domenica 6 gennaio 2008

Quando si dice che il meccanismo è sempre lo stesso…

Di Solange Manfredi


Abbiamo visto, negli articoli precedenti, come nella storia d’Italia (e non solo) quando vi sono scandali, stragi, omicidi eccellenti, vi siano anche una serie di costanti, ovvero di meccanismi che scattano affinché non si giunga alla verità.


Abbiamo visto che questi sono principalmente:

- La protezione data dal segreto (vedi gli articoli del 30 dicembre 2007 e 2 gennaio 2008);
- La morte dei testimoni (vedi gli articoli del 3, 16 novembre e 16 dicembre 2007);
- La scomparsa di documenti (vedi gli articoli del 16, 20 e 29 novembre 2007);
- I depistaggi operati da apparati dello Stato (vedi gli articoli del 5 e 16 dicembre 2007);
- Il tentativo di delegittimazione, o bloccare, i magistrati che indagano con esposti, azioni disciplinari, intervento del CSM o della Cassazione (vedi l’articolo del 30 novembre 2007);

Dall’attuarsi di questi meccanismi, tutti a tutela dell’illegalità, sono poi, inevitabilmente, arrivate le sentenze assolutorie sui più gravi fatti di sangue e scandali italiani (nei casi più fortunati si è giunti a condannare qualche esecutore, ma mai i mandanti).

Ora, per comprendere meglio come venga attuato il meccanismo (sempre lo stesso e sempre a tutela dello stesso potere), mettiamolo in evidenza ripercorrendo la nostra storia.

Facciamo questo perché, una volta capito il meccanismo, questo può essere facilmente riconosciuto e applicato agli avvenimenti di oggi, permettendoci di vedere e capire ciò che accade ed, in alcuni casi, di capire anche con anticipo quanto succederà.

Scandalo Scandalo Sifar-DeLorenzo-Segni

La prima struttura di intelligence della Repubblica italiana (SIFAR) nacque nel 1949 con una semplice circolare interna dell’allora Ministro della Difesa Rodolfo Pacciardi (con buona pace della neonata democrazia).
A capo del Sifar si avvicendarono il generale Carlo Del Re (1949-1951), il Generale Umberto Broccoli[1] (1951-1952), il Generale Ettore Musco[2] (1952-1956) ed infine il Generale massone De Lorenzo[3], (1956- 1965).

Il Generale De Lorenzo nel 1959 diede inizio ad una operazione, illecita e segreta di schedature di cittadini italiani. Tra questi: uomini politici, prelati, vescovi, imprenditori ed altre categorie di interesse rilevante per la vita della nazione[4].
Le notizie raccolte nei fascicoli (spesso estese anche ai famigliari) riguardavano anche notizie scandalistiche (relazioni extra coniugali, nascita di figli illegittimi, consuetudini sessuali; ecc…).
In alcuni casi, poi, le notizie raccolte erano assolutamente inventate. Insomma i fascicoli si presentavano di poca utilità ai fini della sicurezza nazionale ma utilissimi a scopo ricattatorio[5].

I fascicoli venivano, poi, inviati ai comandi dei carabinieri di Napoli (guidato dal massone Romolo Dalla Chiesa) e di Milano (guidato dal massone colonnello Giovanbattista Palumbo);

Alla fine del 1962 il Generale De Lorenzo, nominato Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, fu costretto a lasciare il SIFAR, ma ne mantenne comunque il controllo grazie alla nomina in posti chiave di suoi fidati “fratelli” come il massone Giovanni Allavena, il massone Renzo Rocca e il massone Luigi Tagliamone.

Nel 1965, improvvisamente, il SIFAR fu sciolto e, il 18 novembre 1965, nacque il SID (Servizio Informazioni Difesa).
Perché si decise di sciogliere il SIFAR?
La risposta si ebbe solo il 14 maggio 1967, quando l’Espresso uscì titolando: “Finalmente la verità sul Sifar. 14 luglio 1964: complotto al Quirinale. Segni e De Lorenzo preparavano il colpo di Stato”.

Segreto di Stato

La magistratura aprì un’inchiesta ma il Governo oppose il Segreto di Stato.

Dopo 5 anni, nel marzo 1969, venne istituita, per indagare sullo scandalo Scandalo Sifar-DeLorenzo-Segni, la Commissione Parlamentare di Inchiesta Bolchini Lombardi.

All’onorevole Cossiga, con delega del Presidente del Consiglio[6], venne assegnato il compito di leggere i documenti da inviare alla Commissione di inchiesta e decidere cosa coprire con il segreto di Stato.

La Commissione di inchiesta si vide, così, negare molti documenti e molti altri giunsero pieni zeppi di omissis. Con tale mole di omissis l’inchiesta della Commissione si concluse con, praticamente, un nulla di fatto.

Ma cosa nascondevano quegli omissis con tanta cura e abnegazione apposti da Cossiga?

Sarà proprio Cossiga, durante la sua deposizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio Moro, a rispondere:
“...Certamente gli omissis erano conformi alle norme in vigore secondo il regio decreto del 1941... Vuole, onorevole Sciascia, che le dica un omissis? Ad esempio: aeroporto di... omissis... il comandante... omissis... Siccome una norma dice, cioè il decreto del 1941 dice che il nome del comandante è coperto dal segreto di Stato, così si è fatto. Guardi che queste dichiarazioni, questi commenti, li ho fatti con più di un amico. Quando mi dissero: hanno sequestrato Moro per fargli dire che cosa c’è dietro gli omissis, era l’ultima cosa a cui potevo credere perché io li avevo letti e sapevo che dietro gli omissis non c’era niente”.

Ma era proprio così?
Per saperlo si dovrà attendere più di un quarto di secolo, ovvero sino al 1990, anno in cui il Governo deciderà di rimuovere il segreto di Stato.
Si avrà così modo di scoprire che Cossiga ha mentito davanti alla Commissione e gli omissis da lui apposti in realtà nascondevano deviazioni, abusi e gravissimi reati penali.

Nascondevano ad esempio: azioni ricattatorie, lavori svolti in favore di persone estranee alla amministrazione, intercettazioni illegali, ricerca di notizie scandalistiche sulle massime cariche militari e molto altro ancora.

Ma soprattutto nascondevano il testo del “Piano Solo” e la relativa documentazione, nella quale si trovava conferma che il Generale De Lorenzo aveva predisposto un piano per attuare, nel 1964, un vero e proprio colpo di Stato militare nel caso in cui il Governo di centro sinistra (presieduto da Aldo Moro) non avesse ridimensionato le sue istanze riformiste. Con buona pace della democrazia.

Il Piano Solo prevedeva l’occupazione, da parte della sola Arma dei Carabinieri (di qui la denominazione “Piano Solo”), di obiettivi strategici nelle principali città italiane da attuarsi anche con l’appoggio di “milizie civili”, reclutate in modo clandestino.[7].

La Commissione di inchiesta Pellegrino, finalmente tolto il segreto di Stato, alla fine degli anni ’90, nella relazione finale affermerà che il “Piano Solo” era un vero e proprio piano per un Golpe per di più attuato … con modalità che si ponevano al di fuori dell'ordinamento costituzionale[8]”.

E questo vuol dire una sola cosa: tutte le persone, militari o politici, che a questo piano hanno partecipato o ne erano a conoscenza, appoggiandolo o tacendo su di esso, proprio per il giuramento fatto alla Costituzione hanno commesso il reato di Alto Tradimento e attentato agli organi costituzionali. Ma nulla è successo perché?

Esaminando la documentazione liberata dagli omissis apposti da Cossiga, il dato che emerge chiaramente è che i principali esponenti militari incaricati della preparazione del “Piano Solo” erano massoni.

Vi troviamo infatti: Giovanni Allavena (che trafugherà alcuni fascicoli del Sifar per consegnarli a Licio Gelli), Luigi Bittoni, Romolo Dalla Chiesa, Giovanbattista Palumbo, Franco Picchiotti e Giuseppe Santovito (poi implicato nei gravissimi depistaggi intorno al delitto Moro, alla strage di Ustica, e alla strage di Bologna).

Altro dato che risulta dalla lettura degli atti è che le attività illegali operate dal Sifar spesso venivano finanziate da privati e il nome che viene fatto è ancora una volta quello di un massone: Vittorio Valletta, presidente della FIAT di Torino.

Ma la FIAT non finanziava solo le attività illecite del SIFAR, ma anche la massoneria con cifre da capogiro:
Dall'inchiesta del giudice Catalani emerse che la Fiat nel periodo fra il 1971 e il 1976, tramite la Banca popolare di Novara, emise circa 3.000 assegni per un valore di allora di circa 15 miliardi, una cifra enorme, tale da giustificare ben altri obiettivi che non il semplice finanziamento alla massoneria.
Tramite un prestanome, a riscuotere gli assegni presso la Cassa di risparmio di Firenze era un industriale farmaceutico, Piero Cerchiai, gran tesoriere aggiunto della massoneria di palazzo Giustiniani (Grande Oriente). La conferma dell'emissione degli assegni venne anche dalle deposizioni di Luciano Macchia, condirettore dell'IFI della famiglia Agnelli e di Maria Cantamessa, cassiera generale della Fiat...”.[9]
Quando si incontrano massoni, depistaggi, false testimonianze, sparizione di documenti vi sono sempre anche morti improvvise.

Morti sospette
La prima è quella del Generale Giorgio Manes, vice comandante dell’arma dei Carabinieri.

A questi venne chiesto di svolgere un’inchiesta interna sulla fuga di notizie sullo scandalo Segni- De Lorenzo che aveva portato alla realizzazione dello scoop sull’Espresso. Il Generale Manes fece un buon lavoro…forse troppo. Il suo rapporto venne, infatti, censurato da Cossiga con ben 72 omissis prima di essere inviato alla commissione parlamentare d’inchiesta. Ma qualcuno non apprezzò tanta abnegazione e, consegnata la relazione, il Generale venne destituito dal suo incarico e subì ogni sorta di vessazione[10].

Ma ciò non bastava. Il problema non era ancora risolto perché il generale Manes sapeva troppe cose[11]. Convocato a deporre davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta, il giorno della deposizione verrà colpito da un malore e morirà prima dell’audizione.

Altro agente dei servizi segreti convocato a deporre dinnanzi alla commissione parlamentare di inchiesta sarà il colonnello massone Renzo Rocca, ma anche lui non farà in tempo a rendere la sua deposizione:

In procinto di essere interrogato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, il 27 giugno 1968 il colonnello Renzo Rocca venne trovato morto nel suo ufficio, ucciso da un colpo di rivoltella, e non verrà mai stabilito se fosse stato ucciso (come molti indizi inducevano a ritenere) o se si fosse suicidato (come ufficialmente venne annunciato). Certo è che subito dopo il “suicidio”, e ancor prima dell’arrivo del magistrato, agenti dei servizi segreti prelevarono dall’ufficio e dall’abitazione di Rocca numerose bobine registrate e intere casse di documenti, fra i quali l’originale di una relazione sui retroscena del delitto Mattei e fascicoli inerenti il traffico di armi.[12]

Carriere brillanti
Ed ora un’altra domanda: che fine hanno fatto i principali protagonisti dello scandalo Sifar- De Lorenzo –Segni?
Come in un’altra costante….una brillante carriera. Infatti:

- il Generale De Lorenzo che aveva illecitamente schedato ignari cittadini italiani non a scopo di sicurezza nazionale, ma, prevalentemente a scopo ricattatorio; che aveva organizzato una struttura segreta, illegale ed incostituzionale pronta ad attuare un colpo di stato militare per sovvertire le democratiche scelte di un paese, così macchiandosi del reato di Alto tradimento verrà eletto deputato;

- Il colonnello Giovanni Allavena che aveva partecipato a tutto ciò sopra detto per quanto riguarda il Generale De Lorenzo; scoppiato lo scandalo si era attivato per far sparire le prove delle attività illecite commesse dai servizi segreti; aveva trafugato dall’archivio del Sifar parte dei fascicoli illegali (dichiarando mendacemente alla Commissione di inchiesta di averli arbitrariamente distrutti) consegnandoli, invece, al capo della P2 Licio Gelli[13], ancora prima di cessare dal servizio militare, verrà nominato consigliere di Stato;

- Il senatore Cossiga che aveva, con il segreto di Stato coperto abusi, deviazioni, reati gravissimi ed un colpo di Stato militare preparato con modalità “…che si ponevano al di fuori dell'ordinamento costituzionale…”, come si sa, diventerà Presidente della Repubblica, ovvero il garante della Costituzione.

Riassumendo, nello scandalo Sifar-De Lorenzo-Piano, troviamo che:

- i servizi segreti italiani hanno operato violando la Costituzione e le leggi;
- I protagonisti principali della vicenda sono massoni;
- il segreto di Stato viene apposto per coprire gravissimi reati, tra cui palesi violazioni costituzionali, che non solo non hanno nulla a che vedere con la sicurezza nazionale, ma che, anzi, la minacciano.
- le più alte cariche politiche ed istituzionali, pur a conoscenza dei gravissimi fatti, non solo tacciono ma addirittura mentono.
- Documentazione importante, e potenzialmente pericolosa, sparisce, viene illecitamente distrutta o consegnata ad estranei.
- Persone a conoscenza di fatti importanti muoiono prima di poter deporre.

I fatti sino ad ora qui riportati non possono non richiamare alla memoria quanto recentemente successo, ovvero gli scandali che negli ultimi anni hanno coinvolto il SISMI ed il suo direttore Nicolò Pollari.
Ne parleremo nel prossimo articolo.


[1] De Lutiis, Breve storia dei servizi segreti, Editori riuniti : ““l’uomo che – almeno sulla carta - darà l’avvio a Gladio””
[2] ibidem : portò a termine l’acquisto dei terreni di Capo Marrargiu, in Sardegna, dove sarebbe sorta la base di Gladio”
[3] Affiliato alla loggia di Piazza del Gesù
[4] Sergio Flamini, I Fantasmi del passato, Kaos edizioni: Una delle persone più controllate dai nostri servizi segreti era il presidente dell’Eni Enrico Mattei, nel suo fascicolo si ritrovano 377 notizie riservate.
[5] Op. cit Sergio Flamigni
[6] Cs, X legislatura, Resoconti stenografici delle sedute, volume 7, pag. 18.
[7] Luigi Cipriani, Il vizietto degli Agnelli
[8] Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulla causa della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, XII legislatura
[9] ibidem
[10] S. Flamini, op cit..
[11] Dai diari del Generale Manes (Archivio famiglia Manes, cit. in Antonio e Gianni Cipriani, Sovranità limitata, Edizioni associate, Roma 1991, pag. 103.si apprende non solo quanto Cossiga fosse legato al Sifar, ma anche lo scopo ricattatorio dei fascicoli predisposti dal nostro servizio segreto: “De Lorenzo durante un viaggio in macchina con l’allora colonnello “S” confidava di aver disposto l’intercettazione telefonica, tra altri uomini politici, al ministro Andreotti, soggiungendo: abbiamo anche lui in mano”.
[12] Op cit S. Flamigni
[13] Cfr. S. Flamigni, Trame atlantiche. Storia della Loggia massonica segreta P2, Kaos edizioni, Milano 1996, pag. 18.









7 commenti:

Anonimo ha detto...

Lei secondo me è comunista.
Si vergogni!!!

Anonimo ha detto...

Vi volevo segnalare un articolo interesante..
http://www.lagiustainformazione2.it/meredith-kercher-e-la-rosa-rossa/

tell ha detto...

Ciao. Esco fuori tema per contestare alcune tue altre conclusioni.
Su altalex leggo che per te:
"gli Organi Amministrativi e di Controllo della Banca d’Italia, come avviene nelle società per azioni, sono nominati dall’assemblea Generale dei “partecipanti” (cui il 95% sono privati): in particolare il Consiglio Superiore, che poi provvede a nominare tra i propri componenti il Comitato, il Governatore, il direttore Generale e i due vice Direttori Generali"

e che

"Annualmente, il Consiglio di Amministrazione, autonomamente eletto (dai soci privati), stabilisce quote di riserva variabili che, spesso, producono una quota di utili superiore alla quota di utili che viene data allo Stato
tali utili (risultato degli interessi sul prestito) la Banca d’Italia li distribuisce tra i suoi soci che sono al 95% privati".

Scusa, ma credo che tu sia incorsa in qualche imprecisione.

Il Governatore è nominato dal Governo ex 19, c.8, 262/05 (con Dpr su "proposta" CdM "sentito" il parere del Consiglio superiore: "proposta" = parere vincolante; "sentito" = parere non vincolante...).
Il Governatore nomina il direttorio ex 17, c.3, Statuto (su sua "proposta" il CS li nomina senza potere divergere in alcun modo).

Se si eccettua gli organi di controllo, dunque, i partecipanti non hanno alcun potere direttivo sulla Banca. Nè diretto e nè indiretto.

Quanto alla questione degli utili credo tu stia facendo confusione.
Sostieni che: "la quota di utili da assegnare allo Stato corrisponde circa al 50% dell’Utile di Esercizio del Bilancio Annuale, dedotto il 40% accantonato a riserve e il 10 % del capitale sociale attribuiti ai partecipanti."

La quota di utili attribuiti allo Stato è del 60%, il 40% di resto va a riserve. Il 10% (6+4) che ti confonde non è calcolato sugli utili, ma sul "capitale" che è pari a euro 156000 (art. 3 Statuto).
In altre parole la quota che ogni anno viene distribuita ai partecipanti è pari, al massimo, a 15600 euro.
Un ulteriore introito per i partecipanti deriva dall'investimento privato di parte delle riserve (peraltro in un fondo comune di investimento privato, scelto senza alcuna evidenza pubblica...).

Quando dici che: " sia stato corrisposto un dividendo per ogni quota di partecipazione unitaria pari a circa il 300% del valore della stessa" dovresti anche specificare il valore di queste quote di partecipazione. Ad esempio, per conoscenza diretta, l'Inps detiene 7800 euro di capitale sociale (il 5%). Tu sostieni che abbia introitato 23600 euro? Bè, non mi sembra poi tutto questo grande guadagno.

Solange Manfredi ha detto...

ciao Tell,
i dati riportati nell'articolo sono tratti dalla CTU (consulenza tecnica d'ufficio)della controversia, poi giunta alla Cassazione Sezioni Unite da cui prende spunto l'articolo. La CTU completa è rintracciaabile in internet al sito http://www.studiotanza.it/ctu.doc
e comprende l'analisi dei bilanci.

L'articolo ne riprende solo alcune parti, poichè l'aspetto giuridico analizzato era la violazione costituzionale.

Michelangelo ha detto...

lascio un commento che non c+´entra molto col tema, ma tocca in qualche modo tutti quelli trattati sul vostro blog.

vi prego di pubblicizzare in giro
il nome di Ron Paul, 3o candidato repubblicano per il 2008, con idee riformiste per FED, CIA e FBI.
da leggere il suo libro del 1988"Freedom Under Siege"
reperibile online su http://www.dailypaul.com/freedom-under-siege/Freedom-Under-Siege-complete.pdf

almeno da leggere il capitolo 4, "Sound Gold Is Money" dove tratta delle crisi depressive del 18boh-1907-1929 e di come si arrivó allo smantellamento della NBS (pubblica) e ala creazione della FED (orribilmente privata)

insomma, uno che fará la fine di JFK, se tocca i fili sbagliati senza guanti e guardie del corpo a sufficienza...

ciao

Anonimo ha detto...

ottimo articolo, che la dice lunga sulla "democrazia" in italia... :(

Solange Manfredi ha detto...

Caro Michelangelo, ti ringrazio della segnalazione. Leggerò sicuramente il libro (è già sul mio pc :-)). Hai ragione, ci sono numerosissime similitudini tra la situazione attuale e quella portò alla crisi depressiva del 1929. Anzi dovrei dire che i "meccanismi" sono pericolosamente simili. Vi saranno prossimamente degli articoli sull'argomento.
Un saluto