sabato 19 gennaio 2008

Capaci, D'Amelio, Fauro, Georgofili sono stragi di Stato?



Video: Intervista a Gioacchino Genchi fatta da Silvia Terribili di Radio Onda italiana, radio libera di Amsterdam, il 7 gennaio scorso; tutte le informazioni su Genchi, l'investigatore informatico da Falcone a De Magistris, nel suo sito http://www.gioacchinogenchi.it/

Di Solange Manfredi

Premessa
La domanda che abbiamo posto nel titolo è lecita e la risposta rischia di essere imbarazzante.

Come abbiamo già sottolineato in articoli precedenti (e come continueremo a farlo nei prossimi), nella storia della nostra Repubblica, è emersa (spesso a distanza di decenni) la partecipazione di parti dello Stato in stragi, omicidi, attentati, ecc..
In alcuni casi, proprio perché vi erano coinvolti parti delle Stato, si è giunti a scoprire la verità in ritardo. In molti altri casi la verità è stata negata.

Ed oggi? Per le stragi che negli anni '90 hanno insanguinato l'Italia abbiamo elementi che possano far legittimamente sospettare che si tratti di stragi di Stato? Si, ritengo di si. Vediamo quali.

Falange Armata.

Questa misteriosa sigla compare agli inizi degli anni '90.
Vediamo dove e quando.

Cronologia

1991

Il 4 gennaio, a Bologna nel quartiere del Pilastro, vengono uccisi tre carabinieri.
La strage è rivendicata dalla Falange Armata.
Per compiere la strage viene usato un mitra Beretta SC 70 in dotazione soltanto a forze speciali di pronto intervento1.

Il 3 maggio in una armeria di Bologna vengono uccise tre persone.
La strage è rivendicata dalla Falange Armata.2

1992

Febbraio. Craxi, a seguito dei tanti avvisi di garanzia, si dimette da segretario del PSI. La Falange armata inizia le minacce contro mani pulite3.

Il 23 maggio Giovanni Falcone viene ucciso insieme alla moglie ed alla scorta a Capaci.
La strage viene rivendicata dalla Falange Armata.
Sulla collina di Capaci viene trovato un biglietto con il numero di cellulare di un funzionario del Sisde, vice di Contrada.

Il 19 luglio Paolo Borsellino viene ucciso con alcuni agenti della sua scorta in via d'Amelio a Palermo.
La strage viene rivendicata dalla Falange Armata.
Alle spalle di Via D'Amelio, situato sul Monte Pellegrino, c'è Castel Utveggio. E' il punto di osservazione migliore perchè si domina perfettamente la vista dell'ingresso dell'abitazione di via D'Amelio.
A Castel Utveggio ha sede un ente regionale il C.E.R.I.S.D.E., dietro il quale avrebbe trovato copertura un organo del SISDE.
Lo stesso SISDE di Contrada e del Generale Mori.

1993

Marzo. Rogatoria di Di Pietro a Hong Kong sui conti di Craxi e contemporaneo messaggio della Falange armata: "A Di Pietro uccideremo il figlio4.

14 maggio in via Fauro esplode una autobomba in via Fauro a Roma. 15 feriti.
La strage viene rivendicata dalla Falange Armata.

27 maggio in Via Dei Georgofili a Firenze esplode una autobomba. 5 morti e 48 feriti.
La strage viene rivendicata dalla Falange Armata.

02 giugno a Roma, in via dei Sabini, a 100 metri da Palazzo Chigi viene scoperta una autobomba.
L'attentato viene rivendicato dalla Falange Armata.

16 settembre La Procura della Repubblica di Roma apre una inchiesta ed individua in 16 ufficiali del SISMI i telefonisti che hanno rivendicato le azioni della Falange Armata.

21 ottobre Attentato a Padova durante la notte contro il palazzo di Giustizia che viene in parte distrutto.
L'attentato viene rivendicato dalla Falange armata.5

1994

15 marzo, Di Pietro stringe per la rogatoria a Hong Kong sul bottino di Craxi: la prova che Bettino gestiva il proprio, tramite Giancarlo Troielli, qualche decina di miliardi. Riecco puntuale la Falange armata: "Ammazzeremo Di Pietro6.

Giugno. Di Pietro s'imbatte nelle mazzette degli industriali alla Guardia di Finanza. C'è anche la Fininvest.
Nuove minacce a Di Pietro dalla Falange armata7

Il 17 settembre, nuovo messaggio della Falange armata: "La vita politica e umana di Di Pietro sarà breve e verrà fermata"8.

1 ottobre. Ancora la Falange Armata Di Pietro è cotto a puntino"9

Novembre"Di Pietro ha i giorni contati", annuncia la Falange armata10.

Il 27 novembre la Falange armata comunica: "Di Pietro è un uomo morto11

Cos'è la Falange Armata

Insomma, la sigla falange armata la troviamo, in quegli anni, impegnata a 360°.
Rivendica di tutto: omicidi comuni, stragi mafiose, attentati a tribunali, minacce a magistrati che si occupano dell'inchiesta di Mani Pulite, ecc...
Pare non abbia una particolare “predilezione” né per un obiettivo, né una strategia politica. Compare qua e là.
Visti gli obiettivi, nonchè i tempi di esecuzione delle stragi e degli attentati, pare quasi che sia preposta più che altro a condizionare (sarebbe meglio dire destabilizzare) la vita politica del paese.

Ma cosa è esattamente la Falange Armata? Perché non se ne sa nulla?

A spiegarcelo è una persona informata sui fatti, un ex parà della Folgore: Fabio Piselli.
Riporto quindi il suo articolo rintracciabile all'indirizzo http://fabiopiselli.blogspot.com/2008/01/11-spionaggio-elettronico-e-falange.html

Una ulteriore chiave di volta per comprendere i fatti nei quali il Moby Prince è stato coinvolto è rappresentata dalla cosiddetta "Falange Armata", voglio per questo fornire quelle che sono le mie conoscenze ed i miei commenti rispetto a questa presunta organizzazione, con specifiche caratteristiche di guerra psicologica, che per molti anni ha fatto parlare di se fino a quando è stata disattivata, o meglio, posta in sonno.

L'ultima volta che questa sigla è apparsa è stato durante le indagini relative alle presunte intercettazioni illegali della Telecom di Tavaroli e del Sismi di Mancini ed in merito al suicidio di Adamo Bove; dalle carte recuperate durante una perquisizione nei confronti di un giornalista loro collaboratore sono stati repertati alcuni fascicoli provenienti dai Servizi nei quali si relaziona che la falange armata era formata da ex operatori della Folgore e dei servizi, reclutati dopo il loro congedo. Mentre in altre informative provenienti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato ipotizzato che i coordinatori di questa struttura fossero stati una ventina di specialisti della Folgore, transitati alla famosa VII° divisione del SISMI.

Ricordo che intorno al 1987, mentre prestavo servizio alla Folgore, frequentando Camp Darby, l'esistenza di voci rispetto alla formazione di piccoli nuclei autonomi parte di strutture indipendenti, rispondenti direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in funzione di unità antiterrorismo, fatto che era più che regolare visto la natura operativa dei reparti della Folgore in quegli anni ed il quadro politico nazionale ed internazionale che li ha caratterizzati.
La Folgore ha sempre fornito il proprio personale ai Servizi, sia per quanto concerne l'impiego di unità d'elite in funzione info-operativa, sia per quanto concerne gli operatori all'estero, sia per quanto riguarda gli ufficiali ed i sottufficiali transitati ai raggruppamenti di unità speciali o di difesa, Rus e poi Rud. Quest'ultimo reparto, il Rud, è quello nel quale potrebbero essersi addestrati anche coloro che una volta esternalizzati, cioè non più operativi ma congedati o tornati al proprio reparto di origine, hanno comunque continuato a collaborare con i Servizi in forma esterna, gestiti da un ufficiale il cui compito è stato proprio quello di coordinare gli "esterni".

Questa parola, esterni, è importante per capire come, in quegli anni, fra l'85 ed il '94, molti ragazzi d'azione, e non d'avventura, sono stati reclutati, gestiti ed addestrati da singoli soggetti o piccole cellule di specialisti al fine di acquisire delle competenze in varie materie, una delle quali di tipo captativo delle comunicazioni e dei segnali elettronici, altre più riferibili alla esecuzione di azioni "psicologiche" idonee per destabilizzare un territorio oggetto di interesse.

Non dobbiamo dimenticare che proprio l'ordinamento cellulare ha impedito, al singolo soggetto chiamato a condurre delle operazioni, di capire in modo ampio in cosa fosse stato coinvolto, questi sostanzialmente riferiva al proprio capocellula o capocentro, soggetto con il quale aveva già maturato un rapporto di fiducia, vuoi perchè era stato il suo ufficiale durante il servizio o la carriera militare, vuoi perchè questi ha fornito tutte quelle garanzie di affidabilità per ottenerne la fiducia.

Ricordo che personalmente ho avuto modo di collaborare con alcuni ufficiali che avevo già conosciuto durante la mia carriera militare e con i quali avevo un rapporto di fiducia, saldato oltrettuto dal condizionamento psicologico indotto dall'appartenenza ai reparti d'azione, dal fatto di sentirsi diversi dalle altre unità, di essere in qualche modo legittimati nel porre in essere delle azioni di spessore diverso da quelle condotte dalle normali unità delle FF.AA. o delle FF.PP. proprio perchè quel tipo di operatori, "operativi", erano attivati laddove le altre unità incontravano i propri limiti. Azioni che richiedevano ardimento, coraggio, forza fisica, resistenza psicologica, competenza tecnica, devozione al reparto e al proprio comandante e soprattutto quella "sana" sregolatezza tipica di ogni reparto cosiddetto speciale, perchè il tipo di operazioni da condurre rappresentavano certamente nel loro contenuto una violazione delle regole in generale, erano operazioni fondamentalmente caratterizzate dalla clandestinità e dalla mancanza di ortodossia, cellulari e parte di un programma di più ampio respiro del quale certamente il singolo operatore attivato per compierle non aveva conoscenza.

La falange armata è stata una di queste operazioni, la cui sigla è stata fluttuante mentre gli operatori sono stati sempre gli stessi, salvo qualche transito di volta in volta avvenuto; la falange armata è stata perciò una "operazione" e non una "struttura" con vita propria.

Fra il 1985 ed il 1994 sono stati sviluppati dei programmi da parte degli uffici studi ed esperienze delle sezioni di guerra psicologica, originariamente americani e successivamente italiani e adattati al contesto sociale politico e culturale italiano, tali da coinvolgere tanti bravi ragazzi d'azione, in uniforme e non, in operazioni che se viste da un osservatore esterno avrebbero evidenziato numerosi fatti penalmente rilevanti, ma se interpretate dall'interno, con quella mentalità e soprattutto con il condizionamento nascente dal tipo di rapporto, di dipendenza, fra il singolo operatore ed il suo comandante, avevano invece quelle caratteristiche che hanno stimolato il singolo operatore, ardito, coraggioso, spavaldo, capace di accettare di porle in essere, specialmente laddove le difficoltà erano maggiori o magari richiedevano di superare degli ostacoli particolarmente difficili, per questo stimolanti l'ardimento tipico di questi operatori, gratificati non solo dalla riuscita dell'operazione, che come ho detto non conoscevano nel suo intero fine, ma soprattutto gratificati dalla possibilità di raggiungere dei livelli operativi tali da garantirgli non solo un ritorno economico importante ma anche il raggiungimento di una sostanziale impunità, sviluppando una progressiva forma autoreferenziale di superiorità, motivo per il quale ci sono state delle "smagliature" che successivamente sono state disattivate, quando non sono più state utili al programma di volta in volta applicato.

Gli operatori della falange armata hanno avuto delle competenze specifiche nelle attività di captazione elettronica, di mascheramento, di intercettazione e di penetrazione di sistemi elettronici, oltre alla specifica competenza nel porre in essere quei depistaggi "psicologici" capaci non di indurre un inquirente verso una falsa pista investigativa, ma di confonderlo rispetto all'origine di coloro che hanno posto in essere dei fatti gravi. Gravi per la collettività, ma accettabili nel loro costo di innocenti vite umane se visto all'interno di un programma di destabilizzazione e di stabilizzazione di un assetto politico e soprattutto militare.

La falange armata è stata una operazione modello, continuata e mai inquinata, compartimentata e soprattutto posta in sonno e mai disattivata da parte di un organo inquirente o ispettivo, ha raggiunto i propri obiettivi ed è stata semplicemente conclusa, i cui operativi hanno continuato a fare il proprio lavoro dedicandosi ad altre operazioni, lasciando gli inquirenti impegnati ad inseguire una "organizzazione" e non una semplice "operazione" con un nulla di fatto o con l'arresto di mere ignare pedine o di qualche povero innocente sacrificato per confondere gli inquirenti, il quale si è fatto qualche mese di galera ingiustamente la cui vita è stata rovinata.

Laddove sono stati adombrati dei sospetti nei confronti dei paracadutisti indicati come i responsabili di questa sigla, immediatamente questi hanno cambiato la sezione operativa, rimbalzando da un raggruppamento ad una unità, transitando dal proprio reparto di origine alle collaborazioni "esterne" ma sono sempre rimasti operativamente validi, mai resi deboli e soprattutto mai considerati effettivamente colpevoli di qualcosa, laddove eventualmente lo fossero stati.

Omicidi, rapine, attentati, sequestri, introduzione in opere militari e politiche, trafugamento di armi istituzionali, addestramento di civili in attività militari, spionaggio politico e militare, intercettazioni illecite, violazione ed utilizzazione di un segreto d'ufficio, peculato, attentanto alla democrazia ed altro ancora è ciò che l'operazione falange armata ha posto in essere fra il 1985 ed il 1994 attraverso gli operatori attivati, singolarmente o in piccole squadre.

Livorno ha certamente ospitato questi operatori, i quali non hanno potuto porre in essere le loro attività senza una rete di complicità e soprattutto di copertura offerta dalla già esistente rete che ha gestito e manipolato persone inserite all'interno di uffici istituzionali, che ha gestito l'erogazione di informative depistanti o peggio ancora utili per disattivare un soggetto considerato un rischio per i propri interessi, facendolo arrestare per reati mai avvenuti, ma denunciati da confidenti prezzolati oppure da transessuali utilizzati al fine di screditare la personalità di un soggetto, perchè come ho detto, la psicologia, nelle attività dell'operazione falange armata è stata alla base di ogni programma.

C'è stato, nell'autunno del 1986, un giovane paracadutista di carriera che aveva compreso che alcune efferate rapine compiute da una banda in Emilia Romagna (formata da un ex parà e non quella della uno bianca che sarebbe stata attivata poco dopo) avevano delle caratteristiche militari comuni al suo addestramento, il quale si è rifiutato di partecipare a talune attività, il quale è stato nel dicembre 1986 denunciato da un transessuale, povero soggetto debole gestito e manipolato da un operatore istituzionale. Quest'ultimo ha sviluppato in oltre un anno una informativa, non inviata immediatamente alla AG ma utilizzata ai fini di pressione contro il giovane parà che una volta preso atto della sua inutilità è stata inoltrata causandone l'arresto nel 1988, accusato di rapina è finito perciò in galera, rovinato socialmente e professionalmente e soprattutto screditato di fronte ai propri colleghi eventualmente capaci di rendere testimonianza; perchè l'isolamento all'interno di un reparto d'azione avviene non per cause legate a fatti violenti, ma per il timore di essere accomunati ad un collega che "dicono" essere mezzo "frocio", amante di transessuali oppure mezzo pazzo, descrizione che è stata applicata in ogni fatto di cronaca che ha riguardato un paracadutista.

Il paradosso e la magnificenza dell'operazione falange armata è stato proprio quello di utilizzare quello stesso paracadutista, posto in un supercarcere per 77 giorni, come un operatore idoneo per penetrare le celle di terroristi e trafficanti di armi e piazzare i sistemi di captazione dei colloqui ambientali, il quale pur se sottoposto a continue vessazioni all'interno di una gabbia, sia dalle guardie che dai detenuti, posto in un carcere civile e non militare perchè chirurgicamente posto in congedo poche settimane prima, pur se ingiustamente arrestato proprio a causa dei propri colleghi, pur se cosciente di essere stato sostanzialmente depersonalizzato ha comunque condotto positivamente il proprio lavoro, accettandone gli elevati rischi di ritorsione da parte di questi soggetti attenzionati, con i quali condivideva la prigionia.

Questa è la "psicologia" di cui parlo, il condizionamento e la dipendenza per la quale un giovane operatore resta fedele al proprio reparto ed al proprio comandante nonostante questi siano la causa della propria situazione, accettata però come una forma di addestramento, proprio per dimostrare la capacità di gestire situazioni fisiche e psicologiche estreme e di eseguire lo stesso gli ordini ricevuti, perchè la caratteristica degli operatori speciali è proprio questa, gestire lo stress in situazioni estreme ed ostili e compiere il proprio dovere ugualmente con il raggiungimento della missione.

Per riuscire a farlo l'addestramento, parallelo e clandestino, che conducono nel corso di almeno tre anni, non lo gestiscono le educande di un convento ma dei soggetti che del dolore fisico e della mortificazione psicologica fanno la base di questa formazione alla quale, se superata, segue la competenza tecnica di elevata qualità, che associata alla capacità non solo di lanciarsi col paracadute, immergersi, arrampicarsi, combattere con e senza le armi, parlare più lingue, medicare ed automedicarsi, uccidere, manipolare fanno di un simile operatore un soggetto od una aliquota idonea per condurre delle operazioni clandestine a lungo termine, anche dietro le linee nemiche, autonomamente e svincolato per lunghi periodi da una struttura di comando e controllo, quindi capace di organizzare e porre in essere delle attività il cui risultato è atteso in tempi lunghi, diverso dalle semplici operazioni militari speciali per le quali vengono impiegati i più "semplici" incursori.

Questo giovane paracadutista è stata la "cavia" per la quale da quella operazione, i cui risultati sono stati positivi, è stata ampliata l'operazione falange armata che da quel periodo sarebbe diventata falange armata carceraria per poi alternare le varie rivendicazioni negli anni successivi con le due sigle.

L'omicidio in danno dell'operatore carcerario Scalone non è un fatto casuale ma la disattivazione di una smagliatura.

Questi atti sono stati compiuti da parte di soggetti che hanno avuto modo ed opportunità non solo di gestire l'apparato di veicolazione delle informazioni di Polizia e d'intelligence istituzionale, quindi accreditati dai necessari NOS, ma anche di gestire lo strumento idoneo per veicolare false notizie di Polizia e d'intelligence in danno di soggetti che per varie ragioni hanno rappresentato un rischio o una smagliatura, fino alla eleminazione fisica laddove ve ne fosse stata l'esigenza.

Chi ha gestito questa operazione è stato formato nelle migliori scuole di guerra psicologica ed ha avuto ai suoi ordini degli operatori capaci di dissimulare una operazione illegale trasformandola in una attività d'istituto, capaci di manipolare l'operato di ingari poliziotti e carabinieri con false informative, fino a rendere il soggetto attenzionato completamente screditato, oppure interdetto, o alla peggio farlo ritrovare morto in circostanze ambigue, legate a strani interessi sessuali, ritrovato in un località specifica rispetto a luoghi di scambi e d'incontri omosessuali, ucciso con il coltello da un amante occasionale e finito a pietrate, o addirittura dimostrare che era appena stato in casa di un transessuale per un "convegno carnale", fatti poi ben relazionati in una conferenza stampa che riporterà negli articoli di cronaca quanto detto in buona fede da autorevoli rappresentanti delle FF.PP che hanno raccolto le varie informative, sia confidenziali che riservate ed hanno elaborato il contenuto delle notizie fino ad allora conosciute fra le quali spicca proprio il luogo ove è stato ritrovato il corpo, come detto luogo di scambi sessuali ambigui nei quali nessuno vuole essere coinvolto, specialmente sui giornali. Questo è un esempio classico per interdire a basso costo un potenziale soggetto, con il semplice uso del proprio ufficio.

Chi ha gestito e preso parte alla operazione falange armata è stato anche a lungo a Livorno, ove ha veicolato false informative, ove ha gestito il proprio ufficio dal quale ha presumibilmente potuto apprendere notizie utili per capire cosa ha causato la collisione del Moby Prince e la morte di almeno 140 persone.

L'operazione falange armata ha rivendicato molti attentati avvenuti nel nostro paese, sempre dopo però, mai prima o nel tempo tecnico fra l'acquisizione della notizia e la sua divulgazione, ma l'ha fatto in modo tecnico, con gerco specifico, non sempre ma spesso, l'ha fatto dimostrando di conoscere dei dettagli, apparentemente insignificanti rispetto alla natura di un evento giuridico, ma troppo specifici sul conto degli inquirenti o degli strumenti da loro usati, tanto da voler dimostrare il proprio potere all'interno delle strutture dello Stato.

Questi operatori non hanno mai dissimulato il proprio potere d'azione, specialmente in campo elettronico, capaci di intercettare e di penetrare dei sistemi computerizzati di elevato spessore, anzi al contrario hanno sempre lanciato dei messaggi cifrati all'indirizzo degli inquirenti, raramente raccolti, perchè ritenuti depistanti o confusivi rispetto alle indagini, vero, ma vero anche che la strumentalizzazione della magistratura è stata una delle risorse per disattivare una smagliatura, offrendo l'opportunità per arrestarla dopo che ha commesso numerosi omicidi, come nel caso della c.d. banda della una bianca.

L'operazione falange armata ha visto i natali dentro le istituzioni dello Stato, i cui responsabili hanno molte medaglie sul petto, anche meritate perchè fondamentalmente validi ed operativi nel loro servizio, ma non per questo necessariamente meno pericolosi.

La rilettura storica di alcuni fascicoli processuali, il riscontro fra le notizie di Polizia scritte con dei fatti effettivamente accaduti, il confronto fra chi ha ricevuto quelle notizie e chi le ha originariamente erogate, laddove possibile, potrebbe fornire la conoscenza per comprendere come un depistaggio istituzionale può facilmente essere condotto in danno non solo del soggetto che ne subisce direttamente le conseguenze ma soprattutto della verità, giudiziaria, politica e storica di un evento grave che ha colpito il nostro paese, dalle bombe ai traghetti in collisione...”

Secondo quanto riferito da Fabio Piselli l'operazione Falange Armata, nata dentro le Istituzioni dello Stato, sarebbe un' operazione modello, continuata e mai inquinata, compartimentata e soprattutto posta in sonno e mai disattivata che avrebbe posto in essere, dal 1985 al 1994, omicidi, rapine, attentati, sequestri, introduzione in opere militari e politiche, trafugamento di armi istituzionali, addestramento di civili in attività militari, spionaggio politico e militare, intercettazioni illecite, violazione ed utilizzazione di un segreto d'ufficio, peculato, attentato alla democrazia ed altro ancora.

Se ciò che ha scritto Fabio Piselli sia vero sarà compito della magistratura accertarlo (questa volta speriamo non ci vogliano decenni).
Ma se il condizionale è d'obbligo è anche opportuno sottolineare che, quanto scritto nell'articolo citato, non rappresenterebbe una novità per la nostra Repubblica, ma una costante.
Infatti episodi analoghi, in passato, sono stati accertati in sentenze ed in atti di Commissioni stragi.
Il meccanismo è sempre lo stesso.



1Tratto dal sito http://www.strano.net/stragi/
2op. cit http://www.strano.net/stragi/
3Tratto dal sito http://www.osservatoriosullalegalita.org/a/approfondimenti/mp/mp05.htm cronologia di tangentopoli
4op. cit. http://www.strano.net/stragi/
5op. cit. cronologia di tangentopoli
6op. cit. cronologia di tangentopoli
7op. cit. cronologia di tangentopoli
8op. cit. cronologia di tangentopoli
9op. cit. cronologia di tangentopoli
10op. cit. cronologia di tangentopoli
11op. cit. cronologia di tangentopoli

martedì 15 gennaio 2008

La legittimità dell’iscrizione alla massoneria, alla luce del diritto costituzionale



Già pubblicato sui siti "Disinformazione" e "Comedonchisciotte"

Premessa.

Dopo aver parlato di massoneria da punti di vista diversi, occupiamoci del problema alla luce del diritto costituzionale e quindi affrontiamo la questione in modo prevalentemente giuridico. E’ una cosa che pochi hanno fatto in passato, per due motivi. Anzitutto perché la maggior parte dei giuristi non sa neanche cosa sia la massoneria. In secondo luogo perché anche quando si conosce il fenomeno, il rischio è di rimanere disorientati nella gran massa di informazioni contraddittorie che arrivano da ogni parte. Il che inquina le acque e fa sì che non si riesca sempre a centrare il problema. Prima però, per chi non sa cosa è la massoneria, occorre fissare una serie di punti fermi e concordare su di essi. In altre parole, occorre fare il punto su questa istituzione, specificando del problema “massoneria” quelli che sono i punti femi indiscussi da tutti (cioè storici, politici, giornalisti, giuristi o persone comuni).

Alcuni punti indiscussi.
Su alcuni punti concordano tutti. La massoneria ha fatto la storia. E alla massoneria si devono scoperte scientifiche, innovazioni politiche, e la storia del mondo occidentale degli ultimi tre secoli. Alla Massoneria sono appartenuti alcuni dei più grandi uomini della storia, da Einstein a Walt Disney a Stan Lee (il creatore dei supereroi come L’Uomo Ragno, che sono stati la lettura principale di una gran parte della mia vita). Un recente libro si intitola “La massoneria, il vincolo fraterno che gioca con la storia”. Ma sarebbe più esatto initolarlo: “La massoneria, il vincolo fraterno che scrive la storia all’insaputa di molti”.
E’ un prodotto della massoneria la rivoluzione francese. Tanto che viene da lì il motto Libertà, Uguaglianza, Fraternità.
La massoneria ha fatto l’Unità d’Italia. Massoni erano Garibaldi, Mazzini, ecc…. Massoni erano molti dei primi padri costituenti italiani. Non è un caso, come dice anche il libro di Ferruccio Pinotti, che l’inno d’Italia inizi con “Fratelli d’Italia”.
La rivoluzione americana fu fatta da massoni ed è per questo che si è arrivati alla indipendenza dalla Corona inglese. 53 dei 56 padri costituenti americani erano massoni. E la vittoria della massoneria fu celebrata riempendo di simboli massonici la moneta da un dollaro, che contiene al suo interno la piramide con l’occhio, ovverosia l’emblema per eccellenza della massoneria, nonché la scritta “novus ordo seclorum”, ecc…., su cui ora non mi dilungo perché ovunque si possono reperire informazioni su questo, anche per chi non fosse informato. Ciò è un fatto positivo.
La massoneria, essendo segreta, ha permesso infatti di opporsi al potere dei re, portando le prime istanze di libertà in Europa. Ed è grazie alla segretezza di cui godevano le associazioni come i Rosacroce o gli Illuminati, che si sono potute avere importanti scoperte scientifiche che altrimenti la chiesa nei secoli scorsi avrebbe impedito. La massoneria portava dunque istanze di libertà e uguaglianza nei confronti delle monarchie, di progresso. Ciò che siamo oggi, in fondo, nel bene e nel male lo dobbiamo alla massoneria.
La massoneria poi continua a fare la storia. Alcuni dati chiariranno la dimensione del fenomeno.
L’Unione Europea, si dice, è una creazione della massoneria. Sono massoni dichiarati non solo i reali inglesi, ma i reali del Belgio e Lussemburgo e molti politici, tra cui il nostro Prodi, o il precedente Berlusconi. E tutti i presidenti degli Stati Uniti sono stati massoni. La corona inglese, invece, è al tempo stesso al vertice dello stato inglese e al vertice della massoneria nel mondo. La corona inglese nomina i dirigenti della Banca d’Inghilterra, la quale ha il 17 per cento della BCE, la Banca centrale Europea. Quindi è forte la presenza massonica anche nella BCE. Anzi, forse sarebbe più corretto dire che la BCE e le banche centrali europee, Banca D’Italia compresa, sono tutte nelle mani della massoneria (anche qui si può leggere il libro di Pinotti). In beve: la massoneria sta ai vertici del mondo e ne scrive la storia, e questo non lo dice un complottista, ma lo dicono loro stessi, i massoni; e poi lo dicono gli storici, i complottisti ecc… Cioè tutti coloro che sono informati su cosa sia questa istituzione.
Insomma, non è sbagliato concludere che oggi ciò che siamo, nel bene e nel male lo dobbiamo alla massoneria. Se non fosse per questa istituzione avremmo ancora le monarchie.

Alcuni punti discussi.
Il problema è che la massoneria è un’istituzione segreta, di cui non si conosce il funzionamento. O meglio, è semi segreta, nel senso che la sua esistenza è ufficiale; tanto ufficiale che alcune istituzioni massoniche sono accreditate presso l’ONU; tanto ufficiale che sempre presso l’ONU pare che ci sia una cappella della Golden Dawn, importantissima associazione esoterico-massonica. Ma non è ufficiale il suo funzionamento interno, dato che neanche i membri che vi appartengono lo conoscono e i gradi inferiori non sono ammessi alla comprensione dei segreti dei gradi superiori. Ora, se la segretezza era un bene ai tempi dello stato assoluto, ci si deve domandare se lo è anche oggi. Ci dobbiamo domandare cioè se è un bene che capi di Stato, magistrati, militari, funzionari e dirigenti della banche centrali, appartengano ad una istituzione di cui è impossibile conoscere il funzionamento interno.
A mio parere no e vi spiego il perchè.
Perché se i capi di Stato e i dirigenti della banche centrali, sono massoni, come sono massoni molti politici, vorrà dire che le decisioni vitali per il paese non verranno prese in sede politica, ma in sede massonica, senza che la gente ne sia informata. La politica italiana, o statunitense, non viene decisa a livello “politico”, di dialogo tra partiti, ma a livello di dialogo tra istituzioni massoniche, con il risultato che la massa non è a conoscenza di ciò che avviene realmente. Se infatti per scalare i vertici del potere ed arrivare ad essere nominato Presidente della Repubblica debbo entrare in un’associazione segreta di cui neanche gli stessi associati dei livelli inferiori conoscono il funzionamento, i fini e altri segreti dei livelli superiori, ciò vuol dire che non è dato sapere alle masse in base a cosa e perché vengono prese le decisioni più importanti. E si badi bene: saranno nell’ignoranza non solo le masse, la gente comune, ma anche gli stessi massoni di grado inferiore all’ultimo (ufficialmente il 33, ma pare che esista il 51 e chissà quanti altri di cui non ne siamo a conoscenza). Questo, a livello italiano, comporta una palese violazione dell’articolo 1 della Costituzione, in cui la sovranità dovrebbe appartenere al popolo.
La massoneria risponde a questa critica dicendo che le associazioni sono tutelate dalla Costituzione, e non si può impedire ad un cittadino di associarsi liberamente (articolo 2 della Costituzione).
Il che è vero, tant’è che anche la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito che è lecito per un magistrato essere iscritto alla massoneria. Ma io da giurista continuo ad avere qualche dubbio. Allora prima di esporre il mio pensiero, facciamo alcuni esempi banali, diretti a chi non conosce la massoneria, per leggere alcuni fatti recenti della politica italiana alla luce dei rapporti massonici.

Esempi concreti.
Ecco alcuni esempi di distorsione della informazioni, ovverosia alcuni esempi dei problemi che si creano quando dietro ad un evento non si capiscono le trame massoniche che stanno dietro.
Spesso ci si chiede, ad esempio per quale motivo destra e sinistra pare che facciano di fondo le stesse cose e discutano su temi marginali, non risolvendo i problemi principali, come tasse, criminalità organizzata, e altro ancora. Il punto è che alcune decisioni non sono prese a livello politico, ma a livello diverso, ovverosia ai gradi più alti della massoneria. Ecco per esempio che quando si fece il primo governo Berlusconi, questo aveva nei suoi progetti una serie di leggi per indebolire la magistratura e riformare alcuni reati chiave dei colletti bianchi; il primo governo Berlusconi però sappiamo che cadde dopo poco più di un anno, ma quelle riforme che erano nel programma della destra vennero attuate dalla sinistra. Il che ovviamente crea sconcerto e malcontento in entrambi gli schiaramenti; ovverosia tutti gli iscritti sono sempre scontenti delle decisioni prese dal loro partito.
Ci si domanda spesso perché AN, partito tradizionalmente a favore della magistratura e delle forze di polizia, abbia lasciato che il governo Berlusconi sfornasse tutte quelle leggi ad personam e abbia indebolito la giustizia.
E ci si chiede perché, ora che la sinistra è al governo, Bertinotti non intervenga radicalmente, almeno a parole, contro il potere delle banche centrali. La Banca d’Italia infatti è in mano a banche private ed è stata sottratta al controllo statale; se questo è in teoria possibile per un governo di destra, ci si domanda come sia possibile che venga tollerata una cosa del genere da un governo di sinistra, visto che questa conformazione giuridica della Banca d’Italia si traduce in una sottrazione di ricchezza ai cittadini; e questa ricchezza va alle banche private (ovverosia la conformazione giuridica della Banca d’Italia si traduce in un abuso a danno dei più poveri). La spiegazione sta nel fatto che l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura era fortemente voluto dalla massoneria (non a caso era nel programma della P2). Mentre le banche centrali sono sotto il controllo della massoneria, con il risultato che anche quei politici di sinistra che sono in buona fede non possono intervenire, se appartengono alla massoneria.
Facciamo ora un esempio di distorsione delle informazioni. Molti sanno, alcuni legittimamente suppongono, che Santoro e Travaglio appartengono alla massoneria, probabilmente all’area degli illuminati cui appartiene anche Prodi. Fin qui – vero o no - nulla di male. In effetti però da quando mi è stato detto ho capito meglio il motivo per cui nelle loro trasmissioni non parlano mai di massoneria. Tempo fa Santoro – che era stato cacciato dalla RAI - comparve nella trasmissione di Celentano, e fece quel famoso appello finale, guardando le telecamere, dicendo “libertà, uguaglianza, fratellanza”. Pochi hanno notato che aveva usato il termine “fratellanza” al posto di “fraternità”. Alcuni avranno pensato ad un errore. Chi invece sa che Santoro appartiene alla massoneria, ovviamente sa anche che quello è l’appello ai “fratelli” massoni; e chi appartiene alla massoneria avrà recepito perfettamente il messaggio. Ora molti di voi penseranno che Santoro è stato riammesso in Rai perché c’era una sentenza del tribunale. Invece no. E’ stato riammesso perché ha lanciato quell’appello. La sostanza delle cose non cambia. Tanto doveva essere riammesso comunque perché c’era una sentenza. Tuttavia l’ottica da cui si guardano le cose cambia molto. I fatti restano gli stessi. E’ l’interpretazione di essi che però cambia. E cambia completamente. Perché il nodo centrale della questione, dal punto di vista giuridico, è che Santoro probabilmente non è rientrato in RAI per rispetto della legge, ma per il rispetto di un vincolo di fratellanza.
Altro esempio.
Santoro ha appoggiato in questi mesi Clementina Forleo e De Magistris. Tuttavia non ha mai parlato della sostanza delle inchieste di De Magistris, che riguardano la massoneria deviata. Né ha spiegato al pubblico che significa massoneria, massoneria regolare, massoneria deviata. Logico che non lo faccia. Non può farlo. Gli è vietato. In Rai non si può parlare di massoneria. Ora, il problema non è se Santoro o Travaglio siano iscritti alla massoneria. Dal loro punto di vista sono liberi di iscriversi dove gli pare. Il problema è che in RAI non passa nessuna informazione che riguardi direttamente la massoneria. Il che però distorce tutto. Le singole persone sono libere di essere iscritte all’associazione che preferiscono. Ma quando un ente pubblico, come la RAI, o le maggiori istituzioni statali, che hanno ai loro vertici dei massoni, filtrano le notizie in modo che il problema massoneria non venga mai sollevato, allora ci si deve porre il problema della legittimità di questa situazione.
Il fenomeno massoneria, quando non viene adeguatamente pubblicizzato, distorce la percezione che noi abbiamo delle informazioni. Distorce la storia, che alla fine ce la dobbia studiare da soli. E distorce anche il diritto all’informazione, che è il presupposto delle democrazia. Il popolo non può governare e scegliere se non è informato. Ma se la RAI taglia costantemente tutto ciò che riguarda la massoneria, allora questo si riflette anche sulla nostra libertà di scegliere. In altre parole. Se esiste un diritto costituzionale di iscriversi alla massoneria, il che è sacrosanto, mi domando se questo diritto costituzionale non confligga con un altro, che è quello della sovranità popolare.
Ma il paradosso della massoneria è questo: che per cambiare le cose occorrerebbe cambiare alcune leggi (vietare le associazioni segrete di quasiasi tipo, aumentare l’ efficienza della polizia e dei carabinieri, e fare un po’ di pulizia all’interno del parlamento). Ma questo è impossibile, perché ai vertici della politica abbiamo persone iscritte alla massoneria e l’informazione è gestita dalla massoneria. Insomma, con qualche variante, la storia di oggi ripete la storia di secoli fa. Per secoli non si sono potute cambiare le leggi perché queste erano fatte dai re; e i re non avrebbero mai potuto fare leggi contro se stessi. Oggi non si possono risolvere alcuni problemi (tasse, criminalità organizzata, povertà), perché le leggi che servirebbero a questi fini sono decise non dal popolo, ma dalle élite ai vertici della massoneria.

Conclusioni.
Esiste una storia ufficiale, quella dei libri di storia. E una storia non ufficiale. Questa storia non ufficiale è quella dell’influenza massonica sulla storia del mondo, su cui comunque esiste una mole di materiale immenso, scritta da massoni e da storici non massoni. E’ difficile, in prima battuta capire il divario tra la storia ufficiale e non ufficiale, e capire il nocciolo del problema. Inizialmente si è portati a pensare che in fondo la storia non ufficiale sia solo una storia più approfondita, ma che conoscerla non cambia le cose più di tanto. Si scopre qualche trama segreta in più. Si scopre qualche complotto in più. Scavando a fondo, invece, si scopre che il problema è più grosso. La storia non ufficiale insegna, in realtà, che non siamo passati dallo stato assoluto allo stato democratico, come credevamo.
Siamo passati da uno stato assoluto ad uno stato massonico, in cui ancora una volta governa una elite. Una elite diversa dal passato, più ampia, ma pur sempre un’élite. Non a caso molti degli uomini al potere appartengono al gruppo degli Illuminati. Si sentono probabilmente tali, in contrapposizione a noi, persone comuni e non illuminate. Ed essendo illuminati, hanno il diritto di non farci sapere esattamente quello che succede. In tal senso, però, c’è stato certamente un miglioramento rispetto ai secoli precedenti. Sempre meglio essere governati da un élite che da un singolo individuo.
In un certo senso questo passaggio era fisiologico. Cioè non si poteva pensare di passare da uno stato assoluto ad uno democratico, di colpo, senza traumi. Questo passaggio richiederà ancora qualche decennio, o secolo, quando la maggioranza delle persone capirà cosa significa il termine “Massoneria”. Quindi per arrivare ad una reale democrazia, in cui le decisioni siano veramente prese dal popolo, o perlomeno in cui le decisioni vengano prese per favorire “anche” il popolo, c’è ancora molta strada da fare. In tal senso, noi che ci occupiamo di questi problemi, osservandoli da questa ottica, venendo spesso presi per complottisti stiamo alla storia di adesso come i primi massoni e i primi carbonari stavano alla storia dei secoli scorsi. Discutiamo tra noi, cerchiamo di divulgare certe idee, sapendo che la maggioranza non la condivide e neanche la capisce in genere. Ci troviamo spesso a farci definire fissati e complottisti dai nostri genitori, dai nostri migliori amici, perché abbiamo questa “fissa” della massoneria che domina il mondo. Le riunioni segrete di un tempo sono sostituite dalla rete internet. I primi massoni si riunivano in segreto per non essere arrestati o uccisi. Oggi noi scriviamo queste cose su Internet, perché sono idee che non troveranno mai spazio da nessuna parte, tranne che qui in rete. Oggi, i veri massoni, portatori di quelle idee di libertà e uguaglianza che erano in passato l’emblema della massoneria, siamo noi gente comune.

Precisazioni.
Alcune precisazioni. Ho scritto che Santoro e Travaglio sono massoni, appartenenti probabilmente all’area degli Illuminati, come probabilmente lo sono il giudice Caselli e Beppe Grillo e chissà quanti altri che a me non sono noti. Questo non sottintende nessun giudizio negativo. Travaglio ha ispirato alcune cose che ho fatto in passato e nel presente. “Mani sporche” di Travaglio è uno dei prossimi libri che recensirò, una specie di Bibbia politica degli ultimi anni. E prendo molte delle mie informazioni dai libri di Travaglio, che ha l’unico difetto di non nominare mai il problema della massoneria, ma che è completo per il resto. Santoro ha il pregio di informare su cose che spesso molti non dicono, e per questo ha pagato un caro prezzo, segno che poi l’appartenenza ad una massoneria non è ancora una garanzia di impunità assoluta, per fortuna. Grillo, compare anche tra i blog di cui ho messo il link nel mio sito; evita anche lui di parlare di massoneria, signoraggio e le banche centrali e questo lo rende molto, troppo vicino agli illuminati, Ma ciò non toglie che dice cose giuste, che condivido spesso, o quasi sempre. Tuttavia rimane questo dato di fatto, che tutte queste persone non parlano mai di massoneria e non parlano mai del potere della banche centrali che è il cuore del problema massonico e il cuore del problema dello sfascio delle finanze degli stati europei. Se alcuni osservatori possono attribuirlo al caso, noi sappiamo che non lo è, perlomeno per alcuni di loro. Certo, è possibile che le nostre informazioni siano sbagliate. Forse le mie fonti possono essere inquinate. Forse ho sentito male. Forse ho mal interpretato alcuni fatti e alcuni documenti in mio possesso. Spero in tal caso che coloro di cui ho fatto il nome in questo articolo non se la prendano se ipotizzo come “possibilità” una loro appartenenza alla massoneria degli illuminati; se succedesse, sono pronto a chiedere scusa, qualora volessero aprire un dibattito su questo argomento e volessero dirci chiaramente il motivo per cui ignorano certi problemi: pensano che la massoneria non esista? O che non sia tanto potente? O semplicemente per una scelta casuale hanno deciso di non affrontare mai, neanche una volta, il problema? Sappiamo che non riceveremo mai risposta. Eppure, come dice un sito che mi piace e che voglio citare: voi ci deviate dalla considerazione delle giustizia per piegarci al vostro utile, e allora anche noi dobbiamo spiegavi il nostro utile, se per avventura c’è un punto di convergenza.

Bibliogtrafia.
Per studiare la massoneria è sufficiente leggersi Ferruccio Pinotti, “Fratelli D’italia” BUR. Vi troverete una vasta bibliografia. Per un’analisi storica veloce: “La massoneria, il vincolo fraterno che gioca con la storia”, edizioni Giunti, Atlanti del sapere. Per il resto, in qualunque libreria entrando esistono decine se non centinaia di libri sull’argomento, molti di più di quanti ce ne sono, per fare un esempio, di una materia come la filosofia. Ma molti dicono che la massoneria non esiste. Come la mafia.

venerdì 11 gennaio 2008

SISMI, POLLARI ed il… meccanismo… sempre lo stesso.



Di Solange Manfredi


Con modalità che troviamo costante, quando i servizi segreti vengono travolti da scandali che l’apposizione del segreto di Stato non riesce più ad arginare, il Governo li riforma e ne “salva” i vertici.

E’ successo nel 1965 quando il Sifar, travolto dagli scandali di attività anticostituzionali (dossieraggio illegale e predisposizione di piano per attuare un colpo di Stato) viene sciolto e nasce il SID (Servizio Informazioni Difesa).
Il Generale De Lorenzo, direttore per 9 anni del SIFAR, viene eletto deputato.

E’ successo nel 1977 quando il SID, travolto anche questa volta dagli scandali riguardo attività anticostituzionali[1], viene sciolto e nascono il SISMI (Servizio d’Informazioni per la Sicurezza Militare) e il SISDE (Servizio d’Informazioni per la Sicurezza Democratica)[2].
Il direttore del SID, Generale Vito Miceli, viene eletto deputato.

E’ successo nuovamente il 1 agosto 2007. Il Governo ha sciolto SISMI e SISDE e sono nati AISI (Agenzia Informazioni Sicurezza Interna) e AISE (Agenzia Informazioni Sicurezza Esterna).
Il direttore del SISMI, Generale Nicolò Pollari, è nominato Consigliere di Stato.

Perché? Cosa è successo?
Come la storia italiana ci insegna, perché il Governo arrivi ad attuare una riforma dei servizi segreti questi devono essere coinvolti in attività anticostituzionali: non bastano semplici reati, per quanto gravissimi. Ma cosa è successo, dunque, perché si arrivasse alla riforma? Vediamo e mettiamone in evidenza i meccanismi (sempre gli stessi!!!!).

I servizi segreti in mano a militari

Il 27 settembre 2001 a Roma, il Consiglio dei Ministri - presieduto da Silvio Berlusconi, affiliato alla Loggia P2 di Gelli (tessera P2 1816) - nomina direttore del SISMI il Generale della Guardia di Finanza Nicolò Pollari e direttore del SISDE il Generale dei Carabinieri Mario Mori.
Notate niente?
Ai vertici dei servizi segreti, sia quello militare che quello civile, vengono nominati due militari. Strano no? Normalmente a capo del servizio segreto civile dovrebbe essere nominato un civile.
Solo in un’altra occasione si era verificata una cosa simile nella storia della Repubblica, e precisamente nel 1977, quando vennero nominati i generali massoni Santovito (SISMI) e Grassini (SISDE).
La scelta di nominare direttore del SISDE il Generale dei Carabinieri Mori appare ancora più curiosa se si riflette sul fatto che, al momento della nomina, usciva da un periodo professionale non certo felice. Il suo operato, come comandante dei ROS in Sicilia negli anni ’90, era stato pesantemente censurato: nel 1998, nelle motivazioni della sentenza sulla strage dei Georgofili[3]; nel 2005 nelle motivazioni della sentenza che lo aveva visto imputato insieme a Sergio De Caprio (conosciuto anche come capitano Ultimo) con l'accusa di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra per la mancata perquisizione, nel 1993, del covo di Riina dopo l'arresto[4].

Rapimento Abu Omar.

Il 17 febbraio 2003 l’ex Imam di Milano Abu Omar viene prelevato da alcuni uomini in pieno giorno nel centro di Milano. La moglie denuncia il fatto alla Procura della Repubblica di Milano.

Depistaggi e false informative.

Nel giro di pochi giorni le false informative giungono numerose. La prima è quella dei ROS che in una nota affermano che Abu Omar si è allontanato volontariamente portando con sé documenti e passaporto. Ancora qualche giorno ed ecco che la CIA invia una nota alla Direzione Centrale Polizia di Prevenzione, in cui è scritto che Abu Omar si sarebbe trasferito volontariamente in una non precisata località dei Balcani[5].
Quindi è il momento del direttore del SISMI Nicolò Pollari che comunica al Parlamento Europeo di aver saputo da un informatore privato che Abu Omar si sarebbe allontanato volontariamente con agenti della CIA (????)[6].
Fortunatamente la Procura non archivia e fa bene. Scoprirà così che l’ex Imam è stato rapito il 17 febbraio 2003 nel centro di Milano da uomini della CIA e del SISMI, quindi trasferito nella base militare di Aviano e qui imbarcato su un volo diretto in Egitto, dove per mesi è stato interrogato e torturato in una prigione del Cairo.

Segreto di Stato.

La Procura di Milano chiede di poter ottenere i documenti in possesso del Governo inerenti al sequestro di Abu Omar, ma le viene opposto il segreto di Stato.
La Procura non si perde d’animo e prosegue le indagini (se riesce ad ottenere prove del sequestro facendo a meno dei documenti coperti dal segreto di Stato può rinviare a giudizio).
I magistrati di Milano convocano il direttore del SISMI per interrogarlo.
Alle domande dei magistrati Pollari non risponde, sostenendo di essere vincolato dal segreto di Stato.
Il suo avvocato, Franco Coppi, afferma che il suo assistito è impossibilitato a difendersi: il segreto di Stato glielo impedisce.
Lo diciamo subito: non è vero.
Il diritto alla difesa è un diritto costituzionalmente garantito e non può essere limitato da una legge, quale è appunto quella che istituisce il segreto di Stato. Pollari può utilizzare tutte le carte che vuole per difendersi, anche quelle coperte dal segreto di Stato.
E’ interessante, però, sottolineare come lo stesso tentativo fosse già stato fatto, in passato, dall’avvocato Franco Coppi per difendere un altro Generale del SISMI coinvolto in un gravissimo scandalo: il generale massone, iscritto alla loggia P2, Pietro Musumeci[7]. Anche in quell’occasione il tentativo fallì, e il Generale Musumeci venne poi condannato, in via definitiva, nel processo per la strage di Bologna a 8 anni e 5 mesi[8].

Paura ed attacco alla magistratura.

Il centro destra, e parte del Governo, preoccupati dallo svolgersi degli eventi attaccano pesantemente i magistrati milanesi titolari dell’inchiesta affermando che con il loro operato delegittimano i servizi segreti e pongono in grave pericolo la sicurezza del paese, lasciandolo in balia dei terroristi.
Ecco che, con una modalità che ritroveremo costante, si ricorre alla paura.
Il senatore Cossiga è arrivato addirittura a presentare alla Procura una denuncia, contro tutti i magistrati e i responsabili delle forze dell'ordine coinvolti nell'inchiesta sul Sismi, per aver violato, con uno o più atti criminosi, volti all'unico obiettivo di procacciarsi, acquisire, utilizzare e divulgare fatti, notizie e informazioni coperte da segreto di Stato, per fini politici o di lucro, alcuni articoli del codice penale[9].

Come d’incanto i giornali, quasi quotidianamente, pubblicano notizie allarmanti di probabili attacchi terroristici nel nostro paese. Per non parlare poi degli attentati terroristici che proprio in quel periodo verranno sventati dall’encomiabile operato dei nostri servizi in mezza Italia: Milano, Roma, Torino, ecc..
Peccato che anche qui le false notizie siano numerose (es. l’informativa del Sismi sul ‘centro di addestramento per kamikaze’ o imminenti attacchi alla stazione di Milano mediante valigie bomba, ecc..)[10].

Dossieraggio illegale

Nel frattempo la Procura della Repubblica di Milano, grazie ad un’altra indagine che riguarda l’Ivri, un istituto di vigilanza privata, scopre che a Roma, in Via Nazionale, il SISMI dispone di un ufficio deputato ai depistaggi, alla creazione di documenti falsi e al condizionamento della stampa, dove ritrova un archivio contenente migliaia di note e dossier illegali su politici, magistrati, giornalisti, personaggi del mondo economico- finanziario, ecc....

Programma illegittimo e anticostituzionale

Responsabile del centro è Pio Pompa, ex dipendente Telecom, in stretto contatto con il direttore del SISMI Nicolò Pollari, a cui invia regolari rapporti[11].
Dalla lettura delle relazioni si evince che il programma prevede di «neutralizzare» e «disarticolare», anche con «eventi traumatici», persone e gruppi indicati come «nemici» non delle istituzioni, ma del presidente del Consiglio allora in carica, Silvio Berlusconi[12].
Insomma un centro in cui veniva portato avanti un programma illegittimo ed anticostituzionale pagato, per di più, con le nostre tasse.

Nell’allarmante programma risultano però coinvolti altri personaggi.

Uno è Giuliano Tavaroli, ex sottoufficiale dei Carabinieri (dal Ros dei Carabinieri provengono quasi tutti i protagonisti delle vicende: Tavaroli, Mancini, Jannone, Pironi, ecc..), responsabile della sicurezza Telecom, e responsabile del Centro Nazionale Autorità Giudiziaria (CNGA, la centrale che gestisce tutte le intercettazioni telefoniche chieste dalla magistratura).

L’altro è il massone Emanuele Cipriani, titolare della società di investigazioni Polis D’Istinto, con domicilio nella residenza monegasca della nuora di Licio Gelli. Il massone Emanuele Cipriani è anche console onorario della Guinea, pertanto gode di immunità diplomatica (il trucchetto è molto diffuso in certi ambienti, anche il figlio di Licio Gelli è stato, sino a poco tempo fa, console onorario del Nicaragua per la Provincia di Arezzo, e anche lui, ovviamente, ha goduto di immunità diplomatica).

Il consiglio Superiore della Magistratura vuole vederci chiaro e chiede, ed ottiene, i dossier custoditi in via Nazionale. La relazione del CSM è durissima e sottolinea come:

- l’acquisizione della documentazione ebbe inizio subito dopo le elezioni politiche del 2001;

- fu disposta perché i magistrati oggetto di attenzione venivano considerati (in ragione dell’attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale) non in sintonia con la nuova maggioranza di centro-destra;

- si svolse in modo continuativo fino al settembre 2003 e in modo saltuario fino al maggio 2006;

- si proponeva di intimidire i magistrati impegnati in delicati processi, con perdita di credibilità e significativi ostacoli all’indipendente ed efficace esercizio della giurisdizione (oltre ai danni, professionali e di immagine, per i singoli);

- poteva contare sull’ausilio di appartenenti all’ordine giudiziario, anche rivestenti «qualificato incarico di supporto governativo».

Come nella migliore delle tradizioni italiane, in risposta a tale allarmante relazione, opinionisti e uomini politici, invece di chiedere che fossero accertate le responsabilità degli autori di questi reati, si scagliano contro il CSM.

Nomina di uomini fidati nei posti chiave e Riforma

Il Governo, che non riesce più ad arginare lo scandalo, deve intervenire.
In molti chiedono che Pollari venga rimosso dall’incarico.
La sua destituzione è nell’aria e Pollari che fa? Il 17 novembre 2006 (ovvero 3 giorni prima di essere rimosso) Nicolò Pollari firma una decina di nomine in posti chiave del SISMI.

Il 20 novembre 2006 Pollari viene destituito, e poi nominato Consigliere di Stato.

Ma ciò non basta perché il 5 dicembre 2006 il PM Armando Spataro deposita la richiesta di rinvio a giudizio relativa al sequestro di Abu Omar. Il direttore Nicolò Pollari viene accusato di avere "ricevuto e accolto la richiesta di compartecipazione al sequestro" trasmessa dal responsabile Cia in Italia, Jeff Castelli, quindi "promosso e organizzato la cooperazione nel reato di tutti gli indagati"[13].
Il Governo è messo alle strette.
Il sequestro di Abu Omar viola non solo la nostra Costituzione, ma anche le leggi internazionali dei Diritti Umani. Per non parlare poi del centro di Via Nazionale preposto a «neutralizzare» e «disarticolare», anche con «eventi traumatici», persone e gruppi considerati “nemici” di una parte politica.
Tutto ciò obbliga il Governo ad intervenire ed ecco…la riforma.
Il 1 agosto 2007 il SISDE è sostituito dall’AISI (Agenzia Informazioni Sicurezza Interna), il SISMI dall’ AISE (Agenzia Informazioni Sicurezza Esterna).

Morti sospette

Come abbiamo visto nei precedenti articoli un altro meccanismo, spesso attuato perché non si giunga alla verità, è la morte dei testimoni.
Anche in questo caso, benché il processo non sia ancora iniziato, una morte sospetta, purtroppo, c’è. E’ quella di Adamo Bove, ex poliziotto della Digos, responsabile della sicurezza Tim.
Adamo Bove, che aveva collaborato sia con la magistratura milanese per le indagini sul SISMI, sia con quella romana sul dossieraggio illegale, il 21 luglio 2006 si “butta” da un viadotto della tangenziale di Napoli.
Il “suicidio” viene motivato sui giornali da una forte depressione. La famiglia, però, sostiene con forza non solo che Adamo Bove non era depresso, ma che da tempo sospettava di essere pedinato da uomini armati.

Il meccanismo

Il lettore avrà già avuto modo di notare le straordinarie similitudini che accomunano lo scandalo SIFAR (ma non solo) e lo scandalo SISMI. Riassumiamole:
1.
a) Il Generale De Lorenzo, capo del servizio segreto - che viene accusato di aver operato una schedatura segreta, illecita, contenente notizie anche false a danno di migliaia di cittadini italiani a scopo prevalentemente ricattatorio, nonché di aver predisposto un piano per attuare un colpo di Stato militare, il c.d. “Piano Solo” violando così la Costituzione - viene eletto deputato. Prima di lasciare il SIFAR nomina suoi uomini fidati nei posti chiave[14].

b) Il Generale Pollari, direttore del SISMI - anch’egli accusato di aver operato una schedatura illegale, segreta e calunniosa a carico di migliaia di cittadini italiani, nonché di essere complice nel sequestro dell’Imam Abu Omar, atto che non solo viola la Costituzione italiana, ma anche il diritto internazionale per violazione dei Diritti Umani - viene nominato Consigliere di Stato. Tre giorni prima di essere rimosso opera nuove nomine in posti chiave del SISMI;
2.
a) La Procura, nel 1964, apre un’inchiesta sullo scandalo SIFAR–De Lorenzo e chiede al Governo i documenti, ma questi le vengono negati perché coperti dal segreto di Stato.

b) La Procura di Milano nel 2004 si vede negare la documentazione richiesta con la stessa motivazione.
3.
a) I militari Manes e Rocca, informati sui fatti del 1964, muoiono o si “suicidano” prima di poter deporre.

b) Anche oggi, benché si sia solo agli inizi di questo scandalo, Adamo Bove, informato sui fatti, si “suicida” buttandosi giù da un cavalcavia.
4.
a) Il Governo di allora si precipitò a sciogliere il SIFAR e, con un decreto del Presidente della Repubblica, nacque il SID.

b) Il 1 agosto 2007 vengono sciolti SISMI e SISDE e nascono AISE e AISI;
5.
a) Il senatore Francesco Cossiga, al tempo dello scandalo SIFAR – De Lorenzo, negherà migliaia di documenti alla commissione parlamentare di inchiesta e quelli che consegnerà saranno costellati di omissis; mentirà sulla rilevanza di quegli omissis alla Commissione di Inchiesta sul Caso Moro; nel 1990 si scoprirà che li aveva apposti su questioni che nulla avevano a che fare con la sicurezza dello Stato, ma anzi per coprire abusi, illeciti, reati penali gravissimi e piani incostituzionali per preparare un colpo di Stato[15].

b) Il senatore Francesco Cossiga è tra i primi a schierarsi in difesa di Pollari e, non pago, denuncia i giuridici milanesi titolari dell’inchiesta sul sequestro di Abu Omar. Ora, si tenga presente che se dei magistrati vengono denunciati per ipotesi di reato che riguardano proprio l’indagine di cui sono titolari, sarebbe ipotizzabile una richiesta di trasferimento per conflitto di interesse. E’ forse questo l’intento del senatore Cossiga? Speriamo di no.
6.
a) Nel 1964 i principali artefici dello scandalo erano massoni – e questo si scoprirà quasi 20 anni dopo, grazie ad una perquisizione nella residenza di Licio Gelli, a Castel Fibocchi, che portò al rinvenimento di alcuni elenchi “coperti” di iscritti alla massoneria.

b) Oggi siamo a conoscenza di un solo massone coinvolto nella vicenda, Emanuele Cipriani, legato alla famiglia Gelli. Chissà se tra qualche anno una nuova perquisizione, ed il ritrovamento di nuovi elenchi di iscritti alla massoneria, permetteranno di scoprire quali, e quanti, personaggi legati a questa vicenda, che pare non abbiano rispettato il giuramento fatto alla Costituzione, siano vincolati da un giuramento massonico. Forse nessuno, forse molti. Attendiamo.

Repetita iuvant, plus repetita stufant

[1] il Direttore del SID Vito Miceli viene arrestato nel 1974, e successivamente assolto, per cospirazione contro lo Stato nell'inchiesta sulla Rosa dei Venti, un gruppo clandestino di cui facevano parte elementi dei servizi segreti dei quali è stato supposto un coinvolgimento in attentati, stragi e nel tentato Golpe Borghese. Il suo nome è stato associato anche all'"operazione Gladio" e alla loggia massonica P2, fascicolo n° 491.
[2] ai vertici dei servizi segreti l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e ministro dell’Interno Francesco Cossiga nominano due generali affiliati alla loggia P2 di Licio Gelli: al SISMI il massone Giuseppe Santovito (tessera P2 1630) e al SISDE il massone Giulio Grassini (tessera P2 1620).
[3] in cui si legge: “l’iniziativa del ROS… aveva tutte le caratteristiche per apparire come una “trattativa”; l’effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli, definitivamente, che la strage era idonea a portare vantaggi all’organizzazione… confermando il delirio di onnipotenza dei capi mafiosi e mettendo a nudo l’impotenza dello Stato…”.
[4] In cui si legge: "Il sito, ..., fu abbandonato e nessuna comunicazione ne venne data agli inquirenti... elemento, tuttavia, se certamente idoneo all'insorgere di una responsabilità disciplinare, perché riferibile ad una erronea valutazione dei propri spazi di intervento, appare equivoco ai fini dell'affermazione di una penale responsabilità degli imputati per il reato contestato… L'imputato Mori pose in essere un'iniziativa spregiudicata che, nell'intento di scompaginare le fila di "cosa nostra" ed acquisire utili informazioni, sortì invece... la "devastante" consapevolezza, in capo all'associazione criminale, che le stragi effettivamente "pagassero" e lo Stato fosse ormai in ginocchio, pronto ad addivenire a patti."
[5] In http://www.societacivile.it/, focus, articoli, Abu Omar, il corpo del reato di Gianni Barbacetto e Paolo Biondani
[6] op. cit. Barbacetto Biondani
[7] Generale del SISMI, Massone iscritto alla P2, condannato nel processo sulla strage di Bologna in via definitiva a 8 anni e 5 mesi.
[8] Corriere della sera, 03/11/2006 Paolo Biondani
[9] Repubblica, 11/07/2006
[10] Cronologia Fondazione Cipriani, www.fondazionecipriani.it
[11] Ecco il contenuto di alcuni rapporti inviati da Pio Pompa a Pollari: "Il segreto è il punto di forza di ogni mutamento”; "Individuazione delle aree e di soggetti in grado di intervenire in termini "non convenzionali" nelle scelte, nelle decisioni da assumere e/o per l'ostruzionismo delle stesse."
[12] Diario, 03/11/2006, Gli spiati e la sindrome di Stoccolma di Gianni Barbacetto
[13] Op. cronologia www.fondazionecipriani.it/
[14] Sergio Flamini, I fantasmi del passato, Kaos edizioni, 1998
[15] op. cit. Sergio Flamigni

domenica 6 gennaio 2008

Quando si dice che il meccanismo è sempre lo stesso…

Di Solange Manfredi


Abbiamo visto, negli articoli precedenti, come nella storia d’Italia (e non solo) quando vi sono scandali, stragi, omicidi eccellenti, vi siano anche una serie di costanti, ovvero di meccanismi che scattano affinché non si giunga alla verità.


Abbiamo visto che questi sono principalmente:

- La protezione data dal segreto (vedi gli articoli del 30 dicembre 2007 e 2 gennaio 2008);
- La morte dei testimoni (vedi gli articoli del 3, 16 novembre e 16 dicembre 2007);
- La scomparsa di documenti (vedi gli articoli del 16, 20 e 29 novembre 2007);
- I depistaggi operati da apparati dello Stato (vedi gli articoli del 5 e 16 dicembre 2007);
- Il tentativo di delegittimazione, o bloccare, i magistrati che indagano con esposti, azioni disciplinari, intervento del CSM o della Cassazione (vedi l’articolo del 30 novembre 2007);

Dall’attuarsi di questi meccanismi, tutti a tutela dell’illegalità, sono poi, inevitabilmente, arrivate le sentenze assolutorie sui più gravi fatti di sangue e scandali italiani (nei casi più fortunati si è giunti a condannare qualche esecutore, ma mai i mandanti).

Ora, per comprendere meglio come venga attuato il meccanismo (sempre lo stesso e sempre a tutela dello stesso potere), mettiamolo in evidenza ripercorrendo la nostra storia.

Facciamo questo perché, una volta capito il meccanismo, questo può essere facilmente riconosciuto e applicato agli avvenimenti di oggi, permettendoci di vedere e capire ciò che accade ed, in alcuni casi, di capire anche con anticipo quanto succederà.

Scandalo Scandalo Sifar-DeLorenzo-Segni

La prima struttura di intelligence della Repubblica italiana (SIFAR) nacque nel 1949 con una semplice circolare interna dell’allora Ministro della Difesa Rodolfo Pacciardi (con buona pace della neonata democrazia).
A capo del Sifar si avvicendarono il generale Carlo Del Re (1949-1951), il Generale Umberto Broccoli[1] (1951-1952), il Generale Ettore Musco[2] (1952-1956) ed infine il Generale massone De Lorenzo[3], (1956- 1965).

Il Generale De Lorenzo nel 1959 diede inizio ad una operazione, illecita e segreta di schedature di cittadini italiani. Tra questi: uomini politici, prelati, vescovi, imprenditori ed altre categorie di interesse rilevante per la vita della nazione[4].
Le notizie raccolte nei fascicoli (spesso estese anche ai famigliari) riguardavano anche notizie scandalistiche (relazioni extra coniugali, nascita di figli illegittimi, consuetudini sessuali; ecc…).
In alcuni casi, poi, le notizie raccolte erano assolutamente inventate. Insomma i fascicoli si presentavano di poca utilità ai fini della sicurezza nazionale ma utilissimi a scopo ricattatorio[5].

I fascicoli venivano, poi, inviati ai comandi dei carabinieri di Napoli (guidato dal massone Romolo Dalla Chiesa) e di Milano (guidato dal massone colonnello Giovanbattista Palumbo);

Alla fine del 1962 il Generale De Lorenzo, nominato Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, fu costretto a lasciare il SIFAR, ma ne mantenne comunque il controllo grazie alla nomina in posti chiave di suoi fidati “fratelli” come il massone Giovanni Allavena, il massone Renzo Rocca e il massone Luigi Tagliamone.

Nel 1965, improvvisamente, il SIFAR fu sciolto e, il 18 novembre 1965, nacque il SID (Servizio Informazioni Difesa).
Perché si decise di sciogliere il SIFAR?
La risposta si ebbe solo il 14 maggio 1967, quando l’Espresso uscì titolando: “Finalmente la verità sul Sifar. 14 luglio 1964: complotto al Quirinale. Segni e De Lorenzo preparavano il colpo di Stato”.

Segreto di Stato

La magistratura aprì un’inchiesta ma il Governo oppose il Segreto di Stato.

Dopo 5 anni, nel marzo 1969, venne istituita, per indagare sullo scandalo Scandalo Sifar-DeLorenzo-Segni, la Commissione Parlamentare di Inchiesta Bolchini Lombardi.

All’onorevole Cossiga, con delega del Presidente del Consiglio[6], venne assegnato il compito di leggere i documenti da inviare alla Commissione di inchiesta e decidere cosa coprire con il segreto di Stato.

La Commissione di inchiesta si vide, così, negare molti documenti e molti altri giunsero pieni zeppi di omissis. Con tale mole di omissis l’inchiesta della Commissione si concluse con, praticamente, un nulla di fatto.

Ma cosa nascondevano quegli omissis con tanta cura e abnegazione apposti da Cossiga?

Sarà proprio Cossiga, durante la sua deposizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio Moro, a rispondere:
“...Certamente gli omissis erano conformi alle norme in vigore secondo il regio decreto del 1941... Vuole, onorevole Sciascia, che le dica un omissis? Ad esempio: aeroporto di... omissis... il comandante... omissis... Siccome una norma dice, cioè il decreto del 1941 dice che il nome del comandante è coperto dal segreto di Stato, così si è fatto. Guardi che queste dichiarazioni, questi commenti, li ho fatti con più di un amico. Quando mi dissero: hanno sequestrato Moro per fargli dire che cosa c’è dietro gli omissis, era l’ultima cosa a cui potevo credere perché io li avevo letti e sapevo che dietro gli omissis non c’era niente”.

Ma era proprio così?
Per saperlo si dovrà attendere più di un quarto di secolo, ovvero sino al 1990, anno in cui il Governo deciderà di rimuovere il segreto di Stato.
Si avrà così modo di scoprire che Cossiga ha mentito davanti alla Commissione e gli omissis da lui apposti in realtà nascondevano deviazioni, abusi e gravissimi reati penali.

Nascondevano ad esempio: azioni ricattatorie, lavori svolti in favore di persone estranee alla amministrazione, intercettazioni illegali, ricerca di notizie scandalistiche sulle massime cariche militari e molto altro ancora.

Ma soprattutto nascondevano il testo del “Piano Solo” e la relativa documentazione, nella quale si trovava conferma che il Generale De Lorenzo aveva predisposto un piano per attuare, nel 1964, un vero e proprio colpo di Stato militare nel caso in cui il Governo di centro sinistra (presieduto da Aldo Moro) non avesse ridimensionato le sue istanze riformiste. Con buona pace della democrazia.

Il Piano Solo prevedeva l’occupazione, da parte della sola Arma dei Carabinieri (di qui la denominazione “Piano Solo”), di obiettivi strategici nelle principali città italiane da attuarsi anche con l’appoggio di “milizie civili”, reclutate in modo clandestino.[7].

La Commissione di inchiesta Pellegrino, finalmente tolto il segreto di Stato, alla fine degli anni ’90, nella relazione finale affermerà che il “Piano Solo” era un vero e proprio piano per un Golpe per di più attuato … con modalità che si ponevano al di fuori dell'ordinamento costituzionale[8]”.

E questo vuol dire una sola cosa: tutte le persone, militari o politici, che a questo piano hanno partecipato o ne erano a conoscenza, appoggiandolo o tacendo su di esso, proprio per il giuramento fatto alla Costituzione hanno commesso il reato di Alto Tradimento e attentato agli organi costituzionali. Ma nulla è successo perché?

Esaminando la documentazione liberata dagli omissis apposti da Cossiga, il dato che emerge chiaramente è che i principali esponenti militari incaricati della preparazione del “Piano Solo” erano massoni.

Vi troviamo infatti: Giovanni Allavena (che trafugherà alcuni fascicoli del Sifar per consegnarli a Licio Gelli), Luigi Bittoni, Romolo Dalla Chiesa, Giovanbattista Palumbo, Franco Picchiotti e Giuseppe Santovito (poi implicato nei gravissimi depistaggi intorno al delitto Moro, alla strage di Ustica, e alla strage di Bologna).

Altro dato che risulta dalla lettura degli atti è che le attività illegali operate dal Sifar spesso venivano finanziate da privati e il nome che viene fatto è ancora una volta quello di un massone: Vittorio Valletta, presidente della FIAT di Torino.

Ma la FIAT non finanziava solo le attività illecite del SIFAR, ma anche la massoneria con cifre da capogiro:
Dall'inchiesta del giudice Catalani emerse che la Fiat nel periodo fra il 1971 e il 1976, tramite la Banca popolare di Novara, emise circa 3.000 assegni per un valore di allora di circa 15 miliardi, una cifra enorme, tale da giustificare ben altri obiettivi che non il semplice finanziamento alla massoneria.
Tramite un prestanome, a riscuotere gli assegni presso la Cassa di risparmio di Firenze era un industriale farmaceutico, Piero Cerchiai, gran tesoriere aggiunto della massoneria di palazzo Giustiniani (Grande Oriente). La conferma dell'emissione degli assegni venne anche dalle deposizioni di Luciano Macchia, condirettore dell'IFI della famiglia Agnelli e di Maria Cantamessa, cassiera generale della Fiat...”.[9]
Quando si incontrano massoni, depistaggi, false testimonianze, sparizione di documenti vi sono sempre anche morti improvvise.

Morti sospette
La prima è quella del Generale Giorgio Manes, vice comandante dell’arma dei Carabinieri.

A questi venne chiesto di svolgere un’inchiesta interna sulla fuga di notizie sullo scandalo Segni- De Lorenzo che aveva portato alla realizzazione dello scoop sull’Espresso. Il Generale Manes fece un buon lavoro…forse troppo. Il suo rapporto venne, infatti, censurato da Cossiga con ben 72 omissis prima di essere inviato alla commissione parlamentare d’inchiesta. Ma qualcuno non apprezzò tanta abnegazione e, consegnata la relazione, il Generale venne destituito dal suo incarico e subì ogni sorta di vessazione[10].

Ma ciò non bastava. Il problema non era ancora risolto perché il generale Manes sapeva troppe cose[11]. Convocato a deporre davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta, il giorno della deposizione verrà colpito da un malore e morirà prima dell’audizione.

Altro agente dei servizi segreti convocato a deporre dinnanzi alla commissione parlamentare di inchiesta sarà il colonnello massone Renzo Rocca, ma anche lui non farà in tempo a rendere la sua deposizione:

In procinto di essere interrogato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, il 27 giugno 1968 il colonnello Renzo Rocca venne trovato morto nel suo ufficio, ucciso da un colpo di rivoltella, e non verrà mai stabilito se fosse stato ucciso (come molti indizi inducevano a ritenere) o se si fosse suicidato (come ufficialmente venne annunciato). Certo è che subito dopo il “suicidio”, e ancor prima dell’arrivo del magistrato, agenti dei servizi segreti prelevarono dall’ufficio e dall’abitazione di Rocca numerose bobine registrate e intere casse di documenti, fra i quali l’originale di una relazione sui retroscena del delitto Mattei e fascicoli inerenti il traffico di armi.[12]

Carriere brillanti
Ed ora un’altra domanda: che fine hanno fatto i principali protagonisti dello scandalo Sifar- De Lorenzo –Segni?
Come in un’altra costante….una brillante carriera. Infatti:

- il Generale De Lorenzo che aveva illecitamente schedato ignari cittadini italiani non a scopo di sicurezza nazionale, ma, prevalentemente a scopo ricattatorio; che aveva organizzato una struttura segreta, illegale ed incostituzionale pronta ad attuare un colpo di stato militare per sovvertire le democratiche scelte di un paese, così macchiandosi del reato di Alto tradimento verrà eletto deputato;

- Il colonnello Giovanni Allavena che aveva partecipato a tutto ciò sopra detto per quanto riguarda il Generale De Lorenzo; scoppiato lo scandalo si era attivato per far sparire le prove delle attività illecite commesse dai servizi segreti; aveva trafugato dall’archivio del Sifar parte dei fascicoli illegali (dichiarando mendacemente alla Commissione di inchiesta di averli arbitrariamente distrutti) consegnandoli, invece, al capo della P2 Licio Gelli[13], ancora prima di cessare dal servizio militare, verrà nominato consigliere di Stato;

- Il senatore Cossiga che aveva, con il segreto di Stato coperto abusi, deviazioni, reati gravissimi ed un colpo di Stato militare preparato con modalità “…che si ponevano al di fuori dell'ordinamento costituzionale…”, come si sa, diventerà Presidente della Repubblica, ovvero il garante della Costituzione.

Riassumendo, nello scandalo Sifar-De Lorenzo-Piano, troviamo che:

- i servizi segreti italiani hanno operato violando la Costituzione e le leggi;
- I protagonisti principali della vicenda sono massoni;
- il segreto di Stato viene apposto per coprire gravissimi reati, tra cui palesi violazioni costituzionali, che non solo non hanno nulla a che vedere con la sicurezza nazionale, ma che, anzi, la minacciano.
- le più alte cariche politiche ed istituzionali, pur a conoscenza dei gravissimi fatti, non solo tacciono ma addirittura mentono.
- Documentazione importante, e potenzialmente pericolosa, sparisce, viene illecitamente distrutta o consegnata ad estranei.
- Persone a conoscenza di fatti importanti muoiono prima di poter deporre.

I fatti sino ad ora qui riportati non possono non richiamare alla memoria quanto recentemente successo, ovvero gli scandali che negli ultimi anni hanno coinvolto il SISMI ed il suo direttore Nicolò Pollari.
Ne parleremo nel prossimo articolo.


[1] De Lutiis, Breve storia dei servizi segreti, Editori riuniti : ““l’uomo che – almeno sulla carta - darà l’avvio a Gladio””
[2] ibidem : portò a termine l’acquisto dei terreni di Capo Marrargiu, in Sardegna, dove sarebbe sorta la base di Gladio”
[3] Affiliato alla loggia di Piazza del Gesù
[4] Sergio Flamini, I Fantasmi del passato, Kaos edizioni: Una delle persone più controllate dai nostri servizi segreti era il presidente dell’Eni Enrico Mattei, nel suo fascicolo si ritrovano 377 notizie riservate.
[5] Op. cit Sergio Flamigni
[6] Cs, X legislatura, Resoconti stenografici delle sedute, volume 7, pag. 18.
[7] Luigi Cipriani, Il vizietto degli Agnelli
[8] Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulla causa della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, XII legislatura
[9] ibidem
[10] S. Flamini, op cit..
[11] Dai diari del Generale Manes (Archivio famiglia Manes, cit. in Antonio e Gianni Cipriani, Sovranità limitata, Edizioni associate, Roma 1991, pag. 103.si apprende non solo quanto Cossiga fosse legato al Sifar, ma anche lo scopo ricattatorio dei fascicoli predisposti dal nostro servizio segreto: “De Lorenzo durante un viaggio in macchina con l’allora colonnello “S” confidava di aver disposto l’intercettazione telefonica, tra altri uomini politici, al ministro Andreotti, soggiungendo: abbiamo anche lui in mano”.
[12] Op cit S. Flamigni
[13] Cfr. S. Flamigni, Trame atlantiche. Storia della Loggia massonica segreta P2, Kaos edizioni, Milano 1996, pag. 18.









mercoledì 2 gennaio 2008

I Servizi Segreti in Italia

Di Solange Manfredi

Abbiamo parlato di massoneria, abbiamo accennato ad un sistema ma, prima di analizzare le principali vicende italiane, con nuovi dati e da una nuova prospettiva, non possiamo non parlare dei servizi segreti.
Per fare ciò ci avvarremo di uno straordinario libro: "I servizi segreti in Italia" di Giuseppe De Lutiis, uno dei più autorevoli studiosi di terrorismo e servizi segreti.

Sul suo libro, nella seconda di copertina, si legge: “I servizi segreti sono, in tutto il mondo, organi clandestini del potere politico ed economico. La loro funzione sarebbe quella di garantire la sicurezza dello stato, ma accade spesso che la democrazia sia messa in pericolo proprio dalle attività illegali”.

I servizi segreti vanno di pari passo con il segreto di Stato, strumento di cui, nella storia della nostra Repubblica, ne è stato fatto ampio abuso. Il perché è semplice:

“...non a caso il concetto giuridico di segreto di Stato entra nella legislazione di molte nazioni alla fine del secolo scorso, in concomitanza con l’istituzione dei primi servizi segreti e anche con l’ampliarsi del suffragio elettorale, e costituisce probabilmente l’antidoto che i ceti politici al potere contrappongono al relativo aumento della possibilità di controllo da parte dei cittadini. Osserva a questo proposito Hans Magnus Enzensberger: << …da allora il segreto di Sato viene ripartito tra i suoi detentori e li immunizza, ognuno secondo il suo grado di iniziazione, contro la discussione….Il numero dei segreti di Stato che uno conosce diventa la misura del suo rango e dei suoi privilegi in una gerarchia sottilmente graduata. La massa dei dominati è senza segreti: non ha cioè nessun diritto di partecipare al potere, di criticarlo e di sorvegliarlo>>” [1]

Il libro analizza e documenta in maniera straordinaria l’attività dei servizi segreti in Italia al fine di cercare di individuare le linee portanti del loro comportamento nei confronti della magistratura:


Crediamo di poter affermare che esse si identificano, salvo alcune eccezioni, in una costante tutela dell’illegalità, intesa come protezione dei responsabili di gravi fatti eversivi, sia come abituale depistaggio delle indagini su quei fatti, sia infine come continuo ricorso al comodo paravento del “segreto politico-militare” anche quando è evidente che esso viene invocato per coprire verità scottanti. Da questa continua opera di intralcio sono poi inevitabilmente venute le varie sentenze assolutorie…”

Poi il libro passa all’impietosa analisi dei fatti in cui sono stati coinvolti i servizi segreti, compresi gli scandali finanziari degli anni ’90 (miliardi finiti su conti correnti di ex dipendenti dei servizi segreti e dei loro famigliari che, guarda caso si trovavano in una banca della Repubblica di San Marino, proprio dove era giunta l’inchiesta di De Magistris).

Ma i servizi segreti non sono solo questo. Sono anche la continua attività di creazione di dossier illegali e falsi.

La cosa importante, da sottolineare, è che la storia tristemente nota dei dossier illegali degli anni ’60 (scandalo Sifar, con migliaia di dossier illegali e falsi creati, spesso, a scopo ricattatorio) non si è mai fermata. Uffici segreti a questo preposti hanno avuto un’attività ininterrotta. Infatti quando viene scoperto un centro segreto di dossieraggio illegale se ne crea subito un altro.

Negli anni ’90 viene scoperto: “…un sistema informativo parallelo a quello ufficiale,, che era gestito dall’Ufficio Affari Riservati in contatto con propri informatori periferici dei capoluoghi di provincia, la cui esistenza era ufficialmente sconosciuta agli stessi questori delle varie città[2] .
Nel 2006 in via Nazionale scoperto un altro centro dedito alla creazione dossier illegali e, spesso, falsi. In questo ufficio, come sappiamo, si creavano falsi scoop, falsi documenti e false notizie.

Il tutto veniva (e viene, perché nel frattempo ne sarà stato sicuramente creato un altro) certosinamente raccolto negli anni per, poi ,essere utilizzato al momento giusto al fine di ricattare o delegittimare personaggi “scomodi”.
E si perché se il personaggio scomodo non ha “vizietti” su cui poter fare leva per ridurlo al silenzio, qualcosa si deve creare, anche falso non importa.
Ovviamente tutti ci domandiamo cosa possano creare, come possano operare e le risposte possono essere molteplici.
Io vi porto un esempio di come si potrebbe operare. Un esempio vero e personale. Non so se sia opera dei servizi, ma certo il metodo è ingegnoso.

Dopo la morte di mio padre un suo “fraterno" amico mi consiglia di aprire il conto corrente presso una determinata banca, in un determinato giorno ,assicurandomi che ad attendermi avrei trovato un suo amico. Ancora ignara di quanto scoprirò successivamente seguo il consiglio. Il giorno concordato mi reco presso la sede centrale della banca indicatami ed apro il mio conto. Tutto procede normalmente, la persona è cordiale e spiega pazientemente alcune cose (è il mio primo conto corrente e non ci capisco assolutamente nulla).

Dopo 9 anni , avendo bisogno di ricordare alcune cose, e non trovando la documentazione di apertura conto, richiedo alla banca la relativa documentazione ed alcuni estratti.

Dopo circa 15 giorni mi viene inviata, con mia grande sorpresa, una documentazione quasi identica (le differenze riguardavano il numero di C/C scritto non con la stampante del pc, ma con una normale macchina da scrivere e la data, anch’essa non scritta con la stampante del pc, ma inserita con un timbro) in cui comparivano firme palesemente false, tutte: quella sull’apertura del conto, quella per la richiesta della carta di credito e quella per l’accesso alla cassetta di sicurezza. Stessi moduli, stesso conto, ma firme false.

Era stata creata una documentazione “parallela” e falsa. Perché?

Anche circa gli estratti la sorpresa è grande, perché mi vengono inviati estratti a me mai recapitati perché spediti non al mio indirizzo di casa, ma al direttore della filiale.

Fortunatamente dopo poche settimane, ed una ricerca spasmodica, riesco a trovare la documentazione di apertura conto che avevo smarrito, quella vera, originale, recante la mia firma.

Cosa è successo? Probabilmente dopo 9 anni, qualche dipendente distratto, od ignaro, mi ha erroneamente inviato la documentazione “parallela” che io non dovevo conoscere.

Ma perché fare tutto ciò?

Cosa hanno fatto in questi anni con un clone del mio C/C, con il clone della mia carta di credito, con il mio clone della scheda cui compariva la mia firma per accedere alla cassetta di sicurezza, o con gli assegni?

E, ancora, cosa compare negli estratti conto “paralleli” a me mai inviati?

Quale documentazione possono aver creato?

Magari con la ricevuta della carta di credito (quella parallela) cercheranno di dimostrare che ho comprato droga? Film pedo-pornografici? O ero in un albergo ove si teneva una riunione di boss mafiosi? Mah!

E, soprattutto,…la tireranno fuori un giorno? E se si, quando? Sarà il famoso “asso” da tirar fuori quando la persona diventa “scomoda”?
Attendo. Vi dirò, sono anche un po’ curiosa. Al momento opportuno sarà interessante andare a vedere chi ha siglato la documentazione parallela, parlare con il direttore della filiale (che ovviamente, manco a dirlo, ha fatto una carriera straordinaria all’interno della banca), domandargli come mai lo stesso giorno un estratto conto arrivava al mio indirizzo di casa ed uno, “parallelo” e diverso alla sua filiale, ecc...
Questo è solo un esempio. Io ho scoperto questa cosa per puro caso, per l’errore di un dipendente. Ma chissà a quanti di noi considerati a “rischio” è stata preparata una situazione analoga, un qualcosa pronto a scattare al momento opportuno per screditare o ricattare. E chissà chi c’è dietro.
Un ultimo dato per chiudere il ragionamento.
La scoperta nel 1982 di una lista con solo 962 nomi (lista P2) ha permesso di scoprire che, per più di 30 anni, ai vertici dei servizi segreti si sono succeduti massoni.
Quale giuramento (se quello alla Costituzione della Repubblica italiana o quello alla Costituzione massonica) onorassero è già probabilmente chiaro dai pochi brani riportati nell’articolo, ma la cosa importante da capire, ripeto, è il meccanismo con cui operano.
Nei prossimi articoli riporteremo altri brani di questo straordinario libro di De Lutiis.


Sempre dello stesso autore mi permetto di consigliare: “il golpe di via Fani” uscito da poco.






[1] Giuseppe De Lutiis, I servizi segreti in Italia, editori riuniti, 1998, pg. 13
[2] op. cit. pg. 360