, rispose al secondo. Al terzo non rispose nulla, al ché l’uomo si sedette accanto a lui e rimase in silenzio con lui per ore; a un certo punto si alzò e disse “grazie”. Un monaco chiese allora “ma perché hai dato tre risposte diverse?”; e Buddha rispose “perché i primi due volevano sentirsi dire quello che ho detto, non avrebbero percepito una risposta diversa, e la loro comprensione del problema di Dio sarebbe stata solo intellettuale; il terzo invece voleva percepire Dio, e io gliel’ho fatto sentire”.
In altre tradizioni buddhiste ci si avvicina leggermente di più a quello che è il concetto di Dio occidentale; in particolare nel Sutra del Loto che al capitolo 16 dice: “Io sono il padre di questo mondo. Io non mi estinguo. La lunghezza della vita è senza misura ed esisto da sempre”, affermando il concetto che il Buddha compare in epoche diverse, e presso popoli diversi, sempre adeguando i suoi costumi e il suo insegnamento al tempo e al luogo in cui compare.

Nell’Islam il fedele deve cercare l’unione con Dio; la stessa parola Islam viene tradotta con un termine simile allo Yoga, unione con Dio. E Dio ha rivelato la verità del monoteismo per bocca di Abramo, i dieci comandamenti tramite Mosè, e la regola dell’amare gli altri come noi stessi per bocca di Gesù (Smith, pag. 308).

In tutto questo è facile vedere che la New Age, sia pure con le dovute distinzioni, in genere tende a introdurre il concetto di amore universale. E a me sfugge tuttora in cosa alcuni “cristiani” vedano questo come una cosa negativa.

2.3. Gli strumenti per lunione con Dio nelle varie religioni: preghiera, meditazione, mantra.

Apparentemente le tre religioni, identiche nel messaggio di fondo, sono diverse nello strumento con cui l’uomo può raggiungere l’unione con Dio.
L’induismo infatti usa lo yoga (che non a caso significa unione, e precisamente unione con Dio) e/o i mantra.
Il cristiano usa la preghiera, come l’islamico.
Il buddhista usa la meditazione.

Anche qui la differenza tra le tre religioni è solo apparente.
Intanto anche nella tradizione cristiana esistono “esercizi spirituali” come quelli di Ignazio di Loyola, o quelli che praticava Teresa D’Avila, che sono nient’altro che forme di meditazione. Inoltre alcune preghiere sono anche, in realtà, dei veri e propri mantra, specie quelli recitati in latino e in greco (ad esempio il Kyrie eleison). Alcune preghiere quindi sono sia modi di rivolgersi a Dio, sia allo stesso tempo dei mantra.

I mantra induisti e/o buddhisti sono anche, quasi sempre, preghiere con un significato specifico. Nam Myoho Renge Kyo, ad esempio, significa “mi uniformo al ritmo dell’universo”; mentre il famosissimo Om Namah Shivaya significa “mi affido a te, o Dio”; il famoso OM è il suono primordiale da cui l’universo ha tratto la vita, il suono della creazione (che ricorda la parte della Genesi che dice “in principio era il verbo, e il verbo era Dio e il verbo era presso Dio); il mantra Hare Krishna significa “sia lode a Krishna”, e così via.

Il karma yoga induista, invece, che mira a trovare l’unione con Dio nelle piccole attività quotidiane e nel lavoro, ha molti punti in contatto con la meditazione zen e la tecnica della presenza mentale, ma guardando la cosa con lenti meno miopi del normale, si vedrà come queste tecniche hanno molto in comune con il concetto del lavoro come mezzo per servire Dio che è proprio di Escrivà de Belaguer.

Il Corano altro non è che la somma di regole per mettere in pratica gli insegnamenti di Abramo, Mosè e Gesù, tramite i cosiddetti 5 pilastri, che consistono in: preghiera, pellegrinaggio, professione di fede, carità, e osservanza del Ramadan.

Il problema delle religioni non è il messaggio ma il messaggero; e non è la tecnica, ma il fine verso cui la tecnica viene diretta.
Il samurai che aderisce al buddhismo zen non ha capito nulla del buddhismo e utilizza un mezzo nato per un fine, per scopi completamente diversi; stesso discorso vale per chi aderisce all’Opus Dei per fini di potere, e per tutti quei cattolici che in nome di Cristo appoggiano guerre, fomentano odi, divisioni e intolleranza.
Scopo di tutte le religioni è trovare la strada che conduce a Dio e permettere l’unione dell’uomo con il divino; le strade poi sono anche simili nei loro approcci. Purtroppo ciò che varia è l’interpretazione che l’uomo ha dato a questa “unione” e a queste “strade”, che vengono utilizzate come mezzo di divisione anziché di unione, perseguendo in questo modo un fine completamente opposto rispetto all’idea di chi le ha create, e dimenticandosi che Dio, qualunque sia il concetto che si abbia di lui, è il creatore anche del nostro nemico, e che noi siamo una goccia d’acqua nell’oceano rispetto all’immensità della creazione, e che ergerci ad arbitri del giusto e dell’ingiusto, di ciò che è satanico e di ciò che è divino, arrivando al punto di uccidere chi la pensa diversamente da noi, e di scatenare una guerra o una campagna di odio sol perché un “islamico” ha tagliato la testa a un militare, significa – questo sì – elevarci a Dio ed avere la presunzione di sapere cosa è giusto e cosa non è giusto.

Il discorso relativo all’unità delle religioni era invece ben presente a Templari e Rosacroce, che infatti avevano molti contatti e scambi culturali e di altro tipo con i Sufi.
E non a caso secondo alcuni ricercatori i Rosacroce (quelli veri, bianchi, e cristiani in senso autentico) oggi si sono sciolti e si sono trasferiti in Oriente; perché per il vero rosacroce, come per il vero sufi, come per il vero yogi, non c’è differenza di fine tra religione e religione.
Solo per fare alcuni esempi:
Paramahansa Yogananada era uno yogi indiano, ma ha scritto diversi libri sul cristianesimo, e in particolare un commentario al Vangelo in quattro volumi; mentre il suo allievo Swami Kriyananda ha scritto “La rivelazione del Cristo” dove commenta i vari passi del Vangelo;
Gabriele Mandel era un sufi, e ha scritto libri su Buddha, sull’Islam, sul sufismo e sull’induismo, per toccare anche temi di ebraismo.
Massimo Scaligero ha scritto “Dallo Yoga alla Rosacroce” che ben riassume già nel titolo il pensiero e la visione di un rosacroce occidentale.
René Guénon, massone che veniva dalla tradizione occidentale, si convertì all’islamismo.
Rudolf Steiner, il fondatore dell’antroposofia, rosacroce e quindi mistico cristiano, scrisse “Da Gesù a Cristo”, ma anche “Buddha”, dove affermava che il Buddha fosse il precursore del Cristo.

In altre parole, i più grandi pensatori e mistici di tutti i tempi hanno trasceso il problema della singola religione, per fare un discorso unitario, vestendo di volta in volta i panni del cattolico, dell’induista o del buddhista, solo pro forma e per accontentare l’esigenza di etichetta che è propria delle persone meno evolute.
Ricordo un po’ di anni fa a tal proposito un discorso di Carpeoro che all’epoca non capii, e che comprenderò anni più tardi; parlando di Yogananda, che era un rosacroce, mi disse che anche Giovanni XXIII era un rosacroce, e al mio stupore mi disse: “Di che ti stupisci? A quei livelli di conoscenza spirituale e di elevazione dello spirito, la differenza tra musulmano, induista, cristiano, svanisce. Se esiste una verità, quella verità è unica e vale per tutti, e se esiste un Dio è il Dio di tutti, e per le persone più elevate queste differenze non esistono; ecco perché Templari e musulmani convivevano pacificamente”.


3. NWO, New Age e religione unica mondiale.

Il messaggio di fondo di tutte le religioni, quindi, è identico: l’amore.
Da questo punto di vista allora, l’idea di una religione unica mondiale non è un male in sé. Perché religione unica mondiale non significa una religione che adori un Dio unico, con regole uguali per tutti, ove chi dissenta viene punito o, peggio, una religione ove tutto è permesso compreso l’omicidio. Significa invece un mondo dove regni l’amore e la concordia, e si permetta a tutti di professare la religione che crede, con gli strumenti che crede e che meglio si adattano ai suoi usi e costumi, ove però ci sia accordo sui fondamenti che uniscono tutte le religioni: l’amore, la pace, la fratellanza.
Va poi sottolineato con grande chiarezza che l’idea di strade diverse per un’unica meta, il ricongiungimento con Dio, non è tipica della New Age, come i fondamentalisti cattolici vorrebbero affermare.
Al contrario, è un’idea presente anche in tutte le religioni principali, musulmana, buddhista, e induista.
Nell’induismo abbiamo il concetto di Sanaatan Dharma, cioè di verità immortale unica per tutti gli esseri viventi e tutte le religioni.
Nel Sutra del Loto buddhista si dice espressamente come la storia di Buddha e della sua illuminazione sia solo un espediente per adattarsi alla mentalità dell’epoca e al luogo in cui quella dottrina nacque, ma che la verità è una sola e superiore alle singole religioni.
Nel Corano c’è la sura citata prima, la 5,48, che dice espressamente che, se Dio avesse voluto, avrebbe creato una sorta di religione unica.
In sostanza gli unici che contrastano ferocemente il concetto di religione unica sono i cattolici, per una loro personale interpretazione dei Vangeli che invece, a leggerli attentamente, si prestano a una lettura assolutamente diversa.

Anche l’idea di un mondo unito, senza guerre, senza discriminazioni, in cui non esistano paesi poveri e paesi ricchi, ma ci sia un unico stato, è, di per sé, affascinante.
L’idea di un’unione europea, ad esempio, di una moneta unica, ecc., è bellissima, quasi utopistica.
Il problema ancora una volta non è l’idea in sé, ma la sua applicazione.
I primi rosacroce, coi loro manifesti del 1614, o in altre opere rosacrociane, come “La città del Sole” di Campanella, avevano l’idea di un mondo unito, sì, ma un mondo di pace e armonia; purtroppo la segretezza delle prima confraternite rosacrociane e templari ha fatto sì che al loro interno potessero prevalere le componenti nere, quelle cioè che non esitano e non hanno esitato a ricorrere alle guerre, all’omicidio, alle stragi, ai genocidi, pur di arrivare all’obiettivo finale del NWO.

Il problema del NWO, quindi, non è il NWO in se stesso, come il problema dell’Unione Europea non sta nell’unione in sé; il problema sta invece nella sua applicazione, nel fatto che non si esita a gettare sul lastrico milioni di famiglie pur di arrivare al risultato (“l’Europa ha bisogno di crisi”, dice Monti nella famosa intervista), nel fatto che pur di uniformare il mondo si stanno uniformando usi e costumi, a scapito delle tradizioni locali, e massacrando le popolazioni più povere e indifese nel silenzio complice dell’ONU e dei mezzi di informazione.

Quanto alla Chiesa cattolica – questo è bene sottolinearlo ai tanti fondamentalisti cristiani che leggeranno questo mio articolo prendendolo per fuffa new age e satanica – è dichiaratamente a favore del NWO, come ha detto espressamente papa Ratzinger in un discorso che troverete nel video alla fine di questo articolo.

Occorre inoltre considerare che la corsa sfrenata al NWO non può ormai essere fermata perché è in corsa da secoli, ed è troppo tardi ormai per opporsi, come è impossibile tornare indietro dall’Unione Europea.
La soluzione è un’altra, ed è nella pace, nell’amore, nella concordia. Prima la gente capirà questo concetto, prima il mondo cambierà.
A quel punto, poca differenza ci sarà tra uno stato unico a livello mondiale, o tanti stati che comunque coopereranno tra loro in armonia e serenità.


4. Gli studi sulla figura di Gesù.

La massoneria non rivelerà quindi il vero messaggio di Cristo; questo è stato sempre ben chiaro e sotto gli occhi di tutti, anche perché identico a quello di altre religioni.
Se il nucleo centrale del messaggio cristiano si è perso di vista, è per due fattori.
Innanzitutto perché la Chiesa cattolica (ma anche altre confessioni) lo ha volutamente stravolto e anziché applicarlo a tutti, indistintamente, nemici compresi, lo ha applicato in modo distorto, arrivando a giustificare i roghi e gli stermini degli eretici e le guerre.
In secondo luogo perché la moltitudine di dogmi, regole, distinzioni, sottodistinzioni, precisazioni, studi, controstudi teologici, ecc., ha fatto perdere di vista il messaggio centrale; i cristiani sono arrivati a discutere e dividersi, e a farsi guerre uccidendosi tra loro, per motivi come il primato del Papa, la divinità di Cristo, e addirittura il mistero della transustanziazione del Cristo nell’Eucarestia.
Il risultato è che oggi si può acquistare in libreria un testo come “Cristianesimo” a cura di Giovanni Filoramo che è professore di Storia del cristianesimo all’università, e nell’indice analitico non compare la parola “Amore”.
Casomai, se c’è qualcosa che la massoneria (ma sarebbe più corretto dire i Rosacroce originari) detiene relativamente alla figura di Cristo, sono altri particolari del suo messaggio, connessi al suo significato esoterico; tali particolari sono contenuti nel Vangelo secondo Giovanni, quando lo si interpreti non alla lettera ma in chiave esoterica.
Non a caso la massoneria festeggia il 24 giugno, festa di San Giovanni.

Da qualche decennio è ormai in atto irreversibilmente una reviviscenza degli studi sulla figura di Cristo, e molti iniziano a leggere i Vangeli gnostici e apocrifi per conoscere più a fondo la vita e le opere di un personaggio che, volenti o nolenti, ha cambiato le sorti del mondo occidentale e non solo.
Se per secoli la Chiesa cattolica ha impedito di accedere a qualsiasi altra fonte che non fossero i Vangeli classici, oggi finalmente si è liberi di leggere qualsiasi cosa su Cristo, dai vangeli gnostici e apocrifi nella loro originalità, agli studi sulle figure di Giacomo e Giovanni, ai lavori effettuati tramite lettura dell’Akasha di Daniel Givaudan, passando per i commenti ai vangeli di Alejandro Jodorowsky, Osho, o Yogananda.
L’innovazione è notevole, perché testi “ortodossi” come “Cristianesimo” di Umberto Galimberti sono idonei a rendere atea anche la persona più religiosa per la noia che ispirano e per i concetti che vi sono contenuti (ove leggo testualmente che “prima del Cristianesimo, quando il tempo non era cadenzato dall’attesa della salvezza ma dal ritmo della natura, la domanda del senso dell’esistenza non si poneva, come ancora oggi non si pone oltre i confini dell’area cristiana” (sic! pag. 390). Insomma, secondo l’autore solo i cristiani si pongono domande sul senso della vita. Induisti, buddhisti e musulmani no, hawaiani, nativi americani, africani… no. Solo i cristiani!!).
Al contrario, testi come “I vangeli per guarire” di Jodorowsky, o “Vi parlo di Gesù” di Osho, o “Le strade di un tempo. Memorie di un esseno” di Givaudan, sono idonei a far recuperare la spiritualità anche a chi l’aveva abbandonata da tempo, e a riaprire l’interesse sulla figura di Gesù. Un interesse però non statico o dogmatico, ma un interesse vivo, autentico, che vada alla ricerca del significato reale e più profondo del suo messaggio. Un libro come “Le strade di un tempo. Memorie di un esseno”, parla di amore dalla prima all’ultima pagina, si legge d’un fiato, appassiona come un romanzo. I libri ufficiali annoiano, intristiscono, e allontanano dalla spiritualità le persone.
E questa possibilità di lettura e di ricerca, oggi la abbiamo solo grazie all’apertura laica data alla società da parte della massoneria; grazie al fatto, cioè, che oggi non si viene più messi al rogo se si dubita della verginità della Madonna, della castità di Cristo, o di altri dogmi che sono stati imposti dalla Chiesa nei secoli senza nessuna possibilità di contraddittorio.


5. Politica e spiritualità. Potere temporale e potere spirituale.

Affinché sulla terra possano regnare la pace e la concordia sarà necessario che i politici, e quindi chi governa, siano dotati di una forte carica spirituale.
Le scelte politiche, dovranno sempre, inevitabilmente, essere anche scelte spirituali.
E gli elettori dovranno e potranno scegliere in base a valori spirituali.
Scegliere in base a valori spirituali significa scegliere la cosa migliore per la collettività indipendentemente dal vantaggio per se stessi; e introdurre la spiritualità in politica significa avere dei politici che pensino al benessere collettivo e non al loro, e che prendano la politica come un servizio, un sacrificio, e non come un potere e un vantaggio.
Purtroppo oggi la maggior parte della gente non ha la minima idea di cosa significhi “visione spirituale della vita”, e quindi non avendo la minima idea di cosa sia un “politico spirituale” non riesce nemmeno a riconoscerlo.
Per farci un’idea di un politico dotato di spiritualità si deve pensare a Gandhi, al Dalai Lama, o a J. F. Kennedy (i cui discorsi erano intrisi di spiritualità, anche se non erano percepiti come tali).
Per farci un’idea di un politico non spirituale è sufficiente prendere, a caso, un qualsiasi politico nostrano o americano e vedere la differenza.

La domanda cruciale è: come siamo arrivati a questo penoso stato di cose? E qual è il rimedio? Per la risposta rimando ad alcuni miei precedenti articoli.
Qui riprendo i discorsi fatti da un altro punto di vista, quello della separazione tra potere spirituale e temporale.

5.1. Prima tappa. Lintroduzione dell’elemento spirituale in politica. Il periodo dell’egemonia della Chiesa cattolica romana.

L’elemento spirituale, assolutamente presente nella cultura orientale e in molte culture primitive, era totalmente assente a Roma nel periodo precedente alla nascita di Cristo. La religione e i vari culti erano prevalentemente formali, un insieme di regole da seguire meccanicamente senza alcuna ripercussione spirituale sulla politica e sulla società. La spiritualità era appannaggio delle società segrete e misteriche, e quindi confinata in ambiti molto ristretti, cui potevano accedere solo alcuni iniziati.
Cristo invece introduce un forte elemento spirituale, e porta la spiritualità a chiunque e ovunque. Il suo messaggio era per tutti, comprensibile a tutti.
I primi cristiani vengono perseguitati non per le loro idee in sé (Roma era infatti tollerante in genere anche con i culti più diversi) ma per le ripercussioni politiche che esse avevano sulla società. L’importante, per i romani, era che i popoli assoggettati seguissero gli ordini della capitale.
Rifiutando la violenza e rifiutandosi di obbedire agli ordini dell’imperatore quando tali ordini contrastavano con la loro morale (i primi cristiani infatti si facevano uccidere piuttosto che rinnegare non solo la loro fede, ma anche i loro valori morali), Roma perdeva il suo potere su una larga fetta di cittadini.
Una persona veramente spirituale, infatti, non perde la sua forza anche quando si tenta di assoggettarla con la violenza (in questo è un esempio vivente il Dalai Lama, che non ha mai perso la sua visione compassionevole e il suo amore, anche dopo l’invasione del Tibet da parte della Cina).
Logicamente questo stato di cose non poteva andare bene ai romani, che dapprima perseguitano i cristiani.
Ad un certo punto, non riuscendo ad arginare il dilagare del messaggio cristiano, Roma decide di inglobare il messaggio di Cristo e dapprima rende lecita la religione cristiana, successivamente la rende religione di stato.
Lo scopo di questa operazione, ovviamente, non era di tipo spirituale (diffondere il messaggio di amore nel mondo) ma era soffocare la portata eversiva del messaggio ingabbiandolo in una rete di regole, di sopraffazione e di violenza.
Scopo della Chiesa romana fu quello di distruggere il messaggio di Cristo e soffocarne la portata eversiva. Per questo motivo la Chiesa ha sistematicamente distrutto tutti i portatori dell’autentico messaggio cristiano, ovverosia i Catari (considerati eretici), i Templari, Giordano Bruno, e chiunque potesse contribuire ad un risveglio delle coscienze.
In altre parole, per secoli il potere temporale e quello spirituale hanno viaggiato uniti, come dovrebbe essere perché si abbia un governo saggio e illuminato; ma la spiritualità di cui era intriso tale potere non era quello saggio e illuminato dell’amore di Cristo, ma un messaggio contrario, di odio e violenza perseguito con tenacia, non solo col massacro degli eretici dentro ai propri confini, ma anche con l’esportazione di tale massacro all’esterno distruggendo intere popolazioni perché “selvagge e pagane” e andando a liberarle nel nome di Cristo.

5.2. Seconda tappa. La separazione del potere temporale da quello spirituale. Il periodo dell’egemonia della Massoneria.

Il vero messaggio di Cristo, che coincideva, come abbiamo detto sopra, con il messaggio di fondo di altre tradizioni spirituali (amore, tolleranza, fratellanza universale), fu portato avanti in segreto dalla corrente giovannita, poi diventata rosacroce e templare.
Dal Concilio di Nicea in poi, furono quindi i Giovanniti che portarono avanti il messaggio cristiano.
Tale messaggio fu portato avanti però nel segreto iniziatico e all’interno delle società segrete; lo scopo finale dei Rosacroce, da Dante Alighieri per passare dai vari rosacroce del passato, fu distruggere la Chiesa cattolica per reintrodurre, con fatica e lentamente, il vero messaggio di Cristo (messaggio che, ricordiamolo ai fondamentalisti cattolici che leggeranno queste righe, non è tanto complicato, ma si traduce in una sola parola: Amore).
L’opera fu (e non poteva essere diversamente) lenta e faticosa.

L’obiettivo doveva essere perseguito a tappe.
Dapprima occorreva separare il potere temporale da quello spirituale, facendo passare l’idea che la politica debba occuparsi di politica, e la chiesa dello spirito. Solo in questo modo si sarebbe potuto creare una società laica, e si sarebbe potuto arginare il potere temporale e spirituale della Chiesa.
Le varie società segrete di origine giovannita, di cui la massoneria è l’erede, hanno dapprima laicizzato lo Stato, riuscendo a raggiungere risultati di non poco rilievo: la ricerca scientifica è potuta progredire anche quando contraddiceva i dogmi della Chiesa; altre forme religiose sono state introdotte in modo da poter professare in libertà anche culti alternativi; gli studi sulla figura di Cristo hanno potuto sbocciare finalmente in libertà, ecc.
Il periodo che sancisce in modo inequivocabile la vittoria delle società segrete sulla Chiesa cattolica è l’Illuminismo; tale epoca afferma infatti il predominio della ragione e della scienza, ma in realtà con tale nome si vuole sancire la vittoria degli “Illuminati”, la cui luce non è quella della scienza ma quella di Lucifero, che è, in effetti, il portatore di luce, ovverosia il portatore della conoscenza.

Solo successivamente, separato definitivamente il potere temporale da quello spirituale, si sarebbe potuto reintrodurre l’elemento spirituale in politica.

Il problema è che la separazione tra elemento spirituale ed elemento temporale è un trucco, un espediente, una falsità. E’ impossibile infatti separare la materia dallo spirito, perché la prima è figlia dell’altra e sono ciascuna espressione dell’altra. La persona spirituale non è tale solo quando va a messa o quando prega, per poi diventare materiale quando fa i conti della spesa o quando va al lavoro; la persona realmente spirituale è tale sempre, in ogni momento della giornata, anche quando è in fila nel traffico o quando sta lavando i piatti. E una società non può essere spirituale all’interno delle chiese e materialista dentro ai parlamenti o nelle fabbriche; una società spirituale lo è sempre, in ogni manifestazione della vita sociale, dagli algidi ministeri o dalla sfarzosa presidenza della repubblica, fin dentro alle carceri nel trattamento dei detenuti.
La separazione tra materia e spirito è quindi un inganno che è stato perseguito nei secoli per poter abbattere la Chiesa, e che ha però favorito la degenerazione della società e quindi l’attuale stato di cose: una società priva di qualsiasi valore spirituale in ogni manifestazione della vita politica e sociale, e dove anzi chi parla in termini spirituali è considerato di volta in volta un primitivo, un invasato, un superstizioso, una persona poco concreta e poco moderna, quando non una mammoletta o un deficiente.
Abbiamo, detto in altre parole, una società piena di luce, di conoscenza, di saggezza, ma priva di amore e di spiritualità: il regno dei lumi, della luce, e di Lucifero.
Una società di questo tipo è una società pronta ad autodistruggersi.

Gli effetti della separazione dell’elemento spirituale da quello temporale purtroppo sono le guerre, la crisi economica, la gente che ingrassa metaforicamente come un maiale sulle spalle di altri che muoiono di fame.
I politici locali sono privi di un qualsiasi senso dello Stato e della collettività; sono in genere persone che non esprimono il benché minimo concetto spirituale, e hanno elevazione culturale e spirituale tale che la maggior parte di noi non chiederebbe loro neanche un consiglio sulla migliore pizzeria (questa frase sembra un paradosso ma non lo è; tempo fa Bill Clinton, per dimostrare di essere un gran patriota, disse che lui era una amante della pizza, ignorando che la pizza nasce in Italia e non è un prodotto americano; il che dal punto di vista culturale ricorda la mitica frase di Umberto Bossi che “contro l’Italia massona e mafiosa” inneggiava a Garibaldi e Mazzini, dimenticando che Mazzini e Garibaldi erano massoni, e non dei massoni qualunque, ma erano maestri venerabili del Grande Oriente d’Italia).
Questa desolazione politica è però lo specchio della società, dove gli interessi primari sono il calcio e il gossip, e in cui alla domanda “qual è il senso della vita?”, il 99% delle persone risponde: “E che ne so? Non ho tempo per queste cretinate. Devo lavorare, io”. Non a caso, per dire che qualcuno è una brava persona, non si dice “è una persona molto saggia o spirituale” ma “è un gran lavoratore”.
Persa la spiritualità nella società, si perde il senso della vita, e ci si suicida per debiti.

5.3. Terza tappa. La reintroduzione dell’elemento spirituale in politica e nella società. Il futuro (?)

La totale assenza di un elemento spirituale nella politica dei secoli scorsi e attuali ha visto l’imporsi del modello di società occidentale sulle popolazioni dell’America del nord e del sud, sul continente africano, e – sia pure con maggiore difficoltà – in Oriente.
La cosa è assolutamente logica perché nel contrasto tra una società spirituale e una non spirituale, la prima in genere prevale distruggendo l’altra, in quanto per sua natura la comunità di tipo spirituale è portata alla non violenza; alcune popolazioni tra i nativi americani, infatti, come i Nez Piercé, si sono fatte distruggere senza alcun gesto di violenza; la stessa cosa è successa in Tibet, una società talmente permeata da spiritualità buddhista che non si sono avuti segni di reazione, e tutt’oggi il Dalai Lama ha comunque sempre parole di saggezza e compassione per il popolo cinese. Tuttora le nazioni che si azzardano ad avere forme di governo le cui scelte siano dettate da elementi spirituali, come la Libia (ove tutti i poveri ricevevano assistenza e il sistema bancario doveva essere riformato da Gheddafi a misura d’uomo), vengono spazzate via con la scusa dello stato canaglia o con altre simili.

Per ora quindi prevale la società occidentale di tipo materialista ovunque e siamo ancora alla seconda tappa del cammino voluto dalle società segrete; una tappa raggiunta al prezzo di milioni di morti e della povertà di intere parti del mondo.

La terza tappa, quella futura, dovrà essere quella della reintroduzione dell’elemento spirituale in politica e in ogni settore della società.
Tale elemento non dovrà essere necessariamente buddhista, induista, cristiano o musulmano; in realtà qualunque scelta, dettata da valori di amore e fratellanza, non può che essere universale.

Per raggiungere questo risultato però non è possibile cominciare dall’alto, cambiando i vertici della politica, ma è necessario iniziare dal basso. Perché finché la maggior parte della gente avrà come fine principale la partita domenicale e sognerà come realizzazione del sé al massimo una vincita al totocalcio, non sarà neanche in grado di distinguere le superiorità morale e spirituale di un Dalai Lama rispetto a quella di un Berlusconi, un Monti o un Letta.
Anzi, come ho detto altrove, forse se si facesse un sondaggio, il Dalai Lama avrebbe meno voti di Monti.

Il problema sono i tempi. La domanda di fondo, infatti, è se l’introduzione dell’elemento spirituale avverrà solo tra secoli, cioè quando il mondo così come lo conosciamo sarà completamente distrutto dalla società materialistica e consumistica, o se interverranno dei fattori che correggeranno l’autodistruzione fin da subito.
Ma qui si ferma la mia analisi perché non ho le doti della veggenza e della profezia.


6. Alcuni esempi.

A questo punto voglio fare alcuni esempi tratti dalla mia vita o da quella di altri, per indicare cosa intendo per fratellanza universale e visione spirituale nelle scelte di vita.
Nella mia vita non mi sono mai preoccupato delle etichette ma del fine che le persone perseguivano e dei mezzi con cui perseguivano tale fine.
Quando un prete di nome Giosy componeva della musica che mi piaceva, dando conforto e aiuto a chi glielo chiedeva e facendosi in quattro per essere oggi da una parte e l’indomani dall’altra, non ho esitato a dirgli “se un giorno devi andare da solo ad un concerto dimmelo che ti accompagno, almeno puoi dormire mentre guido e ti riposi”; e l’ho accompagnato qualche volta ai concerti, ritenendo che facesse un lavoro splendido per aiutare a dare un senso alla vita altrui, e che la sua vita fosse piena di senso; e lo accompagnerò ancora, in futuro.

Quando mi hanno invitato a riunioni di obbedienze massoniche, attirandomi con la storia della beneficenza e dell’altruismo che permeava l’obbedienza, sono andato e mai più tornato, perché mi pareva che i loro fini dichiarati non fossero i miei; ho altri modi per aiutare il prossimo, e la gente che frequentava certi posti non mi era sembrata mossa da intenti spirituali.

Quando vado nelle comunità Hare Krishna sento che il loro fine è anche il mio, e dialogo con loro apertamente, parlo, li ascolto e imparo.

Quando Gioele Magaldi dice in trasmissione che il concetto di fratellanza deve essere esteso a tutti, non solo ai fratelli massoni, esprime un concetto cristiano, come cristiano è il dialogo pacifico anche con chi la pensa diversamente.
In quel momento sentivo dunque che, almeno su questo punto, avevamo un fine comune, e questo fine è stato percepito se un mio contatto di facebook, buddhista, mi scrive dall’estero in italiano sgrammaticato (faccio copia e incolla, errori compresi): “Le voglio dire una cosa. Molto buona la ultima puntata molto serena, è dove il dialogo sì vedeva che fossi tra due essere umani. Impressionante”.

Quando Carpeoro si offrì di confrontarsi con me e io gli risposi, in sintesi, “no grazie, diffido di lei come massone perché potrei ritrovarmi avvelenato”, e lui con pazienza mi disse “capisco i tuoi dubbi, se un giorno decidi di fidarti sono qui”, ho trovato il suo comportamento molto “cristiano”.

Quando vado da un prete molto saggio col dono della profezia e della chiaroveggenza a chiedere consigli, non ci vado perché è un prete e perché è cattolico. Ci vado perché so che con lui condivido un unico fine e stiamo marciando insieme nella stessa direzione. E se trovo gente che tramite il suo potere di guarigione può stare meglio gliela mando, se penso che la presenza di questo padre possa far del bene alla sua anima.
In questi anni ha convertito molte delle persone che gli ho mandato, anche se non è mai riuscito a convertire me, perlomeno non alla sua religione.

Quando vedo un musulmano che conosco, Ahmed, offrire il cibo gratis a chi non ha soldi per pagarlo, lo vedo come un gesto d’amore universale, e ho difficoltà a vedere nell’Islam una religione di odio come vorrebbero descrivercela (l’episodio l’ho raccontato nel mio articolo sul conflitto tra Islam e Occidente, ed è stato trasposto nel fumetto The Secret da Giuseppe Di Bernardo).
Qui mi pare di percepire Cristo e un fine comune.

Non vedo invece alcun fine comune con chi mi scrive “palla di merda, ora si capisce il tuo fine dichiarato, sei un servo merdoso del NWO, che ha interesse solo a infangare la chiesa cattolica”; percepisco il cattolicesimo, ma non percepisco Cristo.
Come non lo percepisco in quelle persone che su facebook accanto al loro nome aggiungono il nick “Cristeros”, confondendo il comportamento di persone che usavano la violenza anche se solo per difendersi, che era un messaggio diverso.
Non a caso mi sono beccato un “palla di merda” proprio da uno di queste persone con il nick name di Cristeros. E in questo non percepisco non solo un fine comune, ma neanche Cristo.


7. Lettera da un massone di 19 anni.

Pubblico, per finire, la lettera di un massone di 19 anni, senza altri commenti.

Louis Frora, ore 23,44.
Paolo sono il massone più giovane d'Italia,sono così giovane che per farmi entrare i miei fratelli hanno dovuto sorvolare molte leggi della Loggia, e lo sia perchè?
Perchè i buoni esistono, non tutta la massoneria è deviata, quando scrivi,ti prego, di specificare di quale massoneria parli...
Poi se parli di massoneria ti accusano come gli Ebrei ai tempi di Nerone...
Perchè qualcuno non ha specificato, che tra i Massoni ci sono i buoni, quelli giovani e quelli anziani... Restiamo umani Paolo, sarebbe bello leggere un articolo in cui parli della massoneria non deviata,quella diciamo "buona".
Sai che colpo,per tutti i lettori,Paolo Franceschetti che parla dei buoni e non sempre dei cattivi,che ormai si sentiranno personaggi noti,famosi.
Anche i buoni vogliono la loro parte ...
Si è vero anche tra i buoni ci sarà qualche furfante,a volte lo sento anche io, ma poi vedo che intorno a me c'è molta gente brava,e gentile...
Sai quelle cose che senti, senza poterlo spiegare, i buoni ci sono.
Scrivi anche per me!
Notte...

Gli rispondo facendogli leggere alcuni miei articoli. Questa la sua risposta:

Paolo sto leggendo il tuo articolo che mi era sfuggito:
Voglio fare delle annotazioni durante la letture,perchè poi mi balenerebbero nuove idee e mi dimenticherei:
Riguardo Dante, credo che il principio di come sia bello parlar d'amore sia riferito anche alle sue amicizie :

(Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio...)

Quanto è bella questa poesia,è vero amore fraterno. Inoltre credo che le parole sia tanto belle ,perchè possono portare l'animo umano molto in alto, e c'è da dire che per quando si possa arrivare in alto così si può cadere in basso,fa parte del genio che è sregolatezza.

Continuo a leggere e ogni tanto mi fermo per scriverti, penso che il tuo post sul blog sia davvero un bel messaggio d'amore,complimenti.

Quasi mi emoziono leggendo che La cura,canzone che io stesso ho dedicato alla mia ragazza, è stata tradotta da te come io ho tradotto per lei, magnifico.

Continuo a leggere e arrivo a Moro, se io dicessi ai miei parenti cosa vedo io nei delitti, mi prenderebbero per pazzo, solo mia madre e mia sorella ogni tanto si dedicano con impegno ad ascoltarmi.
Ho finito di leggere... Mi è piaciuto molto il messaggio che ho letto,però parli di cose future e lontane. Si , potrebbe confondere ciò che scrivi, prima parli male e poi bene,ma solo uno stupido farebbe questo errore.
Pensando a ciò che ho letto mi verrebbe in mente di creare una Costituzione d'Amore, che tutti possano leggere e se non possono leggere , udire! Certo che sarebbe bello poter realizzare un video in cui vengano citate principali frasi d'amore,amalgamate tutte insieme, per rendere noto a tutti che sta nascendo dentro ognuno di noi, un sentimento forse represso e primordiale, o che si stia ancora sviluppando non so: L'amore.

E mi viene in mente un altra cosa, la scena di V per Vendetta, quando l'amore viene distrutto perchè tra due donne...

Secondo me si possono fare grandi cose, il tuo Blog è molto visitato, pensa se dichiarare il male solo,si parlasse anche di bene, di amore quindi...



8. Poscritto finale. Un articolo di Piero Cammerinesi.

Per coincidenza proprio mentre scrivevo e pubblicavo questo articolo ne esce uno di Piero Cammerinesi, che posto qui.
http://www.liberopensare.com/articoli/item/476-lo-spirito-che-guarisce



Bibliografia:

- La citazione di Smith è tratta da: Huston Smith, “Le religioni del mondo”, ed. Fazi.

- Su Steiner e il buddhismo si legga:
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/maestri/rsbudd.htm

- Il concetto di Sanaatan Dharma è ben espresso nel libro di Swami Kriyananda: “L’essenza della Bhagavad Gita”, Ananda edizioni.








mercoledì 22 maggio 2013

Border nights. Puntata 88. Ospite Gioele Magaldi, Maestro Venerabile del Grande oriente democratico.


Ospite della puntata Gioele Magaldi, gran maestro del Grande Oriente Democratico d'Italia, che dialogherà con Paolo Franceschetti su
- massoneria ieri e oggi,
- poteri occulti,
- rapporti con i livelli internazionali,
- scenari politici di oggi.

Dopo la musica Franceschetti risponderà alle numerose domande

Qui la biografia di Gioele Magaldi
http://it.nostradamus.wikia.com/wiki/Gioele_Magaldi

Qui il suo sito:
http://www.grandeoriente-democratico.com/


http://www.spreaker.com/user/bordernights/border_nights_puntata_88_21_05_2013



domenica 19 maggio 2013

8-14 luglio. Ritiro spirituale sull' Appennino Scurcola Marsicana (AQ).



Scadenza: 30 maggio.
Sta per scadere il termine delle prenotazioni per il ritiro a Scurcola Marsicana.
L'organizzazione di un ritiro/vacanza nasce da diverse necessità emerse con l'esperienza del blog.
Anzitutto per  approfondire alcune tematiche spirituali emerse in questi anni; poter quindi sperimentare alcune pratiche, e fornire una serie di basi per la teoria e la pratica spirituale, anche a persone che non si sono mai approcciate al mondo spirituale ma ne sentono l'esigenza e non sanno bene da dove cominciare. L'idea è poi quella di creare un luogo di incontro per conoscerci a stare insieme una settimana e rendere con alcuni "reale" una vicinanza che in questi anni è stata solo virtuale.
Negli anni futuri perfezioneremo la formula, invitando ospiti diversi, e creando, se possibile altri eventi di tipo diverso per approfondire le tematiche relative alla scienza dello spirito.
La spiritualità infatti, ancorchè negletta dai media ufficiali, è - come la definiva Steiner - una vera e propria scienza; le pratiche della scienza dello spirito sono infatti verificabili in termini scientifici, e approcciabili  e spiegabili con modalità scientifiche.
In questo ritiro si spiegheranno quindi, anche dal punto di vista scientifico, effetti e presupposti della meditazione, dei mantra, e di alte tecniche spirituali.
Si getteranno inoltre le basi di un'alimentazione diversa, più consapevole, più sana e più economica, grazie alla presenza di Andrea Conti, che studia ormai da diversi anni l' "alimentazione delle origini". Andrea spiegherà i fondamenti scientifici dell'alimentazione e assisterà i partecipanti durante tutta la durata del corso (ovviamente chi lo desidera è libero di alimentarsi diversamente, e cucinare in proprio nelle apposite cucine dell'agriturismo) . Questo il suo blog:



Obiettivi del ritiro

  • Imparare tecniche di meditazione, mantra e abitudini alimentari per migliorare la vita quotidiana.
  • Studiare e approfondire gli effetti della meditazione e di altre tecniche spirituali, per migliorare se stessi e l'ambiente circostante.
  • Imparare ad alimentarci in modo consapevole, sano, ed economico.
  • Passare una settimana in serenità per riprendere con grinta i ritmi della vita quotidiana.
  • Riflettere sul sistema in cui viviamo, per conoscerlo meglio e affrontarlo con maggiore consapevolezza.



Struttura del ritiro

Per sette giorni, ogni giorno, le giornate inizieranno con la recitazione del Daimoku.
Chi lo preferisce potrà svolgere meditazione in locale attiguo o all'aperto.
La sera si concluderà con la recitazione del Daimoku o meditazione collettiva, a seconda delle preferenze.
Al centro della giornata si svolgeranno incontri a tema, lezioni, scambi di esperienze e discussioni di gruppo.
I seminari riguarderanno:
- Alimentazione
- Yoga
- Legge dell'attrazione
- Mantra
- Buddhismo, Cristianesimo, Induismo, Ebraismo. Confronti. Esperienze.
Durante il ritiro si apprenderanno le principali tecniche di alimentazione, e si verrà seguiti nell'alimentazione personale durante tutta la durata del ritiro.


A chi si rivolge


  • A chi non ha mai intrapreso un cammino spirituale e vuole i primi strumenti per iniziarlo.
  • A chi da anni ha intrapreso un cammino spirituale e vuole condividerlo con altri provenienti da diverse esperienze.
  • A chi è ad uno stato avanzato del suo cammino spirituale e pensa di poter portare la sua esperienza durante il ritiro.
  • A chi non sa cosa significa "cammino spirituale" e vuole capire di cosa si tratti.



Orari indicativi delle giornate

Ore 9,00 - 10,30
Recitazione Daimoku

11,00 - 12,45
Esperienze

13,00 - 13,30
Meditazione

13,30
Pranzo

15,30 - 17,30
Lezione (argomenti trattati: alimentazione, legge dell'attrazione, meditazione, scienza dei mantra)

18,00 - 19,00
Scambio reciproco di esperienze, commenti e domande sulla lezione

19,00 - 20,00
Recitazione Daimoku o meditazione

20,00
Cena

21,00 - 22,00
Proiezioni, discussioni, meditazioni, approfondimenti


Temi delle singole giornate (indicativo)

Primo giorno:
Il sistema in cui viviamo
Mantra, meditazione e legge attrazione
Alimentazione delle origini (Andrea Conti)

Secondo giorno:
Tai Chi

Terzo giorno:
Tai Chi

Quarto giorno:
Meditazione
Yoga

Quinto giorno:
Esperienze spirituali di ospiti esterni

Sesto giorno:
Karma Yoga
Meditazione a tema

Settimo giorno:
Condivisione esperienze


Località

Scurcola Marsicana (Tagliacozzo)

http://www.casalefrezzini.it/struttura.htm


Argomenti trattati durante il ritiro e corsi

Corso di Kriya Yoga (con Raul Pilotti)
Corso di Tai Chi (con Barbara Carcereri)
Seminari di alimentazione (a cura di Andrea Conti)
Legge dell'attrazione
Karma Yoga


Costo del corso
42 euro a persona pensione completa.
Il corso e le varie lezioni sono gratuite, aperte a tutti (anche a chi non pernotta nell'agriturismo) e facoltative. Al termine del corso chi vuole può lasciare un'offerta cumulativa.
Il pagamento deve essere effettuato alla struttura alberghiera per il pernottamento.
I pasti possono essere consumati sul luogo o altrove.
Chi lo desidera può pernottare altrove, in sistemazioni più economiche, camper, ecc., senza pagamento di alcun prezzo.

Chi ha necessità particolari potrà farle presenti agli organizzatori.
Sono a disposizione due cucine interne alla struttura per chi volesse seguire un regime alimentare diverso.
E' fatta salva la possibilità di consumare pasti propri.


Le adesioni devono pervenire entro il 30 maggio.
L'iscrizione deve essere effettuata con il pagamento di una caparra di euro 100.
La sistemazione è in camera doppia, tripla o quadrupla, in ordine di prenotazione. Chi desidera può richiedere una sistemazione in singola, con supplemento di euro 10.

Scrivere all'indirizzo mail: associazioneguerrierodragone@hotmail.it o telefonare a Stefania Nicoletti: 348 8204208





martedì 14 maggio 2013

domenica 12 maggio 2013

Sulla spiritualità nella politica e nella società




Ovvero: lettera aperta a Elia Menta e Giuseppe Turrisi


1. Premessa. 2. Alcune risposte e una proposta. 3. La spiritualità e la meditazione in politica. Vi spiego la meditazione. 


1. Premessa.

Recentemente alla trasmissione Border Nights un lettore chiedeva perché non unire tutti quelli che fanno controinformazione in una rete unica. Rispondevo, grosso modo, che i nomi fatti dal lettore non sono un fronte unico e molti di loro dissentono su posizioni anche fondamentali.
Mi hanno risposto in un video due delle persone nominate, Elia Menta e Giuseppe Turrisi, dicendo cose che in gran parte condivido (la potenza dell’informazione di regime, completamente appiattita, e i mezzi limitati della controinformazione, per non parlare degli argomenti trattati nei loro siti, banche, politica, società).

Mi soffermo sui punti che Giuseppe ed Elia mi contestano garbatamente e ne approfitto per parlare in dettaglio di spiritualità.

1) Secondo il terribile duo, con le mie ricerche, articoli, conferenze, non do la speranza. Sia io che Solange, in fondo, esortiamo la gente ad informarsi ma non diamo proposte (Turrisi).
Elia dice pure che in fondo le mie ricerche sono “roba per giallisti e non per chi vuole cambiare la società”.

2) A un certo punto uno dei due dice che non capisce il concetto di cambiamento interno. “Cosa vuole dire che il cambiamento avviene all’interno?” si domanda. Sembra una roba new age. Meditare è disinteressarsi della società.
“Spiritualità”... ne parlano tanti ma bisognerebbe capire cosa significa il termine.

3) Siamo disuniti perché ci mancano i mezzi, mentre quelli che ci dominano hanno mezzi. Con più mezzi avremmo risolto molti problemi.


2. Alcune risposte e una proposta.

In primo luogo cominciamo col dire che quando parlavo della disomogeneità dei “complottisti” non alludevo a Elia e Giuseppe.
In secondo luogo un fronte unico di informazione alternativa c’è. Esiste internet, e non a caso i lettori del mio blog coincidono in larga parte con i lettori del loro blog e con quelli di tutti gli altri siti di controinformazione (Disinformazione, Comedonchisciotte, Antonella Randazzo, Scienza Marcia, Informare per Resistere, ecc.)

Dopodiché passo a approfondire i tre punti e formulo una proposta.

La proposta è semplice, ed è quella di creare un portale informativo che raccolga il meglio delle informazioni su internet; ciascun gestore di sito o blog segnalerà i suo articoli più importanti e ogni giorno ci sarà una selezione delle notizie e degli articoli più rilevanti. L’accesso dovrebbe essere a pagamento, per poter permettere a chi cura il sito di farlo come lavoro. In questo modo non si negherebbe al fruitore di internet la possibilità di leggere e informarsi gratuitamente, perché il portale raccoglierebbe solo ciò che chiunque potrebbe trovare da solo, ma si agevolerebbe il compito a chi legge. Il portale potrebbe trasformarsi anche in cartaceo una volta che ci fossero i mezzi economici e potrebbero poi uscire dei libri collegati al portale.
Pensateci e poi ne discutiamo.

Ora passo ai vostri appunti.

Quello che dite sul fatto che il nostro blog non lascia speranza, era senz’altro vero nei primi tempi. Omicidi, stragi, massoneria potentissima, assassini che rimangono sempre impuniti... Lo sconforto era d’obbligo e in effetti corrispondeva anche al mio stato d’animo interno.
In alcuni casi siamo arrivati al paradosso che qualcuno accusa me e Solange di essere massoni che fanno il gioco della massoneria sol perché la dipingiamo come invincibile.
In realtà col progredire delle nostre ricerche è progredita anche - e non poteva essere diversamente - la parte spirituale del blog, ed è lì la soluzione (almeno per conto mio).

Tutta la nostra visione di fondo - ed è questa differenza tra me e voi - è appunto nelle proposte, che per quanto mi riguarda sono prevalentemente di tipo spirituale, mentre le vostre sono di tipo materiale.
Elia si domandava cos’è la spiritualità, dice che bisognerebbe capire cosa significa, e avete anche aggiunto che meditare è disinteressarsi della realtà e sembra roba new age.
In effetti è roba new age. Ma vediamo cosa è questa “roba new age”, tenendo presente che le etichette negative si affibbiano in genere alle cose che non si capiscono e che devono essere derise.
Dire “roba new age” è come dire che due ruote e un cilindro costituiscono una moto. E’ vero, ma in questo modo non avete spiegato a chi non l’ha mai guidata a cosa serve la moto; non avete spiegato cioè che la moto serve per essere liberi di parcheggiare ovunque, serve per marciare in mezzo ai monti sentendo il profumo attorno e l’aria che diventa più o meno umida a seconda dell’altezza, serve per sentirsi parte integrante del paesaggio che scorre e fare una vacanza che sia tale anche mentre stai in marcia, e che non ti faccia desiderare di arrivare presto alla meta, perché il viaggio è già la meta stessa.
Ecco, allora avete ragione quando dite che la meditazione è roba new age; voglio quindi spiegarvi a cosa serve questa “roba”.


3. La spiritualità e la meditazione in politica. Vi spiego la meditazione.

Iniziamo da una definizione scolastica, prima di calarci nel pratico e far capire la differenza tra persona spirituale o no.
La persona materialista basa la sua esistenza sulla materia, sulle cose e sul possesso; misura quindi la sua felicità dalla quantità di beni che ha, e il risultato più estremo di questa visione porta a varie patologie sociali:
- i suicidi per debiti;
- l’accumulo di ricchezze delle multinazionali, un accumulo fine a se stesso che non serve a nulla, perché la maggior parte della banche ha tanti soldi da comprare tutto quello che può e vuole, ma questo non basta mai, e si continua ad accumulare a prezzo dello sterminio di intere popolazioni;
- il timore della morte, perché se ovviamente la vita è solo questa, e contano solo il nostro corpo e i nostri beni, alla nostra morte perderemo tutto;
- il timore della perdita del lavoro o della carriera;
- l’attaccamento alle persone care in modo morboso, facendo dipendere la nostra felicità dalla loro presenza/assenza/morte/atteggiamenti nei nostri confronti.

La persona spirituale invece vive sapendo che la materia è solo un riflesso dello spirito, e che se il creato esiste come è, vuol dire che c’è una ragione per tutto, e questa ragione è spirituale, non materiale. Un cristiano direbbe che se questa è la volontà di Dio, una ragione c’è per forza a tutto. Ma sia esso buddhista, cristiano, musulmano, induista, o uno che segue la “fuffa new age” (come viene sempre etichettata tutta la spiritualità senza altre etichette), la persona spirituale sa che c’è una ragione per tutto. Vive come se questa ragione ci fosse. Ed è una dimostrazione vivente della sua filosofia di vita.

Nella vita quotidiana si comporta (o si dovrebbe comportare) così: non teme la morte sapendo che prima o poi essa arriverà comunque. La maggior parte delle persone spirituali poi crede alla reincarnazione, quindi sa anche (o crede) che questa vita sia un battito di ciglia nell’immensità di tutte le vite. Questo lo so bene io, avendolo provato sulla mia pelle. Con tre mesi di meditazione intensa, quando mi accorsi di essere in guai più grossi di me, feci scomparire la paura della morte che non è stato più un problema, né lo è tuttora.

La persona spirituale non teme i debiti, che considera nient’altro che una somma scritta da qualche parte sul conto di un ente come Equitalia, che non può danneggiare la sua felicità; inoltre considera il fallimento dell’azienda come un’opportunità, tanto che alcuni imprenditori greci hanno ad esempio trasformato le loro aziende in una sorta di comunità, facendo dormire i senza tetto lì, e organizzando i turni per andare a cercare da mangiare, stimolando la solidarietà e sviluppando nuovi sentimenti comunitari nella gente, prima inesistenti.
La persona spirituale/meditativa non teme di perdere lavoro o carriera, perché sa che qualcosa farà sempre e comunque il lavoro e la carriera sono due cose assolutamente ininfluenti per lui.

La persona spirituale, insomma, non è schiava del sistema; non la puoi fermare corrompendola perché non le interessano i vantaggi ingiusti; non la fermi minacciandola di morte perché è un evento che non teme e che spesso vede addirittura come positivo; e non la dirigi come vuoi, non puoi comprarne il voto, non è manipolabile.

Come si sviluppa la spiritualità?
In tanti modi, ma la meditazione è uno degli strumenti più potenti per svilupparla senza leggere libri, senza maestri, senza sapere niente di niente.
Meditare non significa quindi evadere dalla realtà, ma rafforzare la propria capacità di affrontare la realtà dandole un senso.
E serve per capire meglio se stessi e gli altri.
In meditazione si osservano anche i propri comportamenti e quelli altrui dall’alto; si analizza se stessi, si analizza l’altro, si analizza la realtà e spesso si scopre che essa è diversa da come sembra.
La meditazione è un viaggio dentro se stessi e dentro l’altro.
E quando conosci l’altro, te stesso, e il mondo, come puoi aver paura della morte, dei debiti, o di qualsiasi altra cosa? Può una cosa creata da qualcuno che è inconoscibile esser senza senso? O essere stata creata al solo scopo di farci paura?

Acquisendo una forte spiritualità, ci si può calare nella realtà e combattere. Ognuno come può e a modo suo. Già informare, come faccio io e come fate anche voi, è un modo di combattere il sistema. Personalmente in questo periodo ho organizzato ritiri spirituali in cui parlare con vari insegnanti di questi argomenti, e in cui venga spiegato a cosa servono la meditazione e le altre tecniche spirituali come i mantra. Ed è il mio modo di lottare.
La lotta si fa quindi cominciando a cambiare, grazie alla consapevolezza, il piccolo mondo attorno a noi, consapevoli di non poter cambiare il mondo di botto, ma che producendo un cambiamento, che produca un piccolo cambiamento che ne produca un altro, che si somma ai cambiamenti apportati da Elia, Giuseppe, Paolo Barnard, Leo Zagami, Marcello Pamio, Enrica Perucchietti, Corrado Malanga e tanti altri, alla fine si può cambiare il mondo, nei secoli.
Il sistema, quindi, non si combatte frontalmente, ma lo si può combattere solo partendo da noi stessi, e aiutando gli altri attorno a noi a cambiare, modificando le nostre abitudini alimentari, di consumo, di scelte di vita, e modificando il nostro interno.

La cultura ufficiale, quella che voi infatti giustamente definite monocorde e uniforme, appiattita su standard identici in ogni settore, trascura volutamente di trattare la meditazione e le varie tecniche spirituali; magari fanno servizi sulle creme per il viso o sull’ultima forma di ginnastica a ritmo di musica, ma giammai sulle principali tecniche spirituali: il rischio che con esse la gente se ne vada dal sistema senza sforzo è troppo grande.
La gente viene privata di qualsiasi visione spirituale della vita, che non sa neanche cosa sia, e quindi non si accorge che i nostri politici sono persone completamente prive di qualsiasi istanza di questo tipo.
Eppure per capire la differenza tra un capo di stato spirituale e uno che non lo è, sarebbe sufficiente domandare alla gente: vorreste come presidente il Dala Lama, Ghandi, papa Luciani, Kennedy (leader politici ma anche spirituali), o Bersani, Berlusconi, Letta?
Nella risposta a questa domanda sta la differenza tra spiritualità e materialismo in politica.

Veniamo ora al terzo punto. Il problema dei mezzi.
E’ vero, il sistema non ci dà mezzi, mentre loro hanno una potenza di fuoco impressionante. Ma in un’ottica spirituale tutto questo ha un senso ben preciso.
La loro arma principale è la materia, e quindi il denaro, ed è normale che sia così.
L’arma principale di chi lotta contro il sistema, invece, deve essere la spiritualità, e spesso il privarci dei mezzi è solo un modo per farci capire questo concetto.
Privandoci dei soldi, il sistema ci costringe a sviluppare altre risorse: cooperazione, solidarietà, amore verso l’altro e verso noi stessi.
Essendo private dei soldi, molte persone scopriranno che con le normalissime erbe del proprio giardino, conoscendole, si possono fare ottimi cibi, ad esempio (anni fa seguii un corso di cui non ricordo assolutamente nulla, ma ho mangiato per una settimana solo con le erbe del giardino che una signora ci insegnava a scegliere e cucinare; corso di cui ho dimenticato tutto, ovviamente, grazie alla comoda presenza di supermercati e negozi ad ogni angolo di strada).
Essendo privati dei soldi, alcuni potrebbero essere spinti a scoprire la dieta fruttariana o vegana, migliorando non solo il portafoglio ma anche la salute.
Come diceva un mio amico molto saggio in una frase che mi è rimasta scolpita e che traggo da una sua mail del 20/8/2011: “Forse oggi e ancor più domani sarà chiaro cosa sono in realtà i soldi e che, come saggiamente dicevano gli Indiani d’America, questi non si possono mangiare. Qualsiasi giustificazione alla loro esistenza non sono altro che lamentele di un ego malato che ci separa dalla vera evoluzione/realizzazione dell’uomo”.
Parlando così non mi tiro fuori dal problema dei soldi, che hanno tutti (per ora questo aspetto dell’esistenza mi procura un leggero filo d’ansia, specie quando mi arrivano le cartelle di Equitalia o della Cassa forense), ma mi rendo conto che deve arrivare il giorno in cui mi sarò completamente liberato dal problema, come a suo tempo mi sono liberato dal problema della morte, e dal problema della “carriera” e del “prestigio sociale”.
Che non sia la mancanza di mezzi il problema, lo dimostra a tacer d’altro una circostanza; se facessimo un sondaggio su quali leader spirituali preferisce la gente, forse la maggioranza sceglierebbe ancora il trio Berlusconi Letta Bersani. Il che dimostrerebbe anche che se ci dessero tutta la potenza di fuoco dei nostri avversari, anche se facessimo un governo con Elia presidente, e Turrisi, io e gli altri nominati dal lettore nella squadra di governo, non cambierebbe nulla. Prima deve cambiare la base, poi potranno cambiare i vertici.

In conclusione, è vero che il nostro blog non lascia speranza, ma solo se si pretende di combattere sul loro stesso terreno e con le loro stesse armi.
Ma acquistando una visione spirituale della vita, loro hanno già perso.

A questo punto vi faccio un esempio concreto proprio con me.
La battaglia tra me e loro sul piano materiale è già persa da tempo. Avevo uno studio avviato, oggi non ho più una causa legale degna di questo nome, se si eccettua la causa delle Bestie di Satana, per la quale non solo non vengo pagato, ma sono stato costretto a vendermi una moto per pagarmi le spese, e ora sono costretto a fare la stessa cosa con la seconda (e ultima) moto.
Guadagnavo abbastanza da farmi dire dal commercialista “guadagni troppo, occorre trovare un mezzo per abbassare il reddito”, e oggi guadagno abbastanza da farmi dire da mia madre “Paolo ma ti serve qualcosa? Non puoi andare in giro con quel catorcio di auto (prestatami da una mia amica, tra l’altro)”.
Le battaglie processuali più grosse sono già perse. So perfettamente che se un giorno otterrò la liberazione dei ragazzi delle Bestie di Satana non sarà per mio merito ma per altre cause, di cui io sarò stato solo lo strumento.
Non siamo mai riusciti processualmente a recuperare i 200 miliardi di lire che Solange aveva ereditato dal padre e non c’è alcuna possibilità di recuperarli in futuro. Un tempo mi dispiaceva, e pensavo “ah poter recuperare quei soldi”.
Oggi mi dico che non avere avuto quei soldi è stata una fortuna, perché conoscendo il mio carattere avrei goduto della mia parte mettendomi in panciolle e andando in giro per il mondo senza far nulla, ma avrei perso lo stimolo di fare altre cose più importanti e di capire altre cose più importanti.
E oggi so che la mia battaglia con loro è già vinta. Perché se anche io morissi domani, quello che ho fatto vivrà in tutte le persone che oggi sono più informate sul sistema grazie a me e al mio lavoro, e il mio spirito vivrà in tutti quelli che utilizzeranno i miei studi per le loro ricerche, per le indagini, o semplicemente per spiegare ai figli come va il mondo.

E se io ho fatto un buon lavoro di informazione, non è solo merito mio. Ma è grazie al lavoro di quelli che mi hanno preceduto, grazie ai personaggi che ho assunto come guide spirituali, e grazie a persone come Gabriella Carlizzi, che hanno dato la prima chiave di lettura a certi avvenimenti di cui mi occupo oggi.

Faccio un altro esempio proprio con la Carlizzi. Personaggio controverso e criticato, è un dato di fatto che ha per prima parlato della Rosa Rossa e scoperchiato la realtà di certi mondi occulti.
Se in vita potevano attaccarla, o potevano usare strumentalmente le frequenti liti tra me e lei per diminuire l’efficacia del suo lavoro (o del mio), oggi che è morta tutto questo non è possibile, e il suo lavoro è definitivamente compiuto e immesso nel meccanismo dell’universo; lei quindi vive oggi più che mai, attraverso di me e attraverso i lavori che faccio, attraverso tutte le persone che si occupano della Rosa Rossa per lavoro o interesse; il suo spirito permea giornali e tv, quando fugacemente si accenna a questa organizzazione e a certe dinamiche occulte, che lei ha il merito di essere stata la prima a individuare.
E il suo lavoro oggi non può essere intralciato dalla liti con me, o dalle strumentalizzazioni di gente che non la capiva o non voleva capirla, ma vive dentro di me senza più gli ostacoli della materia, come vive dentro tutte le migliaia di persone che studiano la Rosa Rossa.

Faccio poi l’esempio di Osho, che in vita è stato attaccato come il guru del sesso e delle 99 Rolls Royce, ma che oggi è una forza vitale potentissima attraverso i suoi 400 libri tradotti in tutte le lingue del mondo, attraverso i suoi sannyasin sparsi per il mondo che oggi sono medici, avvocati, imprenditori, madri e padri. L’editore che ha pubblicato il mio libro, e che pubblica Mauro Biglino e altri, è infatti un ex sannyasin di Osho, che vive quindi in lui e in me.
In me vivono (perché io sono il frutto di) Osho, Yogananda, mio padre e mia madre (nel bene e nel male e anche con tutte le critiche che posso aver mosso loro), i miei fratelli, la Carlizzi, Baloo il cane di Solange con gli insegnamenti che mi ha dato, e persino lo spirito delle vittime del Mostro di Firenze, Pier Luigi Vigna come Rino Gaetano, o tutti i lettori che mi hanno sempre incoraggiato a continuare e che in questo modo hanno dato un impulso a ciò che faccio e alla mia vita. Nessuna di queste persone, o di questi animali, è realmente morta o morirà, perché (sorvolando sul discorso dell’anima, che è troppo complesso) lo spirito di tutti è penetrato dentro di me.
E il mio lavoro ha dato degli impulsi alla ricerca e alla comprensione della realtà, che con la mia morte non solo non si fermerebbero ma potrebbero addirittura diventare più potenti.
E tutto questo certi poteri, con tutti i loro mezzi, non possono ucciderlo.

In conclusione, la spiritualità (attraverso i suoi strumenti come la meditazione) non serve e rinchiudersi in un monastero tibetano, ma serve a rendere più efficace la propria lotta nella società.

Tornando a noi, quindi; io e voi, Giuseppe ed Elia, in realtà facciamo già un lavoro comune e per un fine comune, soprattutto sul piano spirituale.
Se ci organizzassimo in associazioni o organizzazioni, in pochi mesi certi poteri ci infiltrerebbero e distruggerebbero o ci manipolerebbero.
In realtà tra me e voi c’è già, di fatto, una collaborazione, anche se ciò non toglie, poi, che possiamo lavorare per collaborare ulteriormente in futuro.
Ma la collaborazione più grossa, tra me e voi, in fondo c’è già da ora, come dimostra anche questo articolo che mai sarebbe nato senza di voi.
Magari non lo condividerete e lo troverete forse troppo new age, ma ciò che ho scritto si deve anche a voi e vi devo ringraziare perché mi ha permesso di precisare concetti importanti, ancorché non da tutti condivisi e compresi. In questo articolo c’è anche il vostro spirito, quindi io e voi già collaboriamo per un mondo migliore. 

Un abbraccio a entrambi. E buona meditazione su questo articolo.



La depressione e l'amore (La depressione - parte II)







1. Premessa. La malattia. 2. La depressione come reazione della mente per evitare danni maggiori. 3. Depressione e amore. 4. Come reagire alla depressione.


1. Premessa. La malattia.

La depressione è anche definita come paralisi della volontà.
Proprio per questo uno degli approcci alla cura della depressione consiste nel voler rafforzare la determinazione e l’intenzione. Si consiglia quindi il depresso di “darsi da fare”, di fare questo e quest’altro, di farsi venire voglia di fare le cose con una serie di consigli ad hoc, oppure si ricorre al farmaco.
Ma tale approccio, anche se non sbagliato, è comunque poco efficace, perché agisce sul sintomo e non sulla causa.

In una interessantissima conversazione con Carpeoro, costui mi faceva notare che la depressione, essendo una malattia, come tutte le malattie è una reazione dell’organo per evitare danni più gravi. La malattia è infatti una reazione del corpo (o meglio di una parte di esso) per evitare un danno di altro tipo generalizzato all’intero organismo.
Anche la depressione segue questo schema ed è quindi una reazione della mente per evitare un danno più elevato.

Alcuni esempi chiariranno il concetto.

Per la medicina ufficiale allopatica, la malattia è uno stato patologico. Si parte dal presupposto che il corpo è sano, e che la malattia rappresenti una anomalia nel funzionamento di un organo.
Per le scienze olistiche, invece, la malattia non è un’anomalia (anche perché i fisici realmente sani sono rarissimi o inesistenti) ma una reazione (normale) di assestamento a una serie di concause, alcune esterne altre interne.
In particolare, la malattia rappresenta due cose:
1) la manifestazione di una problematica all’anima;
2) una reazione del fisico, per compensare un problema, e per evitare danni maggiori.
Ad esempio l’influenza viene in genere quando la persona inconsciamente teme qualcosa; ma è anche una reazione ad un periodo stressante, in cui il corpo chiede uno stop, e decide di prenderselo forzatamente.
Quindi da una parte abbiamo una problematica dell’anima (paura); dall’altra abbiamo una reazione per evitare danni maggiori (stress, malattie più gravi da iperlavoro).
Il cancro è la manifestazione di una rabbia o un dolore portati avanti da tanto tempo.
Da una parte quindi uno stato dell’anima (rabbia, dolore), dall’altra una reazione del corpo, che concentra la rabbia in un punto specifico del corpo.
L’epilessia, per Rudiger Dahlke, è una sorta di cortocircuito della mente, nelle persone che sono una sorta di ponte tra il mondo sensibile e soprasensibile; quando la persona non riesce a comprendere la realtà, scatta l’attacco epilettico, che infatti tende a diminuire con l’età, quando cioè i conflitti tra conscio e inconscio si appianano.
In modo simile, secondo Claudia Rainville, l’attacco epilettico è dato da una grande paura che non si riesce a gestire; per non soccombere alla paura il cervello va in corto circuito.

La malattia, insomma, è una reazione di compensazione del corpo, la cui comprensione permette di guarire non solo il sintomo ma anche la causa.


2. La depressione come reazione della mente per evitare danni maggiori.

In particolare la depressione, se è vero, come ho sostenuto nel mio precedente articolo, che è una reazione sana ad una società malata, rappresenta anche una reazione della mente per evitare danni maggiori alla persona. E questa reazione ce l’hanno le persone più sensibili o più intelligenti.

La persona intelligente e sensibile è predisposta naturalmente a fare diverse cose a beneficio dell’altro e di se stesso, è piena di interessi, di curiosità, e potenzialmente è in grado di svolgere attività interessanti, ben fatte, creative.
La persona intelligente e sensibile, insomma, ha la tendenza naturale a fare di più e meglio, rispetto ad una persona poco intelligente e poco sensibile.


Il problema è però lo scontro con la società.
Il problema della persona dotata (“il dramma del bambino dotato”, lo definirebbe Alice Miller) è che viviamo in una società che fa di tutto per appiattire e reprimere le doti personali di ogni individuo, per uccidere la parte più autentica, vitale e originale dell’essere umano.

La cultura viene rappresentata appiattita, vuota, priva di stimoli. Quindi la persona intelligente trova spesso noioso e poco stimolante studiare le singole materie proposte a scuola col metodo tradizionale e cresce con l’idea che la cultura e lo studio siano cose noiose che non servono a niente.

Il mondo del lavoro ha delle regole falsate e non vengono premiati l’impegno e le reali capacità. Quindi va spesso a finire che la persona dotata per fare il meccanico, il pittore, il poeta, il romanziere, venga costretta dagli stimoli esterni a rinchiudersi in una banca o in ufficio postale come meta ultima agognata a causa della sicurezza del posto fisso.

La vita di coppia viene ingabbiata in una serie di regole che inevitabilmente dopo qualche tempo uccidono l’amore e spesso la personalità di entrambi i partner. La maggioranza delle coppie finisce quindi per vivere una vita noiosa, priva di stimoli, e soprattutto priva di una crescita spirituale comune.

La persona capace, insomma, non ha spazio per esprimersi e manifestare la propria creatività e sensibilità, si scontra con un mondo di cui non riesce ad afferrare le regole e non si riconosce nella vita piatta e ordinaria che la società cerca di preparargli (casa, lavoro noioso, famiglia, supermercato il sabato sera, gitarella domenicale).
Pur di evitare di disperdere le sue energie a vuoto andando a cozzare contro un binario morto, entra in depressione. Pur di evitare un danno più grave (disperdere energie a vuoto), la mente si ferma e la vita della persona rimane bloccata, in mancanza di alternative valide.
Entrano in depressione quindi le persone più sensibili e/o intelligenti e capaci, mentre le persone con poche capacità sono spesso (anche se non sempre) più facilmente adattabili al sistema malato in cui viviamo.


Proprio per questo non ha senso agire solo sulla volontà, rafforzandola, e facendo venire al depresso la voglia di “fare le cose”. In tal modo si pretende di eliminare il sintomo, ritenendo la persona guarita, quando la causa è invece ancora latente e pronta a scatenare altri sintomi.
Il fare delle cose, l’essere attivi, l’avere un lavoro e una vita anche movimentata, non garantiscono che la persona sia sana.
Non a caso molte persone iperattive, quelle che non riescono mai a fermarsi, che se rimangono sole si intristiscono, che fanno tante attività una in fila all’altra, sono in realtà dei depressi ipercompensati; la gran quantità di cose da fare infatti impedisce di prendere contatto con la propria realtà più profonda, ovvero con la propria depressione. Impedisce alla persona, insomma, di ammettere a se stesso: sono infelice.
Chi è iperattivo, quindi, non sta affatto bene, ma semplicemente “sembra” solo in apparenza stare bene: all’esterno si fa vedere come una persona normale, e nessuno gli consiglierà di andare da uno psicologo; ma internamente è infelice e sente un senso di vuoto, che spesso ricaccia e nega anche a se stesso.


3. Depressione e amore.

A questo punto mi ricollego con il mio articolo sull’amore nella nostra società, per evidenziare che la depressione è anche una conseguenza della mancanza di amore nella vita quotidiana.
Tale mancanza di amore non deve intendersi solo come mancanza di amore dalle persone attorno a noi, o dai nostri genitori (anche); ma soprattutto come mancanza di impulsi di amore da parte della società attorno a noi.
Una società deprivata dell’amore in tutte le manifestazioni della vita sociale è una società destinata a produrre persone depresse.

Quello che dico può essere compreso ancora meglio se vediamo cosa succede nel rapporto tra depressione e amore.
La persona depressa spesso trova nell’amore una valvola di sfogo. Con l’amore la persona rinasce, si sente viva ha di nuovo voglia di fare e si rialza. La cosa non dura in eterno, perché prima o poi l’equilibrio si rompe, e quando l’amore finisce la persona torna in depressione per poi rialzarsi quando si innamora di nuovo. Per non parlare poi delle catastrofiche conseguenze che conseguono alla morte di un figlio o del partner; si tratta di eventi che se non sono accompagnati da una fortissima spiritualità possono distruggere per sempre una persona media.

Perché succede questo?

Perché l’amore è forza creativa. Una delle migliori definizioni dell’amore che ho trovato è quella di Daniel Givaudan, secondo cui l’amore è quando saresti disposto a dare la vita per l’oggetto del tuo amore: è amore se sento di poter dare la mia vita per ciò che suscita in me.

Grazie all’amore per una persona, quindi, il depresso si rialza e sembra apparentemente guarito dalla depressione.

Anche l’amore per un figlio, per un animale, o per qualsiasi altra cosa, hanno spesso gli stessi effetti. Non a caso molte persone depresse trovano poi il loro equilibrio nella famiglia e si sentono realizzati quando devono occuparsi di un figlio e/o del partner, trovando così un certo bilanciamento.

Una straordinaria passione per un’arte o per una professione sono spesso dei compensativi ad una depressione in altri campi della vita. Anche qui, è l’amore (questa volta per un’arte o una professione) che spinge la persona ad alzarsi e andare avanti.

Perché la persona sia sana e veramente felice, però, non è sufficiente amare una persona o la propria famiglia. L’amore deve essere completo e totale, e comprendere l’amore per se stessi, per il proprio lavoro, per il proprio ambiente.

Iniettando l’amore nelle attività quotidiane scomparirebbe la depressione.


La differenza tra una persona schiava della società e a rischio di depressione, una persona che ha la passione per quello fa, e un’altra che ha amore per se stesso e per la vita, è ben rappresentata da questo esempio: alla domanda “che lavoro fai?”, la prima risponderà “spacco pietre”, la seconda “faccio il mio lavoro”, la terza “partecipo alla costruzione di una cattedrale”.

Come abbiamo detto in un nostro precedente articolo, la nostra società priva però di amore ogni manifestazione della vita sociale, proprio al fine di creare una massa di depressi. E non caso esistono corsi di laurea e scuole di ogni tipo, di cucina, di cucito, di modellismo, di apicoltura, in psicologia equina, di management del golf, di origami; ma sono rarissimi i corsi fondamentali, come potrebbero essere dei corsi di felicità e di approccio sistematico alla vita (che solo da qualche anno hanno preso timidamente piede).

Scrive Osho, infatti, che la società in cui viviamo non può permettersi la felicità, perché in una società di persone felici non potrete mandare la gente in guerra, non la potrete costringere a lavori umilianti, non la potrete corrompere. Se la gente diventasse felice, la società cambierebbe, e gli equilibri del potere dovrebbero spostarsi.
Pensiamoci un attimo. I militari si rifiuterebbero di andare in guerra ad uccidere altre persone e rischiare loro stessi di essere uccisi; una persona felice come potrebbe essere convinta ad andare in terra straniera a rischiare la vita per un ideale inesistente? Per costringerla occorre prima toglierle le principali fonti di felicità e poi convincerla che può trovare una compensazione alla sua insoddisfazione andando in guerra.
Se la gente fosse felice non si suiciderebbe per i debiti; capirebbe che il debito altro non è che una cifra iscritta sul pc di un’amministrazione o di una banca, che non impedisce al debitore di amare, di gioire della presenza degli altri, di divertirsi; si suicida chi fa della sua attività economica il fine ultimo della sua esistenza, in mancanza di altri fini e di altre fonti di felicità.
Se la gente fosse felice non cadrebbe neanche in depressione per amore; un amore finito porta alla depressione chi ha, come unica fonte della sua felicità, il rapporto con l’altro, per aver dimenticato se stesso e il mondo attorno.

Per questo motivo, per avere una massa di persone pronte a fare qualsiasi cosa in cambio di soddisfazioni inesistenti, la nostra società si fonda sull’infelicità e sulla depressione, innescando un circuito vizioso, inutile e distruttivo, ben riassunto nella famosa frase: “lavoriamo per avere soldi, per poter avere altri soldi che non ci appartengano, con cui comprare cose che non ci servono, per impressionare persone che non ci interessano”.
E chi ci governa ha cura di togliere l’amore da quasi tutto quello che facciamo, in particolare dal lavoro e dalle attività professionali, ma poi anche da tutte le altre manifestazioni della vita quotidiana.
La nostra società deve quindi basarsi sull’infelicità per poter andare avanti così come è.


4. Come reagire alla depressione.

La depressione è quindi tutto quello che abbiamo descritto fin qui.
Una reazione sana ad una società malata.
Una reazione della mente per evitare danni maggiori.
Ed è la logica conseguenza della sottrazione dell’amore dall’arte, dalla cultura, dal mondo lavorativo, dalla religione, e da ogni aspetto della società in cui viviamo.

Per reagire alla depressione non bisognerebbe agire sui sintomi, con i farmaci, o stimolandosi semplicemente a fare delle attività per tenersi occupati.
Sono necessarie invece varie fasi:
- conoscere la società in cui viviamo, conoscere i suoi meccanismi e i suoi fini;
- conoscere noi stessi, il funzionamento della nostra anima, della mente, e del fisico;
- iniziare a praticare tecniche per entrare in armonia con noi stessi e con il mondo.

Il fare sarà una conseguenza naturale di tutti questi passaggi; la persona, comprendendo se stesso e il mondo, e collocando adeguatamente se stesso nel mondo, inizierà a fare le cose, e a farle con amore. Cioè inizierà a vivere.

Si ha un bel cercare ogni causa biologica o medica ai mali dell’uomo: la vera causa è altrove, ed è nella perdita di significato della propria esistenza. Ritrovando il significato della propria esistenza e di quella altrui, si può tornare ad essere felici, disinnescando tra l’altro alla base il sistema di potere su cui si fonda il sistema creato dagli “Illuminati”.