Premessa Spesso, quando scrivo un articolo e identifico come rituale un determinato delitto, molti (lo potete vedere dai commenti) dubitano di ciò che dico, non riuscendo a vedere la simbologia dietro a certe vicende. In realtà è normale non vedere certi segnali finché non si abbia un minimo di esperienza e del resto anche io, che di esperienza ne ho comunque poca, talvolta sono fortemente in dubbio sul significato di certi fatti o circostanze.
Pubblichiamo questa lettera, apparsa su un quotidiano di Parma. E' la lettera di un padre a cui hanno ucciso la figlia. I numeri, le date, le circostanze del delitto, sono indicative di un delitto rituale. Il padre si pone alcune domande.
E la lettera mi ispira diverse riflessioni.
Da qualche tempo, da quando ho iniziato ad occuparmi di delitti rituali, una delle cose che mi colpiscono è la reazione dei familiari delle vittime. Spesso anche la reazione dei familiari del presunto omicida mi lascia interdetto.
La maggior parte dei familiari delle vittime non vuole saperne di approfondire, di parlarne, di indagare.
E mi rendo conto che il problema dei delitti rituali non è un problema giudiziario, ma un problema sociale, in cui i primi responsabili, spesso, sono le cosiddette persone normali. Perché pochi vogliono capire. Pochi sono disposti ad andare oltre le idiozie dei media ufficiali e ad accettare realtà "alternative". Pochi sono disposti a mettersi in gioco.
Il problema dei delitti rituali massonici, in realtà, è prima di tutto un problema sociale e culturale.
In secondo luogo però è anche un problema psicologico dei singoli individui coinvolti.
Tutta la gestione della Difesa passa in mano a una società per azioni. Che spenderà oltre 3 miliardi l'anno agli ordini di La Russa. Così un ministero smette di essere pubblico
Pubblico questi video, e la tesi di Daniele Martinelli, con la consapevolezza che non si tratta della verità, ma di tentativi di ricostruire in modo diverso la vicenda. Se questi tentativi poi siano corretti o meno, se si avvicinano o no alla verità, è difficile dirlo.
Mi rendo anche conto che spesso, a forza di ragionare per complotti, li si vede dappertutto. D'altronde, piuttosto che credere alle idiozie dei mass media, preferisco credere agli asini che volano.
E queste ricostruzioni che proponiamo, mi paiono comunque più plausibili di quelle dello psicolabile, che compra una statuetta del duomo, su istigazione della sinistra guerrafondaia, con Berlusconi che grida "l'amore vince sempre sull'odio"; frase che in bocca a lui suona altrettanto bene quanto una barzelletta oscena sulla bocca del Dalai Lama e che dimostra unicamente che ormai tanto Berlusconi, quanto i mass media, hanno completamente perso anche il senso del ridicolo.
PS. Un grazie ad Alessandro, il lettore che mi ha segnalato il blog di Martinelli, e un grazie a Giovanni che mi ha inviato l'altro video.
Dal blog di Daniele Martinelli
Vi ringrazio davvero tutti per la solidarietà che mi avete espresso, dopo che ho deciso di dare visibilità ai nick di alcuni vigliacchi che insultano e minacciano, celati dietro l’anonimato che offre Internet. Ho letto tutti i vostri commenti, avrei voluto rispondervi uno ad uno ma sapete che il tempo che dispongo non è mai (purtroppo) sufficiente. Vi confermo che ho sporto querela, prometto che mi impegno ad arrivare fino in fondo e che vi terrò informati.
Oggi vorrei offrire una nuova, o se preferite, diversa chiave di lettura all’aggressione nei confronti del presidente del consiglio dei piduisti. Mi chiedo se l’episodio non sia da ricondurre ad un avvertimento della mafia. Me lo fanno pensare alcune strane analogie e coincidenze sospette sollevatemi anche da alcuni conoscenti, che provo elencare riferendomi solo a ciò che è accaduto domenica sera in piazza del Duomo a Milano.
Andiamo con ordine: l’aggressione è avvenuta domenica 13 dicembre. Due giorni prima, l’11, c’era stato l’interrogatorio di Giuseppe Graviano al processo Dell’Utri, che si è rifiutato di rispondere alle domande del magistrato rimandando per motivi di salute. Tradotto, “parlerò quando sarà il momento, per ora mi sono presentato in aula.” Graviano ha in sostanza detto qualcosa a fatica, ha balbettato lasciando intendere. In un solo termine, ha tartagliato. L’aggressore del corruttore si chiama Tartaglia. Non a caso Dell’Utri è stato furente e impaurito in aula fino a quando Graviano ha rifiutato di parlare.
Come è stato colpito il corruttore da Tartaglia? Col lancio di un souvenir a forma di duomo verso la bocca. Che infatti gli ha tagliato un labbro e rotto diversi denti. Fra l’89 e il ‘92 nella procura di Milano si svolse l’inchiesta Duomo connection sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia che portò a diverse condanne. Titolare del procedimento il magistrato Ilda Boccassini, molto amica di Giovanni Falcone, del cui omicidio ha indagato e individuato gli esecutori presso la procura di Caltanissetta dov’è rimasta dal ‘92 fino alla fine del ‘94.
Giuseppe Graviano lo ha condannato lei. E’ in carcere a scontare l’ergastolo anche per la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Se volessimo dare questa chiave di lettura potremmo pensare che il lancio di un “duomo connection sulla bocca(ssini) da parte di chi targaglia in aula” sia un avvertimento dei Graviano rivolto proprio al corruttore:”stiamo iniziando a parlare. Se non ti dai una mossa a farci i favori che ti abbiamo chiesto, ti facciamo cadere…“.
A questa ragione proviamo sommarne un’altra: lo zampino della massoneria americana, stanca di tenere i fili del burattino Berlusconi, che anziché rispettare i patti dell’alleanza atlantica si fa amico e partner economico di Gheddafi, di Ben Alì e di tutti i peggiori leader comunisti dell’area russa che vanno da Putin a Lukavcenko. Solo banali coincidenze? Forse, chissà.
In questi giorni, dopo la storia del pentito Spatuzza, le prime pagine di giornali e Tv sono prese dal caso Tartaglia. Per curiosità ho voluto sentire cosa diceva il TG 4 della vicenda, ed ecco una breve sintesi.
Nella foto sotto: l'ultimo libro di Fabio Piselli, A mare armato, che può essere acquistato andando direttamente nel suo sito
Fabio Piselli
in uno degli ultimi incontri con alcuni magistrati di spessore, diversi da quelli che formano il pool che indaga sulla tragedia del Moby Prince, sono stati riconosciuti i motivi della mia "sovraesposizione" nel corso degli anni rispetto ad un più consigliabile "profilo basso", anche in forza del lavoro che ho svolto e del mio percorso post carriera militare, motivi sui quali tornerò a parlare appena e se sarà tolto il segreto
Le tecniche dei mass media per controllare la popolazione.
1. Premessa. 2. Il problema delle riforme della magistratura. 3 il problema degli aumenti di carriera e di stipendio dei magistrati. 4. Il problema della mafia. 5. La globalizzazione e i fatti del G8. 6. Il problema del doping. 7. Il caso Garlasco e il caso Cogne. 8. Il problema di Berlusconi e del monopolio televisivo. 9. La questione ebraica. 10. Il problema della massoneria. 11. Conclusioni. La tecnica del corto circuito.
1. Premessa.
Da piccolo, ogni tanto, sentivo degli intellettuali dire cose che non capivo. Pasolini diceva che nulla è più terribile della Televisione. Molti dicevano che la TV era un mezzo di controllo delle masse, ma non riuscivo a capire il perché e soprattutto il come ciò avvenisse. Secondo la mia limitata visione di allora, che controllo poteva esercitare un mezzo che mandava film, spettacoli, e notizie? Tanto, pensavo, c’è sempre la nostra intelligenza che vaglierà se una cosa è giusta o no.
1. I fatti. 2. Alcune cose che non tornano. 3. Le conclusioni.
I fatti.
In questi giorni infuria la polemica sulle dichiarazioni del pentito Spatuzza, che ha dichiarato davanti ai giudici di aver sentito dire (dal boss Graviano) che Berlusconi è un mafioso. E non ci sto a sentire le immani idiozie dei telegiornali. Il caso mi offre quindi uno spunto per mostrare come funziona il linguaggio in codice dei nostri mass media.