martedì 23 giugno 2009

La Rosa rossa e il problema delle prove.







1. Premessa ed un parallelo: la mafia. 2. Le prove del sistema massonico. 3. Le prove dell'esistenza della Rosa Rossa. 4. Conclusioni



1. Premessa ed un parallelo. La mafia.
Questo articolo si salda con il precedente “L’omicidio rituale e le difficoltà di accertamento”. Lo scrivo infatti per rispondere una volta per tutte a quelli che mi ripetono, un giorno si e l’altro pure, che non ci sono prove dell’esistenza della Rosa Rossa. E che non ci sono prove del collegamento con tale ordine, nei tanti omicidi che insanguinano l’Italia. In questo modo ogni volta che qualcuno tirerà fuori il problema delle prove rimanderò a questo articolo.

Iniziamo da un parallelo. La mafia.

La massoneria ha molte cose in comune con la mafia; entrambe sono organizzazioni complesse, strutturate in più livelli compartimentati e secretati all’esterno, con il fine del controllo del territorio e del potere. La grossa differenza tra le due organizzazioni è nella dimensione (la massoneria è un’organizzazione su scala mondiale, le varie mafie invece operano a livello prevalentemente locale, anche se poi la loro potenza si estende in tutto il mondo).

L’altra differenza sta nel fatto che la massoneria è un’organizzazione esoterica; le varie mafie no. Tuttavia le mafie hanno in comune qualcosa con l’esoterismo massonico, in quanto anche queste si esprimono con un loro simbolismo particolare, che può essere riconosciuto e decodificato solo da chi conosce tali organizzazioni; alla persona che parla troppo si taglia la lingua, a chi ha visto troppo si cavano gli occhi, ecc… inoltre per accedere nelle varie mafie ci sono rituali diversi, ma che comunque hanno molto in comune con i rituali massonici (non a caso il rituale di ingresso alla ndrangheta è preso pari pari dal rituale di ingresso alla massoneria

Ora immaginiamo che qualcuno, venuto da un altro paese, e che non sa nulla di vicende italiane, chieda a noi, a un qualunque cittadino italiano informato sulle vicende del nostro paese “mi sai dare delle prove dell’esistenza della mafia?”, quale sarebbe la risposta?

Che di prove ne esistono a bizzeffe. Vediamo quali.

Primo. Il sistema del sud Italia.
Secondo. I processi.
Terzo. La letteratura.
Quarto. L’esperienza diretta.

Cominciamo dal sistema.

Da decenni era palese a chiunque che il sud viveva in un clima diverso rispetto al nord; un clima che era fatto di estorsioni sistematiche ai commercianti, un clima che si traduceva nell’impossibilità di fare qualsiasi indagine perché le attività degli inquirenti si arenavano quasi sempre. La situazione era ben descritta da Sciascia nei suoi libri, e trasposta in numerosi film (confessioni di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica, ad esempio).

Fino agli anni 80 però c’era chi, nonostante tutto, negava l’evidenza e sosteneva che la mafia non esistesse, nonostante i rapporti tra politici e mafia fossero stati oggetto degli atti di numerose commissioni parlamentari d’inchiesta.

Dopo il maxi processo di Palermo e le rivelazioni di Buscetta divenne acclarato anche processualmente che la mafia era un’organizzazione piramidale, complessa, e che controllava capillarmente il territorio Siciliano.

C’era cioè un sistema che era visibile alla maggior parte degli osservatori, giornalisti, scrittori, magistrati, ecc… Ma finche non si arrivò al maxiprocesso di Palermo c’era ancora una sorta di dibattito tra i complottisti e non complottisti, cioè tra coloro che dicevano che il sud Italia era in condizioni peggiori del nord per ragioni culturali, per una serie di “coincidenze”, ma che non esistesse un sistema criminale organizzato. Era tutto un caso, e non c’erano prove dell’esistenza della “mafia”.

Poi si potrebbe citare, al nostro interlocutore venuto da lontano, i numerosi libri e le testimonianze lasciate da tutti coloro che si sono occupati del fenomeno mafia. Abbiamo quindi i libri di Falcone, di Caponnetto, Carlo Palermo, Nando Dalla Chiesa, Pino Arlacchi, fino ai recenti libri di Travaglio, Grasso, ecc… Una letteratura vastissima, che racconta, appunto, il sistema mafia.

Infine. Al nostro interlocutore potremmo consigliare di fare esperienza diretta. Di parlare con chi è incappato nelle maglie della mafia, da Benny Calasanzio, a Salvatore Borsellino, Tano Grasso, Maria Falcone, comprese persone meno note, come un mio carissimo amico che ha perso due fratelli a causa della Camorra.

E poi si potrebbe consigliare di andare nei vari posti di mafia e verificare di persona.

Chi c’è stato sa di cosa parlo.

Andando per l’hinterland napoletano, ad esempio, Casavatore, Casal Di principe, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Afragola, si respira un’altra aria; sembra di stare in un altro mondo, diverso da quello cui siamo abituati qui al centro e al nord. Servizi pubblici quasi inesistenti. Legalità, almeno all’apparenza, inesistente: ragazzini che girano in tre senza casco sul motorino (e poi ti spiegano che qui, in questi luoghi, se giri col casco rischi che ti ammazzino perché ti prendono per un camorrista); di polizia e carabinieri neanche l’ombra (se poi passi per caso davanti ad una delle poche caserme dei carabinieri, può capitare di trovare il cartello “zona militare limite invalicabile”, che è stato spostato e rivoltato all’interno, in modo che sia visibile solo dai militari e non da chi sta all’esterno della caserma; mi capitò a Nola); non un autobus, spazzatura dappertutto (certe strade sono costellate di spazzatura per chilometri; lo erano prima dell’emergenza rifiuti, e lo sono ancora adesso); e poi centinaia di magazzini grigi, tutti uguali, senza insegne, il verde inesistente, i venditori di pane sul ciglio della strada accanto ai rifiuti anche la domenica (ma il pane qui è buonissimo; anche quello comprato accanto ai rifiuti; nelle pulita Torino, invece, il pane non sa di niente).

Anni fa un mio amico mi acquistò uno scooter da un concessionario del luogo; lo ritirai e partii per Viterbo; quando mi lasciò, il concessionario mi disse “mi raccomando, se la fermano dei rapinatori, accosti subito e non faccia resistenza e non si fermi per nessun motivo”; andai dal benzinaio e mentre quello mi versava la benzina mi disse “bello scooter… è nuovo eh? Si vede che lei viene da fuori… Mi raccomando, non si fermi per nessun motivo e se la fermano, accosti subito senza protestare”.

Insomma. Chi è sempre vissuto in Sicilia, o chi è sempre vissuto in certi posti della Campania, lo troverà normale. Ma chi viene da fuori percepisce immediatamente che in quei posti si respira un clima diverso.

Dopo un po’ non si può negare che da quelle parti esista la mafia, e che essa si respiri anche nei gesti e negli atteggiamenti quotidiani dei singoli cittadini non mafiosi.

2. Le prove del sistema massonico


Bene.

Quali sono allora le prove dell’esistenza della Rosa Rossa? Le stesse che esistono per la mafia. Occorre solo avere un po’ di pazienza in più per cercarle, ma sono le stesse.

In primo luogo il sistema. Troppi morti tutti uguali. Troppi delitti impuniti (v. ad esempio il nostro articolo: dodici donne un solo assassino); troppe stragi tutte uguali e tutte impunite, dove compaiono sempre gli stessi soggetti come protagonisti e registi.

Al posto della Sicilia, o della Campania, lo scenario è l’Italia intera. Al posto di una persona incaprettata troviamo la persona suicidata in ginocchio, il malore che ha colto improvvisamente proprio la persona scomoda.

Al posto dei testimoni omertosi che “nulla vidi e nulla saccio” abbiamo i testimoni che muoiono, i fascicoli che scompaiono, i processi che finiscono nel dimenticatoio di qualche procura, i PM che archiviano come suicidio il caso della tipa morta per una coltellata sul pube, o del giovane che si sarebbe sferrato tre coltellate sul collo, il generale dei carabinieri che non ricorda di aver avuto un’informativa sulla strage, che per errore non piantona la casa di Riina, ecc...

Poi abbiamo le leggi – quelle vere che servirebbero per riformare la giustizia, ad esempio - che non si fanno mai, ma al loro posto se ne fanno di peggiorative.

E allora, se 50 anni fa erano i tempi della mafia che non esisteva, oggi sono i tempi della massoneria che non esiste. C’è qualcuno che dice che tutto questo è un caso. Le stragi impunite? Qualche investigatore incapace. Le leggi fatte a misura di delinquente? Chi afferma ciò è un complottista; le leggi servono a proteggere il cittadino dagli abusi della magistratura. I delitti assurdi impuniti? L’assassini è molto bravo a far perdere le sue tracce.

Poi abbiamo i processi e i vari atti ufficiali. Anzitutto abbiamo la commissione d’inchiesta sulla P2. La P2 era un' organizzazione che mirava a sovvertire il sistema.

Pochi si rendono conto che tutte le persone iscritte nelle liste della P2 oggi hanno fatto carriera e stanno ai massimi vertici dello stato; e pochi si rendono conto che i punti del programma della P2 sono stati praticamente tutti attuati: bipolarismo, controllo dei media e della magistratura, peggioramento del sistema scolastico…

Poi abbiamo le indagini effettuate da Cordova a suo tempo, quelle attuali di Woodcock e De Magistris, per non parlare del recentissimo processo Hiram. Dell’inchiesta di Cordova abbiamo parlato; fu lui a capire che la massoneria è il collante tra mafia, imprenditoria e politica.

Il problema di queste indagini è che sono state bloccate sul nascere e che finiranno tutte nel dimenticatoio. Il che, se per qualcuno rappresenta la prova che la massoneria non esiste, per altri rappresenta la prova che la massoneria è ancora più potente della mafia.

Poi a leggere attentamente, abbiamo altri atti processuali che se non parlano di massoneria in modo diretto, lo fanno comunque in modo indiretto, e forse per certi versi ancora più inquietante. Abbiamo la vicenda di Ustica, in cui fu abbattuto un aereo con 80 passeggeri a bordo; i testimoni furono tutti uccisi, le prove scomparvero, tutti i politici contribuirono in modi diversi ad insabbiare la cosa, fino ad arrivare a cambiare alcune leggi, per confezionarle ad hoc in modo che quei pochi imputati coinvolti nel processo non ricevessero alcun danno.

Tutta questa mole di atti processuali e parlamentari dà un quadro netto e preciso di cosa sia la massoneria, dei poteri che ha, e delle sue ramificazioni.

Poi abbiamo la letteratura. E qui il panorama è sconfinato.

Abbiamo anzitutto libri specifici, sul “problema massoneria” scritti da Pinotti, Chandelle, Icke, Leo Taxil, Panvini, Pamio, ecc…

Ma soprattutto abbiamo una marea infinita, migliaia, anzi, decine di migliaia di titoli, scritti da massoni e per massoni, ma che parlano chiaro, in modo inequivocabile. Sono libri particolari, che si trovano in librerie specializzate, ma, a cercarli, aprono un vero e proprio mondo; i libri di Waite, Paracelso, Wirth, Mola, Mathers, Crowley, l’infinita letteratura sui templari, sui rosacroce, che conta migliaia di titoli.

Qui abbiamo addirittura una grossa differenza rispetto alla mafia; e cioè la mafia non ha lasciato e non lascia grosse tracce di se stessa. La massoneria invece ne ha lasciate un’infinità.

E ancora una volta può tracciarsi un parallelismo tra mafia e massoneria. Entrambe hanno un linguaggio segreto, una specie di codice, fatto di segnali talvolta impercettibili, talvolta invece più macroscopici e più evidenti; una volta che si conosce questo linguaggio, si riesce a identificare chi è massone e chi no, si riescono a capire meglio alcune conversazioni apparentemente incomprensibili e alcune dichiarazioni altrimenti inspiegabili di uomini politici o dello spettacolo.

Solo conoscendo la mafia si può dare un senso, ad esempio, alla dichiarazione di Michele Greco al maxi processo, che augurò la pace ai giudici.

E solo conoscendo la massoneria – e sempre restando in tema di processi - si riesce a capire perché il legale di Rosa e Olindo, al termine dell’arringa del processo di Erba, dichiara “Si chiama Olindo Romano, e ama Rosa, la sua sposa, Rosa sopra ogni cosa”. Soprattutto si capisce perché una dichiarazione così inutile dal punto di vista processuale sia stata riportata da tutti i telegiornali.

Dai libri di storia di Aldo Mola, in cui è delineata l’influenza massonica sulle principali vicende del nostro paese, a testi meno specifici ma comunque espliciti, la letteratura massonica è sconfinata e basta solo avere un po’ di pazienza per leggere i vari aspetti di questa organizzazione, per capire come essa si sia infiltrata in tutti i campi e abbia condizionato le arti la scienza, la letteratura, la musica, e la storia.

Si scopre così che i più grandi artisti e pensatori della storia erano massoni e rosacrociani.

Le chiese, l’architettura delle nostre città, sono massoniche.

A quel punto, come per la mafia, non si deve fare altro che comparare la simbologia massonica con la simbologia di cui sono intrise le cose che ci circondano, dalle Chiese, alle strade, ai palazzi, ecc… E così troveremo il famoso triangolo massonico nel dollaro americano, con la scritta “Novus ordo seclorum”; e addirittura troviamo il triangolo nella pianta della città di Washington; troveremo invece il pentalfa massonico, la stella a cinque punte, addirittura nello stemma della nostre procure della Repubblica.

Il triangolo con l’occhio compare anche sulla bandiera del Nicaragua, che non a caso ospita da decenni tutti i maggiori terroristi italiani.

E’ cosa nota che sono massoni tutti i Presidenti degli Stati Uniti, e tutti i presidenti di tutti gli stati occidentali e orientali; anche Khomeini e Gheddafi sono massoni(fonte: libri di Carlo Palermo).

Troviamo la rosa rossa come simbolo della nazionale di Rugby inglese, ma anche nei simboli dei partiti italiani, messa in bella mostra in modo evidente, come nella “rosa nel pugno”, o esposta in forme meno evidenti, come nella Margherita (altro simbolo della rosa rossa, dato che il vero nome di Santa Rita era margherita).

In altre parole, troviamo i simboli massonici in tutte le manifestazioni più importanti della nostra vita, dalle più piccole alle più grandi.
E non è solo Washington ad avere una pianta della città ispirata al simbolismo massonico ma anche molte nostre città.

Tempo fa mi accorsi che uno degli epicentri dei delitti del Mostro di Firenze, quello che i giornali avevano definito “la villa dei misteri” si trovava proprio vicino a due vie significative poste l’una accanto all’altra: via Dante e via delle rose.

Mentre nella mia città (che non dimentichiamolo ha come santo protettore Santa Rosa) esiste piazza Dante (considerato il padre dei rosacroce). Da Piazza Dante parte via Mazzini (altro rosacroce); al termine di Via Mazzini ci sono due quartieri posti uno accanto all’altro: il quartiere Santa Rosa e il quartiere Crocetta (Rosa+Croce). Una toponomastica davvero singolare. Ma c’è qualcuno che dice che i Rosacroce non sono mai esistiti.

In altre parole, la toponomastica della principali città, italiane e straniere, è massonica.

Il cittadino non percepisce tutto questo perché ci vive dentro fin da piccolo; per giunta nessuno ci spiega il simbolismo quindi fin da bambini noi siamo abituati a vedere le cose attorno a noi come se fossero disegnate dal caso, e gli esperti di simbolismo vengono quasi derisi, considerati dei tipi eccentrici che si occupano di cose fuori dalla realtà.

Poi esiste l’esperienza diretta. Chi vive una vita definibile “normale” può non accorgersene mai. Ma chi si avvicina alle stanze del potere subodora che qualcosa, troppe cose, non vanno, e non possono che essere frutto di un disegno più complesso, diretto dall’alto.

Troppo ignoranti i politici al potere per poter essere saliti dove sono per soli meriti; troppe illegalità in ogni settore dell’amministrazione per poter essere una semplice patologia di un sistema sano; dopo un po’ che si lavora nell’amministrazione ci si rende conto che l’illegalità è la regola, e la patologia è costituita dalla persona che si comporta correttamente.

E poi ci sono le esperienze dirette. Oramai, da quando mi occupo di queste cose, ne sento decine. Persone che sono state rovinate per aver detto “no” ad una richiesta massonica, per aver deciso di non sottostare a nessuna regola, per non voler rispondere a nessuno.

N, che ha perso la gioielleria di famiglia perché il padre ha detto no all’entrata nella P2; M, dirigente di banca che ha perso tutto per aver detto no ad una richiesta di gestione di fondi di dubbia provenienza; G, con 5 processi a carico, tutti fasulli, tutti nulli, il cui unico scopo è piegarne la volontà; e così via….

Insomma. Ad una ipotetica domanda sulle prove che il sistema massonico sia un sistema organizzato a livello mondiale, le risposte sono le stesse che valgono per la mafia.

Primo, il sistema.

Secondo, le prove processuali e parlamentari.

Terzo la letteratura.

Quarto, l’esperienza diretta.

Ma ancora oggi molti sostengono che la massoneria non conta nulla e non è così importante.

In altre parole: le prove ci sono, sono evidentissime, e sono ovunque, nella toponomastica delle strade, nello stile degli edifici, nel dollaro americano e nelle carte intestate delle nostre procure, nelle bandiere, nella letteratura, nella storia…

Il problema è che bisogna vederle; per vederle occorre raggrupparle; per raggrupparle occorre studiarle, ma per studiarle occorre tempo e voglia.

3. Le prove dell’esistenza della Rosa Rossa.

Il passo ulteriore è cercare le “prove” della Rosa rossa.

Una volta studiato il sistema massonico e la sua simbologia, e una volta capito che i Rosacroce non sono un semplice gruppetto minoritario di esaltati, ci si rende conto che templari e rosacroce sono la massoneria dominante che ha creato la massoneria ufficiale.

E dopo aver studiato il sistema rosacrociano, lo si ritrova dappertutto, dai delitti che quotidianamente la TV ci propina al telegiornale, al linguaggio parlato da politici e giornalisti, alla toponomastica delle strade.

Poi basterebbe scorrere i vari delitti. Se si va nel nostro forum, alla sezione “delitti recenti” si troverà un elenco infinito di delitti, ciascuno con la sua rosa come firma.

Cito a caso.
Nel delitto di Erba abbiamo l’omicida che si chiama Rosa Bazzi, coniugata con Olinda Romano. Rosa Romano. RR.

Nel delitto di Cogne scopriamo che il paese si trova proprio di fronte al monte Rosa. E non a caso la signora Franzoni viene tradotta in carcere proprio il 22 maggio, giorno di Santa Rita, la santa della Rosa Rossa.

Piero Maso uccide il padre; e la madre si chiama Rosa.

Erika, insieme al suo amico Omar, uccide la madre Susy Cassini. Susy, diminutivo di Susanna, che viene dall’ebraico Sosan, che significa Rosa, ma anche Giglio.

I 2 bambini morti in tempi recenti, Ciccio e Tore, la cui madre si chiama Rosa Carlucci.

Se la Rosa non è nel nome, la troviamo comunque nei giornali, in bella mostra; così nel delitto Meredith Repubblica e altri giornali titolano “una rosa rossa per Meredith”.Stesso titolo per Giovanna Reggiani: una rosa rossa per Giovanna Reggiani. Titoli uguali. Coincidenze, per gli anticomplottisti che irriducibilmente chiedono prove.

Talvolta la rosa compare nei TG. Chi è incuriosito vada a vedere il video del delitto di Canino, e guardi come finisce il TG1- La cronista dice “e tutti in paese si domandano perché”. E dopo il perché… una rosa rossa, a tutto schermo.

Mi sono domandato a lungo dove fosse la firma della Rosa Rossa nei delitti del Mostro di Firenze. Me lo sono domandato a lungo perché ho scoperto questa organizzazione proprio occupandomi del Mostro di Firenze ma per lungo tempo non avevo mai trovato rose sui giornali o nei TG; finche un bel giorno non ho scoperto che la firma è in quella pallottola di Beretta calibro 22, serie H. la 22 esima lettera dell’alfabeto ebraico è infatti la Tav, o Tau, e significa Croce; e al centro della croce c’è il cuore di Gesù, che simbolicamente rappresenta la Rosa Rossa. Nei delitti, quindi, il 22 simboleggia anche la Rosa Rossa.
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Poi ricordo il caso di Massimo Carlotto, che viene accusato di aver ucciso con 59 coltellate Margherita Magello, il 20.1.1976. Una vicenda processuale che dura circa 20 anni, fino alla grazia concessa nel 1993, e che ebbe risonanza in tutto il mondo. Ma nessuno si accorge di quella data rituale (la somma è infatti 8) e del nome della vittima, due buoni punti di partenza per sospettare che si tratti di un omicidio di tipo diverso e che quel poverino non c'entrasse nulla.
La grazia gli viene concessa il 7 aprile 1993 (7+4+1+9+9+3= 33).

Poi abbiamo delitti più recenti.

Ricordo un caso curioso: Rosa Scarlata, morta a 67 anni nel suo Ape (e casualmente il motto dei rosacroce è “Dat Rosa Mel Apibus”).

Poi abbiamo Rosaria Pericone, uccisa con 33 coltellate lo scorso 1 giugno.

Poi Lapo Santiccioli che uccide la ex fidanzata, Giulia Giusti, di 22 anni. Lapo è, per chi non lo ricordasse, l’amico di Dante Alighieri della famosa poesia “Guido, io vorrei che tu Lapo ed io…”. E Giulia, guarda caso, è un nome che festeggia l’onomastico proprio il 22 maggio, giorno di Santa Rita e quindi della rosa rossa.
Rosa Tanà, di 88 anni, uccisa nel suo appartamento il 17 febbraio.

Pochi giorni fa a Gradoli, un paesino del viterbese, scompaiono due donne. I giornali si premurano di precisare che la loro villa era circondata da rose in fiore…
Poi ci sono i delitti in cui il collegamento con la Rosa non è così immediato. Christian Bovi uccide a maggio la moglie Marianna. Qui occorre qualche secondo per trovare il collegamento, che sta in quel nome (Cristiano, che ricorda Cristo) e Bovio, che si ricollega alla prima lettera dell’alfabeto ebraico, Aleph. Ma ci vuole un libro di 500 pagine che spieghi l’alfabeto ebraico per vedere il collegamento; il libro, che avevo appena finito quando lessi di questo omicidio, spiega che la prima lettera significa Bue; siccome il bue ara la terra per prepararla alla fioritura, simbolicamente rappresenta colui che dà la vita. E – spiega il testo – di conseguenza Aleph significa anche Rosa Rossa, perché è questo il segreto della vita e della morte. Quindi alla 22 esima lettera dell’alfabeto ebraico (che significa Croce) dobbiamo associare la Rosa Rossa. Ma anche alla prima lettera; perché è la Rosa che costituisce il segreto della vita e della morte.

E occorre un po’ buona volontà per cercare le origini del nome Marianna che significa “amata dal Dio Amon” (il primo tempio della Rosa Rossa fu dedicato, appunto, ad Amon).

Poi abbiamo il delitto di Garlasco, con la vittima, Chiara Poggi; il fiore di Santa Chiara è, guarda caso, il giglio.

Ma ovviamente non sono i collegamenti simbolici con la Rosa che colpiscono. Questo è solo il primo collegamento, quello più immediato che può fare chiunque, da solo e in pochi secondi.

L’altra cosa è la superficialità delle indagini, le assurdità dette dagli inquirenti, i depistaggi, la falsità delle notizie giornalistiche.
Solo per fare alcuni esempi a caso, preso dagli ultimi fatti di cronaca.

Nel delitto di Bagno a Ripoli, secondo la fantasiosa ricostruzione degli inquirenti, siccome sul corpo del ragazzo non sono state trovate tracce di sangue dalle ragazza, costui avrebbe dapprima ucciso la fidanzata; poi si sarebbe lavato; infine si sarebbe dato tre coltellate alla gola (cosa impossibile nella pratica) e poi avrebbe anche avuto la forza di scagliare il coltello lontano da sé.

Nel delitto di Canino, nel viterbese, il padre avrebbe ucciso la moglie perchè non poteva vederla soffrire. Quindi, siccome non voleva vederla soffrire l’avrebbe uccisa nientemeno che a roncolate (quindi facendola soffrire indicibilmente perché ha dovuto colpirla più volte e ripetutamente); dopodichè si sarebbe impiccato. Ora, il signore in questione era un gioielliere, quindi aveva una pistola in casa; ma secondo gli inquirenti è logico che costui abbia deciso di non usare la pistola e abbia usato due metodi così incredibili, come la roncola per la moglie e l’impiccagione per se stesso. Parlando con persone di Canino poi, apprendo che il biglietto trovato dal figlio, e in cui c’era scritto “non ho avuto il coraggio di uccidere mio figlio” pare non fosse stato scritto con la grafia del padre. Ma tutti questi elementi non fanno avere alcun dubbio agli inquirenti: Bagno a Ripoli viene liquidato dopo poche ore come un “omicidio-suicidio”; stessa sorte per il delitto di Canino.

Nei delitti più eclatanti di personaggi famosi, invece, basta citare il caso di Pasolini, che sarebbe stato ucciso da un ragazzetto di 17 anni che di corporatura era la metà di Pier Paolo, e che non aveva neanche la camicia macchiata di sangue; e il delitto Pantani, che muore suicidandosi con una ventina di dosi di cocaina all’hotel Le rose, anche se l’autopsia accerterà che il cuore del “pirata” era in perfette condizioni, e dunque lui non era un drogato come invece hanno riportato tutti i giornali.

Ricostruzioni dei vari delitti, insomma, che non reggono, e che fanno a pugni con la logica.

Ora, queste cose, in realtà, sono chiare. Ma il problema è che per capirle occorre studiare alcuni concetti di Cabala e l’alfabeto ebraico.

Dopodichè, oltre ai delitti insoluti, diventa svelato anche un altro mistero; cioè si capisce il perché un personaggio come Borghezio, che tutto richiama fuorché cultura e sapere, sia anche un “esperto di Cabala”; e si capisce perchè molti personaggi pubblici, come Madonna, si dichiarino esperti di Cabala, e altri compaiano in pubblico con il braccialetto rosso della Cabala, come il PM Caselli nella foto che mostriamo qui sotto.

Poi ci sarebbero i film. Abbiamo già citato il film Il Mostro, di Benigni, The Red Rose, di Stephen King, e il film Quarto potere.

Qui ne cito altri due che ho visto di recente. O meglio. Li ho rivisti alla luce delle mie conoscenze attuali, perché certi particolari non possono essere notati se non si ha un minimo di conoscenza in questo campo.
V per vendetta e Jack lo squartatore.

In Jack lo squartatore la trama è intrisa di simbolismo. E il collegamento che l’autore fa, con i delitti della Rosa rossa e in particolare del mostro di Firenze, è evidentissimo per chi si è occupato anche solo un poco di questa organizzazione.
Intanto sulla bara di una delle vittime viene gettata una rosa rossa.

Il vestito di un’altra donna uccisa, che viene inquadrato bene mentre Jack la uccide, è costellato di rose rosse.

Più volte viene mostrato l’anello di Jack lo squartatore, un anello con simbolo massonico, come il simbolo massonico della squadra e del compasso compaiono anche nella scatola degli attrezzi di Jack.

Poi ci sono altri riferimenti, meno immediati, e comprensibili solo da coloro che si sono occupati di questi casi; ad esempio il quartiere degli omicidi si chiama Whitechapel, e guarda caso anche il delitto del mostro di Firenze avvenuto a Scandicci, fu eseguito in località “Villa Bianca”.

Palesi sono poi gli altri riferimenti; dall’ispettore che vuole fermare le indagini perché colluso con gli assassini, che porta al collo il simbolo massonico e che partecipa ad una riunione massonica, ad una serie di altri riferimenti il cui messaggio è chiaro ed univoco: i delitti di Jack lo squartatore erano delitti massonici, firmati Rosa Rossa. Non a caso colui che nel film viene indicato come il colpevole dei delitti, ovverosia il medico della regina, quando si trova davanti al tribunale massonico che lo condanna dirà: “voi non vi rendete conto, ma io con il mio comportamento, un giorno sarò considerato il precursore del ventesimo secolo”.
Infatti è con i delitti di Jack lo squartatore che inizia la mattanza europea di serial killer e delitti familiari firmati “Rosa Rossa”. In tal senso il protagonista dice una cosa giusta; dice cioè una cosa che può sembrare il delirio di un pazzo, ma che è la verità.

Poi abbiamo V per vendetta. Il protagonista uccide e sulle vittime depone una rosa rossa; alla sua morte il suo corpo è circondato di rose rosse. E ad un certo punto il protagonista dice: “mi sono accorto che tanti fatti, apparentemente scollegati, erano in realtà uniti da un filo unico; un’unica regia che dirige fatti apparentemente scollegati tra loro”; mentre lo dice, compare all’improvviso per qualche istante una rosa rossa.

Andando a spulciare in un altro settore molto particolare, è importante dare un’occhiata al settore dei tarocchi. Anche qui, quando uno ha un minimo di cultura massonica, ci vuole poco per rendersi conto che esistono centinaia di mazzi di tipo diverso, la maggior parte creati in questi ultimi decenni. E tantissimi risentono dell’influenza rosacrociana, e della Golden Dawn. A parte il tarocco più famoso, il Rider - Waite, creato proprio da colui che della Rosa Rossa è il fondatore, abbiamo i tarocchi Crowley (sul cui retro ogni carta recando dipinte una rosa e una croce) i tarocchi universali, i tarocchi dello zodiaco, i bellissimi (ma anche inquietanti) tarocchi della Golden Dawn di Berti (pieni di teste tagliate), i tarocchi disegnati da Israel Regardie, i tarocchi dell’alba dorata, i tarocchi della chiave pittorica e una marea di altri mazzi; tutti dichiaratamente ispirati agli insegnamenti della Golden Dawn, troppi per essere effettivamente un semplice caso. Troppi perché non si capisca che nell’ambito della organizzazioni magiche ed esoteriche del mondo moderno la GD ha un posto di primo piano.

Ma ovviamente non sono queste le prove… questi sono solo indizi, che possono essere rilevati da chiunque dopo aver letto qualche articoletto banale come quelli da noi pubblicati nel nostro blog.

Le prove, intese in senso più corposo, sono ben altre, più profonde, e si trovano dopo aver letto e capito a fondo Cabala, Tarocchi e Astrologia. Soprattutto però sono la Cabala e l’alfabeto ebraico fondamentali per la comprensione del linguaggio massonico.


4. Conclusioni

Spero di chiudere qui definitivamente la questione con tutti i miei interlocutori che mi sollecitano “le prove”. Anche perché la Rosa Rossa, in quanto massimo vertice della massoneria mondiale, non conosce fuoriusciti o pentiti.

Le prove ci sono, ma siccome a livello ufficiale ancora non ci sono sentenze o atti parlamentari che ne dichiarino ufficialmente l’esistenza, esse vanno cercate altrove. Atti processuali, soprattutto, e letteratura massonica.

Il lavoro non è semplicissimo e richiede qualche tempo, da qualche settimana a qualche anno, a seconda dell’intuito personale e della propria capacità; ma alla fine si trovano, sono tante, in bella evidenza davanti ai nostri occhi ogni giorno della nostra vita.

E dopo un po’, come accade per la mafia, non si potrà negare che la massoneria esiste, e che tutto il nostro sistema è un sistema “massonico”, che si respira e percepisce fin nei più piccoli atteggiamenti dei singoli cittadini. E non solo la massoneria ma anche la Rosa Rossa diventano una realtà quotidiana, con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, tanto che dopo qualche tempo, quando si parla di prove, viene quasi da ridere.

E viene da pensare agli “scettici del Cicap”, il centro di controllo del paranormale. E’ membro onorario del Cicap Umberto Eco, colui che ha scritto Il nome della Rosa, un titolo assolutamente senza nesso con la trama del libro. Eco nella prefazione al libro Storia dei Rosacroce, scrive che l’esistenza dei Rosacroce è dubbia. E nel libro il Nome della rosa scrive: fin qui abbiamo dimostrato che i libri parlano tra loro; ma una vera indagine poliziesca dovrebbe dimostrare che i colpevoli siamo noi”. Ma i libri, i simboli, i film, attualmente, non costituiscono prova processuale.

E quindi, ne siamo sicuri, per i membri del Cicap la Rosa Rossa non esiste. Garantisce Umberto Eco.



Bandiera del Nicaragua











Da Repubblica. Titolo: Una rosa rossa per Giovanna Reggiani.






tg1 20:00 • notizia n.3 • 01:54 Una rosa rossa per Giovanna Reggiani


Il marito della donna brutalmente uccisa a Roma da un rumeno, Giovanni Gumiero, ha omaggiato per l'ultima volta la moglie, deponendo sulla sua bara una rosa rossa; Gumiero ha affermato che chiede soltanto giustizia e non vendetta. La Chiesa di Cristo Re oggi era gremita, per un funerale celebrato secondo il rito ecumenico, per rispettare la fede valdese della vittima e quella cattolica del marito. Alle esequie ha partecipato un migliaio di persone, fra le quali esponenti politici e delle forze armate. interventi in voce: Benvenuti Patrizio Maria - Chiesa cattolica Paola Rossam - Soggetti della cronaca





Da Repubblica. Titolo: Una rosa rossa per Meredith


Pagina 13 de "Il giornale", sulla vicenda Tyssen Krupp

Stemma della nazionale di Rugby inglese













lunedì 22 giugno 2009

LA STRANA MORTE DI ATTILIO MANCA







Dal sito: www.19luglio1992.com


Il giornalista del Sole24Ore Roberto Galullo ha dedicato quattro puntate (16-19 giugno 2009) della trasmissione radiofonica "



Un abuso al giorno toglie il codice d´intorno
" al caso della strana morte del giovane urologo Attilio Manca:


Attilio Manca venne trovato morto in circostanze misteriose la mattina del 12 febbraio 2004 nel suo appartamento di Viterbo. La sua morte fu causata dall´assunzione di un cocktail di farmaci, eroina ed alcool.

La procura di Viterbo, titolare delle indagini sulla morte dell´urogolo, ha chiesto per due volte l´archiviazione del caso come suicidio. La famiglia Manca, assistita dall´avvocato Fabio Repici, si è opposta alla richiesta di archiviazione che è stata respinta dal giudice per le indagini preliminari Gaetano Mautone il 18 febbraio 2006.

La famiglia Manca ha evidenziato come diversi fatti inerenti gli ultimi mesi vita di Attilio smentiscano l´ipotesi del suicidio e rafforzino il sospetto che si sia trattato di un vero e proprio omicidio legato all´attività professionale di Attilio.

Il giovane urologo si trovò infatti nell´anno 2003 ad operare in strutture ospedaliere del sud della Francia ed è stato accertato che il capo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, si fece operare alla prostata nell´ottobre 2003 in una clinica di Marsiglia.La procura di Viterbo sembra intenzionata in queste settimane a chiedere per la terza volta l´archiviazione del caso come suicidio.

La famiglia Manca si oppone in modo netto a questa richiesta di archiviazione anche perchè ha constatato come le indagini coordinate dalla procura di Viterbo siano state lacunose ed incomplete.Al fine di informare i lettori sul caso di Attilio Manca riportiamo alcune delle importanti dichiarazioni rilasciate da Gianluca Manca, fratello di Attilo, e dall´Avv. Fabio Repici durante la trasmissione radiofonica condotta da Roberto Galullo per Radio24.

1) "La strana morte di Attilio Manca", puntata del 16 giugno 2009, intervista di Roberto Galullo a Gianluca Manca:

Roberto Galullo: "Può dire sinteticamente, dott. Manca, perchè quel suicidio appare così strano ad un uomo di legge come lei ed al sentire comune in un certo senso. Basta infatti andare a leggere quello che riporta il sito che avete dedicato a suo fratello, http://www.attiliomanca.it/, per rendersi conto di una serie di incredibili avvenimenti. Prego dott. Manca".

Avv. Gianluca Manca: "Brevemente posso riassumere gli elementi essenziali che ci fanno ravvisare che si tratti di omicidio. Innanzitutto come è stato ritrovato Attilio. Inizialmente ci dissero che Attilio era morto per un´aneurisma celebrale, mentre poi si accertò che era morto per un cocktail di farmaci e sostanze stupefacenti che sono state rinvenute all´interno del suo organismo".

Roberto Galullo: "Ricordiamo che suo fratello non era un tossicodipendente. Nel suo corpo sono stati rinvenuti oltre che i principii attivi dell´eroina anche quelli di sedativi abbastanza potenti".

Gianluca Manca: "Sì, sono state rinvenute anche tracce di alcool. Attilio non era tossicodipende. Consideri tra l´altro che Attilio operava dal lunedì al giovedì e, fatta eccezione per alcuni giorni, Attilio era sempre in sala operatoria dalla otto del mattino al pomeriggio inoltrato. Una persona che avesse fatto di sostanze stupefacenti era molto improbabile che potesse tenere ferma la propria mano e che l´ospedale Belcolle potesse fare affidamento su una persona che fosse tossicodipendente. La cosa più strana è che Attilio era un mancino ed operava addirittura con la mano sinistra. Gli unici due buchi che sono stati trovati all´interno del corpo di Attilio sono sul braccio sinistro".

Roberto Galullo: "Potete trovare sul sito una serie infinita di stranezze tra le quali quella di un setto nasale rotto segno di una collutazione o forse di un omicidio avvenuto in precedenza perchè poi stranamente la stanza era in perfetto ordine.

Sul sito troverete una cosa straordinaria: Attilio era tra i pochi chirurghi in Italia, parliamo di una decina di anni fa, in laparoscopia segnatamente per la prostata. Aveva studiato in Francia, aveva affinato le sue tecniche in Francia, era uno dei migliori allievi che avevamo in Italia.

Perchè questo è importante? Perchè Attilio Manca nell´ottobre del 2003 si reca in Francia a Marsiglia. Contemporaneamente chi c´è in quel periodo a Marsiglia? Una persona molto educata, molto in gamba: si chiama Bernardo Provenzano, un vanto per l´Italia. Fu operato sotto falso nome con una serie di complicità incredibili.

Perchè altrimenti uno non parte probabilemente dal messinese ed arrivare lì ed operarsi.

I destini di Attilio Manca e Bernardo Provenzano sembrano incrociarsi. Perchè dico sembrano? Dobbiamo rendere atto a degli atti ufficiali che parlano di archiviazione, ma dobbiamo anche rendere atto all´intelligenza della famiglia che vuole perseguire la ricerca della verità. Allora sig. Manca, suo fratello e Bernardo Provenzano erano contemporaneamente nello stesso periodo a Marsiglia. È così?"


Gianluca Manca: "Consideri che il setto nasale di Attilio è stato trovato totalmente deviato ed il suo volto tumefatto. All´inizio le persone che rinvenirono Attilio ci dissero che il setto nasale era stato deviato perchè Attilio era caduto su un telecomando. Attilio cade su un letto matrimoniale e la cosa strana è comunque che il telecomando non fu trovato sotto il suo volto bensì sull´avambraccio.

Roberto Galullo: "Io direi di andare però a questa fatidica data dell´ottobre del 2003 in cui il destino di suo fratello sembra incrociarsi con quello di Provenzano."

Gianluca Manca: "Consideri che mio fratello fece una telefonata che non è mai stata trovata o che non si è voluta mai trovare.

Mio fratello parlò con i miei genitori, credo con mia madre, dicendole che si trovava sulla costa azzurra, dicendo che si trovava lì perchè doveva effettuare un intervento, non dicendo però ovviamente a chi doveva effettuare questo intervento. La cosa strana è che i miei genitori chiesero al procuratore che si occupa del caso di Attilio se era possibile trovare questa telefonata.

Non solo non rinvenirono questa telefonata, ma addirittura questa telefonata é sparita. Gli dissero che non si trovava anche l´ultima telefonata fatta da Attilio pochi giorni prima di morire ai miei genitori. L´ultima telefonata dell´undici di febbraio ci era stata confermata anche dallo stesso dirigente della squadra mobile di Viterbo".

Roberto Galullo: "Nel sito c´è anche un´onesta autocritica perché troverete che ad un certo punto entra in ballo un personaggio, un cugino dei fratelli Manca, che si chiama Ugo Manca, che ha dei precedenti penali ed una storia abbastanza pesante di contiguità con ambienti mafiosi e malavitosi.
Le chiedo questo Manca: ammesso e non concesso che suo fratello abbia operato Bernardo Provenzano, quali segreti doveva custodire per giungere ad una morte così cruenta?"

Gianluca Manca: "Io credo che Attilio non custodisse dei segreti, io suppongo che probabilmente Attilio abbia capito quale fosse la rete che proteggeva Bernardo Provenzano e che partiva dal nostro paese di Barcellona Pozzo di Gotto sino ad arrivare alle Istituzioni politiche molto grosse di quel periodo.

Probabilmente alcune di esse fanno ancora parte delle cosiddette Istituzioni deviate.

Probabilmente lui all´inizio non capì che si trattasse di Bernardo Provenzano, probabilmente sentendolo alla radio o alla televisione lui capì che la persona che stava operando poteva trattarsi presumibilmente di Bernardo Provenzano".




2)"La strana morte di Attilio Manca", puntata del 17 giugno 2009, Roberto Galullo intervista l´Avv. Fabio Repici
:

Roberto Galullo: "Vorrei partire da un dato che non abbiamo affrontato con Gianluca Manca. Ne abbiamo dette tante di stranezze ma oggi io vorrei partire con lei da un´altra stranezza che forse è più vicina alla sua professione di avvocato. Gianluca Manca ci diceva che mai sono stati fatti dei controlli incrociati sui tabulati telefonici sul cellulare di Attilio Manca. Se questo è vero cosa vuol dire?"

Avv. Fabio Repici: "L´azione della Procura di Viterbo fin dal ritrovamento del cadavere di Attilio Manca si è caratterizzata per l´assoluta lacunosità.

Le indagini sono state fatte poco e male. Direi pochissimo e malissimo.

Fin dal primo momento in cui ho io iniziato ad occuparmi del caso segnalai l´opportunità di fare le acquisizioni di tabulati telefonici sia di Attilio Manca sia di altri soggetti il cui rilievo emergeva dalle indagini.

In realtà ciò venne fatto solo per acquisizioni relative a brevissimi periodi ed in modo così confuso e superficiale che la squadra mobile di Viterbo ha attestato in un´informativa dei dati che erano esattamente contrari alla realtà.

Additrittura in un caso affermarono l´insussistenza di contatti telefonici fra Attilio ed il cugino Ugo Manca, uno degli indagati, nonostante da quei pochi tabulati acquisiti le telefonate risultassero."

Roberto Galullo: "Lei ha ricordato che Ugo Manca è il cugino di Attilio e Gianluca Manca. Si tratta di una persona non propriamente di specchiata moralità ed onestà. Questo va dato atto alla famiglia Manca perchè leggendo anche sul sito trovate la storia di questo personaggio che in primo luogo la stessa famiglia pone in evidenza proprio perché non così "pulito"."

Fabio Repici: "Più che la stessa famiglia è il comportamento dello stesso Ugo Manca nell´immediatezza del ritrovamento del cadavere di Attilio Manca".

Roberto Galullo: "Qual è stato il ruolo del cugino e si è indagato abbstanza sul suo ruolo?"

Fabio Repici: "Ribadisco: quanto alle indagini si è fatto poco e male.

Non si è indagato abbastanza su nulla.

Quanto al ruolo del cugino, al momento dell´arrivo della notizia a Barcellona Pozzo di Gotto circa il ritrovamento del cadavere di Attilio Manca, notizia che per puro paradosso ai genitori di Attilio Manca è arrivata tramite il padre di Ugo Manca, attraverso un canale contorto di comunicazioni partito dall´ospedale di Viterbo, Ugo Manca si è messo in luce per un insolito attivismo funzionale ad impedire che i genitori di Attilio Manca, ed in particolare la madre, partissero immediatamente per Viterbo.

L´intervento era mirato anche alla presenza di Ugo Manca a Viterbo.

Fatto sta che Ugo Manca nella notte fra il 12 ed il 13 febbraio 2004 si precipitò a Viterbo dove arrivò nella mattina del 13 con un comportamento che lasciò sbigottiti coloro che lo videro perchè si presentò alla procura di Viterbo per chiedere il dissequestro dell´immobile dell´abitazione di Attilio Manca con giustificazioni che sembravano delle arrampicate sugli specchi perchè disse che doveva andare lì per andare a reperire degli abiti per il cadavere di Attilio Manca ed altri comportamenti di questo tipo".

Roberto Galullo: "Tra gli elementi che la famiglia Manca pone come strani c´è anche quello che l´autopsia sul cadavere di Attilio Manca è stata condotta dalla moglie del professor Rizzotto che era il primario del reparto di urologia dell´ospedale di Viterbo ed era messinese.

Così come della provincia di Messina era Attilio Manca, di Barcellona Pozzo di Gotto. L´autopsia è stata condotta, voi dite, in maniera superficiale dalla moglie del prof. Rizzotto, medico legale. È normale che la moglie di un primario esegua l´autopsia sul cadavere del vice-primario di quel reparto?"

Fabio Repici: "Qui il problema non è se sia normale che a condurre l´autopsia sia la moglie del primario. Qui sono dei dati documentali. Quanto alla superficialità dell´autopsia lo dicono le stesse carte dell´autopsia perchè il medico legale visitò il cadavere di Attilio Manca già nella mattina del dodici ed il tredici condusse gli accertamenti autoptici e non fu in grado di affermare un dato che era il più rilevante nell´immediatezza delle indagini e cioè la data e l´ora della morte di Attilio Manca, cioè la prima cosa che un medico legale deve fare quando fa un´autopsia.

Consideri che è rimasto ancor oggi un buco nero nelle indagini perchè abbiamo ormai prova che la morte di Attilio Manca sia avvenuta nella notte fra l´undici ed il dodici febbraio dell´anno 2004 e dunque si ha la prova che non abbiamo alcuna notizia di tutto ciò che Attilio abbia fatto nell´ultima giornata dell´undici febbraio 2004.

Le ultime sue notizie risalgono alla sera del dieci febbraio.

Quanto al ruolo del medico legale, qui la stranezza non riguarda il fatto che il medico legale è la moglie del primario.

Il problema è che prima ancora che il medico legale ricevesse l´incarico dalla procura, la stessa procura aveva già sentito come testimone il marito.

Quindi qui il consulente tecnico del pm è la moglie del testimone.

E poichè la prima cosa che un consulente tecnico è chiamata a fare quando assume un incarico è di segnalare l´insussistenza o meno di ragioni a ricevere l´incarico, mi pare ovvio che...

Di cosa pensate che abbiano parlato a tavola la sera del dodici febbraio marito e moglie, se non della morte di Attilio Manca? E poi il tredici febbraio la signora dott.ssa Ranelletta firma un verbale in cui attesta l´insussistenza di incompatibilità ad assumere l´incarico. E non sapeva che il marito era già stato sentito come testimone?"

Roberto Galullo: "Le voglio chiedere un´ultima cosa. Quanti poteri si saranno mossi affinchè a suo giudizio la morte di Attilio Manca come eventuale omicidio diventasse un suicidio?"

Fabio Repici: "Guardi io non voglio fare illazioni e fare affermazioni che possano far immaginare chissà cosa.

Qui il punto è uno e ci tengo a sottolinearlo.

Nel resto del paese non si è ancora compresa la centralità nelle dinamiche criminali dell´intera nazione che assume un luogo che si chiama Barcellona Pozzo di Gotto che è il luogo da cui è partito Attilio Manca e da cui sono partiti molti degli indagati per la sua morte.

È un luogo che nell´ultimo quindicennio della storia di Cosa Nostra è servito per la tutela della latitanza dei più importanti boss di Cosa Nostra".



3) "La strana morte di Attilio Manca", puntata del 18 giugno 2009, Roberto Galullo intervista Guido Travaini, professore di Principi di diritto presso la facoltá di Medicina dell´Università di Milano, e Claudio Bossi, esperto di psicopatologia forense.


4) "La strana morte di Attilio Manca", puntata del 19 giugno 2009, Roberto Galullo intervista il prof. Antonio Rizzotto, primario di urologia presso l´ospedale Belcolle di Viterbo.

mercoledì 17 giugno 2009

Il controllo sociale




Di Solange Manfredi



Lo strumento più forte e prezioso che ha il popolo per contrastare l'arroganza del potere è il controllo sociale. Uno strumento straordinario ed efficace che, sin dalla nascita dei primi agglomerati umani, è stato usato per salvaguardare la sopravvivenza del gruppo. Una sorta di autoregolamentazione che nessun altro mezzo può sostituire con così tanta efficacia. Si possono emanare migliaia di leggi, assumere migliaia di poliziotti, ma ciò non potrà mai sostituire questo semplice e straordinario strumento di autoconservazione.

Molti di noi avranno sentito dire dai loro nonni che una volta per concludere un contratto era sufficiente una stretta di mano. Perchè? Non certo perchè l'uomo fosse diverso. Le debolezze umane sono sempre le stesse, in qualsiasi epoca. Il motivo era un altro e risiedeva nel fatto che se uno dei contraenti fosse venuto meno a quel patto tutta la comunità l'avrebbe additato ed isolato. Nessuno avrebbe più stretto rapporti commerciali, o di altro tipo, con questa persona. L'inadempiente, dunque, si sarebbe ritrovato isolato dal gruppo cui faceva parte ed incapace di poter continuare a vivere e lavorare in quel contesto.

In alcune società di nativi americani, ad esempio, i reati commessi erano quasi inesistenti perchè colui che faceva del male ad un altro era escluso dalla società. Non veniva ammesso alle cerimonie, e non aveva il diritto di vivere nel villaggio. Non veniva quindi ucciso o imprigionato, ma, molto semplicemente, allontanato, ed era la sanzione più grave per loro.

I potenti non hanno paura di delinquere, di finire sotto processo, eventualmente anche di venire condannati perché per loro nulla cambia. Mantengono il loro status, i loro soldi, vengono nuovamente eletti, spesso sembrano quasi diventare più potenti e temuti.

Chi delinque andrebbe isolato. Noi, invece, non solo non isoliamo i potenti che delinquono, ma li cerchiamo e ci vantiamo della loro conoscenza.

Quanti di noi dopo aver parlato male dell'assessore Tizio o Caio, o del sindaco Sempronio, inquisiti e/o condannati, o comunque noti tangentisti, non si vantano di essere stati ad una festa in cui c'erano anche questi personaggi? Quanti di noi si rifiuterebbero di andare ad una cena in cui ci siano queste persone?

Il“potere occulto”, invece, utilizza molto bene il controllo sociale ed isola ed espelle le persone oneste che possono mettere in pericolo il “sistema criminale”
Ma il problema di tutto ciò è nostro. Siamo noi che lo permettiamo ma, proprio per questo, noi possiamo cambiare, possiamo cioè tornare ad esercitare il controllo sociale. E lo possiamo fare iniziando a rifiutarci di stringere la mano alle persone che sappiamo disoneste, indipendentemente dal fatto che ciò che hanno fatto ci abbia colpito direttamente. Anche la scimmia che ha imparato ad azionare un comando per raggiungere una banana rinuncia al frutto se si accorge che muovere quella leva provoca sofferenza ad un'altra scimmia.

Rifiutiamoci di andare a cenare nel locale di un uomo che sappiamo aver truffato, magari con una sua precedente attività, decine e decine di persone. Rifiutiamoci di farci presentare il libro da un personaggio famoso, ma disonesto. Rifiutiamo di sedere accanto ad un delinquente, ecc..

Piccole grandi cose che possono fare la differenza.

Il dott. Roberto Scarpinato, in un suo recente intervento sulle intercettazioni, ebbe a dire:

Da qualche tempo ho difficoltà a partecipare, il 23 maggio e il 19 luglio, alle cerimonie per l'anniversario delle stragi di Capaci e via d'Amelio perché, quando quando vedo in prima fila a rappresentare lo stato, persone sotto processo o condannati per mafia o per corruzione, io credo, non mi sento di poter stare nella stessa chiesa, non mi sento di poter stare in quello stesso palazzo”.

Questo è il controllo sociale. Non permettiamo ai delinquenti di mischiarsi alla gente onesta, isoliamoli iniziando dalle nostre città, dalle realtà che frequentiamo quotidianamente.


Siamo noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

mercoledì 3 giugno 2009

DIRITTO ALLA VERITA' DI PAOLA PITAGORA






Gentile Sig.ra Paola Pitagora,

pubblico nel blog in cui scrivo quanto da Lei pubblicato in data 01 maggio 2009 (http://paolapitagora.blogspot.com/).

Prima però, affinché i lettori possano comprendere, faccio un piccolo riassunto.

E’ il febbraio del 2005 quando a Managua il latitante Manlio Grillo, condannato in via definitiva per il “Rogo Primavalle”, mi chiede di aiutarlo a scrivere un libro.

La strage, ricordata come Rogo Primavalle, ed avvenuta il 16 aprile 1973 fu attuata da alcuni esponenti di Potere Operaio.

Gli attentatori versarono, a notte fonda, del liquido infiammabile sulla porta dell’abitazione di Mario Mattei, segretario della sezione del Movimento Sociale Italiano a Primavalle.

L’incendio distrusse rapidamente il piccolo appartamento bruciando vivi due figli del Mattei, Virgilio di 22 anni e Stefano di 8 anni.Gli attentatori lasciarono sul posto una rivendicazione della loro azione.

Nel libro Grillo però non vuole parlare solo del Rogo Primavalle, ma di tutta la sua vita, di tutta la sua militanza nelle BR, di tutto il periodo dei c.d. “anni di piombo”.

Un libro che va ben oltre quindi il Rogo Primavalle.

Passiamo diversi giorni insieme, giorni in cui registro le sue parole.

Nel corso delle registrazioni mi rendo conto che i fatti narrati da Grillo integrano reati gravissimi (numerosissimi omicidi.

Rientrata in Italia decido di non scrivere il libro, ritenendo che quanto raccontato da Grillo debba essere oggetto di accurate indagini per verificare la veridicità.

Consegno, quindi, le registrazioni al mio legale ponendo, però, due condizioni:

1. che il materiale venga consegnato solo alla magistratura per le necessarie indagini;

2. che non venga strumentalizzato per fini politici.

Così avviene.

I famigliari delle vittime del Rogo Primavalle, messi al corrente delle registrazioni, decidono di promuovere, oltre all’azione penale, anche un’azione civile di risarcimento danni.

Ad ottobre del 2006 il quotidiano la Repubblica pubblica la notizia (non avuta da me) delle azioni promosse dalla famiglia Mattei, riportando alcuni stralci degli atti giudiziari.

Due giorni dopo il quotidiano la Repubblica pubblica la sola ed unica intervista che ho rilasciato su questa vicenda. Nel corso dell'intervista non entro nel merito delle registrazioni, né faccio alcun nome, ma parlo solo della modalità di acquisizione delle stesse.

Il perché del mio comportamento è semplice signora Pitagora.

Se un terrorista si autoaccusa di decine di omicidi e stragi ed accusa altre persone di diversi reati io, come cittadina, ho il dovere di denunciare quanto questi mi ha rivelato all'autorità competente, affinché questa svolga le necessarie indagini.

Ciò che non ritengo di poter fare, invece, è quello di pubblicare notizie di reato che non ho la possibilità di verificare a carico di persone determinate.

Proprio per questo non ho mia pubblicato una sola frase delle registrazioni di Manlio Grillo.

E credo questa sia la differenza principale tra noi due.

Lei, a differenza di me infatti, ha pubblicato la trascrizione di una cassetta recapitata anonimamente al suo legale.

Peraltro, ha notato la contraddizione signora? Lei se l'è presa perché un giornale ha pubblicato delle notizie che La riguardavano mentre la magistratura ancora svolgeva le necessarie indagini per verificarne la veridicità. Eppure Lei ora fa la stessa cosa, pubblicando delle notizie che non sa se siano vere, semplicemente perché qualcuno anonimamente le ha recapitato una cassetta.

Io non me la prendo, sono assolutamente tranquilla e serena riguardo tutto quello che può essere detto o insinuato su di me.

Peraltro non mi sorprende che Grillo faccia di tutto, oggi, per minare la mia credibilità, sperava che lo aiutassi a scrivere un libro con cui guadagnare ancora del denaro su una strage da lui provocata, mentre io ho consegnato tutto alla magistratura. La sua rabbia è comprensibile.

Ciò che, invece, mi sorprende è come mai Grillo, che nelle registrazioni che mi ha rilasciato confessa di essere l'autore di stragi e decine di omicidi, coinvolgendo in questi atroci delitti anche numerose persone, si prenda la briga di sapere chi sia il suo legale ed invii dal Nicaragua a qualcuno, che anonimamente la recapita, una dichiarazione spontanea in cui si affanna a smentire solo una cosa, ma non smentisce le stragi e decine di omicidi che ha confessato nelle registrazioni.

Comunque, Sig.ra Pitagora, pubblico volentieri quanto da Lei scritto, e lo faccio proprio per quello spirito di tutela delle persone e di trasparenza che mi ha mosso sino ad ora. D'altronde le persone agiscono in base ai propri principi.

Per quanto concerne le dichiarazioni di Grillo (quelle rilasciate a me, e quelle fatte avere al suo legale) non entro nel merito perché, come sempre, ritengo che sia compito della magistratura verificarne la veridicità, e quello che ho da dire lo dirò nelle sedi competenti.

Distinti saluti

Solange Manfredi
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Tratto dal blog di Paola Pitagora

Diritto alla verità" di Paola Pitagora

Cari amici e amiche, che da tempo avete la bontà di seguire il mio lavoro, vi chiedo un po’ di attenzione.

Ricorre in questi giorni l’anniversario di un evento tragico che ha sconvolto Roma, la mia città, diversi anni fa. Parlo del rogo di Primavalle, un fatto criminale che causò la morte di due giovani, i fratelli Mattei, il più piccolo aveva nove anni.
Era il 1974, un anno terribile preceduto e seguito da anni di fortissime tensioni politiche. Furono condannati per l’attentato, tre militanti di Potere Operaio, uno di loro, Manlio Grillo, è tutt’ora latitante in Nicaragua.

Il 19 ottobre 2006 sul quotidiano la Repubblica, appare una dichiarazione del Grillo secondo cui io lo avrei ‘scortato’ in una fuga verso Milano su di un treno che dopo il delitto, lo avrebbe condotto all’estero.

Esterrefatta e indignata per questa menzogna, non mi sono limitata a smentire, non avendo mai nella mia vita neanche conosciuto Manlio Grillo e i suoi: ho querelato per calunnia. Intuivo che una semplice smentita non sarebbe stata sufficiente a fugare ogni dubbio, e infatti puntualmente mi sono ritrovata citata e insultata in blog fantasiosi gestiti da gruppuscoli dell’estrema destra. La causa penale è tutt’ora in corso.

C’è però un fatto nuovo.

Un anno fa, nel 2008, preceduta da telefonate anonime, è arrivata nello studio legale che mi assiste, l’avvocata Cristina Cialdini, una cassetta dal Nicaragua. In questa cassetta, è registrata una lunga e dettagliata dichiarazione di Manlio Grillo che spiega il perché, e da chi è nata l’idea di inserire il mio nome in quella brutta storia.

Si conferma l’idea iniziale: è stato architettato un falso scoop per rendere un libro autobiografico, commercialmente più appetibile.

Non so i motivi che hanno portato il Grillo a ritrattare in modo esplicito, certo non ragioni umanitarie verso la sottoscritta, piuttosto forse una delusione per la mancata riuscita del libro, o una resa dei conti nei confronti della sua ispiratrice.

E’ un dettaglio che non m’interessa: FINALMENTE UNA VERITA’ – ho pensato.

Il documento è stato trasmesso al magistrato, e in seguito attraverso il mio legale, ho chiesto al quotidiano ‘la Repubblica, che aveva dato eco alla diffamazione, di dare il dovuto risalto alle nuove dichiarazioni di Grillo.

NESSUNA RISPOSTA - Evidentemente è più facile sbattere in prima pagina ‘la fiancheggiatrice’ –

La smentita di un’ ordinaria calunnia, fatta dallo stesso calunniatore, non interessa nessuno.TRANNE ME NATURALMENTE.

Mi è pesato e mi pesa tanto, che ancora un ombra del più piccolo dubbio possa sfiorare il mio coinvolgimento anche marginale, in merito a una vicenda, quel delitto di Primavalle, che ha colpito profondamente le coscienze, mia e di molti cittadini.

Perché solo ora pubblico questa nuova dichiarazione sul blog e sul sito? perché nella mia protratta ingenuità, speravo che l’organo di stampa che aveva prontamente dato eco ai deliri del sig. Grillo e della sua amica, assumesse riguardo agli sviluppi della vicenda, un atteggiamento meno pilatesco.

Così non è stato, purtroppo.

PAOLA PITAGORA





SEGUE: LA TRASCRIZIONE DELLA DICHIARAZIONE SPONTANEA DI MANLIO GRILLO

Sono Manlio Grillo e vivo in Managua.Sono nazionalizzato nicaguarense dal 1990.

Solange Manfredi ha ingannato e distolto volutamente il senso dell'intervista del libro manipolando il registratore per suoi propri interessi.

Non ho mai fatto il nome di Paola Pitagora come nostra complice ,nel senso che vuol far credere Solange per appagare la sua sete di protagonismo.

Il nome di Paola Pitagora esce per una manipolazione del registratore da parte di Solange ,per pura coincidenza il nome di lotta di una certa persona che era appunto "Paola" ,che manipolato da Solange Manfredi,diventa Paola Pitagora ,

Questo si spiega nella registrazione che però Solange omette volutamente ,registrando e non registrando quello che le faceva più comodo, in un attimo di pausa e di ironia che avrebbe dovuto essere fuori campo.

Quando mi chiede come si chiama la persona che mi ha accompagnato in treno,io rispondo "Paola" e lei mi dice - facendomi vedere che aveva spento il registratore- "Ah" -sorridendo- " Paola? come Paola Pitagora l'attrice? " le rispondo : "Sì Paola Pitagora " sorridendo anch'io e chiedendole se stava scherzando e poi..continuamente a parlare e scherzare su quella battuta e ripetendo il nome di Paola Pitagora e lì sicuramente si incrociò l'intervista vera con quella manipolata,anche perchè credevo che il registratore fosse spento.

Solange ha approfittato di quelle battute e registrato ,tenendo il registratore sotto la scrivania,quello che le faceva comodo ,facendo sì apparire il nome di Paola Pitagora come la stessa Paola che mi accompagnava sul treno; quando le chiedo :"Non hai mica messo davvero la Pitagora?Quell'attrice non c'entra niente con questa storia" lei risponde :" No non preoccuparti che non è stata registrata e comunque un po di balle fanno bene ai libri,li rendono più interessanti e più facili da vendere".Le ho ripetuto se era sicura, e lei mi ha risposto che non era stata registrata quella parte.

Sicuramente era tutto premeditato, visto che della Paola che mi accompagnò sul treno ne parlammo già in altre occasioni . Noi le registrazioni le preparavamo fuori microfono e di Paola se ne era parlato da giorni, l'accordo era che quando si parlava di cose non certe o di ipotesi lei spegnesse il registratore e si cercasse con il suo aiuto di ricordare i fatti come avvennero veramente ; sono passati trent'anni e bisognava riflettere e ricordare prima di registrare.

A volte si pensava a voce alta per confrontare le idee e non nascondo un pò di superficialità nelle mie dichiarazioni, c'è stata anche perchè suggestionato da Solange ,della quale all'inizio avevo una grande stima ,la quale mi pulsava quasi forzatamente la veste superficiale ,sembrava quasi che le interessassero solamente le frasi ad effetto trascurando i dettagli .

Io le chiesi di spegnere il registratore diverse volte per non mischiare il vero con la fantasia ,come con la Pitagora , e non mescolare stupidaggini che non c'entravano niente, sicuramente tutto questo era premeditato.

Solange ha avuto il tempo di elaborare un piano approfittando di questa omonimia per manipolare la registrazione e l'intervista affinchè sembrasse che la Pitagora fosse la stessa Paola che mi accompagnò quel giorno ,il quale nome avrebbe sicuramente aumentato la tiratura del libro ed eventualmente chiamato l'attenzione della magistratura.

Solange Manfredi ha ingannato me ma soprattutto la magistratura, con una balla colossale ha manipolato i controlli del registratore per rendere più interessante il libro affinchè qualcuno lo pubblicasse .

Solange Manfredi è una persona con grossi problemi psicologici ; suo amico di famiglia Paolo Bosio,buonanima,conosciuto da Solange e suo fratello fin dai tempi di "Gioventù d'Italia" a Torino ed assiduamente frequentato qui in Managua nel suo ristorante "La Magica Roma", ha raccontato che Solange è stata ricoverata, in tempi passati in una clinica di Torino ,per problemi mentali ,crisi depressive,anoressia e mania di persecuzione. Non mi stupirei che fosse vero visto il comportamento anormale che Solange aveva qui in Managua.

Paolo Bosio era, è morto l'anno scorso ,proprietario del ristorante "La Magica Roma" .

La paladina della giustizia Solange, che vuol far credere che è moralmente ineccepibile, omette di dire con che tipo di persone è venuta in Nicaragua e quali sono i suoi scopi.

Solange viene in Nicaragua con uno strano personaggio di nome Manlio,finanziario siciliano che operava nella finanza milanese e che trascina con sè grossi problemi di cocaina,al punto tale che muore di overdose un anno dopo circa in Granada in Nicaragua.

Solange ha sostenuto davanti a testimoni che Manlio,nome mio omonimo,l'ultimo anno in Italia si è tirato più di un miliardo di lire in cocaina , bei colleghi aveva in Italia.

Proprio loro due mi contattano per aprire una spaghetteria e comprare un locale "La Piazzetta" che avrebbero pagato circa 200 mila dollari,il locale che non valeva quasi niente, che però a loro interessava e che di soldi ne avevano tanti ,certo è che Solange ha vissuto in Nicaragua non da poverella ,visto che conduceva una vita da miliardaria ,villa con piscina nella zona Vip ,jeep milionaria Suburban, che qui costava circa 150 mila dollari ,non le dico di viaggi lo stesso anno in Italia e pagò dei debiti al suo amico Paolo Bosio.

Paolo Bosio mi diceva che se tutto andava bene i suoi problemi economici erano finiti ,erano arrivati dei suoi amici dall'Italia che avrebbero investito dei milioni nel paese e che il capo di tutti era una certa Solange ,imparentata con i Valletta, e per ragioni di sicurezza bisognava tacere.

Il locale dove ci riunivamo per il libro era il locale dove Solange era socia ,non era un locale qualunque, era la "Casa del Pomodoro" ,del quale lei era proprietaria per circa il 50 % .

Paolo ripetutamente mi disse che Solange era un po malata di cervello però bisognava tenerla buona perchè lei controllava i soldi di tutti ,più di un milione di dollari in contanti .

Chi mi propose di fare il libro è stata lei ,io non mi sarei mai sognato di pubblicare un libro.

Solange sostiene che decise di non fare più il libro perchè si accese in lei il sacro fuoco della giustizia,un grande gesto di stakanovismo patriottico, a discapito della Paola Pitagora e sfruttando la vicenda Mattei ,balle.

Laura ( Solange) fa un viaggio in Italia per parlare con l'editore che aveva conosciuto per intermezzo,così mi disse, a proposito del nostro libro o meglio del suo, quando ritorna dal suo viaggio Solange dice :"Ho conosciuto un editore che è anche un importante avvocato di Roma-Viterbo,non ricordo più bene, ci aiuterà a pubblicare il libro con i suoi contatti e mi ha offerto di collaborare nel suo studio".

In Managua andava in giro dicendo che la inseguivano agenti segreti che entravano di notte in casa sua ,di avvelenamenti di cani , bigliettini di morte lasciati sulla sua macchina ,sabotaggio ai freni della sua Suburban,computer sotto controllo,telefonini spiati, tutto frutto della sua mente bacata.

C'erano giorni in cui aveva tremende crisi depressive ed andava in giro come uno zombie ,con lo sguardo fisso a terra e schivava tutti,sosteneva persino che suo padre è stato ammazzato dai medici, che lo avevano in cura a Torino, per ordine della mafia.

Ho finito qui la mia dichiarazione .

P.S : Qui in Managua viveva sotto falso nome e si presentava come Laura Martini.Continuo la mia dichiarazione aggiungendo dei particolari che mi vengono adesso in mente.Solange Manfredi si è presentata con un importante giornalista ed avvocato dicendomi che era dovuta fuggire dall'Italia ,abbandonare la professione di avvocato in uno studio importante su ordine di un magistrato perchè la mafia la voleva ammazzare per certe indagini che la magistratura stava facendo su certi conti svizzeri riguardanti suo padre,che secondo lei non era altro che il cassiere della mafia.

Solange andava in giro dicendo che tutti erano delinquenti e che le rubavano soldi quando era lei che li regalava ,anche a me ha regalato dei soldi , e che solo lei era una brava persona.

Le brave persone non fanno società con tossicodipendenti .Le brave persone non sfruttano i dolori altrui per trarne profitti personali.Le brave persone non inventano nomi importanti di attrici per dar risalto al proprio libro o appagare la propria sete di giustizia fai da te,anche perchè quest'ulitma non ti compete ma semmai è compito della magistratura .

Alcune persone conoscono le paranoie di Solange , a tutti raccontava storie di massoneria,mafia ed agenti segreti ed è una vergogna che certi giornali ,come "La Repubblica" , abbiano potuto pubblicare certe accuse senza accertarne prima la veridicità e la provenienza.

L'abitudine di denunciare la gente senza prove , inventandosi gran parte di esse,l'aveva anche in Managua.

La sua paranoia era tale che si è inventata anche una denuncia all'ambasciata d'Italia,vedi il problema passaporto.

Ha fatto una denuncia senza nessuna prova concreta soltanto per sentito dire che all'ambasciata d'Italia c'era stata una sparizione di passaporti .
Niente di più falso ,i passaporti non erano spariti ma semplicemente si erano fatti errori di trascrizione di dati e come tali erano stati annullati.

Normalmente in questo paese dove tutti hanno 300 nomi nessuno se ne ricorda uno correttamente.

Ovviamente nello scandalo ci sono andati di mezzo funzionari integerrimi con traiettorie impeccabili-trentennali che non c'entravano niente,tutte balle, come il nome di Paola Pitagora.

Accludo a questa lettera testimonianza una mia foto datata 18/05/2008 ore 16:46.

Riapre il forum "Poteri occulti"





Riapriamo il forum poteri occulti.




Per salvaguardare il buon andamento del forum questa volta opereremo una censura più rigorosa, cancellando tutti i messaggi inutilmente offensivi.

Il nuovo indirizzo è questo: http://poteriocculti.mastertopforum.biz/

martedì 2 giugno 2009

Serial Killer e sistema in cui viviamo (due mail pervenutemi di recente)




Pubblico due mail pervenutemi di recente. La prima è di un lettore anonimo, ma la mail mi pare molto interessante.

La seconda è una mail di Sigismondo Panvini, in risposta al mio articolo "il sistema in cui viviamo".
Le due mail solo apparentemente trattano argomenti diversi. In realtà, a pensarci bene, l'argomento è lo stesso, ma trattato da due punti di vista diversi.


Sigismondo Panvini è autore del libro "Geometria del male" che abbiamo recensito su questo blog.
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/12/geometria-del-male-di-sigismondo.html

Prima mail. La Rosa Rossa e i serial Killer

Franceschetti buongiorno

Lei si è inoltrato su una strada molto pericolosa sa? Ha iniziato a dire che la Rosa Rossa controlla sostanzialmente tutte le istituzioni europee… e ha intravisto dietro a tutti i delitti di rilievo mediatico la mano della Rosa Rossa.
Ma forse non ha ancora capito tutto sa? E le spiego in anticipo cosa potrà capire in futuro, se il destino gliene concederà il tempo.
Non solo tutti i delitti di rilevo mediatico come Cogne, Erba Garlasco, Serena Mollicone, sono della Rosa Rossa. Ma anche molti delitti che non compariranno mai nelle cronache.
Lei ha fatto un’osservazione giusta, ma non l’ha adeguatamente sviluppata. Ha parlato di Michele Profeta e Donato Bilancia, due serial killer italiani, e li ha collegati alla Rosa Rossa. Anche molti altri serial killer erano in mano alla Rosa Rossa. Fantasia? Pensa che sto esagerando?
Controlli le affinità che hanno i delitti del serial Killer Zodiac con altri delitti seriali di altre nazioni.
E faccia una verifica storica. Nelle società in cui la massoneria non esiste, sono completamente assenti, o comunque rarissimi, i cosiddetti “omicidi in famiglia” e i cosiddetti omicidi seriali.

Talvolta sono omicidi "indotti" anche quelli apparentemente casuali, come l'uccisione di Gabriele Sandri. Controlli la data; poi faccia caso al nome dell'uccisore (Spaccarotella. Macabro senso dell'umorismo rosacrociano), guardi le dichiarazioni che ha fatto l'agente dopo lo sparo; faccia caso alla dinamica del delitto, al luogo dove è avvenuto, al tipo di pistola, finanche al nome paese in cui lui operava e ad altri particolari. E vedrà che la Rosa Rossa non colpisce solo nei casi che lei ha individuato. Ma anche in altri ambiti.

Le motivazioni di queste vere e proprie stragi, indotte dalle frange esoteriche della massonerie dominante non sono solo quelle da lei individuate in precedenti articoli. Non sono solo cioè finalità di veicolazione messaggistica, come pare che voglia affermare anche Gabriella Pasquali Carlizzi nei suoi scritti.
Il fine della veicolazione del messaggio c’è. C'è spesso, o quasi sempre.
Ma c’è poi un secondo fine: quello di abbassare le difese energetiche della popolazione e abbassarne la qualità e quantità vibrazionale.
Quando i telegiornali fanno vedere determinate immagini, il livello vibrazionale delle singole persone si abbassa; se poi alla fine del Tg vengono veicolati messaggi superfiali e banali, ne risulta un parziale, piccolo, impercettibile stato di confusione mentale, che si somma a tutti gli altri bombardamenti energetici negativi che riceviamo durante il giorno: cattiva alimentazione, inquinamento atmosferico e acustico, musica assordante in ogni locale, videogiochi, PC (che hanno un effetto allucinogeno), cellulari. Il risultato è una popolazione inerte, inebetita, incapace di riflettere, che si trova a disagio se per avventura rimane qualche giorno nel silenzio, senza TV e senza musica.
Lo sanno bene gli adepti della rosa Rossa, che infatti vengono educati ed istruiti al… silenzio.


Ricorda Pasolini, quello che diceva della televisione? Niente di più feroce della banalissima televisione. E Pasolini, ahimè, era uno che il sistema l’aveva compreso, ma quelli erano tempi in cui chi capiva il sistema era condannato alla pazzia, perché non poteva parlarne con nessuno.
In realtà, non solo i delitti seriali, ma anche le guerre sono necessarie a fini esoterici e energetici.

Sa quale quale è il posto più violento del mondo, quello in cui da anni c’è una guerra continua ed ininterrotta che non si interromperà per molto altro tempo? No? Gerusalemme. Il posto più sacro del pianeta, quello che è la patria di ben tre religioni, è anche al tempo stesso il luogo dove si combatte in modo terribile da un numero di anni troppo elevato per essere un caso.
.
Oggi, noto con piacere, ne potete parlare. C’è il suo blog, il sito della Carlizzi, i siti dedicati ad Icke, Disinformazione, Comedonchisciotte, e tanti altri.
Siamo ad un punto cruciale dell’informazione avvocato Franceschetti. Ai tempi dei delitti di Jack lo squartatore, che lei giustamente (e per primo) ha attribuito alla Rosa Rossa, gli inquirenti si potevano trincerare dietro alla difficoltà delle indagini.
Oggi invece abbiamo mezzo così sofisticati di investigazione e analisi scientifica, che sarà difficile che la verità venga occultata a lungo. Sarà sempre più difficile per gli inquirenti sostenere che non sono riusciti a trovare nessuna prova valida, oggi che qualunque movimento di ogni cittadino è controllabile in tempo reale e che le indagini riescono a raggiungere risultati impensabili fino a qualche decennio fa. Quindi i delitti seriali sono destinati a diminuire perché non sarebbe credibile che gli inquirenti non abbiano modo di individuare un serial Killer in pochi giorni.

In compenso aumenteranno molto i delitti in famiglia, gli assassini tra fidanzati.
E vedrà… fior di psicologi (ove la parola fior non è un caso) interverranno nei dibattiti e attribuiranno le cause di ciò alla società malata, allo stress della vita moderna. Veda bene i nomi di quegli psichiatri e di quegli psicologi, osservi il loro modo di parlare e le cose che diranno, e vedrà che la sua lista personale di aderenti alla Rosa Rossa aumenterà con precisione estrema.
Questa mia lettera potrebbe sembrarle allarmista. La verità che lei sta scoprendo è troppo terribile per essere sopportata da un essere umano medio. E quella che scoprirà in futuro sarà ancora peggio. Ma deve abituarsi a vedere le cose in modo positivo.
Perché vede, se tutto questo male nel mondo fosse stato il frutto del caso, allora il mondo era senza speranza. Ma se invece c’è una regia unica dietro agli eventi peggiori, allora c’è anche la soluzione.
E la Rosa rossa non è certo il livello supremo.
Sopra di Lei c’è dell’altro.
Ma questo, glielo dirò nella mia prossima mail.
Ho seguito il dibattito con la signora Carlizzi, e la controversia che che vi ha diviso. Fa bene a perdonare. Solo l’amore è la soluzione.
.
La mia, come avrà capito, è una mail di speranza, e non è volta a peggirare il già triste quadro che lei ha fatto.

E’ sulla strada giusta. Sia fatta la volontà di Dio.
Marcus

Seconda mail. Da Sigismondo Panvini

Caro Paolo,
ho letto il Suo pezzo pubblicato sul blog il 6 Maggio u.s dal titolo " complottismo e sistema in cui viviamo", e mi trovo in parte d'accordo ed in parte in disaccordo con Lei . Desidero pertanto precisare, (spero che non mi rimproveri) il mio punto di vista (anche se non richiesto).
E' vero che ci troviamo immersi in un sistema nel quale ogni azione umana è avviluppata in una specie di ragnatela che fa sembrare che i processi sociali siano meccanici e non esista una regia generale che guida la costruzione di una architettura umana, ma a mio parere ciò non è vero.
Lei sostiene che "In realtà il sistema massonico in cui viviamo non implica alcun complotto. Non esiste cioè un gruppo di persone che cospira; e queste persone non sono in qualche modo “superiori” nei privilegi che hanno, rispetto a quelle che non complottano. Poi ribadisce che "Esiste invece un “sistema” che ci accompagna dalla culla tomba, e a cui sono tutti assoggettati. Esso non è stato instaurato da poco ma è il risultato di un processo storico che venne avviato secoli fa, progressivamente e lentamente.

Quello che Lei sostiene è indubbiamente vero , tuttavia il sistema per realizzarsi e dispiegare le sue energie ha comportato a mio modesto giudizio l'esistenza "ab initio"di un progetto generale che ha attraversato i tempi .
Tale progetto ha dato avvio al perverso sistema che una volta messo in moto ha continuato a svilupparsi con effetti multipli di rotolamento.
Quello che è accaduto non è stato casuale ma precisamente architettato e voluto da chi era a conoscenza delle reazioni a catena che il processo sociale (distorto dall'origine) avrebbe innescato in tempi assolutamente determinabili in modo matematico, e non importa affatto se esista o meno oggi un gruppo di persone che complottino o continuino a cospirare contro l'umanità (non è questo il punto).
Sono certo che tali soggetti esistono e sono parte di tale nefando progetto che li porta a recitare strani ruoli immedesimandosi nelle parti che sono state loro assegnate che eseguono con scrupolo e diligenza anche se il più delle volte inconsapevoli degli effetti procurati.
Lei giustamente asserisce che "la maggior parte delle persone, anche quelle che fanno parte dell’elite al potere, sono inconsapevoli della reale portata del sistema, e del loro ruolo all’interno di esso. E ne sono schiavi non meno delle persone che ad esso sono sottoposte"

Ciò è vero ma a mio parere Le sfugge il nocciolo della questione.

"Per capire la differenza tra il concetto di complotto e quello di “sistema” è utile un parallelo con le varie mafie".Non esiste un complotto di Cosa Nostra per dominare la Sicilia, come non esiste un complotto della camorra per dominare la Campania. Lei sostiene che "Esiste invece un “sistema” che si è instaurato nei secoli, e in cui ogni persona viene inserita con un suo ruolo ben preciso. Non a caso la camorra, viene chiamata dagli stessi camorristi “il sistema”, distinguendosi il sistema di Secondigliano, il sistema di Casal principe, ecc…

Sono d'accordo con Lei " che questo “sistema” non è affatto occulto. E’ palese, sotto gli occhi di tutti, ma ci siamo abituati fin dalla nascita, e dunque lo sentiamo come normale" e che "Se non lo vediamo è quindi unicamente in virtù di quella regola per cui il modo migliore di nascondere una cosa è metterla davanti agli occhi di tutti", tuttavia devo fermamente dissentire quando ritiene che la "Mafia" non sia parte dell'articolazione del progetto originario che lo ha generato .
I Lo Piccolo,Riina o Provenzano, per non parlare del clan dei Casalesi ed altri non sono la Mafia ,la Camorra e non sono neppure Mafiosi, sono stupidi delinquenti che hanno scelto la violenza e la sopraffazione come metodo di ascesa sociale e di affermazione individuali. Le loro menti sono state plasmate da sottili potenze che penetrando in profondità ne ha orientato i comportamenti e le idee,
Le azioni criminose che sono derivate dai loro atteggiamenti e dal loro ruolo è stato ispirato da modelli comportamentali che sono servite a dirigere la società su binari precostruiti per farla ad un certo punto deragliare
Infine Lei sostiene concludendo ,"allo stesso modo, se è vero che la massoneria è la potenza che ha modellato la storia di questi ultimi secoli in Europa e negli USA, e che pertanto " allora non abbiamo alcun complotto ".

La prego di riflettere molto bene su queste Sue asserzioni. Esiste uno scopo ed un obbiettivo verso cui le azioni degli uomini sono state orientate ed esistono meccanismi di produzione e modificazione delle idee, attraverso eventi, etc che hanno influenza nella sfera sociale degli individui.



Cordialmente
S. Panvini

Lettera aperta a Gabriella (in risposta alla sua)


Cara Gabriella

Ho dovuto riflettere un po’ prima di darti una risposta e anche io, come hai fatto tu, ripercorrerò alcune tappe del nostro rapporto.
Inizialmente avevo pensato di spedirtela senza pubblicarla, ma poi ci ho ripensato affinchè sia chiaro a tutti quelli che leggono e che sono incuriositi dalla nostra disputa, il motivo per cui, dopo che ho dovuto chiudere un forum per colpa tua, e dopo esserci scambiati accuse gravi da ambo le parti, siamo tornati a scrivere insieme.

Prima però lascia che ti racconti una storia. Il motivo ti sarà chiaro dopo, e te lo espliciterò in modo preciso.
E lascia anche che ti segnali una poesia di Kavafis, Itaca. La poesia parla dell’importanza del viaggio, che è più importante della meta stessa. Non per niente io sono un motociclista. Perché noi motociclisti amiamo il viaggio, più della meta. Perché quando tiri fuori la motocicletta dal garage e la guardi, è da quel momento che comincia la vacanza. E, anzi, quando arrivi ti dispiace pure un po’.

Fatte queste premesse, passo al racconto.

Dopo un certo periodo di collaborazione io e Solange litigammo in modo abbastanza pesante tanto che non ci parlammo sostanzialmente più per mesi. Origine della disputa: la mia frequentazione con una persona che, pochi giorni prima che iniziasse un processo in cui Solange era coinvolta come testimone, risultò essere la ex moglie di un brigatista. Questo mio comportamento, unito ad altri, fecero si che Solange decidesse di non mettermi più a parte di ciò che faceva, ritenendo che io la mettessi in pericolo a causa della mia imprudenza.
Fino a quel momento io avevo cercato di fare quel che potevo per Solange. Da quel giorno in poi decisi ovviamente di non fare nulla, ma decisi anche che se avesse avuto bisogno di aiuto l’avrei comunque dato.
Furono i mesi più tranquilli della mia vita di questi ultimi anni.
Una specie di sogno, perché mi ero liberato di due incubi in una volta sola: 1) l’incubo dei poteri occulti, dei misteri, degli equivoci, dei doppi sensi, del tradimenti, ovverosia un mondo che non faceva per me, e che non era adatto al mio carattere; 2) l’incubo del carattere di Solange, che, per vari motivi, non tolleravo più.

Delle due cose, quella che tolleravo meno era il carattere di Solange.
E il suo comportamento mi dava un’ottimo motivo per non occuparmi di cose che, in fondo, erano pesanti, e che avevano trasformato la mia vita in un incubo giornaliero anche se poi dentro a questo incubo riesco a vivere abbastanza sereno.

Dopo mesi il destino volle che tornassimo a collaborare insieme, volle che le servisse di nuovo aiuto, e soprattutto volle che riuscissimo a capire che molte delle persone che all’epoca la consigliavano in un certo modo, erano completamente dall’altra parte e remavano contro di lei.
Il destino volle anche farci capire un’altra cosa, e cioè che probabilmente in quel periodo c’erano persona che lavoravano con metodi vari, ipnosi compresa, per metterci l’uno contro l’altro.

Da questo punto di vista quindi l’esperienza fu molto istruttiva.

Io ad esempio, da quell’esperienza, ho tratto diversi insegnamenti e talvolta ora ho imparato a rendermi conto dei momenti in cui mi trovo sotto controllo (ma io preferisco dire “influenzato”).
Mentre, scomparsa la gente che stava attorno a Solange, ho visto il volto di Solange rassenerarsi, e non le ho più visto avere gli atteggiamenti che la caratterizzavano in quei mesi.
Peraltro lei – che in genere ricorda quasi tutto - non ricorda nulla delle cose che ci dicevamo all’epoca, delle liti che abbiamo avuto e delle modalità con cui interagivamo.
Al contrario io lo ricordo molto bene perché raramente la mia pazienza è stata messa a dura prova in quel modo.

Bene. Da quell’esperienza, quindi ne ho tratto un’ultile insegnamento su come agiscono certi poteri e sulla forza che possono avere.

Veniamo a noi.

Innanzitutto nella tua lettera aperta diretta a me c’è un’imprecisione.
Tu scrivi che ricordi bene lo stato di agitazione in cui eravamo io e Solange quando venimmo da te.
Il che è esatto. Ma ti manca un piccolo particolare che aggiungo io.
Che lo stato di agitazione ci venne dopo averti incontrato, perché prima di quel giorno io conducevo una vita tranquilla e serena, e il blog era nient’altro che un hobby cui mi dedicavo ogni tanto per averci scritto non più di uno o due articoli. Avevo avuto due incidenti in moto, questo è vero, ma tali incidenti li avevo attribuiti ad una situazione particolare e non pensavo si sarebbero più ripetuti, perché non riuscivo a vedere il motivo per cui qualcuno dovesse avercela con me.

Quel giorno tu invece ci dicesti:
1 - che ero condannato a morte dalla Rosa Rossa e che ero comunque spacciato

2- che Solange da piccola era stata soggetta a riti satanici. E bada bene… Solange raccontava sempre (quando ancora nessuno dei due sapeva cosa fosse questa Rosa Rossa) che sua madre alla nascita l’aveva consacrata a Santa Rita. E dopo qualche tempo abbiamo capito il collegamento tra la Rosa Rossa e Santa Rita. E sua madre non era certo una fervente cattolica. Tutt'altro.


3) che i sabotaggi della mia moto erano da ricondurre all’esposto fatto a suo tempo alla procura, e che i sabotaggi erano stati effettuati da chi, in teoria, avrebbe dovuto proteggerci (al che, ci quadrarono molte cose che stentavamo a capire, ad esempio perché dopo la denuncia di determinati fatti alla Digos ci trattarono quasi come criminali; questa, e altre vicende, ci confermarono che avevi ragione).

4) L’altra cosa che ci stupì era come facessi a sapere notizie su di noi riservatissime. Come facevi a sapere che una ex fidanzata di Narducci si fece difendere da me in una causa di separazione? Questa era una notizia che sapevamo solo io e Solange, e tale ex fidanzata, poi, risaliva a quando lei aveva diciotto anni, senza contare che si trattò di una relazione platonica durata circa tre mesi.
Chi ti aveva dato quella informazione?


Questo è un dubbio che mi sono tolto in questi giorni, nella discussione inerente al tuo articolo sulla RR; ma me lo sono portato dietro per anni.

Quindi è esatto dire che ricordi il nostro stato confusionale; ma per completezza dovresti aggiungere che esso nacque dopo aver parlato con te, perchè prima io conducevo una vita assolutamente normale, e solo dopo averti conosciuto è precipitata in un incubo (non per colpa tua, sia chiaro, tu mi hai solo aperto gli occhi su una realtà che, prima o poi, avrei visto comunque).

Il resto l'ho raccontato nell'articolo "La Rosa Rossa Gabriella ed io".

Da quella discussione, e dalle altre che ne seguirono, e dalla lettura dei tuoi libri, ho capito nei mesi successivi il sistema della Rosa Rossa.
Ti riconosco il merito quindi di avermi instradato.
E penso che nessuno ne sappia sui misteri italiani quanto ne sai tu.
Probabilmente le tue conoscenze sarebbero idonee a ribaltare l'italia, se fossero tirate fuori con ordine e in modo giusto.

Poi, come sai, le nostre strade si sono divise e ora ci siamo addirittura scontrati.

E per le ragioni che ti ho esposto (e che ora non ripeterò) ho iniziato a nutrire forti dubbi su di te.
Ti chiedo scusa se ho espresso dei dubbi così forti. Ma il tuo comportamento certe volte è davvero inspiegabile con i parametri della comune razionalità.


Non riesco a trovare una spiegazione logica nel farmi chiudere il forum. Non riesco a trovare una spiegazione logica nell'accusarmi di depistare (nascondendo delle prove) nientemeno che nei delitti del mostro di Firenze. Fino ad oggi, l'accusa più grave che mi era stata rivolta, era quella di essere un "porco bugiardo" perchè mi sono visto con una mia ex, senza dirlo alla ragazza con cui stavo in quel momento. Mentre in famiglia tanti anni fa mi mossero l'accusa di essermi mangiato un'intera scatola di cioccolatini senza lasciarne ai miei fratelli...


Ma ecco... essere accusato di nascondere prove riguardanti i delitti del mostro di Firenze, diciamolo, è stata una sorpresa francamente inaspettata, che ci mancava nella collezione di stranezze della mia vita...
Aggiungiamoci poi che tutti quelli che ti si sono avvicinati e hanno scoperto la rosa rossa sono morti. Lo hai detto anche tu: Giuseppe Cosco, Cecilia Gatto Trocchi, Luciano Petrini (addirittura Gennaro de Stefano, se non ricordo male la nostra ultima conversazione).

Veniamo ora al motivo per cui ho fatto il parallelo con Solange.



Perchè, come è successo con lei, spero che questa storia ci sveli ulteriori segreti del "controllo mentale" e delle tecniche di manipolazione cui siamo stati sottosposti.

Il problema non sono i dubbi che avevo su di te.



Il problema è il tuo carattere. E quello dei tuoi collaboratori. Il problema è la diversa visione della vita, dei rapporti con le persone, del concetto di libertà di espressione, ecc...

Il problema è che stare con te è come vivere sulle montagne russe perché sei la regina delle contraddizioni.
Dici un giorno "sei stato condannato a morte" e il giorno dopo "ma no dai, sei stato consigliato".
Un giorno mi fai chiudere il forum e il giorno dopo collaboriamo insieme per un articolo interessante come quello sulla Rosa Rossa.
Te la prendi se uno ti dice che la Rosa Rossa non è un ordine ma un rito, ma poi, se io dico pubblicamente che nutro il sospetto che la tua organizzazione abbia cercato di eliminarmi, non mi quereli e mi proponi una riconciliazione (io, se mi avessero mosso un'accusa del genere, sarei stato alla larga da un simile folle; come minimo lo avrei ritenuto da internare e avrei evitato qualsiasi contatto).
Mi chiudi il forum ma il giorno dopo mi proponi di fare una conferenza insieme.


Dici che la rosa Rossa è ovunque nello stato, ma poi mi parli di andare da Vespa insieme in trasmissione (cosa che non farei mai, data la considerazione che ho del personaggio; e comunque mi sentirei più tranquillo a casa di Totò Riina, e non sto scherzando).



Inoltre entrare in contatto con te (o col mondo della Rosa Rossa) è come entrare in contatto con un mondo di follia. Tu vivi in un mondo in cui è normale andare a colloquiare con persone che ti vogliono morta; mi hai raccontato più volte di aver avuto colloqui con persone terribili; il problema è che per te è normale prendere il telefono e telefonare ad un magistrato che è nella Rosa rossa e parlarci come si fa con un vecchio amico . Mi sono pentito quel giorno del 3 gennaio di essermene andato al momento in cui tu prendesti il telefono per chiamare quel famoso PM che mi aveva inviato quella condanna in codice. Sarebbe stato interessante sentire la conversazione. Me la immagino:


“Scusa ma cosa volevi dire con quella lettera? Era un consiglio, oppure volevate proprio uccidere Paolo… sai perché ce l’ho qui davanti e lo vedo un filino preoccupato…? Come dici? Eh si, scusami se ti ho disturbato a quest'ora ma è un tipo emotivo questo Franceschetti; se ha il sospetto che lo vogliono ammazzare si agita subito e ne fa una storia che non finisce più... Come dici? Che si, era una condanna a morte, ma non c'è niente di personale...? Eh si ma lo so che non c'è niente di personale... ora glielo spiego a Paolo e vedrai che capirà. Del resto, se vuole occuparsi di poteri occulti, deve pure abituarsi. Ok te lo saluto. Si... si, la prossima volta che siamo in zona ti chiamiamo e andiamo a cena insieme, sempre che la tua condanna non sia stata già eseguita. Ciao stammi bene e salutami tua moglie. Ti abbraccio”.


Insomma, a me, in tutte queste contraddizioni viene il mal di testa.

Un ulteriore problema è il nostro atteggiamento nei confronti della magistratura.


Tu parli sempre di stato, di magistrati, di istituzioni, di credibilità. Per me il mondo che tu citi è un mondo di idioti, nella maggior parte dei casi corrotti, per la restante parte incompetente.


Il diritto, come ho detto nel mio articolo sul sistema giuridico, è una sovrastruttura della società che serve per rendere l'uomo schiavo. E i verbali per me sono carta straccia; le sentenze sono in genere una presa in giro al cittadino.


Mi hai proposto di fare conferenze insieme... Bella l'idea. Ne ho fatte di conferenze. Ma tu le farai con magistrati, giornalisti, avvocati. Io le ho fatte col meetup di Icke, cioè con gente che stimo di più e che sento più affini a me, mentre sento di non condividere nulla con la maggioranza della gente che tu citi spesso; io, con le persone che frequenti tu, non voglio avere a niente a che fare, e quindi declino anche l'invito a organizzare conferenze insieme. Se le farò, le farò con gente che sento affine a me, non con persone con cui non prenderei neanche un caffè senza avvertire un disagio costante.

Insomma. Troppe sono le cose che ci dividono e forse in queste differenze sta l'origine del nostro dissidio.


D'altronde prendo atto del fatto che tu riesci sempre a stupirmi... e a stupire. Avevi previsto che nei prossimi giorni ci sarebbe stato un trittico di incidenti aereo - nave - treno.


E l'incidente aereo si è verificato.



Come fai non si sa.


Il problema, insomma, è che stare accanto a te significa vivere in un costante stato di agitazione
Vivere in questo mare di contraddizioni che mi fanno diventare matto e a cui non riesco a dare una spiegazione razionale con la mia logica.

Invece io voglio rimanere sereno. Voglio permettere a tutti di dire la loro sul mio blog anche se questo dire la loro costituisce un insulto.


Voglio fare le mie conferenze con gente che vede forse troppi rettili in giro, ma con cui mi ritrovo per carattere e percorso di vita; non voglio rapportarmi con gente che non vedrebbe non dico un rettile, ma un elefante, se gli passasse sotto il naso.

Quindi, ricapitolando, la risposta alla tua lettera aperta per me è questa.

Che ti stringo la mano, ritenendo che ci siano alte probabilità che il nostro scontro sia stato voluto ad arte da chi ha voluto indebolirci.
Continuerò a citare le cose positive di te, e a pubblicizzare i tuoi libri, tanto che il tuo libro sul mostro continua ad essere tra i consigliati della mia lista di libri.
Continuerò, come facevo in passato, ad evidenziare tutto ciò che fai di positivo e a tacere le cose eventualmente negative.
Del resto, come hai potuto vedere, anche dopo la chiusura del forum ti ho dato nuovamente ospitalità sul mio blog, per un articolo interessante come quello che hai scritto (anche se, devo ammettere, temevo chissà quali casini potessero seguirne e chissà quali conseguenze potesse avere sulla gestibilità del nostro sito).
Per salvaguardare la mia serenità sarò costretto a cambiare linea politica al forum e al blog (censurando gli interventi in cui si parlerà male di te e dandoti la password di amministratore per farti cancellare da sola eventuali interventi sgraditi).
Seguirò il tuo sito, come ho sempre fatto, e imparerò da lì, oppure imparerò da solo.

Quanto al nostro rapporto, spero che succeda quello che è successo tra me e Solange. Che col tempo, non solo i dubbi, gravi, che entrambi avevamo l’uno verso l’altro si appianino, ma che servano addirittura da stimolo per farci scoprire cose interessanti sul funzionamento di queste organizzazioni.


Anzi. Ti dico francamente, che dalla nostra ultima discussione, sono venuti fuori elementi che mi hanno già dato alcune indicazioni sulle possibili origini del nostro dissidio e che ora non è il caso di tirare fuori pubblicamente (te le dirò invece in privato).


Mentre le tue capacità pravisionali riguardo agli incidenti aerei, che hai dimostrato in questi giorni, mi lascia ancora una volta sbigottito. Tanto da farmi capire che il tuo comportamento esula da qualunque parametro di normalità, ed è probabilmente anche per questo che sfuggi a delle classificazioni precise e si fa fatica a capirti.


E' possibile che anche tu non abbia capito fino in fondo i meccanismi che hanno guidato la nostra disputa, perchè credo che anche tu sia, talvolta, un mistero a te stessa (come diceva di se stesso Padre Pio).

Ma per adesso, non te la prendere se eviterò di venire con te a trasmissioni o conferenze e seguirò il tuo lavoro con interesse, ma da lontano. Ne va della mia tranquillità. La Rosa Rossa è la mia Itaca, perché grazie a lei ho scoperto tante cose del mondo. Ma non è lei la mia meta.

Itaca


Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

nè la furia di Nettuno non temere,

non sara` questo il genere di incontri

se il pensiero resta alto e un sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,

ne' nell'irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d'estate siano tanti

quando nei porti

- finalmente e con che gioia -

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche profumi

penetranti d'ogni sorta;
piu' profumi inebrianti che puoi,

va in molte citta` egizie

impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca

raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull'isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo

sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera,
non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio,

con tutta la tua esperienza addosso

gia` tu avrai capito

cio` che Itaca vuole significare.



Kostantin Kavafis