domenica 20 giugno 2010

"Il nome della Rosa" e i misteri della Rosa Rossa.




Paolo Franceschetti
Stefania Nicoletti


Sommario.
1. Premessa. 2. Il misterioso libro proibito: la Divina Commedia di Dante. 3. Riflessioni conclusive, e un po’ di coincidenze. 4. Poscritti.



1. Premessa.
Il romanzo di Umberto Eco è un romanzo che contiene molti riferimenti impliciti alla Rosa Rossa e destinato a far capire molte cose di questa organizzazione, se lo si legge attentamente e cogliendone i numerosi riferimenti nascosti.


Lo stesso Eco dice che il suo libro può avere diversi piani di lettura e qualunque lettore capisce che tale romanzo contiene una serie di riferimenti: alcuni espliciti, altri impliciti. Tutta la trama è costruita attraverso una fitta rete di citazioni che rimandano ad altri libri e/o autori. Tanto che qualcuno ha detto che il romanzo di Eco, in realtà, è un libro scritto “con libri e sui libri”.
Sempre Eco, poi, ci dice che “i libri parlano sempre di altri libri”.
Cosa vuol dire Eco con questa frase enigmatica?
Egli vuol dire che la Rosa Rossa nei secoli ha comunicato attraverso i libri (ma oggi anche attraverso film, giornali, ecc...) e, leggendo attentamente alcune opere, esiste una fitta rete di citazioni e rimandi, che comunicano messaggi precisi.

Il significato generale dell’opera mi è sempre apparso abbastanza chiaro: chiunque arriva a scoprire “il nome della Rosa” muore.

Mi ero sempre domandato però a quale libro specifico si riferisse Eco, quando ne “Il nome della rosa” parla di un libro “che uccide e per il quale gli uomini uccidono”.
Esiste, per la Rosa Rossa, un libro importante che uccide e per cui si uccide?
Ad un’analisi attenta la risposta diventa chiara.
Anzitutto il racconto si incentra su di un libro maledetto e una serie di omicidi che avvengono in un convento. Nel romanzo il libro maledetto è il secondo libro della “Poetica” di Aristotele, che tratta della commedia.
A quale libro si riferisce realmente Eco? Quale è questo libro maledetto?
E’ realmente la “Poetica” di Aristotele, o altro?


Paradiso, canto 31: Dante è vicino alla Candida Rosa. Illustrazione di Gustavo Dorè.


2. Il misterioso libro proibito: la Divina Commedia di Dante.

Partiamo dal libro maledetto nel romanzo, e concentriamoci non tanto sul titolo, quanto sull’argomento che tratta: esso è il secondo libro della “Poetica” di Aristotele, dedicato alla “Commedia” e al riso. In realtà il testo è inesistente, in quanto questa parte dell’opera aristotelica è andata perduta.

“Commedia” è il titolo reale della Divina Commedia di Dante. Il termine divina apparve infatti solo successivamente, perché Dante aveva initolato la sua opera semplicemente “Comedìa”, senza il divina.

Perché Eco sceglie proprio l’opera di Aristotele come libro maledetto su cui incentrare tutta la trama del suo romanzo? Perché tra Dante ed Aristotele esiste un rapporto profondo, in quanto egli lo definisce “maestro di coloro che sanno” e la struttura dell’opera dantesca è “tolemaico aristotelica”.

Altro riferimento che ci riconduce a Dante è in uno dei protagonisti del romanzo, ovverosia nella figura dell’assassino; il suo nome è Jorge da Burgos, ed è un frate che spesso, nel suo parlare, utilizza espressioni chiaramente riferentesi a San Bernardo di Chiaravalle.

Qui il riferimento dantesco è duplice.

1) San Bernardo è colui che guida Dante in Paradiso, negli ultimi canti, per arrivare alla Candida Rosa dei Beati. E san Bernardo non è stato certamente scelto a caso; egli era infatti il creatore della regola templare, il che conferma quello che molti studi storici hanno affermato, cioè che Dante era un templare e un rosacroce.

2) Il nome del personaggio richiama esplicitamente Jorge Luis Borges. Costui è uno scrittore e poeta, tanto appassionato di Dante che le sue opere sono state definite “intrise di immanentismo dantesco”. L’autore, tra le altre cose, fa spesso riferimento simbolico alla rosa, e ha dedicato a Dante più di un’opera, in particolare “Nove saggi danteschi”; le sue opere contengono inoltre riferimenti cabalistici e alla cultura ebraica (“Il Golem”, “Una difesa della Cabala”). C’è poi una sua opera, in particolare, che fonde riferimenti danteschi a riferimenti cabalistici (“L’Aleph”; ovverosia la prima lettera dell’alfabeto ebraico). Si pensi che Borges ha addirittura influenzato Alan Moore, dai cui fumetti sono stati tratti i film “V per vendetta” e “From Hell, la vera storia di Jack lo squartatore”, ove i riferimenti alla Rosa Rossa sono assolutamente espliciti.
Inoltre, proprio perché la rosa è uno dei temi ricorrenti nell’opera di Borges, uno dei suoi racconti si intitola “La rosa di Paracelso”, racconto dedicato alla figura del grande alchimista e rosacroce. E una delle sue opere poetiche si intitola “La rosa profonda”.

Nessun personaggio poteva quindi essere più indicato, come assassino e difensore del libro maledetto, di Jorge da Burgos. Il quale ricorda lo scrittore Borges non solo nel nome, ma anche nelle caratteristiche: la cecità, la biblioteca, il labirinto, lo specchio... sono tutti temi presenti nel romanzo di Eco, che alludono allo scrittore argentino, le cui opere hanno proprio questi temi ricorrenti.

Già da queste poche osservazioni ci si può convincere che in realtà il libro misterioso che non deve essere mai aperto è la Divina Commedia.
Ma i riferimenti e il parallelismo tra Il nome della Rosa e la Divina Commedia non sono finiti qui.

Intanto il libro di Eco si presta a 4 livelli diversi di lettura; esattamente come la Divina Commedia di Dante (letterale, allegorico, morale ed anagogico).

Poi, l’ispirazione di base del libro – pare – viene da un libro dal titolo “L’ordalia”, di Italo Alighiero Chiusano. Alighiero, proprio come Dante Alighieri.

Pensiamo ora al titolo stesso. Il nome della Rosa. Tutta la Divina Commedia è, in fondo, il viaggio di Dante per arrivare a vedere Dio e la Candida Rosa dei Beati.

Eco ha, quindi, disseminato la sua opera di indizi che riconducono a Dante Alighieri.

Si può allora concludere che il libro maledetto, il libro che non si può decifrare, il libro “che uccide e per il quale gli uomini uccidono”, altro non è che la Divina Commedia di Dante.

Del resto, che i riferimenti danteschi compaiano in molti dei delitti che hanno insaguinato l’Italia, lo diciamo da tempo; dal delitto Moro, al delitto di Cogne, ai delitti del Mostro di Firenze, la maggior parte dei delitti della Rosa Rossa sono intrisi di simbologia dantesca (v. al riguardo il video “Delitti mediatici e disinformazione”, oppure gli articoli relativi alla Rosa Rossa).
Soprattutto, la maggior parte degli omicidi dei testimoni o dei personaggi scomodi avvengono tramite la cosiddetta legge del contrappasso dantesco, come abbiamo detto fin dal primo articolo sull’omicidio massonico: la persona muore con una pena adeguata al peccato commesso. Ad es. i testimoni di Ustica, che muoiono in un incidente aereo; Fabio Piselli, che doveva testimoniare sul rogo del Moby Prince e per poco non muore nell’auto in fiamme; Elisabetta Ciabiani, che doveva testimoniare riguardo ai delitti del Mostro di Firenze e si “suicida” con un coltellata sul pube; Luciano Petrini che doveva fare una perizia sulla morte del collonnello Ferraro (suicidatosi impiccandosi al portascuigamani del bagno) e morto a colpi di portasciugamani; oppure penso alla recente morte di un carabiniere di Viterbo, che si è suicidato sparandosi proprio nel quartiere Santa Barbara (la protettrice dei militari).
In particolare, quando deve essere eliminata una persona scomoda, l’uccisione avviene spesso per mezzo di un finto suicidio (generalmente per impiccagione, oppure la persona si spara).
Il suicidio è la morte dei traditori (si suicida infatti Giuda, dopo aver tradito Cristo; e si suicida il personaggio dantesco Pier della Vigna, perché non reggeva la vergogna delle accuse di tradimento a Federico II).

Il messaggio finale del libro è quindi chiaro. Chiunque si avvicini a capire il nome della Rosa, e riesca a capire i segreti della Divina Commedia (collegandola ai delitti dei giorni nostri), farà una brutta fine.


3. Riflessioni conclusive, e un po’ di coincidenze.
Resta da vedere se arriveranno i soliti geni a dire che questi riferimenti danteschi sono casuali.
Se infatti questa solfa della “coincidenza” ci viene propinata ad ogni piè sospinto per i riferimenti simbolici nelle canzoni di Rino Gaetano, per i film di Benigni, ecc., è però impossibile pensare ad una coincidenza per un romanzo scritto da una persona colta come Umberto Eco, che è senz’altro una delle persone più colte e sottili che abbiamo in Europa, il quale ha volutamente, e per sua stessa ammissione, disseminato il romanzo di allusioni e citazioni. Peraltro stiamo parlando di un personaggio che conosce benissimo i Rosacroce, Dante, i Templari, il simbolismo, e tutto ciò di cui noi parliamo in questo blog.
Parlare di una coincidenza sarebbe veramente una follia, oltre che offensivo nei confronti di Umberto Eco!

A questo punto, appare chiaro il significato della frase conclusiva al libro di Eco. Queste sono le sue parole:

Pare che il gruppo dell’Oulipo abbia recentemente costruito una matrice di tutte le possibili situazioni poliziesche e abbia trovato che rimane da scrivere un libro in cui l’assassino sia il lettore. Morale: esistono idee ossessive, non sono mai personali, i libri si parlano tra loro, e una vera indagine poliziesca deve provare che i colpevoli siamo noi.

Cosa vuole dire Eco con queste frasi?

Dicendo “i libri si parlano tra di loro”, allude anche al fatto che alcune organizzazioni – in particolare la Rosa Rossa – parlano tra di loro tramite i libri.
Il concetto lo ripete molto meglio in un’altra parte del libro (pag. 288 dell’edizione Bompiani del 2007).

Scrive Eco, facendo parlare Guglielmo da Baskerville: “Spesso i libri parlano di altri libri”.
“Ma allora – chiede Adso – a cosa serve nascondere i libri se dai libri palesi si può risalire a quelli occulti?”
Sull’arco dei secoli non serve a nulla. Sull’arco degli anni serve a qualcosa. Vedi infatti come noi ci troviamo smarriti”.
“E quindi una biblioteca non è uno strumento per distribuire la verità, ma per ritardarne l’apparizione?”.
“Non sempre e non necessariamente. In questo caso lo è”.

Qui Eco sta dicendo che la verità sulla Rosa Rossa e i Rosacroce prima o poi verrà fuori, come in effetti sta succedendo. Quindi, in teoria, non serve a molto nasconderla per mezzo di simboli, nei libri, nell'arte, ecc.
Ma nell’immediato serve a qualcosa (infatti, pochi hanno capito il filo rosso che unisce molti delitti, i quali rimangono sempre irrisolti; vai infatti a convincere un magistrato ad aprire come omicidio un caso di suicidio in ginocchio, oppure uno dei tanti casi di omicidio-suicidio che infestano il nostro paese facendogli notare i riferimenti simbolici che riconducono alla RR... un’impresa impossibile!).

Rimane solo da scrivere un romanzo in cui l’assassino sia il lettore, dice poi Eco.
C’è da notare che egli lascia fuori un’altra possibilità: un libro in cui l’assassino sia lo scrittore. La lascia fuori probabilmente perché questo tipo di romanzi è già stato scritto. Infatti molti autori appartenenti alla Rosa Rossa hanno pubblicato libri su delitti commessi da... loro stessi (o addirittura hanno fatto dei film, su delitti commessi da loro stessi).
Ora, ci dice Eco, una vera indagine poliziesca dovrebbe provare che i colpevoli siamo noi, cioè noi scrittori.
Ma, lascia intuire, le indagini poliziesche (perlomeno quelle sui delitti più efferati) non sono mai vere, e la prova non verrà mai raggiunta.
Oggi, la maggioranza degli investigatori e della gente è propensa a pensare che le nostre idee siano fantasiose. Che la Rosa Rossa non esista.

Come disse Amedeo Longobardi al convegno su Rino Gaetano? Testualmente: “Avendo lavorato al delitto di Erba, non ha trovato indizi che riconducano quel delitto alla Rosa Rossa”. Nessun indizio, nessuna prova. Infatti, a parte il nome dell’assassina (che unita al cognome forma la doppia, RR, marchio della Rosa Rossa), il nome della città (Erba), il nome della città confinante (Albavilla), il nome delle vittime, la data, la dinamica… a parte tutto questo, non c’è nulla che riconduca alla Rosa Rossa.

Lo stesso Umberto Eco, nella prefazione al libro “Storia dei Rosacroce” di Paul Arnaud, scrive che i Rosacroce non si sa se siano davvero esistiti.

Già. Le principali città italiane, Firenze, Napoli, Milano, Torino, Roma, e anche Viterbo, hanno una pianta completamente incentrata sul simbolismo dei Rosacroce; romanzi, opere d’arte, quadri, sono intrisi di simbologia rosacrociana; esistono migliaia di titoli di libri che riguardano i Rosacroce; centinaia di opere sono scritte da autori che si definiscono “rosacroce” e in molti casi sono stati pubblicati i testi con i loro riti. La maggior parte dei delitti segue una simbologia rosacrociana e dantesca, e tali delitti ricalcano esattamente quello che è scritto nei libri.
Ma la maggior parte degli autori nega ancora che esistano.
Compreso, ovviamente, Umberto Eco che, solo casualmente, ha intitolato il suo libro “Il nome della Rosa”.

E probabilmente per caso ha iniziato il prologo del suo libro con “In principio era il verbo e il verbo era Dio, e il verbo era presso Dio”, che è il primo verso del Vangelo secondo Giovanni (il santo patrono della Rosa Rossa).

Sempre per caso il primo capitolo inizia con “era una bella mattina di fine novembre”; Eco ha dichiarato (http://www.kataweb.it/multimedia/media/333828) che questo incipit è un riferimento al famoso “era una notte buia e tempestosa”, con cui inizia (a parte il romanzo scritto da Snoopy) un racconto di Edward Bulwer Lytton, autore di “Zanoni”, l’unico romanzo in tutta la letteratura mondiale che è dichiaramente rosacrociano e che tratta di Rosacroce. Un romanzo scritto da un rosacroce che - pare - è stato il vero fondatore della Golden Dawn (da cui la Rosa Rossa discende).

E, sempre per puro caso, esiste un sito (www.rosarossa.it, registrato a nome di Margherita Marcheselli, coordinatrice della rivista online Golem l’indispensabile: rivista diretta, tra gli altri, da Umberto Eco) come quello della figura in alto, all’inizio dell’articolo, in cui compare solo un breve testo, senza senso apparente, con l’immagine di una rosa rossa, che comincia così:
Qui si parla di qualcosa che forse non esiste,
ma forse sì.












4. Poscritti.

PS.
Alcuni versi dell’opera “Il Golem”, di Jorge L. Borges:

Se è vero (come nel Cratilo è detto) / che larchetipo della cosa è il nome, / nella parola rosa è già la rosa / e il Nilo nelle lettere di Nilo

Tra l’altro, come abbiamo detto, Golem è il titolo della rivista online (del gruppo Motta) diretta da Umberto Eco, Gherardo Colombo, Renato Mannheimer, e altri. E il coordinatore della rivista è Margherita Marcheselli, creatrice del sito rosarossa.it.

Bene... questa frase (soprattutto “l’archetipo della cosa è il nome, nella parola rosa è già la rosa”) non ricorda il titolo del libro di Eco, Il Nome della Rosa?
E non solo il titolo, ma anche la famosa frase finale: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”; la rosa esiste in quanto nome, possediamo solo nudi nomi.


PS2.
Leggiamo attentamente poi i primi passi de “Il nome della rosa”. Anche qui l’autore ci sta dicendo delle cose molto importanti.

“In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.

Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.”

Insomma, Eco ci dice chiaramente che vuole lasciare “segni di segni”, “perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione”, ovverosia ci dice che vuole lasciare dei segni, affinché siano decifrati da altri.

Non sappiamo se li abbiamo decifrati correttamente.

Si tratta di cose che, purtroppo, più si approfondiscono, e più si vorrebbe avere torto. E aver decifrato il libro di Eco (grazie all’intuizione di Stefania) mi dona un profondo senso di sconforto.



242 commenti:

«Meno recenti   ‹Vecchi   201 – 242 di 242
Anonimo ha detto...

Taricone solo fantasie?
http://forum.escogitur.com/index.php/topic,45430.msg56812/topicseen.html#msg56812

Stefania Nicoletti ha detto...

Democrito,
intanto il libro non è solo un romanzo storico. E' soprattutto un giallo. Ma lo sfondo storico (quindi anche filosofico, religioso, sociologico, ecc...) è delineato benissimo.

Eco non mischia fatti veri con cose inventate. I dettagli che abbiamo messo in risalto nell'articolo sono richiami, citazioni. La letteratura, fin dai tempi più antichi, è piena di richiami e citazioni. Soprattutto in opere di scrittori colti come Eco.

Ad esempio, la figura di Guglielmo da Baskerville è ispirata a Sherlock Holmes, nel senso che Guglielmo è un investigatore, una specie di Holmes medievale.

Poi, appunto, ci sono molti richiami a Borges, a cominciare dai temi trattati (il labirinto, la biblioteca...)
Ma questi sono RICHIAMI letterari. Non sono "cose false mischiate a quelle vere".

Per quanto riguarda i "libri che non esistono"... La Poetica di Aristotele esiste.
Aristotele nella sua opera analizzò la tragedia, l'epica e la commedia. Però una parte dell'opera andò perduta.

Ma ciò che conta, nella nostra interpretazione, è la parola "Commedia". Il libro di Aristotele non si chiama Commedia. E' il secondo libro della Poetica e tratta della commedia e del riso. Da qui il nostro collegamento con l'altra "Commedia"... la Divina Commedia di Aristotele.

Come ha spiegato più volte Paolo nei commenti, nel romanzo il libro misterioso NON è la Divina Commedia, ma il secondo libro della Poetica di Aristotele, che tratta della commedia.

kobe bryant ha detto...

Approfittando della giornata di sosta in Sudafrica, stasera 'Notti Mondiali' non andrà in onda.
Finalmente Maurizio Costanzo potrà concedersi una serata a San Casciano.

Anonimo ha detto...

Poi dicono Dio Patria e Famiglia

DROGA PARTY: PER ZACCAI RICOVERO COATTO IN SERVIZIO PSICHIATRICO

(AGI) - Roma, 1 lug. - Era totalmente fuori controllo Pier Paolo Zaccai, ricoverato stanotte al Grassi dopo un festino a base di droga e trans. Tanto che e' divuta intervenire la guardia medica psichiatrica, che ha immediatamente disposto il ricovero coatto nel servizio psichiatrico dell'ospedale di Ostia. A quanto si apprende, il 42enne consigliere provinciale del Pdl avrebbe opposto resistenza ai primi soccorsi, in evidente stato confusionale e con segni di aggressivita', tanto che la guardia medica psichiatrica lo ha dovuto sedare e ha predisposto il trattamento sanitario obbligatorio nel servizio psichiatrico nel territorio di residenza di Zaccai, come da prassi, cioe' per l'appunto il Grassi di Ostia.

Anonimo ha detto...

Stefania

grazie per le precise precisazioni date a democrito sul libro. Ora mi è tutto più chiaro...repetita iuvant.
Fai un lavoro davvero importante per Paolo, lo riusciamo a vedere tutti (se solo ci sforziamo) parecchio qui sui commenti sempre sopra il pezzo.

ancora grazie per il tuo apporto, spesso mi aiuta.a dormire meglio, ci pensino gli altri.

democrito ha detto...

stefania,
grazie per le precisazioni, ma io, come ho gia` detto, ho letto il libro di eco molti anni fa e molti dettagli mi sfuggono. l'ho letto in un periodo in cui mi interessavano moltissimo le eresie medievali, quindi ci ho preso un po quello che ci volevo prendere. mi sembra che le tue precisazioni cozzino un po con i commenti di anna, ma giusto per dire la mia, vorrei ritornare sulle eresie e le ortodossie del tempo, che sono le une speculari alle altre e non si possono capire le une senza capire le altre.
l'eresia piu` significativa del medioevo, ovvero l'eresia catara e`, a detta di tutti l'erede diretta, dal punto di vista dottrinale, delle chiese gnostiche del tardo impero, sparite poi con l'avvento al potere della chiesa cattolica. il centro della loro dottrina era la gnosi, una forma di conoscenza diretta della divinita`, che non passava attraverso la fede o le conoscenze intellettuali, ma attraverso una rivelazione pratica del nome di dio. influenze gnostiche le troviamo, per quanto riguarda l'ortodossia, soprattutto nel vangelo di giovanni e nel suo splendido inizio, vangelo che fu a lungo dibattuto se inserilo nei vangeli canonici e alla fine riconosciuto come vangelo a se, non facente parte dei vangeli sinottici. non e` dato di sapere se i catari avessero ereditato la gnosi, ma sicuramente il corpo dottrinale dell'eresia era di derivazione gnostica. altro elemento di ambiguita` del periodo e` la figura di francesco e del suo ordine. la sua poetica rimanda in modo velato alla gnosi e la chiesa fu a lungo combattuta fra il dichiararlo santo o considerarlo un eretico e l'ordine dei francescani e` stato a lungo un ordine al limite dell'ortodossia, ponendo questioni dottrinali che hanno cambiato il volto della chiesa molto di piu` di quanto quest`ultima voglia ammettere.
eco ci dice che i libri parlano tra di loro, ma non ci dice che spesso mentono e, quando non lo fanno possono fornire solo indicazioni, ma mai l'esperienza della gnosi.
quello che gli contesto maggiormente e` il finale del libro. in effetti puo` darsi che il riferimento sia alla divina commedia, oppure no, ma il succo del discorso e` che chi si avvicina al nome della rosa, muore.
la rosa rosa, prima di essere il nome di un organizzazione criminale, e` il simbolo della gnosi, ovvero la conoscenza del cuore rosso di sangue del cristo, pertanto il nome della rosa altro non e` che il nome segreto ed impronunciabile di dio, unica via di salvezza per l'essere umano. eco, immensamente piu' colto ed erudito di me, queste cose non puo` non saperle e il suo messaggio cozza terribilmente con quello dello stesso dante: fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza (gnosi).
concludendo, eco e` un cialtrone, o al massimo un ignorante (in senso gnostico ovviamente), mentre bisogna stare attenti a non fare confusione di termini, perche` non c`e` dubbio che dante fosse un eretico, probabilmente un affiliato templare e forse, come sostiene paolo, addirittura il fondatore della rosa rossa, ma la sua rosa rossa probabilmente non ha molto a che fare con l'uso improprio di questo nome fatto ai nostri giorni. se dante era uno gnostico, sapeva che la sua opera poteva dare solo indicazioni, ma non poteva rivelare l'esperienza, perche` quindi eco vuole deviare il cercatore e convincerlo a desistere? lui sa che i libri parlano e cerca di confondere il messaggio originale, perche` sa che i libri spesso mentono e la gente crede alle menzogne.

Anonimo ha detto...

Si si...menomale che stefy c'èèèèèè

senno'...uuhuhh mammamia

senza sapremmoncaxx

Anonimo ha detto...

Ciao Stefania, vorrei solo precisare che la Poetica di Aristotele esiste certamente, nessuno l'ha negato; e' la parte che tratta del riso, ovvero della Commedia, su cui "Il nome della rosa" si basa, che non esiste. Si dice che sia andata perduta, io ( e non solo io) penso invece che quella parte non sia mai stata scritta, perche' altrimenti ne avremmo menzione o citazione in opere posteriori, se non addirittura copie fisiche o frammenti.

Per il resto, nonostante io ami i due libri di Eco citati in miei post precedenti, non mi piace Eco scrittore in generale, infatti trovo "Baudolino" di una bruttezza rara, cosi' come "L'isola del giorno prima". L'ultimo libro mi sono rifiutata di leggerlo perche' ho per Eco un'idiosincrasia profonda, e penso che non potra' mai scrivere libri belli come il primo. Persino il pendolo di Focault, nonostante mirabili momenti come le descrizioni storiche dei templari, i loro incontri avvenuti e mancati nei secoli, non decolla mai del tutto, la suspence e' piu' finta che reale, e non si arriva alla fine del libro col cuore in gola come ci si attenderebbe da un libro fondato sul mistero.

Pertanto, in generale, concordo con Democrito. Eco non sara' mai nella rosa (tanto per restare in tema) dei miei scrittori preferiti, questo e' sicuro. Egli non e' un autore che da' emozioni o resta nel cuore, verra' ricordato solo per le scelte degli argomenti dei suoi libri piu' che per la tecnica narrativa in se'.
Secondo me dovrebbe proprio smettere di scrivere romanzi, non mancherebbe a nessuno.

Anna

Stefania Nicoletti ha detto...

Anna,
la mia non voleva essere una "difesa" dell'Eco scrittore. Anche perché non l'ho mai sopportato :-)
Non sono mai riuscita a leggere nulla di Eco, perché ad istinto non mi piaceva (così come Bevilacqua). Molti anni fa provai a leggere Il nome della rosa, ma mi fermai quasi subito. Certo, rileggerlo ora ha tutto un altro significato...
Comunque non volevo prendere le sue difese, ma solo chiarire alcuni concetti sui richiami letterari che abbiamo messo in risalto nell'articolo.

Anonimo ha detto...

Insomma, dobbiamo riconoscere che lo sgrammaticato democrito dell'articolo di Paolo ha capito ben poco. E bene ha fatto Stefania a ricordare che il libro "Il nome della rosa" è un romanzo, e come tale può anche, e legittimamente, essere infarcito di incongruenze ed anacronismi storici: non sarà questo a costituire il giudizio sulla bontà di un'opera narrativa. E ancor meglio ha fatto, tra l'altro, a smontare la inconsistente tesi critica di democrito ricordando la figura di Borges, che democrito si era del tutto persa per strada. Perché, se è vero quel che sostiene Paolo, e cioè che "Il nome della rosa" è all'un tempo un "divertimento" col quale Eco si è dilettato, fuoriuscendo dal suo ristretto ambito accademico, ma anche un messaggio in codice lanciato a certuni membri di una non menzionata organizzazione segreta, queste due motivazioni dell'opera sarebbero state sufficienti a sciogliere Eco dall'obbligo del rispetto della successione cronologica degli eventi.
Piuttosto, vorrei rivolgere questa domanda a Paolo: se si collega la massima finale del romanzo (possediamo solo nudi nomi ecc.), ed il messaggio in codice che si rinviene nell'opera successiva, "Il pendolo di Foucault", non potrebbe venir fuori che il vero messaggio di Eco ai componenti della RR suoni: guardate, che voi vi credete affiliati ad una organizzazione erede dei Templari e dei Rosacroce, ma siccome non potete vantare alcuna discendenza legittima da questi gruppi iniziatici, è da pazzi commettere omicidi possedendo soltanto il nudo "nome" della RR?

Anonimo ha detto...

Interessante commento, anonimo delle 09.41 di questa mattina, tranne la parte dove dai a Democrito dello sgrammaticato, puoi gentilmente firmarti la prossima volta? Sarebbe un gesto di educazione, oltre che di cavalleria verso le gentildonne del blog. Merci.

So che non stiamo analizzando Eco nel suo insieme, ma si dice in giro (anche in rete, dove ho pescato molte delle cose che riporto qui di seguito) che Eco abbia scritto il Pendolo di Foucault basandosi su tre libri in particolare: la Magia di Atlantide, la Magia Rossa, e la Magia Stellare di Frank G. Ripel. Premesso che non ho mai letto questi tre libri, ma spero di farlo presto, questi sono stati pubblicati in Italia rispettivamente nel 1985 e nel 1986, dalla casa editrice Hermes, che ricorda il progetto Hermes citato nel libro di Eco. Non solo, pare che la figura del professor Camestres sia lo stesso Ripel, e che Eco abbia copiato alcune frasi dal libro "La Magia Rossa" storpiandole volutamente per distorcere il senso originario dell'opera; in poche parole, per ridicolizzare Ripel. Il motivo di cio' non lo so, e francamente e' la prima volta che lo sento. Non posso quindi commentare in quanto non sono sicura che cio' sia vero. Attendo smentite o precisazioni da chiunque ne sappia di piu' sull'argomento, sarebbe interessante sentire altre campane al riguardo.

Anna (Segue...)

Anonimo ha detto...

(Segue...)

Un mio professore all'universita', semiologo, linguista e studioso di simbologia occulta ed esoterica, mi disse all'epoca che il libro di Eco era un messaggio in codice a qualcuno in particolare all'interno delle organizzazioni massoniche e case editrici, che avesse ragione? Reputo di si, visto che nel mio ateneo erano tutti massoni, quindi tra di loro si capiranno bene.

Ora, io di Ripel non so nulla, tranne che sia un esoterista, Gran Maestro del Rito Egiziano o qualcosa del genere, e autore di molti libri sulla Kabbalah, l'ermetismo, alchimia, ecc. E' stato mai citato in questo blog? Un mio caro amico amante e studioso di teosofia, alchimia ed esoterismo mi parlo' di Ripel tanti anni fa, consigliandomi di leggere le opere sopra citate, ma io, che non sono mai stata un'amante dell'esoterismo, lasciai perdere, pensando che fossero tutte sciocchezze...ma all'epoca avevo poco piu' di vent'anni, che ne capivo davvero dei libri che leggevo e di come va il mondo, delle occulte tele di ragno che ogni giorno vengono intessute intorno a noi per intrappolarci? Adesso invece sono curiosa e vedro' se riesco a trovare questi libri per poter fare un confronto con quanto scritto nel libro di Eco.

Anna

Stefania Nicoletti ha detto...

Anna, grazie per le interessanti informazioni.
Non sapevo nulla di tutto ciò.
A questo punto leggerò anche Il pendolo di Foucault con maggior interesse.

Frank Giano Ripel è un esoterista di Trieste (che è storicamente una città magica, un po' come Torino; sono presenti molti gruppi esoterici e anche satanici).

Fondò diversi ordini esoterici in città, di stampo crowleyano.
Tra le altre cose, dichiarò di essere l'Anticristo e la reincarnazione di Crowley.

Avevo letto da qualche parte che lo stesso Licio Gelli era un estimatore di Ripel.

C'è una libreria a Trieste, dove sono in vendita tutti i suoi libri.
Comunque dovresti trovarli nelle librerie esoteriche, e forse alcuni anche nelle librerie normali.

Io di Ripel ho letto solo "La Magia Rossa", che credo sia il suo libro più famoso.
In esso descrive anche i rituali.

Stefania Nicoletti ha detto...

Ecco, di Gelli avevo letto qui:

http://www.cesnur.org/religioni_italia/m/magia_cerimoniale_02.htm

La parte su Ripel è in fondo alla pagina, con il titolo "Associazione Orion".


Questo invece è il suo sito:

http://www.frankripel.org/

Stefania Nicoletti ha detto...

Nel libro "La Magia Rossa" c'è anche il Terzo Manifesto Rosacroce e il Primo Manifesto della Rosa Rossa.

Riporto alcuni passi di quest'ultimo:

"Prendi la spada, uccidi il drago; Egli vive in noi. Quando lo vedrai e la tua forza diventerà la mia, tu crederai. E' il destino dei re, è il destino dei padri. E vedrai una donna, e le porgerai una Rosa; ma questa Rosa le brucerà le mani in quanto essa non è degna di tenerla, essa è la Morte. E la tua Rosa diventerà la tua spada."

"Egli è, Egli sa, egli comanda; e il Gran Maestro è Horus, la Bestia. Credi in Lui e la Vita vedrai. Uccidi i tuoi simili, sventra tua madre, sgozza tuo padre se egli non crede in Lui."

Anonimo ha detto...

Ciao Stefania, ricambio il grazie per aver postato i link che vado subito a guardare. Ho capito bene? Ripel parla della Rosa Rossa sotto forma di manifesto nel libro La Magia Rossa? A questo punto sono un po' confusa: dunque gia' negli anni Ottanta si sapeva dell'esistenza della Rosa Rossa? Allora mi domando, se questa potente organizzazione deve rimanere occulta, come mai hanno permesso a Ripel di scriverne il manifesto? Come mai il tizio e' ancora vivo? Il che spiegherebbe il tentativo di Eco di ridicolizzare lo stesso Ripel, nel senso che forse Eco cerca di "smorzare" un po' i toni riguardo al manifesto rivelatore dell' esistenza dell' organizzazione...La cosa si fa sempre piu' interessante. Tra l'altro l'ultima frase da te riportata sullo sventrare la madre e sgozzare il padre se costoro non credono in Horus, mi ricorda il bellissimo libro "Zanoni" di Edward Bulwer Lytton, anch'esso letto anni fa che ora riprendero' in mano di sicuro. Caspita se e' vero che i libri parlano tra di loro...

Anna

Anonimo ha detto...

....non esistono solo i maghi satanici, la magia non è solo opera del Diavolo (come pensavano nel Medioevo) e storicamente quella di "Adoratore del Demonio" è sempre stata la scusa con cui la chiesa, ha perseguitato, torturato e bruciato qualsiasi persona conoscesse erbe e medicine naturali, e fosse realmente libera dal dogma Crisitiano- Cattolico.
Prendiamo ad esempio lo sterminio dei Catari o Albigesi (vedi "Montsegur" Iron Maiden) , nel 1192 papa Innocenzo III fonda la Santa Inquisizione, per sdradicare l'"eresia" catara. L'inquisizione finirà di compiere i suoi atroci delitti solamente nel 1864 a Salem in America. Quasi 700 anni di tortura morte e distruzione di chiunque osasse sottomersi a questi tiranni che pretendono di possedere la verità e che hanno sempre torturato ucciso stuprato.
Quello della Chiesa è stato l'Impero più barbarico e Satanico del mondo, il quale durante i "Secoli bui" , ha trasmormato il modo nei quadri di Hieronimus Bosh : L'inferno in terra.

Chi cerca Satana , allora, farebbe bene ad andare in Vaticano perchè quello è realmente il suo tempio più grande. Ancora per poco perchè la sua caduta finale è vicina e che brucino loro finalmente, oppressori dell'animo umano.

"How happy is the human soul , not enslaved by dull control, left to dream and roam and play , shed the guilt of former days..."
Bruce Dickinson

Anonimo ha detto...

Questi sono i link da cui ho tratto alcune info sul libro di Eco e le connessioni con Ripel:

http://www.riflessioni.it/forum/arte/2809-umberto-eco-il-pendolo-di-foucault.html

http://www.anticristo.it/intervista-anticristo.asp

Anna

Anonimo ha detto...

Il nome della rosa 30 anni dopo (di Francesco Bausi):

http://samgha.wordpress.com/2010/05/24/%e2%80%9cil-nome-della-rosa%e2%80%9d-trent%e2%80%99anni-dopo-una-rivisitazione-%e2%80%98a-tesi%e2%80%99-del-medioevo/

democrito ha detto...

"Egli è, Egli sa, egli comanda; e il Gran Maestro è Horus, la Bestia. Credi in Lui e la Vita vedrai. Uccidi i tuoi simili, sventra tua madre, sgozza tuo padre se egli non crede in Lui."

un commento brevissimo. nonostante suoni truculenta, la frase non può non richiamare alla mente l'inizio del vangelo di matteo, dove gesù afferma di non avere lo scopo di portare la pace, ma la spada, anche all'interno delle stesse famiglie. un altro richiamo interessante è alla baghvad-gita, dove krishna, incarnazione vivente della divinità, ordina ad arjuna di scendere in campo, combattere contro familiari ed amici ed ucciderli, perchè tanto sono già morti...
mi viene da pensare che i manifesti non contino nulla...i libri continuano a mentire.

Conte Senza Palazzo ha detto...

Ucci ucci, sento odor di massonucci...

Anonimo ha detto...

http://2.bp.blogspot.com/_Bfi-al4dR9c/TCsiZD3Ed_I/AAAAAAAABS8/AKNYiCGlisg/s320/Decima.bmp

Rosa, rosae,rosae, rosarum...

Anonimo ha detto...

A proposito di satana in Vaticano...Non ero mai stato in S. Pietro. Ho notato una cosa interessante: dentro la cattedrale, prendendo il corridoio che porta al museo - mi pare - della cattedrale, troviamo scolpiti tutti i nomi dei papi della storia. La cosa interessante è che sono raggruppati da un insieme che ha alla sua base un volto satanico. Purtroppo non avevo con me la macchina fotografica. Se qualcuno trova un link della foto...
Una domanda agli esperti: i papi sono al di sopra di satana o egli è la loro base? Grazie.

Anonimo ha detto...

Sono quasi convinto che la X° MAS abbia a che fare con la X° legione romana che era a custodia del...

Anonimo ha detto...

E' già il secondo che uccide e si uccide per la croce di questioni di cuore. Il suicidio per entrambi davanti ad un cimitero.

Anonimo ha detto...

Signora Anna, ho dato dello sgrammaticato a democrito perché è la realtà: un saccente che si permette il lusso di scrivere "squotere" e "un organizzazione" (per ben due volte, tra l'altro) dovrebbe essere sanzionato con la censura dalla redazione. Per giunta, ha dimostrato di non aver capito un'acca dell'articolo di Paolo. Piuttosto, vorrei sottolineare che il link che ci ha segnalato Lei stessa, Anna, è particolarmente interessante e invito tutti s leggerlo:

http://www.riflessioni.it/forum/arte/2809-umberto-eco-il-pendolo-di-foucault.html

Ringraziamo Anna per la segnalazione.

anonimo

Anonimo ha detto...

Che strani personaggi circolano da queste parti...avete cose da imparare (in effetti non si finisce mai nella vita), o da rivelare a noi poveri mortali?

Democrito, non sono d'accordo con te quando dici che i libri continuano a mentire. In realta' i libri nascondono tante verita', forse piu' di quanto noi lettori siamo pronti a scoprire ed accettare. Non dimenticare che l'arte della letteratura, come anche la pittura, e' servita nel corso dei secoli a nascondere messaggi contrari alla morale corrente e soprattutto alla religione. Era l'unica forma di liberta' di ribellione che gli artisti avevano. Basti pensare a cio' che Leonardo nascondeva nelle sue opere, penso che gli studiosi non siano arrivati neanche a scoprire un decimo di tutti i messaggi nascosti nei dipinti e negli scritti di questo immenso genio.
E' anche vero che certi libri vengano scritti per sviare dalla verita' accettata, ma quando lo fanno e' per nascondere una verita' ancora piu' occulta, amara e difficile. Questo, credo, sia lo scopo dei primi due libri di Eco.

Anna

Anonimo ha detto...

domenica sera su rai3 IL NOME DELLA ROSA il film tratto dal romanzo di U.ECO

Anonimo ha detto...

I libri non parlano ad altri libri... ci mancherebbe: i libri parlano a chi li legge alle Entità, che in veste di ricattati o ricattatori li loeggono e li pubblicano. Se entrate in libreria è tutto un "fiorire" di rose sulle pagine di racconti horror o triller. Quando ci fu l'omicidio rituale di Varese, poi, comparve in libreria, insistentemente, un romanzo che per copertina aveva "una mano" ingioiellata... leggete il libro di Blondet "Gli Adelphi della dissoluzione" e inizierete a capire...

novus ha detto...

Questo passo citato da Stefania mi ha fatto venire in mente una cosa:

"Prendi la spada, uccidi il drago; Egli vive in noi. Quando lo vedrai e la tua forza diventerà la mia, tu crederai. E' il destino dei re, è il destino dei padri. E vedrai una donna, e le porgerai una Rosa; ma questa Rosa le brucerà le mani in quanto essa non è degna di tenerla, essa è la Morte. E la tua Rosa diventerà la tua spada."

Una simbologia molto simile è stata introdotta durante gli anni '70 negli ambienti di protesta giovanile. Sto parlando dei rituali legati all'eroina.

Le persone che hanno deciso di infiltrare gli ambienti dei giovani con l'eroina lo hanno fatto servendosi anche di aspetti "magici".
Ad esempio il mito della "spada del samurai" che conficcandosi nelle vene simboleggiava l'uccisione del proprio lato debole oppure l'immagine della siringa che a contatto con il sangue si tingeva di rosso ricreando appunto una rosa che sboccia dalle vene, erano tutti espedienti magici che servivano a nutrire il lato inconscio delle persone accalappiate dai dispensatori di eroina.

Il passo che hai citato, Stefania, mi ha fatto venire in mente tutto ciò.

Anonimo ha detto...

siccome questo blog si è complicato troppo per i miei gusti e soprattutto per le mie capacità mentali scrivo qui uno spunto:

Tutto è come sembra, o no ?
il 29 giugno, il giorno di San Pietro, padre fondatore della chiesa, è morto il giorno del suo onomastico, Pietro, Taricone. Alle 23:30?Intorno alle 23.. Rapidamente è stato fatto il funerale ed altrettanto rapidamente viene cremato. E' un incidente..purtroppo capita.. Lascia la moglie, figlia di un generale dell'areonautica. Pietro un buon, personaggio che si era subito distinto per le sue qualità e semplicità, che sicuramente avrebbe fatto proseliti nella neofascista Casapound tanto diversa da quel monopolaristico percorso di globalizzazione forzata cui ciamo abituati.
Psyguru

Anonimo ha detto...

Avete visto il commiato (pareva una gigantesca presa di culo con tanto di occhio Orwelliano...)di Taricone al programma 'Bikini' domenica sera su canale 5?

Anonimo ha detto...

Che strano post questo..

Anonimo ha detto...

ho sempre sospettato che i romanzi di Agatha Christie fossero le descrizioni di delitti commessi dall'autore...ovviamente molti dei delitti descritti da A.Christie sono un pò ripetitivi, il che vuol dire che a volte cambiava solo l ambientazione e nome per raccontare lo stesso delitto...la vita di Aghata Christie era un mistero, ha avuto tanti buchi vuoti nela vita che non si sa dove era e cosa faceva in quei periodi. Si dice che apparteneva alle società segrete...anche il romanzo G.Faletti "Io uccido" mi suona un pò come una confessione...sono delle verità talmente assurde che nessuno ci crederebbe manco se giuri. Chi crederebbe che un assassino abbia scritto un libro sul proprio delitto? di solito il miglior nascondiglio è di fronte agl i occhi di tutti, perchè è il posto meno aspettato...

Anonimo ha detto...

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000582681999&v=photos&viewas=1662205241#!/album.php?aid=17702&id=100000582681999

Luigi Menta ha detto...

Insomma ho imparato qui che i libri parlano di altri libri, e il più delle volte mentendo. Ma la menzogna può anche equivalere a GLORIOSO ATTIMO DI VERITA' + COMMENTI POSTERIORI e dunque un libro che parla di altri libri è di essi cassa di risonanza mentre s'impegna a rappresentarsi e a autoincensarsi.

Sono un fan di Umberto Eco, da quasi vent'anni. Ricordo che parlai una volta con un prof di lettere, all'inizio degli anni '90, suo ex allievo, il quale mi disse che alle lezioni universitarie a metà anni '70 Eco parlava con una certa avidità del prossimo ritorno del romanzo più o meno velatamente autobiografico.

Luigi Menta ha detto...

Qui vengo al punto, che è poi ciò che mi interessa. Magari ogni romanzo di Eco fosse un insieme di generi e di topoi letterari come lui stesso, in quanto direttore editoriale di Valentino Bompiani per tanto tempo, cerca in modo più o meno velato (e due) di rappresentare al mondo e in fondo a se stesso. Purtroppo non è così. Non c'è distinzione possibile per un lector ansioso di vivere la sua fabula tra una dotta ispirazione e la volgare scopiazzatura. Tutto è un caleidoscopico rimando, che nella migliore delle ipotesi è penosa abitudine dell'accademico uso al saggio su altre accademie e su altri accademici. No, decisamente è fuori strada un autore che incanta e seduce e però poi, fatte le opportune verifiche, acquisite le molte (se non tutte) fonti di ispirazione, quando noi si ritorna a casa troviamo essere solo un nucleo di poche pagine, banali e stiracchiate al massimo. E in ciò è complice anche la formattazione e l'impaginazione editoriale: se il Nome della Rosa, libro che nonostante i cinquant'anni di età scopriamo Eco affrettarsi a scrivere, è fitto di parole e di righe per pagina, proprio per la molteplicità di "fonti di ispirazione" raccolte nella vita precedente, gli ultimi romanzi sono molto migiorati sul piano della leggibilità e della leggerezza.

E tutto questo a dire che non credo molto agli argomenti dell'articolo, anche se riconosco in essi un'indubbia presa sulle menti, tra le quali colloco la mia, che nel momento in cui vogliono sospendere la realtà ricercano il complotto universale. Motivo di somma, ulteriore delusione che da lettore ho avuto sugli ultimi romanzi di Eco.

Luigi Menta ha detto...

Ma perché parlo di autobiografie. Perché tutto, la passione per il medioevo, per la politica, per la semiotica, per Dumas, per gli sbagli dei fascisti che un uomo di sinistra non può non denunciare, e persino per l'ambiente goliardico universitario bolognese permettono a Eco, come forse ha evidenziato il nipote Roberto Cotroneo, di parlare di se stesso, della sua infanzia e di quella che in fondo è la sua vita. Per esempio tutti i romanzi hanno a che fare con Alessandria, il Monferrato, la nebbia che gli fa un po' da madre terra. Baudolino è il nome del santo patrono, ma con qualcosa da dire sul carattere di questi piemontesi emiliani.

Ho incontrato Umberto Eco una sola volta, per un autografo, il 5 febbraio 1999. Non che abbia memoria prodigiosa, ma era un convegno, e ne conservo la pubblicità nello stesso libro che conserva la scarna dedica. Però devo dire questo. Io sono, verbalmente e per iscritto, un logorroico. I libri dei tre scaffali di Eco che possiedo sono spesso zeppi di appunti e note a margine. Più il libro mi prende e più restituisco al mare gli oggetti che mi ha portato ai piedi. Il libro che più ho apprezzato, almeno stando a questo metro, è il Pendolo. Sia di esso sia del Nome della Rosa ho svariate copie, anche in inglese, francese e catalano. Per far bella figura però mi portai, perché andavo a quel convegno con il chiaro intento di strappare un autografo a uno dei miei scrittori preferiti, l'unica copia che avevo dell'Isola del Giorno Prima, che nonostante avesse qualche scarabocchio qua e la conservo ancor oggi come mamma Bompiani l'ha fatta.
Ebbene, prima che inizino i lavori mi presento da Eco e chiedo umilmente una dedica. Eco: "Ma qui, davanti a tutti!" quasi urlando, ma senza alcuna presenza di sdegno nel tono di voce, anzi quasi compiaciuto. Io: "Se vuole l'aspetto fuori" Eco: "Facciamo in fretta" e porgo il libro aperto alla seconda di copertina. Lui lo prende e comincia a sfogliarlo. "Ma qui è scritto tutto" e lo prende da parte, nascondendomelo alla vista. Ora, si sarà capito, quando un autore scrive "Opera Aperta" o "La Struttura Assente" parlando di livelli di lettura, di smontaggio e rimontaggio dei meccanismi narrativi, come se insegnasse non una disciplina delle famigerate e moderne Scienze Umane ma, per dire, Ingengeria del Best Seller è ovvio che si presta a essere smontato o "decostruito", analizzato, citato ("chi critica un'autorità diviene esso stesso un'autorità"). Leggere quegli appunti affatto incensatori nei riguardi della sua opera più tropicale lo aveva ridotto al silenzio. Da parte mia me ne sentivo un pochino in colpa e chiesi, proprio perché non riuscivo a resistere all'avidità di avere fra le mani un nuovo giocattolo da smontare e rimontare: "Quando uscirà il suo prossimo romanzo?" ed Eco: "E chi lo sa, anche fra dieci anni!" ed io, a testa bassa: "Spero di essere ancora vivo" riducendo lo scrittore a un silenzio definitivo.
Silenzio che ho misurato, perché dopo aver avuto indietro la MIA copia del SUO romanzo, sono stato oggetto dello sguardo fisso di Eco per una decina di minuti buona, sguardo che ho cercato di accantonare facendo cenno di ringraziamento una prima volta, ricambiato, e siccome l'osservazione del piccolo insetto che evidentemente ero proseguiva, anche una seconda volta, ripetendo il rituale. Tutto ciò è stato interrotto dall'inizio dei lavori del convegno, ubi maior minor cessat, durante i quali il professor Morcellini fece la famosa gaffe parlando dell'attuale Repubblica Spagnola davanti a non so più quale personalità castigliana.

Lego la nada a nadie. Lascio questi scritti, non so più intorno a chi, o a che cosa. Ma guardo fuori e ammiro la collina. È così bella.

Anonimo ha detto...

fosse anche Eco la rosa rossa in persona ha scritto delle cose che tu non scriverai mai
forse davvero il fatto che non sei mai riuscito a scrivere cose non dico geniali ma, decenti ti ha portato a fare questo raccapricciante blog

Anonimo ha detto...

Forse sono stato anch'io contagiato dalla "Rosite Rossa" ma mentre guardavo uno dei tanti documentari sull'assassinio di dallas ad un certo punto il commentatore stesso, mentre parlava dell'arrivo della coppia presidenziale in città,sottolineva con un 'enfasi strana e del tutto fuori luogo che la first lady avesse ricevuto in omaggio , in aeroporto delle rose rosse e non bianche come ci si sarebbe aspettato nel Texas che è appunto grande produttore di rose bianche!!!! Che strana coincidenza.........!

Anonimo ha detto...

"Pare che il gruppo dell’Oulipo abbia recentemente costruito una matrice di tutte le possibili situazioni poliziesche e abbia trovato che rimane da scrivere un libro in cui l’assassino sia il lettore. Morale: esistono idee ossessive, non sono mai personali, i libri si parlano tra loro, e una vera indagine poliziesca deve provare che i colpevoli siamo noi."

La butto la cosi come mi è venuta in mente, giusto per sfizio :D e se Eco ci stesse dicendo che visto i progressi tecnologici delle indagini, la direzione da prendere sarà quella di creare "libri" (persone,storie personali) che mentre leggono la loro esistenza giorno dopo giorno si scoprono improvvisamente assassini (mk-ultra) ?
Aggiunge poi che ci sono idee ossessive non personali (inculcate?) queste "persone-libri" si parlano tra loro ed una vera indagine dovrebbe arrivare a capire le dinamiche nascoste che si celano dietro a certi "killer programmati" . (ok la smetto di scrivere str.ate) :P

Paolo Franceschetti ha detto...

effettivamente la cosa ha un senso... :-)

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