domenica 20 aprile 2008

L’omicidio massonico 2 - Il caso Pantani e il caso Fois





Premessa
In questo articolo approfondiamo alcuni degli argomenti trattati nel precedente articolo sull’omicidio massonico e chiariamo alcuni dubbi che l’articolo aveva suscitato specialmente in merito al caso Pantani.
In primo luogo l’articolo precedente terminava con una domanda. Mi chiedevo cioè il motivo dell’immenso numero di persone “suicidate” (come si dice in gergo) mediante impiccagione, e facendo toccare alla maggioranza di essere le ginocchia per terra.
Voglio poi rispondere alle molte domande che mi vengono spesso rivolte: come si distingue l’omicidio massonico? E perché dico che Pantani fu quasi sicuramente ucciso?

Impiccagioni e avvelenamenti, overdose
In primo luogo un lettore mi ha inviato la sua spiegazione. il "suicidio in ginocchio" rappresenta "l'omicidio consacrato" cioè la morte per "volere divino"... cosi come si viene investiti degli onori alla vita, cosi si viene investiti degli onori alla morte.


Mi è pervenuto inoltre uno scritto, tratto dal libro di un esoterista che ha, appunto, trattato questo argomento che riportiamo. Il libro è di Lino Lista e si intitola: “Raimondo di Sangro. Il principe dei veli di pietra”. In forma romanzata vengono rivelati alcuni aspetti del ritualismo massonico che hanno quindi dato una risposta alla mia domanda sul motivo dei tanti impiccati.
La corda e l’impiccagione sono i simboli di Giuda e del tradimento di Cristo.

Ma il lavoro di Lino Lista svela anche un altro mistero. Un’altra modalità frequente di uccisione, tanto frequente da gettare più di un sospetto, ad esempio, è quella dell’avvelenamento da overdose, in cui sono incappati, per fare qualche nome, il ciclista Pantani, poi di recente un altro componente della sua squadra, il ciclista Valentino Fois, e a Viterbo il medico Manca, ovvero il medico che pare abbia curato il boss mafioso Bernardo Provenzano.
Muoiono poi avvelenati anche molti testimoni di processi importanti. Morì avvelenato in carcere Sindona. E poi molti “malori” improvvisi, talvolta nell’anticamera di un giudice, in un tribunale, o nella buovette di montecitorio come capitò al generale Giorgio Manes.
Voglio citare integralmente il passo del libro di Lino Lista:
La corda...(omissis)...è il segno dominante, che mai deve mancare, di una vendetta massonica. Con riferimento alla leggenda di Hiram, volendo spandere un maggior numero d’indizi, convenientemente si potrebbero lasciare accanto al cadavere del giustiziato, seppur di veleno: dell’acqua, in ricordo della fontana alla quale il Vendicatore smorzò la sete; un osso spezzato di cane, in onore dell’Incognito che si mutò in tal bestia; un abito nero, in memoria del lutto per Padre Hiram. Volendo eccedere, ma mai una società segreta dovrebbe eccedere perchè troppi indizi talvolta sono considerati alla stregua di una prova, si potrebbe collocare sulla salma del traditore un mattone, simbolo muratorio.

Queste morti da overdose, quindi, non sono un caso. Anche l’avvelenamento è una modalità “massonica” perché simboleggia la morte per mano del serpente, simbolo dell’infedeltà e dell’inganno.
Ecco quindi perché Pantani morirà dopo aver ingerito diverse dosi di coca.

Perché sostengo che sia un omicidio? Perché ogni qualvolta l’incidente, o il malore, o il suicidio, sono provocati, e sono quindi un omicidio, immancabilmente partono, a seguito del fatto, i depistaggi e gli occultamenti che solo un potere come quello massonico è in grado di fornire: sparizione dei fascicoli dai tribunali, morte dei testimoni, la pervicace volontà degli inquirenti nell’ignorare determinate prove (per collusione, paura, o per la mancata conoscenza del problema), le irregolarità procedurali, ecc…



Il caso Pantani
Esaminiamo il caso Pantani, così come ce lo descrive un giornalista, Philippe Brunel, in un recente libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” su cui ci basiamo per la nostra ricostruzione.
E’ noto che Pantani morirà all’hotel Le rose di Rimini per una presunta overdose da cocaina.
Anche qui troviamo tutti gli elementi di un omicidio massonico, ovverosia le firme, nonchè tutte le modalità procedurali investigative che gli inquirenti seguono quando il delitto è massonico.

Ad esempio troveremo:
- testimoni che cambieranno versione;
- gli inquirenti che ignorano particolari fondamentali nell’indagine: ad esempio nel cestino dei rifiuti della stanza dell’hotel verranno rivenuti resti di una cena presa da un ristorante cinese. Ma Pantani non mangiava cibo cinese. Allora chi c’era con lui quell’ultima notte?
- Sul corpo compaiono segni di colluttazione ma nessuno accerterà mai se, ad esempio, sotto le unghie compaiano o meno dei resti di DNA altrui per verificare se Pantani fu forzato a ingerire cocaina (v. pag. 278).
- Errori e omissioni varie nelle autopsie.
- Una volante della polizia, con due agenti, interverrà sul luogo dell’incidente, ma non redigerà mai il verbale relativo. Perché questa irregolarità nelle procedure?
- Le varie perizie medico legali fanno una gran confusione sull’ora della morte che collocano tra le 11,30 (la perizia del dottor Fortuni) e le 19 (il medico Toni).
- Il medico legale che dopo l’autopsia si accorge di essere seguito.
- La camera fu trovata in disordine come se ci fosse stato un corpo a corpo.

Poi ci sono le domande irrisolte.
- Perché Pantani, volendosi suicidare, prende una stanza in un albergo a pochi chilometri dalla casa dove abitava?
- Perché prima di suicidarsi ci resta qualche giorno? Cosa lo fa rimanere in una stanza di albergo quando aveva la sua abitazione lì vicino?
- Uno degli inquirenti dichiara al giornalista di avere avuto pressioni dal Ministero dall’interno per concludere in fretta l’indagine. Ma il ministero non dovrebbe avere fretta di concludere; casomai dovrebbe avere la volontà di accertare la verità senza lasciare dubbi. Curioso poi che il Ministero si disinteressi del fatto che dopo decenni non sia mai venuta fuori la verità per stragi come Ustica, o per il sequestro Moro, e improvvisamente abbia fretta di concludere per un personaggio come Pantani. Difficile pensare che sotto ci sia una voglia di arrivare velocemente alla verità, dato che l’occultamento della verità è sistematico nella storia giudiziaria italiana. Mai abbiamo sentito un politico affermare che nel programma elettorale c’era la volontà di scoprire la verità sulle tante stragi impunite per dare giustizia alle migliaia di morti e alle decine di migliaia di famiglie delle vittime delle stragi. Mai. Anzi, in compenso alcuni degli autori di crimini assurdi, come l’ex terrorista D’Elia, hanno addirittura avuto incarichi istituzionali (sottosegretario alla camera nel governo Prodi). Personaggi che hanno avuto pesanti responsabilità in vicende come il sequestro Moro verranno addirittura fatti presidenti della Repubblica (Cossiga). Nessuna fretta di scoprire chi ha abbattuto l’aereo di Ustica, nessuna fretta di arrivare alla verità sul Moby Prince, nessuna fretta di scoprire chi c’è dietro ai delitti del Mostro di Firenze, dietro ai Georgofili, dietro a Piazza Fontana, dietro alla strage di Bologna. Ma una gran fretta di chiudere il caso Pantani. Curioso no?

Tutte queste contraddizioni, depistaggi, ecc., sono sempre l’indizio sicuro della presenza della massoneria.
In alternativa può ipotizzarsi che si tratti di incuria o superficialità nell’indagine.
Ma si tratta di incuria e superficialità troppo ricorrenti per essere casuali.

Poi ci sono le firme. Quelle firme che chi non si è mai occupato di massoneria non riesce a vedere. Ma immediatamente visibili per chi vive in mezzo a queste vicende.
Anzitutto Pantani muore all’hotel Le Rose, il cui nome potrebbe non essere casuale ma essere la firma della Rosa Rossa. D’altronde anche i suoi amici diranno che la morte di Pantani in quell’hotel non deve essere un caso, ma forse voleva lasciare un messaggio a qualcuno perché lui era un uomo che non faceva nulla a caso (pag. 52). Forse, aggiungo io, non era lui che voleva lasciare un messaggio, ma chi l’ha ucciso.
E poi viene trovato accanto al corpo un biglietto con una frase apparentemente senza senso: Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata.
Non sono in grado di capire il senso di questo biglietto; ci vorrebbe un esperto e pochi in Italia sono in grado di capire questi messaggi. Ma indubbiamente sembra un messaggio in codice.
Probabilmente c’è un significato anche nel fatto che sia morto a San Valentino, giorno in cui tradizionalmente si regalano rose alla fidanzata.
Qualcuno ipotizza che abbia un senso anche la data della sua morte: 14/02/2004, data la cui somma fa 13, che nelle carte dei tarocchi non a caso è la carta della morte.

Nonostante non sia in grado di decodificare tutti i particolari è evidente però che Pantani fu in qualche modo costretto ad andare in quel preciso albergo affinchè poi il delitto fosse firmato.
Ovviamente dire che dietro un delitto c’è la Rosa Rossa significa poco. Essendo la Rosa Rossa un’organizzazione internazionale, e contando centinaia di affiliati in Italia, è come dire che si tratta di un delitto di mafia o di camorra. Cioè significa affermare una cosa talmente generica da essere pressocchè inutile a fini investigativi, e tuttavia dovrebbe essere un buon indizio perlomeno per non archiviare la cosa come suicidio.

D’altronde che gli attacchi a Pantani provenissero da ambienti massonici risulta evidente dal fatto che qualche anno prima ebbe un incidente anomalo nella discesa di Superga. Un auto entrò nella zona vietata al traffico e investì Pantani e altre due persone.
Un incidente casuale? Difficile, da pensarsi, perché sulla collina di Superga sorge quella cattedrale omonima, che venne costruita nel 1717, anno in cui venne ufficialmente fondata la massoneria. Una basilica e una collina, insomma, che hanno un particolare significato per la massoneria. Per chi sa anche solo poche cose sulla massoneria si tratta di una firma manifesta, specie alla luce delle stranezze di quell’incidente (inspiegabile ad esempio è come avesse fatto la macchina a inserirsi nella zona vietata, tanto che Pantani fece causa alla città di Torino per questo fatto).


La parola ai testimoni
Per chi conosce le vicende delle stragi italiane gli incidenti stradali per rottura dei freni o dello sterzo, non sono una novità, I testimoni di queste stragi, i personaggi scomodi, muoiono sempre così: non solo impiccati e avvelenati, ma anche in incidenti banali in cui l’auto (o la moto) escono di strada all’improvviso per un malfunzionamento.
Qualcuno ogni tanto si salva.
Ricordo a memoria – tra gli scampati - il carabiniere Placanica (implicato nei fatti del G8), il giudice Forleo (ma non così fu per i genitori, che morirono in un incidente analogo senza ovviamente che gli inquirenti volessero indagare).
Persino il famoso Enrico Berlinguer disse di aver avuto un incidente da cui si era salvato per miracolo, durante un suo viaggio in Bulgaria nel 1973, in cui morirono però altre due persone; disse che l’incidente era voluto, ma nessuno gli credette.
Di recente Fabio Piselli, scampato al rogo della sua auto, più volte nominato nei miei articoli.

Ma in tanti hanno avuto “incidenti anomali” e non si sono salvati. Ne abbiamo parlato in precedenti articoli e non voglio ripetermi.
Voglio invece ricordare alcuni morti del mondo dello sport e dello spettacolo.
Ayrton Senna, cui fu montato male lo sterzo della sua formula 1.
Per non parlare del Torino Calcio; l’aereo ebbe un guasto imprecisato e si schiantò contro – guarda tu che caso - la collina di Superga.
Il cantante Rino Gaetano che ebbe due incidenti identici, con la stessa auto; nel primo incidente si salvò; nel secondo morì, anche perché 5 ospedali si rifiutarono (misteriosamente) di prenderlo in cura. Il cantante morì il 2 giugno 1981 nello stesso identico modo in cui muore il protagonista di una sua canzone, La ballata di Renzo. Statisticamente le probabilità che un cantante descriva la morte di qualcuno perché viene rifiutato da 5 ospedali, e che poi muoia nello stesso identico modo sono…. nulle.

E statisticamente, le probabilità che qualcuno svolga veramente delle indagini sono le stesse di questi incidenti: nulle.

Mass Media e delitti
Molta strana è anche la morte del ciclista Valentino Fois, della squadra di Pantani. Anche lui muore per cause da accertare, ma alcuni giornali parlano di overdose. E già questo fa venire qualche sospetto, in quanto probabilmente muore nello stesso modo del suo ex amico.

Occorre a questo punto fare una considerazione di ordine generale sui mass media in Italia.
In Italia muoiono per omicidio circa 2500 persone all'anno. E altrettante ne muoiono suicide. Giornali e Tv si disinteressano di questi fatti, selezionando accuratamente solo le notizie che piacciono e sono funzionali al sistema.
Quando però su un fatto scatta l’attenzione dei media, in genere questo è un segnale che sotto c’è dell’altro.
Quindi viene spontanea la domanda. Perché i giornali si interessano alla morte di un ciclista poco conosciuto come Fois?
E perché poi, nei pochi secondi che i TG dedicano alla notizia, occorre precisare che era implicato in un furto di portatili? Quand’anche si voglia dar risalto alla morte di un uomo, non c’è alcuna necessità di informare il pubblico che costui – forse – aveva rubato dei PC. In primo luogo perché la notizia è generica e posta in forma dubitativa. In secondo luogo perché non si capisce quale collegamento possa sussistere tra un furto di PC e una morte per overdose.
Il sospetto che sia un omicidio, e che la televisione abbia volutamente voluto riportare l’immagine di una persona drogata e dedita al furto, è molto forte. Il messaggio che si vuole trasmettere è questo: è morto un ladro e per giunta drogato e depresso.
Ma chi invece ha capito come funziona l’informazione in Italia capisce chiaramente un altro messaggio: probabilmente si tratta di un omicidio e c’è sotto qualcosa. E allora il pensiero corre al fatto che qualche prima avesse rilasciato un intervista alle jene (intervista che trovate a questo indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=RRvhdi1gHqk).

Aggiungiamo poi una cosa. Chi frequenta a livello professionistico il mondo dello sport sa che il doping è un fenomeno assolutamente diffuso, nel senso che probabilmente non è possibile partecipare a qualsiasi tipo di sport senza doparsi.
Nella mia esperienza del passato, per anni ho praticato Body Building e ho seguito corsi per diventare istruttore di questa disciplina. E il doping era una materia di studio assolutamente ufficiale, nel senso che nella preparazione atletica di uno sportivo professionista non si poteva prescindere dal doping. Il problema era solo come eludere i controlli, stare attenti ai tempi di eliminazione della sostanza ecc...

C’è quindi il forte sospetto che Fois sia morto in questo modo per aver “tradito”, come Pantani, e che i due abbiano pagato con la vita la loro maggiore pulizia e onestà intellettuale rispetto al resto dell’ambiente in cui vivevano.

Considerazioni finali
C’è anche (non il sospetto ma) la certezza, che la verità non verrà mai a galla. Anzi, a dire queste cose, purtroppo, si rischia di passare per matti o visionari.

La cosa che mi dà tristezza, in tutta questa vicenda, non è la gravità delle collusioni istituzionali a tutti i livelli, né la scarsa preparazione di molti inquirenti in materia che si traduce in una mancata tutela del cittadino. Questo ho imparato ad accettarlo, perché viviamo in una democrazia troppo giovane perché sia veramente una democrazia. Le mentalità e i costumi di secoli non possono cambiare in pochi anni. L’oligarchia mascherata in cui viviamo, in fondo, un giorno dovrà finire per dare spazio ad una nuova era.
Ciò che mi dà tristezza è pensare che la maggior parte delle famiglie di queste vittime non saprà mai la verità.
La maggior parte muore senza che i familiari sospettino un omicidio. Io stesso dopo il primo incidente che mi capitò pensai ad un caso. E dopo il secondo pensavo che ce l’avessero con la mia collega e che avessero manomesso contemporaneamente sia la mia moto che la sua per maggior sicurezza di fare danni a lei. In altre parole; potevo morire senza sapere neanche perché e pochi avrebbero sospettato qualcosa. Solo dopo qualche tempo mi spiegarono chi ce l’aveva come me e perché. Ora, perlomeno, so che mi potrebbe succedere qualcosa e so anche il perché. Ogni volta che prendo l’auto sono consapevole che lo sterzo potrà non funzionare, che un auto che viene in senso inverso all’improvviso potrà sbandare e venire verso di me, o magari che potrò avere un malore nell’anticamera di una procura come è successo al capo dei vigili testimone della Tyssen Krupp. Ma all’epoca dei primi incidenti, non avevo neanche il sospetto di essere stato “condannato a morte”. Perché non ero consapevole di quale colpa avessi commesso e di quale peccato mi fossi macchiato.
Mi domando se Senna sapeva il destino che lo aspettava, se i familiari avranno capito. I familiari del Torino Calcio cosa penseranno di quell’incidente terribile? E i genitori di Fois? E la Forleo, cui scrissi “una lettera aperta” dalle pagine di questo blog… avrà capito esattamente cosa le è successo oppure penserà che il suo incidente d’auto sia stato casuale?
I familiari delle vittime di via dei Goergofili, di Ustica, del Moby Prince, hanno capito. Lì sono troppo grosse le collusioni, troppo evidenti gli omicidi e i depistaggi perché qualcuno non capisca.
Ma gli altri?
I familiari dei testimoni di processi apparentemente normali, come quelli della Tyssen Krupp, o del Mostro di Firenze, che apparentemente sembra un normale caso di un serial Killer? E i familiari di tutte quelle persone che parevano condurre una vita normale, perché il delitto è maturato in un luogo ove nessuno sospetterebbe l’ingerenza così pesante dei cosiddetti poteri occulti, come il mondo sportivo?
Ho telefonato ai genitori di Pantani prima di scrivere questo articolo. Dal loro silenzio successivo al mio fax presumo che abbiano pensato che io sia un folle, magari un mitomane in cerca di pubblicità.
E’ normale che lo pensino, come è normale che la maggior parte delle persone che leggeranno queste righe le prendano per un delirio.
Allora voglio ricordare le parole dell’onorevole Falco Accame, a proposito degli incidenti anomali (come quello capitato ai genitori del giudice Forleo) o dei suicidi dei vari testimoni di processi importanti. Parlavamo dell’incidente capitato al giudice Forleo, e mi disse “inizialmente, quando mi occupai di queste cose, credevo al caso. Non volevo credere che fosse una cosa voluta perché mi pareva fantascienza. Poi, quando mi accorsi che i testimoni morivano tutti, sistematicamente, ho capito… E’ una cosa che è difficile da accettare.”

Questo articolo, come il precedente, è scritto per tutti i familiari di persone suicidate, impiccate, morte in incidenti inspiegabili che hanno sempre capito che la versione ufficiale data dagli inquirenti non quadrava, affinchè perlomeno loro sappiano la verità. Oramai sono troppe le vittime sparse per la penisola, perché non si cominci a sospettare. E sono troppi i sopravvissuti perché qualcosa prima o poi non venga fuori.
Oramai parlo con tante persone esperte e mi confronto. Molti, tanti, hanno capito. Un mio amico medico legale, a cui ho raccontato le mie “scoperte” mi ha lasciato di stucco quando mi ha detto “si Paolo, lo sapevo. Lo sapevo perché da medico legale mi rendo conto quando ci prendono in giro in TV e sui giornali. Tutti quei suicidi in carcere per soffocamento con buste di plastica sono impossibili dal punto di vista di medico legale. Analizzando alcuni dei più importanti casi dal punto di vista medico legale mi sono accorto che ci prendono in giro. E poi sono un appassionato di esoterismo, e quindi i loro simboli e messaggi io li vedo. Vedi? L’esoterismo è un linguaggio. Se non lo conosci è come camminare per strade di una nazione straniera; vedi la gente, vedi le scritte, ma non ti dicono nulla; in certi casi potrebbero sembrarti innocui disegnini. Ma se invece lo conosci allora riesci a leggere oltre la superficie e capire i messaggi profondi che vengono lanciati e gli innocui disegnino diventano frasi precise. Capisci tutto, ma con la maggior parte delle persone non puoi parlare perché ti prendono per matto. E il problema principale, quando capisci il sistema, è continuare a fare la vita di sempre senza impazzire”.

Questo, signori, è il sistema in cui viviamo ma con un po’ di studio e di intuito si può imparare a capirlo. Il paradosso è che non sono mai stato un appassionato né di gialli, né di spionaggio, né di esoterismo; ma credo che neanche la più fervida fantasia di qualsiasi scrittore abbia mai immaginato un sistema del genere. La realtà, per chi la vuole vedere, supera sempre di gran lunga la fantasia. Anche quella di Stephen king, che forse non a caso ha scritto una serie di telefilm che si intitola The Red Rose, e che forse per i suoi libri non si è ispirato alla sua sola fantasia (ad es. nei “Lupi del Calla”, occorre proteggere una sola rosa rossa che sta in una Torre nera; e se la Rosa venisse distrutta per qualche motivo la Torre cadrebbe insieme alla Rosa).

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Ps finale. Quando facevo il quarto ginnasio rubai tre biscotti (erano dei Ringo per la precisione) al mio miglior amico, Daniele. Voglio precisare, in caso di suicidio da parte mia, che i due fatti non sono collegati, al fine di evitare che i media mi facciano lo scherzo di Fois e che riportino la notizia facendomi passare per un ladro di biscotti. Peraltro confessai il mio crimine a Daniele, il quale dopo 25 anni non manca mai di ricordarmelo.

domenica 13 aprile 2008

CARTELLE ESATTORIALI PAZZE: UNA ESTORSIONE SISTEMATICA DELLO STATO IN DANNO DEI CITTADINI?



Di Solange Manfredi

Spesso in questo blog abbiamo scritto di vicende gravi (c.d. misteri) che hanno coinvolto direttamente una parte della popolazione in maniera durissima.

Purtroppo altrettanto spesso abbiamo visto come il comportamento tenuto dalle istituzioni sia stato, nel migliore dei casi e per usare un eufemismo, imbarazzante.

Il lettore avrà ricordato, o sarà venuto a conoscenza di fatti che, seppur gravissimi, coinvolgevano altri e avrà fatto i debiti scongiuri sperando di non trovarsi mai in situazioni analoghe.

Il problema che però sfugge al lettore è che, se “nel grande” queste vergogne sono maggiormente visibili, nel piccolo sono quotidiane e lo colpiscono direttamente senza che neanche se ne renda conto derubandolo e lasciandolo praticamente senza difesa.

Abusi a cui siamo così abituati che, in molti casi, non ce ne rendiamo neanche conto.

La situazione, comunque, cambia di poco quando ce ne rendiamo conto perché siamo, nei fatti, privati di adeguato strumento di difesa.

Per chiarire quanto appena affermato si possono esaminare tante, troppe, situazioni.

Esaminiamone una per tutte: lo scandalo delle cartelle esattoriali pazze, e vediamo come la vessazione si è evoluta e perfezionata in questi anni divenendo un meccanismo diabolico.

CARTELLE PAZZE

Innanzitutto chiariamo cosa sia una cartella pazza. E’ una cartella esattoriale che, notificata da una società di riscossioni tributi, vi comunica che siete debitori dello Stato per un determinato importo.

Poiché risulta che siete debitori di tale importo da lungo tempo, alla somma vengono imputati interessi e sanzioni.

Dal giorno della notifica avete 60 giorni per pagare (termine brevissimo) altrimenti vi verranno ipotecati e/o pignorati i beni.

Il problema è che le cartelle pazze sono sbagliate. Voi non dovete quell’importo.

Ma se un computer ha impiegato pochi secondi per rendervi debitori di importi non dovuti l’iter per farsi annullare tali cartelle non solo è laborioso ma anche molto caro.

Inoltre molti non si accorgono neanche che tale importo non è dovuto. Si fidano dell’amministrazione.

Per chi si accorge che qualcosa non va inizia il calvario. Si reca dalla società di riscossioni per ottenere chiarimenti (spesso con scarso successo) con attese eterne e giorni di lavoro persi.

Per farsi annullare la cartella esattoriale sbagliata si deve rivolgere, pagando, ad un professionista per redigere il ricorso da presentare alla commissione tributaria.

Per depositare il ricorso deve pagare bolli (altri soldi allo Stato), ecc..

Ma si possono creare situazioni ancora più gravi.

PERDERE LA CASA.

In una trasmissione televisiva, qualche settimana fa, si è saputo che molte famiglie in Italia, di cui i casi più eclatanti in Campania, hanno saputo che la loro casa era stata venduta all’asta solo quando si sono viste recapitare un avviso di sfratto dal nuovo proprietario.

Il loro immobile era stato venduto all’asta, per un presunto credito di poche centinaia o migliaia di euro vantato da una società di riscossioni, senza che a loro fosse mai stata notificata alcuna richiesta di pagamento.

Tale abuso ha colpito così tante famiglie che si sono costituiti addirittura dei comitati vittime.

Questo probabilmente non è che l’evoluzione del meccanismo. Mi spiego.

Vi sono persone che, se si accorgono che rubare od estorcere denaro non comporta conseguenze, o se le comporta sono minime e trascurabili, mentre il guadagno è enorme, probabilmente non solo continueranno a delinquere, ma escogiterranno un modo per evitare anche quelle minime conseguenze sino ad allora patite.

Negli ultimi 10 anni si calcola che le cartelle pazze notificate ai contribuenti siano state circa 37, 7 milioni. Un numero enorme.

A fronte di questa vergogna non è successo nulla, assolutamente nulla. Alcuni contribuenti hanno accettato di anticipare spese superiori all’importo dovuto per tutelare i propri diritti, i più hanno preferito pagare somme che non dovevano.

Il guadagno, per contro, dello Stato è stato impressionante.

Facciamo due conti. Poniamo che, mediamente, l’importo non dovuto richiesto per ogni cartella sia di 500 euro. Quanto fa 500 euro per 37,7 milioni di cartelle? 18.850.000.000 euro

Tanto ha incassato lo Stato in questi 10 anni per cifre non dovute estorte ai cittadini.

Ora visto l’enorme quantità di cartelle esattoriali sbagliate emesse c’è da chiedersi se tali errori siano casuali o voluti.

Il DUBBIO: ASSOCIAZIONE A DELINQUERE?

Qualche mese fa una società per la riscossione mi notificava due cartelle di riscossione tributi per un totale di più di 3.000 euro.

Ritenendo la richiesta illegittima proponevo ricorso alla commissione tributaria.

Fortunatamente, trattandosi del mio lavoro, non ho dovuto pagare un legale per redigere il ricorso, ma ho dovuto sostenere le spese per le marche da bollo e il domiciliatario. Inoltre il tempo per redigere il ricorso avrei potuto impiegarlo per svolgere altri lavori retribuiti e quindi ho, comunque, subito una perdita.

La società costituendosi correggeva immediatamente gli errori (od orrori) e la richiesta scendeva a circa 1.000 euro (neanche quelli secondo me dovuti).

Comunque ciò che è certo è che la società di riscossioni aveva commesso un errore che aveva portato a chiedermi tre volte tanto, errore ammesso dalla stessa in giudizio.

Passano pochi mesi e mi vedo notificare altra cartella, sempre dalla stessa società di riscossioni, sempre con gli stessi errori (od orrori).

Strano, eppure la società di riscossioni sa perfettamente che tali richieste sono illegittime, lo ha confermato anche davanti alla commissione tributaria. Se è così allora perché continua a chiederle?

Mi assale, dunque, un dubbio. E se la società di riscossione sapesse perfettamente ciò che chiede è illegittimo ma continuasse a farlo forte della sua posizione (se non paghi entro 60 giorni ti posso vendere la casa all’asta, fermare l’auto, ecc..) e delle enormi spese che il cittadino dovrebbe affrontare per far valere i suoi diritti?

Certo che se la società di riscossione sapesse che tali cifre non sono dovute e dolosamente continuasse a chiederle commetterebbe un reato.

Probabilmente sarebbe corretto qualificarlo come estorsione.

L’EVOLUZIONE DEL MECCANISMO: S.R.L.

Da giurista mi sono chiesta quale tutela abbia il cittadino contro questi abusi e che rischio corra chi li commette…. qui arriva la sorpresa: negli ultimi anni la riscossione di questi tributi viene data a società esterne all’amministrazione. Perché? Proviamo a fare una ipotesi.

Poniamo che la società di riscossione abbia sbagliato, volutamente o no, milioni di cartelle.

Poniamo che la società di riscossione, e quindi lo Stato, grazie a questi errori abbia intascato illegittimamente miliardi di euro.

Una volta accertato l’inganno, o l’errore, il cittadino ha diritto al risarcimento del danno.

Ed ecco la sorpresa.

E’ la società di riscossioni, ovvero la società che ha emesso la cartella illegittima e quindi cagionato il danno al contribuente con conseguente obbligo di risarcirlo è in molti casi, è una splendida s.r.l., ovvero società a responsabilità limitata. Ciò significa che risponderà limitatamente al capitale versato ed il capitale versato, probabilmente, sarà di 10.000 euro. Il gioco è fatto. Nessun risarcimento del danno (e in alcuni casi i danni possono essere ingentissimi, si pensi solo ai casi citati in apertura articolo dove persone hanno perso la casa, l’azienda, ecc...).

Ora c’è da domandarsi se queste società a responsabilità limitata (costituite normalmente con delibere comunali e che spesso hanno come socio unico proprio il Comune) alle quali viene conferito il servizio di accertamento e riscossione delle entrate, siano necessarie, o siano solo un escamotage adottato per ottenere illecitamente più soldi senza correre il rischio, una volta scoperti, di dover pagare i danni degli illeciti commessi.

L’IMPROPONIBILE DIFESA

Al di là del dubbio resta comunque un dato certo: il contribuente è lasciato senza una accettabile difesa. Infatti il cittadino che, a fronte di una cartella esattoriale sbagliata, volesse far valere i suoi diritti e pagare il giusto dovrebbe fare:

1. esposto alla Procura della Repubblica (nel caso in cui sospetti il dolo)

2. ricorso alla Commissione tributaria (Una volta stabilito che la richiesta della cartella esattoriale è illegittima il contribuente ha diritto anche al risarcimento del danno. In un paese normale la commissione tributaria che dovesse rendersi conto dell’errore dovrebbe anche stabilire il quantum di risarcimento. In Italia no. Il contribuente deve rivolgersi ad altro giudice e iniziare nuova causa davanti al tribunale civile. Altre spese);

3. azione di risarcimento danni davanti al Tribunale civile contro la società di riscossione ottenere il risarcimento del danno (che difficilmente otterrà essendo la società una s.r.l.)

Nella sostanza dovrebbe azionare almeno 3 procedimenti diversi che, con i diversi gradi, possono arrivare a 9. Il tutto per tutelare i propri diritti violati dall’emissione di una cartella esattoriale illegittima, senza speranza di poter ottenere alcun risarcimento del danno, seppur dovuto, perchè la società di riscossioni è una s.rl..

Tale difesa, sia per tempi che per costi e risultato, equivale a non dare effettiva tutela al contribuente.

DIRITTI COSTITUZIONALI ADDIO

Certo restano ancora dei dubbi sul fatto che questo meccanismo sia voluto.
Non è detto che l’emissione sistematica di cartelle esattoriali pazze sia voluta.
Non è detto che la tutela data al cittadino sia volutamente così complicata.
Non è detto che la riscossione dei tributi venga data a società a responsabilità limitata per non dover risarcire ai contribuenti i danni cagionati dalle cartelle pazze.

Tutto ciò non è detto che sia studiato e voluto. Però una cosa lascia perplessi (ed in diritto penale indizi gravi, precisi e concordanti costituiscono una prova)

Pochi mesi fa una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che le cartelle esattoriali che arrivano al contribuente prive dell’indicazione del funzionario responsabile sono nulle.

La cosa è stata salutata con favore. Finalmente, il contribuente poteva almeno sapere chi era responsabile di quella cartella pazza. Evviva.

La gioia è durata poco, come la tutela del contribuente.

Immediatamente i nostri politici si sono attivati per privare il contribuente di un suo diritto costituzionale. Infatti con il comma 4 ter dell’articolo 36 delle legge di conversione del Decreto Milleproroghe viene stabilito che: La causa di nullità di una Cartella di pagamento priva dell’indicazione del responsabile del procedimento viene riconosciuta solo dal 1 giugno 2008”.
Come a dire. Questo è un tuo diritto costituzionale, ribadito (visto che l’abbiamo violato) da una sentenza ma, per ora, non se ne fa nulla. Per ora, anche se la cartella è nulla, non puoi impugnarla, devi pagare.

Non voglio scendere nel dettaglio giuridico di questa ennesima vergogna. Di questa ennesima violazione dei diritti costituzionali dei cittadini. E’ solo una delle tante.

Ma la domanda è: perché?

Come abbiamo detto, probabilmente, si tratta di una estorsione sistematica ai danni dei cittadini, organizzata dallo Stato, con i politici che non solo avallano questa situazione, ma addirittura si attivano per perpetrarla in aperta violazione dei diritti costituzionali. Una estorsione che, probabilmente, permette allo Stato di incassare miliardi di euro illecitamente senza dover correre il rischio di pagare neanche i danni delle sue estorsioni. Geniale no?

Questo è solo un esempio degli abusi cui tutti i cittadini sono vittime da parte delle Istituzioni.

Certo i cittadini che si sono imbattuti, spesso a causa del loro lavoro (giornalisti, magistrati, poliziotti, addetti radar, ecc…), in traffici di armi, battaglie aeree, collisioni navali, ecc.. hanno pagato con la vita l’esser stati testimoni.

Certo ci sono cittadini che hanno pagato, e stanno pagando, con la vita il fatto di aver vestito una divisa ed essere andati a combattere senza le protezioni che lo Stato sapeva di dover dar loro perché esposti all’uranio impoverito.

Ma pensare che tutte queste cose siano fenomeni isolati, pensare che basti farsi i fatti propri per non avere problemi (“chi si fa i fatti propri campa cento anni”) ritengo sia un errore.

Pensare che questi potenti si accontentino di guadagnare con grandi reati che toccano solo parte della popolazione, è un errore. Questi potenti, una volta capito che si può fare qualsiasi cosa, capito che il cittadino si può massacrare quotidianamente tanto non succede nulla, continuano a farlo. Ed a farlo sempre più pesantemente e vergognosamente.


sabato 12 aprile 2008

Risultati petizione Massoneria. Quando l'estrema destra e l'estrema sinistra si incontrano

a cura di Comedonchisciotte.org, Disinformazione.it, PaoloFranceschetti.blogspot.com



Alla vigilia delle elezioni è giusto fare un bilancio dell'iniziativa lanciata qualche settimana fa per una corretta informazione sui legami tra politica e massoneria. Come primissima cosa è giusto ringraziare tutti quanti hanno aderito e segnalato l'iniziativa della petizione: siamo arrivati ad un passo dalla soglia di 1000 firme (sono 966 al 12-04) e questo è un risultato assolutamente notevole, ottenuto senza sfiorare nemmeno lontanamente i circuiti informativi ufficiali. Ciò dimostra che questo problema di cui non si parla assolutamente nel campo della politica "ufficiale" è tutt'altro che inesistente nella coscenza delle persone che desiderano essere ben informate. Innanzitutto tra le firme stesse o via mail abbiamo ricevuto il sostegno di alcuni candidati a queste elezioni.
Matteo Giordano (PRC) candidato alla Camera in Toscana per "la Sinistra l'Arcobaleno"
Mirta Quagliaroli candidata al Senato in Emilia Romagna per il movimento di cittadini "Per il bene comune"
Maria Sprovieri candidata alla Camera per il PCL Amici Beppe Grillo Roma - La Lista Civica
Successivamente abbiamo più volte inoltrato via mail la petizione a tutti i partiti e movimenti che si presentano in tutte o nella maggioranza delle circoscrizioni. Per massimizzare la possibilità di una risposta abbiamo mandato la mail spesso a più di un indirizzo riconducibile ad uno stesso candidato, e nel caso dei maggiori candidati inviando la mail anche agli indirizzi ufficiali dei partiti che formano il loro schieramento. Abbiamo ottenuto una sola risposta, da parte del Partito Comunista dei Lavoratori (candidato premier Marco Ferrando), che ringraziamo. Qui di seguito troverete la risposta ricevuta dal PCL e tutti gli indirizzi, candidato per candidato, a cui sono state inoltrate le mail.
Nessun nostro candidato od iscritto al Partito, a quanto ci risulta, aderisce a qualunque organizzazione od associazione massonica. E se risultasse direttamente, questa persona sarebbe immediatamente espulsa dal Partito se iscritta o, nel caso sia candidata, ci dissoceremmo fermamente da questa personaMarco Ferrando non è iscritto in qualunque forma a nessuna Loggia Massonica o associazione simile, e non ha problemi a dichiararlo pubblicamente e fermamente.Il PCL ha sempre denunciato non solo la Massoneria nell’attuale fase storica come strumento di pressione e controllo della società e della politica dei poteri forti (banche, industrie, grande borghesia) nel mondo e tanto più in Italia, dove legami e relazioni tra circoli politici, criminalità organizzata e comune, ambienti reazionari e fascisti hanno trovato in associazioni massoniche pubbliche e private, legali ed illegali terreno di cultura e di organizzazioni di disegni politici antipopolari ed antioperai. Dalle logge di Palermo ai recenti casi della Calabria, per non parlare del “Piano di rinascita democratica” di Gelli e co. Ma anche e qualora esistano logge legali e rispettose della legalità, queste sempre si configurano come organizzazioni di relazione, controllo e pressione politica della grande e media borghesia sul sistema politico e sociale nel suo complesso. E come tali vedranno sempre il PCL schierate politicamente contro di loro.
Un saluto
Luca Scacchi (Partito Comunista dei Lavoratori)
MAIL
Stefano Montanari (Per il bene comune), perilbenecomune@gmail.com
Bruno De Vita (Unione democratica per i consumatori), info@udconsumatori.it
Daniela Santanche’ (La Destra), danielasantanche@gmail.com, segreteria@la-destra.it, info@fiammatricolore.net
Fausto Bertinotti (Sinistra arcobaleno), comitatoelettorale@sinistrarcobaleno.it, info@sinistrarcobaleno.it
Flavia D’Angeli (Sinistra critica), sinistracritica.stampa@gmail.com, danilocorradi1@virgilio.it (ORGANIZZAZIONE NAZIONALE)
Stefano De Luca (Pli) segreteria@partitoliberale.it, ufficiostampa@partitoliberale.it
Marco Ferrando (Pcl), info@pclavoratori.it
Silvio Berlusconi (Pdl), info@alleanzanazionale.it, ufficio.stampa@alleanzanazionale.it, gr_fi_segreteria@camera.it, media@circolodellaliberta.it, ufficiostampa@nuovopsi.com, info@azionesociale.net
Pier Ferdinando Casini (Udc), info@udc-italia.it, info@udc-camera.it
Walter Veltroni (Pd), pdnetwork@partitodemocratico.it, info@partitodemocratico.it, antoniodipietro@antoniodipietro.com
Enrico Boselli (Ps), enricoboselli@partitosocialista.it , info@partitosocialista.it
Renzo Rabellino (Lista dei grilli parlanti). info@listadelgrillo.it
R. Fiore, (Forza Nuova) info@forzanuova.org
G. Ferrara, (Aborto? No, grazie) ildirettore@ilfoglio.it
Fabiana Stefanoni (Il Partito di Alternativa comunista) organizzazione@alternativacomunista.org
Sergio Riboldi (Meda Movimento europeo diversamente abili) info@medadiversabili.it
Luigi Ferrante (Il Loto) presidente@il-loto.it, ufficiostampa@il-loto.it
In definitiva, ha risposto il solo Partito comunista dei lavoratori.
Io direi però che a questa risposta dobbiamo aggiungere, honoris causa, anche il partito Forza Nuova, dato che l'eliminazione delle società segrete è uno dei punti fondamentali del loro programma, come è espressamente scritto anche nel loro sito ufficiale.
In altre parole... estreme destra e estrema sinistra si incontrano.

giovedì 3 aprile 2008

LA LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA DI UN TESTIMONE.




E LETTERA APERTA ALLA FAMIGLIA MATTEI

Di Solange Manfredi



PREMESSA

Tre anni fa decisi di denunciare alcuni fatti gravissimi che riguardavano il cosiddetto Rogo di Primavalle: era il 1973 quando morirono in un rogo appiccato da alcuni esponenti di Potere Operaio due fratelli, uno di otto e l’altro di 21 anni: Virgilio e Stefano Mattei.

Per caso mi trovai a raccogliere le dichiarazioni di un latitante condannato in via definiva per quel Rogo, Manlio Grillo. Consegnati i nastri alla magistratura sono iniziati i procedimenti uno civile di risarcimento danni, e uno penale a carico numerose persone coinvolte nella strage.

I processi rischiano di saltare per varie cause ma anche per una serie di motivi che mi coinvolgono come testimone.

In questo articolo vi racconto il perché.

UN LATITANTE SI CONFESSA

Andiamo con ordine.
E’ il febbraio del 2005 quando a Managua il latitante Manlio Grillo, condannato in via definitiva per il “Rogo Primavalle”, mi chiede di aiutarlo a scrivere un libro.

La strage, ricordata come Rogo Primavalle, ed avvenuta il 16 aprile 1973 fu attuata da alcuni esponenti di Potere Operaio. Gli attentatori versarono, a notte fonda, del liquido infiammabile sulla porta dell’abitazione di Mario Mattei, segretario della sezione del Movimento Sociale Italiano a Primavalle. L’incendio distrusse rapidamente il piccolo appartamento bruciando vivi due figli del Mattei, Virgilio di 22 anni e Stefano di 8 anni.

Gli attentatori lasciarono sul posto una rivendicazione della loro azione.

Nel libro Grillo però non vuole parlare solo del Rogo Primavalle, ma di tutta la sua vita, di tutta la sua militanza nelle BR, di tutto il periodo dei c.d. “anni di piombo”.
Un libro che va ben oltre quindi il Rogo Primavalle.

Passiamo diversi giorni insieme, giorni in cui registro le sue parole. Nel corso delle registrazioni mi rendo conto che i fatti narrati da Grillo integrano reati gravissimi (numerosissimi omicidi).

Rientrata in Italia decido di non scrivere il libro, ritenendo che quanto raccontato da Grillo debba essere oggetto di accurate indagini. Indagini che la pubblicazione del libro potrebbe danneggiare.

Consegno, quindi, le registrazioni al mio legale ponendo, però, due condizioni:
1. che il materiale venga consegnato alla magistratura per le necessarie indagini;
2. che non venga strumentalizzato per fini politici.

Così avviene.

I TESTIMONI E LA STAMPA

I famigliari delle vittime del Rogo Primavalle, messi al corrente delle registrazioni, decidono di promuovere, oltre all’azione penale, anche un’azione civile di risarcimento danni e la notizia giunge così alla stampa.

Vengono coinvolti nel processo e denunciati a seguito delle registrazioni di Manlio Grillo diversi personaggi, alcuni di loro attualmente svolgenti incarichi istituzionali o non, di notevole importanza
Ad ottobre del 2006 il quotidiano la Repubblica pubblica la notizia delle registrazioni rilasciate da Manlio Grillo, omettendo di scrivere le mie generalità. Il giorno dopo, però, il quotidiano Libero riprende la notizia pubblicando, purtroppo, anche il mio nome e cognome.

PRIME MINACCE…PRIMA DENUNCIA

Passano pochi giorni dalla pubblicazione del mio nome sulla stampa ed ecco che ricevo per posta delle minacce, rivolte a me, mio fratello e mia cognata, in cui mi si “consiglia” di lasciar perdere la “questione Grillo”, di non testimoniare.

Ancora qualche giorno e le minacce mi arrivano anche per telefono (ben 20 telefonate in poche ore).

Probabilmente non sicuri di avermi debitamente terrorizzato telefonano anche all’avv. Paolo Franceschetti pregandolo di avvertirmi che hanno già dato ordine di uccidermi.

Vista la situazione presento denuncia penale

MINACCE ALLA MIA FAMIGLIA…ALTRA DENUNCIA

Dopo poche settimane l’autore delle telefonate minatorie si reca personalmente dalla mia famiglia per ripetere le stesse minacce.

Ovviamente, saputo il fatto, presento denuncia.

CALIBRO 12….ALTRA DENUNCIA

Passa qualche settimana e, all’uscita di un supermercato, trovo appoggiata sulla mia auto una cartuccia calibro 12 inesplosa.

Presento, ovviamente, altra denuncia.

Nel frattempo la Prefettura autorizza un servizio di sorveglianza alla mia abitazione da parte delle forze dell’ordine e mi viene concesso un porto d’armi per difesa personale.

MI CONVOCA LA PROCURA…E VENGO DROGATA

Ancora qualche settimana e vengo convocata dalla Procura della Repubblica come persona informata sui fatti in ordine alle registrazioni rilasciatemi dal latitante Manlio Grillo in Nicaragua.

A poche ore dalla verbalizzazione delle mie dichiarazioni presso l’ufficio del PM, l’avv. Paolo Franceschetti mi trova in casa priva di conoscenza. Non riuscendo a svegliarmi chiama il 118 e vengo trasportata d’urgenza al Pronto soccorso.

E’ notte fonda quando mi sveglio su di un letto d’ospedale attaccata a delle flebo senza sapere perché. Non ricordo nulla se non che stavo cenando a casa…poi il risveglio in ospedale.

Paolo mi racconta l’accaduto sottolineando come io mi sia risvegliata solo dopo che mi erano stati somministrati per via endovenosa degli antagonisti a sostanze stupefacenti: in altre parole, ero stata drogata.

Dimessa nella notte, la mattina dopo mi reco (stordita e stanchissima) alla polizia per denunciare il fatto. Due ispettori si recano, quindi, presso la mia abitazione per prelevare tutti i prodotti che avevo ingerito la sera prima al fine di farli esaminare in laboratorio alla ricerca della sostanza somministratami.

DENUNCE SPARITE…NESSUNO SA NIENTE.

Passa qualche mese e vengo convocata come persona informata dei fatti nel procedimento penale scaturito dalle denunce da me presentate. Mi reco presso l’ufficiale di P.G. incaricato di verbalizzare le mie dichiarazioni e, sorprendentemente, vedo che nel fascicolo vi è solo la prima denuncia (minacce per posta e via telefono)…le altre mancano (quella per essere stata drogata, quella relativa al proiettile trovato sulla mia auto, le minacce alla famiglia ecc…).

Faccio quindi presente la mancanza degli atti, importanti per capire il pericoloso excursus delle minacce rivoltemi, rendendomi disponibile, ove non venissero ritrovati, e produrli nuovamente.
Non vengo più contattata.

MANOMISSIONI ALLE MOTO

Passano un paio di mesi ed io e Paolo subiamo la manomissione delle moto. Per pura fortuna, come già raccontato da Paolo in precedenti articoli, non subiamo danni fisici.
Ovviamente presento altra denuncia.

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE…SONO TROPPO SUGGESTIONABILE.


Passano poche settimane e mi viene notificata la richiesta di archiviazione del PM.
Nella motivazione si legge che le azioni compiute ai miei danni sono: “oggetto di suggestione ed ininfluente al fine della sussistenza del reato di minaccia”.
Insomma, per il PM sono suggestionabile e nessuno mi ha minacciato.

LE INDAGINI

Mi reco quindi presso l’ufficio del PM e chiedo di poter estrarre copia del fascicolo per vedere quali atti di indagine sono stati svolti dalla Procura. Gli atti di indagine svolti dalla Procura sono stati 2. Nello specifico:
- richiesta del casellario giudiziario dell’autore delle minacce (da cui si evince che l’autore delle minacce è un pluripregiudicato);
- il verbale delle mie dichiarazioni (rilasciate quando nel fascicolo mancavano quasi tutte le denunce da me depositate).

Niente altro.

Non la richiesta di un tabulato telefonico (eppure ho ricevuto 20 telefonate).

Nessuna indagine sulle lettere di minacce (che ho allegato).

Non la convocazione di Paolo come persona informata dei fatti (che pure ha ricevuto una telefonata in cui l’interlocutore è stato molto chiaro nel dirgli che avevano già dato ordine di uccidermi);

Non la convocazione dei miei famigliari (eppure sono stati minacciati personalmente per strada), ecc..ecc..

Ma ciò non basta perchè nel fascicolo mancano ancora le denunce che ho depositato (la cui mancanza avevo già segnalato e verbalizzato nelle dichiarazioni rese precedentemente).

Non mi perdo d’animo e, ritenendo siano necessarie altre indagini nonché il ritrovamento di tutte le denunce da me depositate, presento opposizione alla richiesta di archiviazione del Pm.


LE SORPRESE NON FINISCONO MAI.

Non avendo ancora ricevuto, a seguito della mia opposizione, la notifica di udienza in camera di consiglio, la scorsa settimana decido di presentare una richiesta al il GIP di sollecito alla fissazione di udienza.

Mi reco presso l’ufficio preposto e…indovinate un po’? Nessuno sa di cosa stia parlando.

La responsabile dell’ufficio opposizioni mi dice che non le risulta alcuna mia opposizione. Anche la mia opposizione è sparita (fortunatamente, come per tutte le precedenti denunce, anche di questo ho la copia con il timbro di depositato).

Sorpresa ho chiesto all’ufficio opposizioni se capita spesso che vengano persi degli atti e la risposta è stata categorica: “lavoro qui da anni, non si è mai perso un atto”. Il mio però si.

Ovviamente visto che l’atto risulta come mai depositato è stato emesso decreto di archiviazione.

Chiedo allora copia del decreto di archiviazione e….indovinate un po’? Alla Procura non c’è.

Ora, essendo stato violato un mio diritto, devo presentare ricorso per Cassazione e far riaprire il procedimento. Cosa che, ovviamente, sto già preparando…sperando che anche questo non si perda.


RICAPITOLIAMO

Ho ricevuto minacce di morte via posta e via telefono

Le minacce di morte sono state ripetute anche all’avv. Paolo Franceschetti

La mia famiglia è stata minacciata personalmente per strada

Mi hanno fatto ritrovare una cartuccia calibro 12 inesplosa sull’auto

Sono stata drogata a poche ore dall’aver reso quelle dichiarazioni che con minacce mi avevano chiesto di non rilasciare, (salvata per pura fortuna da Paolo, che si era insospettito per l’anomalo comportamento dei cani).

Io e Paolo abbiamo subito la manomissione delle moto.

Le mie denunce non si sa che fine abbiamo fatto.

Le indagini compiute dalla Procura per le minacce ricevute risultano essere due (richiesta casellario giudiziario e mie dichiarazioni).

Il Pm chiede l’archiviazione scrivendo le azioni compiute ai miei danni sono: “ oggetto di suggestione ed ininfluente al fine della sussistenza del reato di minaccia .

La mia opposizione alla richiesta di archiviazione sparisce.

……Misteri.

IL TESTIMONE SCOMODO

Ovvio che, vista l’incredibile sfilza di anomalie che mi sono capitate, mi sia fatta molte domande. Alcune domande le ho poste anche a persone con maggior esperienza di me. Le risposte sono mi sono piaciute.

COME SCREDITARE IL TESTE

Un amico che negli anni si è occupato di alcuni dei casi giudiziari più scottanti d’Italia mi ha detto:

Come tu ben sai Solange la testimonianza di persona credibile e disinteressata, per il nostro codice di procedura penale, fa piena prova. Il che vuol dire che il giudice può emettere una sentenza di condanna anche solo sulla base della sua testimonianza. Se il caso è “scottante” e certe verità non si vuole vengano fuori si può agire in più modi.

La storia italiana è piena di fatti anomali che sono capitati, o fatti capitare, in determinati procedimenti giudiziari perché la verità non venisse fuori.

Come ho detto si può operare in diversi modi. Facciamo qualche ipotesi
”.

TESTIMONE NON CREDIBILE.

Se il testimone è scomodo questo può morire prima del processo (incidente, suicidio, omicidio a scopo di rapina, ecc…).

Ma in questo caso le dichiarazioni che ha rilasciato prima, magari all’avvocato della parte offesa in atti di indagine difensivi (esattamente come hai fatto tu) entrano comunque nel processo. In altri termini è come se avesse testimoniato. Anzi no, è anche peggio perché gli avvocati degli imputati non possono neanche controinterrogare il testimone cercando di minarne agli occhi della Corte la credibilità
.

Quindi se ha già rilasciato dichiarazioni si deve prima invalidarne la credibilità, poi eventualmente si può anche fargli capitare un incidente. Uccidere una persona è una cosa semplicissima.
Come posso fare per rendere un teste non credibile? Innanzitutto potrei, ad esempio, farlo finire in ospedale con una bella overdose da sostanze stupefacenti. Una persona che tenta il suicidio qualche turba ce l’ha.

Tu sei andata a denunciare il fatto e per questo motivo non è presente nel fascicolo.

Perché se la denuncia per qualche motivo sparisce o non viene presa in considerazione, o altro, resta solo il referto del Pronto soccorso che attesta l’overdose.


Se poi la richiesta di archiviazione in cui si dichiara che le denunce sono senza fondamento ma oggetto di suggestione viene accolta perché anche l’opposizione sparisce cosa resta?

A questo punto tu diventi un teste con un ricovero al pronto soccorso per overdose che presenta denunce non fondate perché suggestionabile.

Ora gli si può anche far capitare un incidente. Anzi ora è proprio il momento giusto. Se muori ora, resta solo la testimonianza di un testimone drogato e suggestionabile
”.

Esagerazioni? Forse.

Però speriamo che non mi capiti un incidente, perché altrimenti la mia testimonianza andrà a farsi friggere, visto che dagli atti processuali risulto solo una drogata suggestionabile. Con buona pace dei processi

TESTIMONE INTERESSATO

Ma non è finita qui.

Infatti dopo l’uscita degli articoli sulle registrazioni di Grillo un personaggio noto, citato in un pezzo di un quotidiano ha denunciato me ed il quotidiano. Non mi interessa fare il nome di questo personaggio, perché non è lui il problema. La chiameremo “il personaggio”.

Il personaggio mi denuncia sia in sede civile che penale, unitamente ai responsabili del quotidiano ed un giornalista..

In sede civile finora il personaggio ha avuto già due provvedimenti sfavorevoli.

A seguito di un processo, in cui ancora una volta immancabilmente si sono persi o sono stati trafugati i miei fascicoli, fortunatamente il tribunale mi ha dato ragione perché le accuse sono risultate palesemente infondate.

Nonostante il tribunale civile mi abbia dato ragione il personaggio ha persistito nella denuncia penale.

Sarà facile dimostrare che non c’entro nulla, che non era mia intenzione diffamare questo personaggio, e che io ho solo consegnato dei nastri in un procura.

Però – questo è il punto - la denuncia penale a mio carico è ancora in essere (questa non si è persa) e quindi io sono un testimone c.d. assistito, ovvero interessato e la mia testimonianza non fa più piena prova.

Ad oggi, dunque, sono un testimone non credibile ed interessato.

CONCLUSIONE

Ora le coincidenze possono anche capitare, qualche fascicolo si può anche perdere, ma in questo caso forse qualche sospetto è lecito.

Si sono persi denunce, comparse, allegati, opposizioni, ecc..

Sono diventata testimone drogato e suggestionabile.

E per giunta testimone interessato perché indagato in altro procedimento connesso.

Come dire: inutile che vada a testimoniare al processo Mattei.

Certo posso essere anche la persona più sfortunata del mondo, e molti possono pensarla così, io però, su questa strana storia, ho qualche dato in più di un mero osservatore esterno.

Io so esattamente cosa c’è nelle registrazioni rilasciatemi da Grillo. Ma non solo. Io so esattamente cosa Grillo mi ha detto…anche fuori dalle registrazioni. Ne conosco la gravità e la portata. E’ stato proprio questo il motivo che mi ha spinto a rinunciare a scrivere il libro.

Ho preferito non danneggiare le indagini che, nella segretezza, hanno uno dei loro maggiori punti di forza.

Ho preferito tutelare il legittimo desiderio di verità e giustizia che i famigliari delle vittime hanno, ed aspettano da decenni.

Ho fatto ciò che ritenevo giusto, fidandomi della giustizia e dello Stato.

Credevo di dovermi difendere da assassini ex compagni di Grillo preoccupati delle sue rivelazioni, magari da qualche testa calda delle nuove Br.
Credevo che in tutto ciò avrei avuto l’appoggio e la protezione dello Stato.
Ma non è stato così.

Il pericolo non è venuto dalle BR.

L’incidente con la moto non è stato provocato da un gruppo di BR; troppo sofisticato come sistema.

Non sono stata drogata dalle BR.

Non credo che i fascicoli processuali siano scomparsi per mano di qualche brigatista.

Non sono loro che hanno fatto tutto ciò.

Ora chiedo a voi lettori, se tutto quanto descritto sopra non è frutto di sfortunate coincidenze, chi ha la possibilità, o sarebbe meglio dire il potere, di operare in questo modo?

Ed ancora: perché le rivelazioni di Grillo fanno così paura? Cosa non si deve sapere? E chi non vuole che si sappia? E’ credibile che un tale meccanismo si metta in moto per difendere qualche vecchio brigatista?

No. Io penso, invece, che non si debba sapere la verità su quegli anni, perché è una verità ancora attuale. E’ una verità talmente scomoda che, a meno che io non sia particolarmente sfortunata, sono stati messi in atto diversi sofisticati meccanismi per far sparire fascicoli, minacciare, depistare, tentare di uccidere, screditare, ecc..

E chi li ha messi in atto non è qualche vecchio brigatista rincitrullito e latitante in Centro America.

Naturalmente io andrò avanti. Lo dico chiaramente. Potete continuare a minacciarmi, trafugare fascicoli, manomettermi moto, recapitarmi proiettili, telefonarmi a tutte le ore, denunciarmi, cercare di farmi passare per quello che volete, drogata, delinquente, o altro. Io andrò avanti. Andrò avanti con gli atti giudiziari: denunce, ricorsi, esposti e utilizzando tutti gli strumenti a mia disposizione, compreso questo, di scrivere in un blog.

Come ho già detto ho creduto e voglio continuare a credere nella giustizia e nello Stato. Ma questo non vuol dire che non abbia preso qualche contromisura. Soprattutto perché non desidero che quanto dettomi da Grillo possa andar perso o dimenticato. Non lo sarà, sia che lo Stato e la Giustizia facciano il loro dovere sia che non lo facciano. Io ho fatto il mio. Questo è l’importante.

AI FAMIGLIARI DEI FRATELLI MATTEI

Quando ho deciso di non scrivere il libro e di mettere a disposizione le registrazioni di Grillo l’ho fatto anche sperando che, dopo 35 anni, voi poteste ottenere che, sulla vostra vicenda, si sapesse finalmente tutta la verità.

L’ho fatto perché ritengo che vedere i propri figli bruciare vivi, mentre chiedono aiuto sporgendosi da una finestra, senza poter far nulla, sia già di per sé qualcosa di atroce. Ma che dopo il Rogo sia anche stato scritto un libro vergognoso (dal titolo “Incendio a porte chiuse”) per dimostrare che l’incendio era stato causato da voi, va ben oltre la vergogna.

I vostri figli uccisi e diffamati. Mi dispiace.

Io ho fatto ciò che dovevo, ma oggi sono un testimone che, se mai riuscirà ad arrivare in aula di Tribunale, sarà “non credibile” ed “interessato”. E’ giusto che lo sappiate.

Continuerò naturalmente a lottare, ma temo che quanto detto da Grillo non debba venire fuori o, nel migliore dei casi, debba essere invalidato.

Chi si muove per questo probabilmente non solo ha mezzi straordinari ma ha anche il potere di fare ciò che vuole e corrompere chi vuole.

A noi non resta che continuare a fare il nostro dovere e sperare.

Un saluto