venerdì 30 novembre 2007

Vergognamoci per loro. Che affronto le parole della Forleo! Punitela!!



Che affronto le parole della Forleo: Punitela!

di Solange Manfredi


Ho letto con interesse in questi giorni, o meglio in questi mesi, le terribili parole proferite dal GIP Forleo: “ha subito pressioni istituzionali!!!”. Incredibile, che sfacciataggine.
A questa notizia, dopo qualche mese, è stata aperto un procedimento disciplinare contro di lei, davanti al CSM.
Perché questo provvedimento? Perchè Sono affermazioni veramente sconvenienti per un magistrato, un uomo dello Stato.
E’ interessante allora andare a vedere se ci sono precedenti del genere; se altri magistrati hanno fatto accuse del genere o affermazioni di questo tenore.
Vediamo.
Borsellino, dopo la morte di Falcone, disse: “… denunciai quello che stava accadendo a Palermo …per aver denunciato questa verità io rischiai conseguenze professionali gravissime, ma quel che è peggio il Consiglio superiore immediatamente scoprì quale era il suo vero obiettivo: proprio approfittando del problema che io avevo sollevato doveva essere eliminato al più presto Giovanni Falcone. E forse questo io lo avevo pure messo nel conto perché ero convinto che lo avrebbero eliminato comunque; almeno, dissi, se deve essere eliminato l’opinione pubblica lo deve sapere, lo deve conoscere, il pool antimafia deve morire davanti a tutti, non deve morire in silenzio.”
Il giudice Salvini che era titolare dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana nel 2000 disse: “…è difficile negare che sia anche strage di Stato. Nel senso che lo Stato invece di reprimere, con buona parte dei suoi apparati, ha colluso con chi stava progettando le stragi, ha difeso chi le aveva compiute dal pericolo di essere incriminati e ha fatto fuggire, quando necessario, i testimoni. Quindi l'espressione, anche se può apparire molto forte, e se poteva sembrare una forzatura politica all'epoca, è in fondo confermata da tanti nuovi elementi. E quindi sul piano storico politico ha un senso profondo di verità…Presso il ministero dell'Interno vi erano centinaia di faldoni addirittura parti di corpi di reato utili per la magistratura, che non sono arrivati se non pochi anni fa, all'autorità giudiziaria.”.
Qualche pressione l’ha testimoniata anche quando dice: “…Io posso dirle che l'indagine del mio ufficio ha avuto una serie impressionante di ostacoli …il mio ufficio dal 1995, per anni, mentre stava svolgendo gli interrogatori più importanti e irripetibili, è stato bersagliato letteralmente da esposti, azioni disciplinari, interventi del Consiglio Superiore della Magistratura o della Procura generale presso la Cassazione, che hanno rischiato di paralizzare il lavoro che stavamo svolgendo. È chiaro che quando ti devi difendere da falsità, calunnie, vere e proprie manipolazioni di documenti, resta pochissimo tempo per condurre gli interrogatori e svolgere gli accertamenti e le perizie prima che scada il termine per le indagini. È stato uno stillicidio, letteralmente, che abbiamo dovuto subire…Ciò che è avvenuto è qualcosa di sconcertante: una buona parte della magistratura invece di sostenere chi stava svolgendo un'azione investigativa difficile, che non era stato possibile portare a termine trent'anni prima, ha cercato in tutti i modi di colpire con azioni del tutto infondate, chi stava impegnandosi per poter raggiungere la verità. Faccio solo un esempio fra i moltissimi possibili, che ritengo giusto sia conosciuto. Nel '95, quando stavamo giungendo al cuore delle cellule eversive, un capo di Ordine Nuovo, il dottor Carlo Maria Maggi, per allentare la pressione presentò un esposto, sostenendo di essere stato sottoposto dai miei investigatori a pressioni o abusi. Ma contemporaneamente vi erano delle intercettazioni, svolte dalla Procura di Milano, da cui emergeva che l'esposto era fasullo, un inganno suggerito a pagamento da altri militanti che stavano all'estero al fine proprio di mettere in difficoltà chi stava indagando. Nelle intercettazioni era quindi chiarissimo che fosse un esposto strumentale. Ebbene queste intercettazioni non furono mai trasmesse né a chi, a Venezia, aveva aperto le indagini contro di noi, né alla Procura Generale, in modo tale che noi fossimo per anni delegittimati da questo sospetto. Ci sono voluti più di tre anni, anche per colpa delle omissioni altrui, perché questo procedimento si disintegrasse, ma ormai il danno era fatto…È un episodio sconcertante. All'interno della magistratura non c'è stata collaborazione, favorendo in questo modo i presunti autori delle stragi, che speravano di restare impuniti… Forse, anche per questo, in quegli anni si è avuto cura di riempirmi di altri processi, come se l'indagine sulla strage non esistesse. Voi potete immaginare che se hai centinaia di casi da trattare, un lavoro approfondito e continuativo come richiede l'indagine su un fenomeno eversivo con alle spalle un contesto istituzionale, diventa quasi impossibile. Cercare di impedire materialmente ad un giudice di avere lo spazio per lavorare porta oggettivamente al rischio di insabbiamento di un'indagine…”
Quanto a Roberto Scarpinato, sostituto Procuratore della DDA di Palermo, ospite di Primo Piano del TG3 il 27 maggio del 2007 ha detto: “Avevamo ricostruito un progetto di destabilizzazione politica del Paese, all’interno del quale Cosa Nostra era il braccio armato. C’erano, dietro le stragi interessi convergenti; interessi politici di carattere globale convergenti con quelli di Cosa Nostra palermitana. Così per Falcone, così per Borsellino”. Per Scarpinato, le due stragi ”facevano parte di un progetto nazionale di destabilizzazione, per mettere in crisi la Repubblica e stabilire un nuovo ordine politico. La Cupola – dice il magistrato palermitano – era l’organo direttivo di Cosa Nostra, che ha messo in campo la forza militare, ma la mente politica del progetto, non era interna a Cosa Nostra, ma esterna…Il pool di magistrati formato dopo le stragi (Capaci e Via D’Amelio) arrivò alla soglia della verità. Poi, improvvisamente, quel gruppo di magistrati fu disarticolato. La fine del pool e la seguente campagna di denigrazione nei confronti dei collaboratori di giustizia hanno contribuito a sigillare le bocche di tanti che erano depositari di segreti eccellenti…”.

In sostanza:
- Borsellino disse che il pool di Palermo fu silurato dal CSM;
- Il giudice Salvini dice che la strage di Piazza Fontana è stata una strage di stato, coperta da apparati dello stato (leggi: servizi segreti; è ovvio che per apparati dello stato non si intende certamente L’ente per la promozione della foca monaca, né il CONI, ma i servizi segreti, su delega di ministri e parlamentari);
- Scarpinato afferma di recente che nelle stragi del 1993 c’era un progetto politico di destabilizzazione, in cui Cosa Nostra era il braccio armato di ambienti politici.
Ma la Forleo viene giudicata perché ha detto: “ho subiti pressioni istituzionali”!!!!
Una sola parola…..VERGOGNATEVI!!!!

giovedì 29 novembre 2007

Il caso di Ilaria Alpi e il Moby Prince. Una curiosa coincidenza



Il caso di Ilaria Alpi e il Moby Prince. Una curiosa coincidenza
di Solange Manfredi
Pubblicato l’articolo sul Moby Prince in molti mi hanno scritto chiedendo chiarimenti circa l’accenno fatto, all’interno dell’articolo, ad Ilaria Alpi. Ecco dunque la risposta.
L’accenno è stato fatto perché queste morti (quelle del Moby Prince e di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin) hanno molto in comune: Il traffico internazionale di armi e la flotta di pescherecci Shifco.
Il 20 marzo 1994 a Mogadiscio vengono uccisi la giornalista Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin.
Ad 800 metri di distanza dal luogo dell’agguato ci sono due navi militari italiane, la San Giorgio e la Garibaldi. Su una di esse è in corso una gara di pesca.
I nostri soldati stanno aspettando di finire le procedure di imbarco per tornare a casa.
Vengono avvisati dell’agguato teso ai nostri connazionali, ma nessuno si muove, nemmeno per andare a recuperare i corpi.
Rientrate le salme in Italia la Procura di Roma non viene neanche avvisata.
Sarà il responsabile del cimitero ad accorgersi che, sulla persona da tumulare morta per colpo da arma da fuoco (Ilaria Alpi), non è stata fatta alcuna autopsia.
Su cosa stavano lavorando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia?
Stavano indagando sul traffico di armi e rifiuti tossici che dall’Italia giungono nel paese africano.
La loro attenzione si era incentrata sulla flotta Shifco, una flotta di pescherecci donata dalla Coooperazione italiana alla Somalia e che invece di trasportare pesce, da diverse testimonianze, pare trasporti armi.
Una informativa della Digos di Udine del 1994 riferisce quanto segue: che al porto di Livorno ha fatto scalo “per lunghi periodi un peschereccio battente bandiera somala di colore bianco con scritta nera chiamato 'Shifco' [...] che sarebbe in realtà stato utilizzato per traffico internazionale di armi”.
Veniamo allora al Moby Prince.
La sera del 10 aprile 1991 al porto di Livorno è presente il peschereccio “21 Oktobar II”, la nave numero uno della flotta di pescherecci Shifco. Ufficialmente si trova lì per riparazioni (dovrebbe quindi trovarsi a secco in officina) eppure - la notte della strage del Moby Prince - chiede di essere rifornita di carburante e si mette in navigazione. Tornerà al porto di Livorno il giorno dopo.
Perché una imbarcazione ricoverata in banchina per lunghi interventi di riparazione effettua un pieno di carburante? Doveva effettuare delle manovre portuali? E quali? Perché non vi è traccia dei suoi movimenti?
Eppure la nave non è piccola, è lunga 70 metri.
La notte del rogo del Moby Prince alcuni ufficiali della Marina testimoniano che, nel Porto di Livorno, è in corso movimentazione di materiale bellico.
Dove venivano caricate queste armi? Sulla “21 Oktobar II”?
Il timoniere somalo della 21 Oktobar II parla apertamente di traffici d’armi svolti dal peschereccio. Era questo che aveva scoperto Ilaria Alpi? Non si sa. Quello che però è certo è che anche nella morte di Ilaria Alpi ritroviamo attivati tutti gli i meccanismi, operati con successo per il Moby Prince, quei meccanismi che non permettono di giungere alla verità. Vediamoli:

- testimoni non ascoltati;
- fascicoli spariti;
- block notes e videocassette di Ilaria Alpi scomparse;
- macchina fotografica di Ilaria Alpi scomparsa;
- l’elenco degli effetti personali della giornalista compilato sulla nave "Garibaldi" scomparsa
- il riscontro esterno dei corpi e le foto scattate sulla nave "Garibaldi" scomparsi;
- il "Body Anatomy Sketching Report" redatto da signor Victor Baiza della compagnia mortuaria privata americana Brown-Root di Houston, scomparso;
- informazioni false date per depistare le indagini;
- registri di bordo incompleti;
- informative trasmesse e mai arrivate;
- inchiesta sottratta (avocata immotivatamente come accerterà l’ispettore ministeriale) al PM Pititto due giorni prima di ascoltare due testimoni oculari dell’esecuzione. Il dott. Pititto ha dichiarato in una intervista: “…perché accertare le vere ragioni per cui l'inchiesta mi è stata sottratta è, secondo me, un passaggio fondamentale per accertare la verità…Se la ragione per cui l'inchiesta mi è stata sottratta non è il contrasto tra me e De Gasperis, allora dev'essere un'altra: una ragione occulta. E ciò che è segreto, e incide su un'inchiesta giudiziaria per un duplice omicidio pregiudicando l'accertamento delle responsabilità, non può che allarmare... Coiro mi affida l'inchiesta il 22 marzo 1996. Pochi mesi dopo, nell'estate '96, viene destituito senza alcuna valida ragione. Arriva Salvatore Vecchione che, a due mesi e undici giorni dal suo insediamento, me la sottrae con una motivazione falsa, su cui le istituzioni paiono determinate a mantenere il silenzio. Neppure l'appello dei coniugi Alpi al capo dello Stato ha sortito il minimo effetto. Per converso, da quando l'inchiesta mi è stata tolta, contro di me è iniziata un'opera di persecuzione senza limiti, né legali, né morali, né di decenza”;
- morti sospette: maresciallo Li Causi, un ufficiale del servizio segreto Sismi, capo struttura Gladio di Trapani, in contatto con Ilaria Alpi, ucciso quattro mesi prima di Ilaria e di Miran;
- di monsignor Colombo, vescovo di Mogadiscio, assassinato perché nelle omelie denunciava chi avvelenava con i rifiuti tossici donne e bambini, ecc. tutti morti attribuiti a piccoli banditi di strada. Facile in un paese straniero. Troppo facile!
- I sostituti procuratori che confermano, dinanzi alla commissione bicamerale di inchiesta che i servizi segreti stagliano la loro ombra su alcuni traffici della Cooperazione italiana in Somalia, in particolare sull’attività della navi della Shifco e su alcuni atti inerenti l’omicidio Alpi-Hrovatin: ”… mi viene riferita la notizia che la Camera di commercio Italo-somala, e in particolare Bettino Craxi e Paolo Pillitteri, facessero scambio di armi come contropartita della forniture di opere, servizi e costruzioni o quant’altro ancora in quel territorio [Somalia, ndr]. Dette persone riferivano altresì che si trattava di un fatto generalmente noto e che nei mercatini di Mogadiscio bastava sollevare il leggero tessutino che copriva la bancarella per trovare [pistole] Beretta di fabbricazione italiana[1]”.

Sono state numerose le Procure che hanno indagato sul traffico internazionale di armi, rifiuti tossici e radioattivi in partenza ed in transito dall'Italia, ma nessuna delle indagini risulta essere mai arrivata a dibattimento. Perché? Forse perché il traffico internazionale di rifiuti è uno snodo di più attività illecite: ripulitura di denaro sporco, metodo di pagamento per forniture di materiale bellico e forma illegale di realizzazione di ingenti guadagni per ulteriori investimenti leciti ed illeciti?

E il terribile gioco continua con la Commissione bicamerale che nella relazione finale scriverà che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, in vacanza in Somalia, sono stati vittime di banditi da strada alla ricerca di un magro bottino e la procura di Roma che, sul duplice omicidio, chiede l’archiviazione.
E la mancata autopsia su Ilaria Alpi? Una distrazione.
Il mancato intervento? Un'altra fatalità.
Il fatto che Ilaria Alpi stesse indagando su traffici di quella portata? Una coincidenza.
E il peschereccio che la Digos segnala come nave per il traffico di armi, presente in entrambe le tragedie? Un'altra coincidenza.

[1] Audizione del 13 giugno 1995 del sostituto procuratore di Milano Gemma Gualdi dinnanzi alla Commissione bicamerale di inchiesta sulla Cooperazione con i Paesi in via di sviluppo (Legge 46, del 17 gennaio 1994).

sabato 24 novembre 2007

I complici, di Abbate e Gomez


I complici, di Abbate e Gomez.
Un libro da leggere per capire alcune cose della politica attuale.
Brani scelti.

Su Andreotti:
Finiti i processi, restava il dato politico. I comportamenti tenuti dal sette volte presidente del Consiglio, Andreotti. La carriera di un uomo che “ha avuto piena consapevolezza che suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto favori; li ha incontrati; ha interagito con essi; […] ha omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del presidente [della Regione Piersanti] Mattarella malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza”.
Ma le motivazioni della sentenza Andreotti non le ha lette nessuno. Non sapere, o far finta di non sapere, è il metodo migliore per sentirsi a posto con la propria coscienza. In fondo fanno così anche molti cornuti.

Su Nino Mormino, deputato di FI, vicepresidente della “Commissione Giustizia”. Presidente delle camere penali di Palermo.
“La controprestazione di Mormino nei confronti di Cosa nostra sarebbe dovuta consistere esclusivamente nel contribuire una volta eletto, ad attenuare gli effetti della cosiddetta legislazione antimafia mediante l’approvazione di nuove, più favorevoli leggi. Sennonché – si legge nella richiesta di archiviazione dei PM di Palermo – a ben vedere per assolvere a questo specifico onere probatorio non appare giuridicamente corretto ipotizzare che rientri tra i poteri dell’autorità giudiziaria quello di analizzare e sindacare le opinioni e le scelte di voto espresse da un parlamentare nell’ambito del suo alto mandato”.
NDR traduzione per i non giuristi: si certo, l’onorevole Mormino doveva approvare leggi di favore per la mafia. Ma i giudici non possono indagare sulle leggi scritte dai parlamentari e provare che sono fatte per favorire la mafia. Non solo non è un reato, ma favorire la mafia con leggi ad hoc è una prerogativa parlamentare.

Poi Mormino era stato interrogato. E il suo faccia a faccia con i magistrati non era stato una passeggiata. Inizialmente aveva affermato “di aver intrattenuto con Spadaro (un capomafia. NDR) rapporti di natura esclusivamente professionale, di non aver ricevuto pressioni per avvicinare i membri di un collegio penale e che con il medesimo si dava del lei”. Ma era una bugia e non appena gli erano state contestate le intercettazioni con il capomafia, anche Mormino l’aveva dovuto confermare.
Teso e preoccupato, il futuro vicepresidente della commissione giustizia aveva insomma cambiato versione arrivando persino ad ammettere di aver tenuto un comportamento inopportuno dal punto di vista deontologico visto che quando l’amico mafioso gli aveva chiesto di darsi da fare per trovare il modo di aggiustare il processo sulla confisca dei beni della famiglia Spadaro lui “aveva ritenuto di scegliere la via del rifiuto non perentorio”. Insomma, invece di rispondere “la cosa non si fa” aveva risposto “la cosa è difficile”.
Alla fine Mormino a Firenze era stato prosciolto per difetto di dolo. Non c’era la prova che il legale aveva agito con l’intenzione di favorire la latitanza del boss.
NDR traduzione per i non giuristi: significa che nonostante l’onorevole Mormino abbia favorito la mafia, non c’è la prova che lo abbia fatto apposta.

Ma diciassette anni dopo Mormino sarebbe stato nominato “vicepresidente della Commissione Giustizia”. NB: Un avvocato, difensore di Riina, Bagarella, Lipari, Ciccio Madonia” ma anche di persone più rispettabili come Dell’Utri e Cuffaro, alla “Commissione Giustizia”.
(pag. 264)

L’avvocato Nino Mormino, il legale che ha confessato di aver tenuto, con il trafficante di droga Tommaso Spadaro, “un comportamento non opportuno dal punto di vista deontologico”, ha perso la vicepresidenza della Commissione Giustizia, dove ha comunque conservato una poltrona, ma in compenso è diventato vicepresidente della Giunta delle Elezioni e del Comitato per i Procedimenti di Accusa. Saverio Romano, la giovane speranza dell’UDC che nel 2001, di fronte a più testimoni, diceva in dialetto al pentito Francesco Campanella: “Francesco mi voterà perché siamo della stessa famiglia”, è segretario della delegazione parlamentare presso il Consiglio d’Europa e, ovviamente, ha occupato un posto nella solita commissione, quella sulla Giustizia.
Ma non c’è da preoccuparsi. Tutto va come deve andare.
Nell’indulto è stato incluso anche il reato di voto di scambio politico-mafioso. Dicono che, intanto, in Italia c’era un unico imputato: l’ex senatore PPI Vittorio Cecchi Gori. Per quale motivo bisognasse allora inserire anche questo delitto in un provvedimento di clemenza ufficialmente nato per svuotare le carceri, non è chiaro. Inutile però recriminare, questi sono particolari.

Per il momento il dibattito più appassionante è stato quello nato da una proposta di Angela Napoli, deputato calabrese di AN, che ha chiesto di escludere dalla Commissione i parlamentari sotto processo per mafia.
“Perché non sono già esclusi?”, è sbottato sorpreso Orazio Licandro, noto giurista catanese eletto nel PdCI. No, non lo erano e quindi i due hanno presentato degli emendamenti ad hoc: un bel segnale da dare ai cittadini sempre più lontani dalla politica.
A quel punto è scattata la discussione. Persino Francesco Forgione (Rifondazione Comunista), attuale presidente della Commissione, protagonista in Sicilia di battaglie quasi solitarie contro la mafia e il malaffare, si è domandato pensoso: “Non sarà un affievolimento delle prerogative del parlamentare?”. D’accordo il DS Luciano Violante: “La materia è delicata, meglio lasciarla al buon senso del singolo parlamentare e dei presidenti delle Camere”. Poi è saggiamente intervenuto Giampiero D’Alia (UDC): “C’è il rischio di creare una disparità inaccettabile: il pericolo è che possa far parte dell’Antimafia un condannato, ad esempio, per falso in bilancio”.

Tre mesi dopo, sono entrati nell’Antimafia l’esponente della Democrazia Cristiana – Partito Socialista Paolo Cirino Pomicino (una condanna per finanziamento illecito e un patteggiamento per corruzione) e Alfredo Vito (Forza Italia) che negli anni Novanta a Napoli confessò ventidue episodi diversi di corruzione, restituì cinque miliardi di lire in mazzette e promise solennemente che non avrebbe più fatto politica..


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A sinistra, poi, il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, nel momento in cui ha tentato di farsi eleggere presidente della Repubblica, ha discusso la questione con Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado, innocente fino a prova contraria, ma indiscutibilmente legato a capimafia come Vittorio Mangano e frequentatore per sua stessa ammissione di molti altri uomini d’onore. E Dell’Utri, oggi impegnato, per conto di Silvio Berlusconi, nella creazione di centinaia di circoli che saranno la nuova base di Forza Italia, pubblicamente ha espresso il suo gradimento.

Il diessino Wladimiro Crisafulli, l’uomo filmato mentre si baciava e parlava da pari a pari con il capomandamento di Enna Raffaele Bevilacqua, siede alla Camera nella Commissione Bilancio assieme all’azzurro Gaspare Giudice, l’amico dei boss Panzeca e Di Gesù, nel 2006 addirittura “promosso” anche a vicepresidente del Comitato per la Legislazione.

Da pag. 222:
Nei summit di mafia il padrino Corleonese spiega di aver discusso con i suoi interlocutori alcuni punti. Giuffrè li ricorda uno per uno: Oltre al discorso sui pentiti, oltre al discorso dei beni, oltre a un alleggerimento dei processi, oltre ad un alleggerimento della pressione delle forze dell’ordine un altro argomento importante è quello della revisione dei processi.
Ma da chi Provenzano ha ricevuto garanzie? Da Marcello Dell’Utri, Giovanni Ienna, fondatore di uno dei primi club di Forza Italia dell’isola, l’avvocato di Berlusconi e oggi parlamentare Massimo Maria Berruti che a Sciacca era in ottimi rapporti con Salvatore Gangi.

PS. Questi sono alcuni dei nomi dei politici coinvolti con la mafia o con la P2. E che siedono oggi in parlamento. Ce ne sono molti altri.
Ricordiamo Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della camera, difensore di Berlusconi, ma anche di Tassan Din (P2); promotore della famosa legge Pecorella, legge ad personam scritta per Berlusconi, ove era previsto che non fosse appellabile la sentenza in cui l’imputato in primo grado viene assolto. Nel 2004 Pecorella verrà proposto per essere eletto membro della Corte Costituzionale.
Poi abbiamo Guido Calvi, difensore di D’Alema, Ricucci e Geronzi e componente della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato; Renato Schifani, eletto nel collegio di Corleone e ex avvocato di mafiosi.
Interrogati su un possibile conflitto di interessi le risposte sono sempre le stesse: “la legge non lo vieta”. E talvolta si sente “ero avvocato civilista, non penalista” (come l’avvocato Schifani).
Insomma, essere avvocati civilista di Riina e stare in parlamento è lecito. Essere avvocati penalisti lo è un po’ meno, ma se la legge lo consente, non c’è nulla di male”.
“La questione è complessa” dice Violante. Meglio lasciare ai singoli parlamentari l’iniziativa di decidere se continuare a fare i parlamentari o no.
Qualcuno sarcasticamente, chiede quando uscirà una legge che lasci decidere a Riina se andare in galera o no.
Rispondo che, in passato, hanno fatto di peggio. Il partito radicale candidò addirittura Gelli, per potergli offrire l’immunità parlamentare, nel 1987.

Infine:
Quando i giornali (pochi) e i cittadini scoprono, con ritardo di annirispetto agli uomini del Palazzo, i nomi di parlamentari, deputatiregionali, ministri, assessori, sindaci che frequentano o hanno frequentatonon occasionalmente boss e condannati per fatti di mafia, la reazione deiloro colleghi è zero. O meglio una c’è: si grida al complotto. Il principiodi elementare prudenza che porta, nelle democrazie mature, ad escludere edemarginare chi ha amicizie discutibili, in Italia non scatta mai.




I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano
da Corleone al Parlamento

di Abbate Lirio, Gomez Peter



Note:

(1) Chi volesse consultare i fantasiosi motivi che Pannella ha addotto per giustificare la candidatura di Gelli nel partito radicale può consultare la 32 seduta della commissione stragi:
http://www.parlamento.it/bicam/terror/stenografici/steno32.htm

(2) il video di Giuseppe Fava è dei primi anni ottanta. Oggi la situazione (ovvero la collusione politica – mafia – banche) è molto peggiorata. La mafia è più forte di un tempo. La politica sempre più corrotta. Le banche hanno oramai un potere sconfinato e inarrestabile, grazie alle loro salde e indissolubili collusioni con la mafia e la massoneria.

martedì 20 novembre 2007

La strage del Moby Prince. 140 morti, l’ennesima vergogna italiana



La strage del Moby Prince. 140 morti, l’ennesima vergogna italiana
QUANDO LA DISINFORMAZIONE E’ TUTTO.

di Solange Manfredi

I giornali di questi giorni riportano la notizia dell’aggressione a un consulente tecnico che si occupa della vicenda del Moby Prince. Aggredito da 4 persone con il passamontagna è stato immobilizzato, stordito con una sostanza spray e scaraventato nell’auto a cui poi hanno dato fuoco. Fortunatamente è riuscito a salvarsi. Anche l’avvocato Carlo Palermo, legale delle vittime del Moby Prince, da quando ha ripreso in mano il caso, ha già ricevuto numerose intimidazioni e minacce. Perché?
Era la sera del 10 aprile 1991 quando 140 persone morirono bruciate sul Moby Prince davanti al porto di Livorno. Se domandi a qualcuno cosa causò la tragedia ancora oggi ti senti rispondere: c’era una fitta nebbia, l’equipaggio era davanti alla televisione a vedere una partita di calcio e, a causa di una manovra incauta, è entrato in collisione con la Petroliera Agip Abruzzi. In soldoni la causa della tragedia è da attribuirsi a nebbia e negligenza. Questo d’altronde è quanto affermato, nelle loro conclusioni, dalle Commissioni di Inchiesta della Capitaneria di Porto di Livorno e del Ministero della Marina Mercantile. Ma se è così perché chi si occupa del caso è vittima di intimidazioni, minacce o tentati omicidi? La risposta è semplice: quello che è stato detto è falso e la verità non deve venire fuori.
Con Ustica successe la stessa cosa. Ricordate? Anche in quel caso la Commissione di inchiesta stabilì l’aereo Itavia era caduto per un cedimento strutturale. Non a caso la strage del Moby Prince viene chiamata l’Ustica del mare. Certe “vergogne” devono restare nascoste e quando qualcuno lotta per far emergere la verità ecco che il collaudato meccanismo si rimette in moto: isolamento, calunnie, intimidazioni, minacce e, se queste non bastano a far desistere, ecco le immancabili morti mascherate da suicidio od incidente. Ma la domanda che sorge spontanea a questo punto è: chi è che uccide con queste modalità? La mafia? La ‘ndrangheta? La camorra? Il terrorista? Un inesperto rapinatore? Indovinate un po’? La risposta non è difficile ma prima di rispondere poniamoci un’altra domanda: cosa successe la sera della strage del Moby Prince al porto di Livorno e quali sono i soggetti coinvolti?
Per sapere la verità sulla tragedia del Moby Prince non si deve fare chissà quali ipotesi fanatasiose, non si deve aderire a strampalate ipotesi degli amanti dei complotti o altro, basta leggere gli atti, i documenti, le testimonianze (lavoro che la maggior parte dei giornalisti hanno dimenticato da tempo, trasformatisi, ormai, in megafono dei poteri forti ) ed ecco che allora si scopre che:
- quella sera la visibilità era perfetta, nessuna nebbia né prima, né durante né subito dopo la collisione (come dimostrano foto, e video amatoriali, uno dei quali trasmesso anche dal TG1);
- nessuno dell’equipaggio stava guardando la partita (nella cabina di comando non vi erano televisori);
- l’impatto non è stato improvviso. Tutti i passeggeri erano nel salone De Lux (stanza provvista di porte tagliafuoco) con bagagli e giubbotti di salvataggio. Questo significa che erano stati richiamati dalle cabine presso cui si trovavano, alcuni stavano mettendo a letto i bambini, invitati a rifare i bagagli, indossare i giubbotti e radunarsi nel salone, là dove sono stati trovati. Nessuno dei corpi presentava traumi. Difficile conciliare tutto ciò con un impatto improvviso causato dalla negligenza dal personale che guardava la partita;
- Nel corso della lunga procedura, che ha portato tutti i passeggeri con bagagli e giubbotti salvagente nel salone, nell’impossibilità di manovrare la nave, impossibilità di comunicare, come se un cono d’ombra avesse fatto impazzire tutte le strumentazioni di bordo;
- Le persone a bordo del Moby Prince non sono morte in pochi minuti, ma dopo ore come dimostrano le autopsie;
- I soccorsi, partiti immediatamente si sono diretti tutti sulla Agip Abruzzi. Nessuno verso la Moby Prince che, abbandonata, viene lasciata andare alla deriva in fiamme… con il suo carico di passeggeri che, diligentemente, aspettano di essere salvati. Moriranno dopo ore di paura e disperazione. Eppure la Moby era visibile come dimostra la vicenda di due semplici ormeggiatori che, con la loro piccola imbarcazione priva di strumentazione, accorrono spontaneamente a prestare i soccorsi e salvano l’unico sopravvissuto: il mozzo Barnard. E sono ancora loro che, venuti a sapere che ci sono altri passeggeri, comunicano via radio alla capitaneria di porto la loro posizione e che ci sono persone da salvare. Niente, la Capitaneria di Porto rimane silente. I vertici della capitaneria, che dovrebbero coordinare le operazioni di salvataggio, tacciono per più di 5 ore. Mentre i soccorritori aspettano istruzioni sulla Moby si muore.
- Soccorsi impossibili? Assolutamente no. I responsabili sosterranno che, data la temperatura delle lamiere, era impossibile salire sul Moby Prince. Falso perché quella maledetta notte alle ore 3.30 un semplice marinaio, Giovanni Veneruso, senza alcun tipo di indumento ignifugo, con il suo rimorchiatore privato decide di avvicinarsi al traghetto ed agganciarlo, mentre le motovedette della Capitaneria osservano immobili a distanza. Tocca le lamiere con le mani, nessun problema, sale, ma ha appena il tempo di guardarsi intorno quando arriva l’ordine di ritornare immediatamente sul rimorchiatore. Nessuno si deve avvicinare, nessuno deve salire sul Moby Prince. Perché?


Come nella migliore tradizione italiana anche in questo caso troviamo:
- testimoni non ascoltati;
- responsabili di quella notte non interrogati;
- tracciati radar non acquisiti, negati, distrutti;
- posizioni delle navi in rada non accertate;
- fascicoli scomparsi dalla Procura;
- relazioni sparite;
- scatole nere distrutte;
- giornali di bordo dimenticati;
- manomissioni e sabotaggi operati sul relitto del Moby Prince;
- tracce di esplosivo militare a bordo del Moby mai considerati;
- nastri registrati scomparsi;
- cassette VHS manomesse;
- elicottero militare che sorvolava la zona al momento della collisione dimenticato;
- navi “fantasma “ che si allontanano dal luogo dell’impatto velocemente;
- presenza di pescherecci italo-somali i cui nomi ritroveremo tristemente nell’omicidio di Ilaria Alpi;
- ufficiali che quella sera vedono, e relazionano, su movimentazioni di materiale bellico tra navi nel porto di Livorno ma i cui rapporti scompaiono;
- alcuni importanti documenti che confermano che nella rada di Livorno era in corso una operazione destinata a rimanere “coperta” e che coinvolgeva un numero imprecisato di imbarcazioni;
- 5 navi militari americane cariche di armi provenienti dal Golfo Persico dove si era appena conclusa l’operazione Desert Storm;
- Il relitto della Moby Prince fatto demolire in fretta, lontano dall’Italia, in Turchia, ad Allaga, località tristemente nota, come più volte denunciato da Greenpeace, perché specializzata in far sparire di navi pericolose;
- ecc..ecc.., ecc...

Ancora un dato. Come già detto quella sera nel porto di Livorno vi erano 5 navi americane militarizzate cariche di armi, una operazione che doveva restare coperta e movimentazioni di materiale bellico tra navi nel porto. Tutto questo porta a ritenere che, quella sera, la zona del porto di Livorno dovesse essere tra le più sorvegliate d’Italia da tutti, servizi segreti compresi. Ora la risposta dovrebbe essere facile, facile: chi è che vuole insabbiare l’inchiesta?
Per chi desidera saperne di più, e nell’attesa di conoscere le nuove prove depositate dall’avv. Carlo Palermo, consigliamo di leggere il libro di Enrico Fedrighini: Moby Prince. Un caso ancora aperto.

venerdì 16 novembre 2007

Il testimone è servito


IL TESTIMONE E’ SERVITO
di Solange Manfredi

In tutti gli scandali, stragi ed omicidi eccellenti della storia d’Italia cui sono stati coinvolti - in vario modo - i servizi segreti, non si è mai giunti ad individuare il responsabile ma in compenso vi sono una serie di costanti. Una di queste è la morte dei testimoni.
E’ stato così per lo scandalo Sifar (Servizio Informazioni Forze Armate) che, nel 1964, aveva predisposto un piano per attuare un vero e proprio colpo di Stato militare (c.d. Piano Solo, perché coinvolgeva la sola arma dei Carabinieri). La verità, su questo scandalo, si saprà solo 30 anni dopo. In parte perché su molti documenti verrà posto il segreto di Stato (segreto che, si scoprirà poi, è servito a coprire anche reati gravissimi che nulla avevano a che vedere con la sicurezza del nostro paese); in parte perché i testimoni sono morti.
E’ il caso del Generale Giorgio Manes, vice comandante dell’arma dei Carabinieri che, convocato a deporre davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta, il giorno della deposizione viene colpito da infarto nella Bouvette di Montecitorio (probabilmente dopo aver bevuto un caffè) e muore prima dell’audizione. Da notare che quella delle morti dopo aver bevuto il caffè è una costante nella storia d’Italia (v. ad esempio Sindona).
Identica sorte è quella che tocca al Colonnello Renzo Rocca, capo dell’Ufficio Rei del Sifar. Anche lui convocato a deporre davanti alla Commissione di inchiesta, viene trovato morto nel suo ufficio pochi giorni prima della deposizione ucciso da un colpo di pistola. Prima dell’arrivo del magistrato, agenti dei servizi segreti prelevano dall’ufficio e dall’abitazione di Rocca numerose bobine registrate e intere casse di documenti. Per la Procura si è trattato di suicidio.

Non diversa la storia per quanto concerne la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre del 1969. Agli inizi del 1972 si possono contare già 13 morti tra i testimoni (4 suicidi e 9 morti per infortunio). La situazione è così grave che il Presidente della Corte di Assise di Roma, Falco, preoccupato per la "moria dei testimoni”, invia una lettera al Presidente del Tribunale, per sollecitare la fissazione del processo.
Anche in questo caso le morti sono particolari; c’è il caso di Calzolai che annega in pochi centimetri d’acqua o Muraro che, pochi giorni prima di essere sentito dal magistrato, precipita dalla tromba delle scale e poi, sfracellato, fa ancora un balzo per andare a morire nella botola dell’ascensore (da notare che proprio lo stesso Muraro, pochi giorni prima di morire aveva detto ad un amico: “vedrai che mi ritroveranno morto nella buca dell’ascensore”). E poi si coniano termini nuovi per giustificare morti inspiegabili, come quella dell’anarchico Pinelli nel 1969, precipitato dalla finestra; dapprima si disse che era un suicidio poi la versione cambiò e divenne un malore tale da provocarne la caduta dalla finestra; verrà coniato il termine di “morte da malore attivo”.

Ma le cose non cambiano neanche per il Golpe Borghese. Qui a morire è il protagonista, il Principe Julio Valerio Borghese che, fallito il colpo di stato, fugge in Spagna. Iniziati i processi per il Golpe decide di rientrare. Non farà in tempo. Nel 1974 morirà in Spagna in circostanze mai chiarite (si parlò anche di un suo possibile avvelenamento).

E che dire poi di Ustica. Decine di morti tra i testimoni. Le più fantasiose. Chi si impicca lo fa ad un metro da terrà (verranno chiamati suicidi in ginocchio) e molti moriranno, anche in questo caso, pochi giorni prima di deporre. E così troviamo:
Ivo Nutarelli e Mario Naldini, i piloti dell’aereonautica che si trovavano a bordo del TF 104 decollato dall’aeroporto militare di Grosseto la notte della tragedia di Ustica. Il 28 agosto 1988 moriranno nella sciagura delle frecce tricolori a Ramstein, in Germania. La settimana successiva dovevano essere interrogati dai giudici romani dell’ inchiesta su Ustica;
Ro­berto Boemio, generale dell'Aeronautica in pensione, ex capo di sta­to maggiore della terza divisione aerea (con base a Martina Franca) personaggio chiave nell'inchiesta di Ustica, tanto che a seguito delle sue rivelazioni vengono in­criminati degli alti ufficiali, il 13 gennaio 1993 viene accoltellato a morte a Bruxelles da due sconosciuti. Anche lui pochi giorni dopo sarebbe stato nuovamente ascoltato dal giudice titolare delle indagini;
Maurizio Gari, master controll nella sala radar di Pog­gio Ballone: il 9 maggio del 1981 stroncato da un in­farto a soli 32 anni;
Alberto Mario Det­tori, addetto all'identificazione dei velivoli in volo presso il radar di Poggio Ballone, apparentemente “suicidatosi” il 30 marzo del 1987;
Franco Parisi, Sergente Aeronautica in servizio al Radar Otranto, apparentemente “suicidatosi” il 21 dicembre del 1995;
Sergio Castellari, apparentemente “suicidatosi” il 25 febbraio del 1993; il soggetto viene trovato morto con la pistola in tasca e il cane della pistola alzato.
Mario Ferraro, colonnello dei Servizi segreti, apparentemente “suicidatosi” il 15 luglio 1995;
Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, morto in clinica nel febbraio del 1984, apparentemente in conseguenza di un’improvvisa cirrosi epatica.
Giorgio Teoldi, comandante del­l'aeroporto miliare di Grosseto, l’08 agosto 1980 si schianta a bordo della sua auto lun­go la via Aurelia, che esce di strada all’improvviso, in un rettilineo.
Giorgio Furetti, sindaco di Grosseto, muore il 04 aprile del 1984 investito da un motorino.
Licio Giorgieri, Generale al Registro Aeronautico Italiano, che la notte della strage era bordo di un PD 808, muore il 20 marzo 1987 a Roma, in un attentato colpito a morte da un commando delle Ucc (Unità comuniste combattenti).
Ugo Zammaroni, maresciallo dell' Aero­nautica, in forza alla base Nato di Decimomannu, in Sardegna, e stava conducendo un' indagine sul Mig libico caduto sulla Sila. Il 14 agosto del 1988, mentre passeggia con un’amica, viene investito da una moto con in sella due drogati. Mentre i corpi dei drogati appaiono sfracellati il cadavere di Zammaroni e della sua amica sono integri. Non verrà fatta nessuna autopsia. Le valige del maresciallo scompariranno dall’albergo.
G. Totaro, impiccatosi al portasciugamani del bagno.
Antonio Mu­zio, maresciallo dell'Aeronautica in forza presso l’aeroporto di Lamezia Terme (dove erano stati conservati i resti del Mig e i nastri di registrazione del volo) viene ucciso a colpi di pistola 1 febbraio 1991.

Antonio Pagliata, maresciallo dell’Aeronautica, il 13 novembre 1992 muore in un incidente stradale;
Sandro Mar­cucci, dell'ex colonnello pi­lota della 46a aerobrigata di stanza a Pisa, il 02 febbraio 1992 precipita con il suo Piper senza nessuna causa apparente.

E così per Ilaria Alpi, anche in questo caso il retroscena dell’omicidio si snoda tra losche vicende di traffici illeciti e intrecci con faccendieri legati ai servizi segreti. Anche in questo caso il testimone muore in un agguato a Mogadiscio.

E così per la Strage di Nassiria sino a giungere ai nostri giorni con lo scandalo del sequestro Abu Omar operato dai nostri servizi segreti in accordo con la CIA. Qui a morire, apparentemente “suicidatosi”, è Adamo Bove, ex poliziotto della Digos, responsabile della sicurezza Tim. Bove aveva collaborato sia con la magistratura milanese per le indagini sul sequestro Abu Omar, sia con quella romana sul dossieraggio illegale. Il 21 luglio 2006 Adamo Bove si butta da un viadotto della tangenziale di Napoli. Il “suicidio” verrà motivato sui giornali da una forte depressione. La famiglia sosterrà con forza non solo che Adamo Bove non era depresso, ma che da tempo sospettava di essere pedinato da uomini armati. Una domanda sorge spontanea: perché un uomo che ha una pistola decide di suicidarsi buttandosi giù da un cavalcavia? Non sarebbe più semplice e facile spararsi? Una cosa è certa, se ti butti giù da un cavalcavia il tuo corpo è, poi, così mal ridotto che un’autopsia difficilmente potrà rilevare se tu sia stato spinto o, prima, percosso (difficile riscontrare ematomi o altro).
E la storia continua con quel terribile gioco che vuole che in ogni indagine in cui siano coinvolti i servizi segreti i testimoni muoiano e i processi si concludano senza aver individuato i responsabili.

giovedì 15 novembre 2007

Se la mafia domanda



SE LA MAFIA DOMANDA……
di Solange Manfredi

Tratto dalla testimonianza resa al processo per la strage dei Georgofili dal collaboratore di giustizia Annacondia Salvatore:
Ma il 41-bis, dottore, fu uno strumento proprio per distruggere la malavita organizzata. Perché io le spiego solo in sintesi, dottore: io, nelle carceri, senza il 41bis, può darsi che avevo più cose nel carcere, che fuori in libertà. Io, nella ultima detenzione senza il 41-bis, le posso dire ci avevo due telefoni cellulari, una pistola in carcere, cocaina, whisky, champagne, aragoste, arrivavano, dottore, non le dico, non le conto. Non c'erano problemi. Col 41-bis, dottore, tutte queste agevola... chiamiamole agevolazioni, vennero a mancare di colpo, fu un colpo strategico, proprio. Ci presero alla sprovvista tutti quanti. Eh, dottore, deve pensare: uno che c'ha una grossa organizzazione, o che dirige una organizzazione, ha bisogno di colloquiare con l'esterno. Col 41-bis, questo, era impossibilissimo… Sa, tutte queste cose qua, dottore, erano molto brutte nei confronti della malavita organizzata. Un uomo di quarant'anni, cinquant'anni, sessant'anni, decide la vita e la morte della gente, da un giorno all'altro si vede inchiodato e senza fumare più, inizia ad impazzire”.

Negli ultimi 20 anni sono state due le leggi che hanno colpito con maggior efficacia la criminalità organizzata:
1. La normativa sui i collaboratori di giustizia del 1991;
2. l’art. 41/bis dell’Ordinamento Penitenziario, il c.d. “carcere duro del 1992.
La avevano volute fortemente Falcone Borsellino perché sapevano che per mettere in ginocchio la malavita si dovevano fare poche cose, ma concrete: inasprimento delle pene, carcere duro e, per chi collabora, sconti di pena. Non era molto, eppure le loro richieste, semplici e di buon senso, sono state esaudite solo dopo la loro morte.

Ma ciò che è ancora più grave è come queste leggi oggi siano state modificate e così private della loro efficacia.
E’ stato così per la legge sui collaboratori di giustizia. Con la modifica del 2001 oggi al pentito è concesso un tempo massimo di sei mesi per dire tutto quello che sa. Il tempo inizia a decorrere dal momento in cui il pentito dichiara la sua disponibilità a collaborare. Ma come si fa a ricordare, raccontare e mettere a verbale fatti criminosi che possono abbracciare anche decenni prima della collaborazione in soli sei mesi? Con il sovraccarico di lavoro delle procure e la carenza di personale è come avere, nei fatti, abrogato la legge.
Analoga cosa è capitata al carcere duro. Come si evince anche dalla testimonianza di Annacondia il 41 bis, che prevedeva la detenzione in isolamento, era stato concepito per impedire ai mafiosi di continuare a gestire la loro organizzazione. Oggi, invece, il mafioso divide la cella con altri detenuti, usufruisce dell’ora d’aria in compagnia di altri carcerati, fa sport con altri mafiosi, ha colloqui frequenti con i famigliari (cui sono stati eliminati vetri divisori e citofoni) e ha contatti fisici con i figli sotto i dodici anni. Inutile dire che immancabilmente i bambini escono con le mutante stracolme di “pizzini”.
Gli strumenti per distruggere la malavita organizzata sono stati resi inefficaci. Leggi che permettano una efficace ricerca dei loro immensi patrimoni neanche a parlarne. Ma perchè normative che hanno dimostrato la loro efficacia, e la cui validità è stata testimoniata proprio dagli stessi mafiosi sono state modificate? E perché altre, necessarie, non vengono varate? Le risposte a queste domande possono essere molteplici e diametralmente opposte. Ma a molti non sfugge il fatto che numerosi senatori e deputati siano anche difensori di mafiosi, ad esempio gli onorevoli Pecorella, Schifani, Mormino, e altri ancora. Con questo non si vuole in alcun modo affermare che questi abbiano svolto il loro mandato in modo illecito, ovvero abbiano approfittato della loro posizione pubblica per ottenere vantaggi personali. Riteniamo sia però opportuno che il Legislatore risolva, una volta per tutte ed in maniera concreta, la spinosa questione del conflitto di interessi, conflitto che non riguarda solo la categoria degli avvocati, ma tutte le categorie professionali. Il conflitto di interessi è un problema grave che coinvolge la credibilità e la trasparenza della stessa democrazia e che spesso viene confuso. Il conflitto di interessi è una situazione di pericolo, ovvero di contrasto tra interessi (l’uno personale e l’altro collettivo) che faccia temere un danno. Non si prende cioè in considerazione l’azione ma il pericolo. L’azione distorta, che dal conflitto di interessi può derivare, ne è solo la conseguenza, non ha nulla a che vedere con il conflitto. Sarebbe quindi opportuno che fosse al più presto varata una legge che in caso di conflitto di interessi imponga al deputato o senatore di astenersi da qualsiasi attività (proposta, preparazione del disegno di legge e votazione).

lunedì 12 novembre 2007

Presentazione

Questo Blog nasce dalla mia esperienza professionale, ed è diretto ai giuristi, siano essi avvocati, magistrati, docenti, o cultori del diritto in generale. Come direttore di riviste, e di corsi di formazione per magistrati e avvocati, mi sono reso conto che nel percorso del giurista non c’è mai spazio per parlare di determinati temi ovverosia: rapporti tra politica e banche, magistratura e politica, avvocatura e politica, mafia e massoneria e poteri occulti in generale, con il risultato che il magistrato e l’avvocato spesso sono preparatissimi sui molti modi di impugnare l’autovelox, ma se poi si trovano di fronte ad una causa che riguarda massoneria o mafia sono totalmente impreparati ad affrontarla, perché si tratta di argomenti che non tratta mai nessuno.
Il blog nasce dalla mia esperienza personale.
Nella mia esperienza personale, quando mi sono imbattuto in questioni riguardanti i poteri occulti, ho trovato davanti a me il vuoto. Venne nel mio studio a chiedere aiuto Solange Manfredi, una dottoressa ora mia collega di studio e collaboratrice di questo blog, figlia di un avvocato massone morto in circostanze poco chiare, che le aveva lasciato in eredità documenti e informazioni di varia natura. Nessun magistrato fu disposto ad aiutarci. Nessun avvocato (salvo l’avvocato Carlo Palermo). Nessun organo di polizia. Anzi, le persone in teoria deputate ad aiutarti, divengono le tue peggiori nemiche, perché ti accusano di inventarti le cose, di volerti fare pubblicità, o di essere paranoico. Ciò succede per molti motivi. Collusioni, connivenze, ma più spesso paura o disinformazione. Nella maggior parte dei casi, però è il disinteresse a farla da padrone.
I primi anni, quindi ce la siamo sbrigata da soli, tra minacce, pericoli, depistaggi, dubbi, cose ancora non chiarite. Ora abbiamo un fitto numero di persone - colleghi, giornalisti, politici, studiosi – con cui collaborare e scambiare informazioni, ma all’inizio avevamo davanti a noi solo il vuoto.
A poco a poco abbiamo delineato l’intreccio di rapporti in cui viveva l’avvocato Manfredi, i giochi in cui era inserito; il che ci è servito per capire meglio il sistema in cui viviamo.
Questo sito nasce per parlare di queste tematiche, ma anche per aiutare chi si trova in queste situazioni ed eventualmente avesse bisogno di aiuto, informazioni, o altro.
Nella speranza che quello che è capitato a Solange non capiti più a nessuno: trovarsi completamente da sola, circondata unicamente dagli esponenti di quei poteri occulti che poi tanto occulti non sono, perché operano più o meno apertamente consci di una giustizia forte con i deboli e debole con i forti, scientemente resa impotente dalla politica.

Se ci volete scrivere risponderemo a tutti, magari nell'arco di qualche giorno. Se non ricevete risposta è possibile che la mail sia andata persa. Scriveteci di nuovo.

Abbiamo indicato i nostri numeri di telefono per chi avesse bisogno di un contatto immediato e urgente. Nella nostra esperienza abbiano constatato infatti che chi ha un problema con i cosiddetti poteri occulti, non può attendersi nessuna risposta da istituzioni, magistrati, avvocati, giornalisti, accentuandosi così lo stato di solitudine in cui la persona si trova. Noi proviamo, nel nostro piccolo, ad invertire la tendenza.


PS
Per diverso tempo ho cercato di rispondere sempre, magari con ritardo, a tutti quelli che scrivevano. Purtroppo da qualche tempo, a causa delle innumerevoli mail che riceviamo, ma anche a causa degli impegni ordinari di lavoro, non è possibile rispondere a tutti. Quando poi, come accade in questo periodo, sono stato fuori casa per oltre venti giorni, si accumula una quantità di mail cui è impossibile rispondere.

Per quanto possibile cercheremo comunque di rispondere a tutti, ma in certi periodi in línea di massima risponderemo solo alle mail urgenti o più importanti. Se non ricevete risposta può darsi che la mail sia andata persa, oppure semplicemente che non sia in grado di rispondere. Molte mail infatti si limitano a chiedere pareri su questioni varie (anche, ad esempio, canzoni, film, libri, ecc.) cui non sempre siamo in grado di rispondere.
Per la mail che ritenete importanti o urgenti, talvolta potete provare a inviarle nuovamente se non ricevete la risposta entro una quindicina di giorni.
Le mail di Andretta invece verranno cestinate automaticamente da un programma appposito.

domenica 11 novembre 2007

Attentato agli organi costituzionali

La legge 24 febbraio 2006 n. 85 è stata pubblicata in G.U. del 13 marzo 2006, n. 60 con il titolo: “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione”. Eppure sin dal primo articolo ci si rende conto che le modifiche più importanti apportate dalla legge hanno ben poco a che vedere con i reati di opinione. Infatti vengono modificati gli artt.241 (attentati contro l'indipendenza, l'integrità e l'unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del paese.







NUOVO TESTO

VECCHIO TESTO


«Art. 241. - (Attentati contro l'integrità, l'indipendenza e l'unità dello
Stato).

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti
diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla
sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza o l'unità
dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.
La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti
l'esercizio di funzioni pubbliche».


241. Attentati contro l'integrità, l'indipendenza o l'unità dello
Stato.

Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato [ o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare
l'indipendenza dello Stato, è punito con la morte. ergastolo
Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto diretto a disciogliere
l'unità dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro
territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranità.


«Art. 283. - Attentato contro la Costituzione dello Stato

Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la
Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non
inferiore a cinque anni».


283. Attentato contro la costituzione dello Stato.


Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato o la
forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale
dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni


«Art. 289. - (Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali).

È punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un
più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire, in tutto
o in parte, anche temporaneamente:

1) al Presidente della Repubblica o al
Governo l'esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla
legge;

2) alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte
costituzionale o alle assemblee regionali l'esercizio delle loro
funzioni».


289. Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee
regionali.


È punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti
di un più grave delitto, chiunque commette un fatto diretto a impedire, in tutto
o in parte, anche temporaneamente:


1. al presidente della Repubblica o al Governo l'esercizio delle attribuzioni
o delle prerogative conferite dalla legge;


2. alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte costituzionale
o alle assemblee regionali, l'esercizio delle loro funzioni.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è diretto
soltanto a turbare l'esercizio delle attribuzioni, prerogative o funzioni
suddette




Certo sono stati anche modificati[1], e abrogati[2], alcuni articoli che incidono sulla libertà di espressione (es. vilipendio, propaganda e apologia). Tali modifiche, però, non hanno la rilevanza di quelle apportate agli articoli che concernono le figure di attentato.
Prima di analizzare cosa comportino tali modifiche facciamo qualche premessa di carattere generale.
Il diritto penale prevede e punisce, con apposite sanzioni, i comportamenti contrari al buon vivere sociale, e che offendono terminati beni od interessi[3].
Il diritto penale, quindi, non ha solo una funzione punitiva ma, attraverso l’indicazione di comportamenti da tenere, e la minaccia di repressione di quelli contrari ai suoi precetti, assolve anche una importante funzione preventiva.
La funzione principale del diritto penale è, dunque, quella di difendere la società contro il reato (Carnelutti). Tanto più è alto il valore giuridico da tutelare tanto sarà necessario predisporre, da parte del legislatore una tutela efficace. Vi sono beni che, per la loro rilevanza, impongono al legislatore di anticipare la soglia di punibilità facendo rientrare nella fattispecie comportamenti che mettono anche solo a rischio il bene da tutelare.
Fatta questa premessa entriamo nel merito della questione. Prima della modifica operata dalla legge n. 85/2006, per integrare una delle fattispecie di attentato contro la personalità dello Stato, trattandosi di delitti posti a presidio di beni di rango particolarmente elevato (Integrità, indipendenza ed unità dello Stato; Costituzione ed organi Costituzionali), era sufficiente un qualsiasi atto intenzionalmente diretto a ledere il bene protetto, indipendentemente dalla sua idoneità a raggiungere lo scopo. Tale previsione, però, poneva un problema di ordine costituzionale laddove l’art. 25 della Costituzione subordina la sanzione penale alla commissione di un fatto, ovvero una condotta materiale ed offensiva (c.d. principio di’offensività). Era, quindi, da più parti auspicato un intervento legislativo sulla previsione normativa degli articoli in esame al fine di renderli conformi ai principi costituzionali. Per ottemperare a questa esigenza il legislatore avrebbe potuto modificare la fattispecie prevedendo la punibilità della condotta di “fatti diretti ed idonei a[4]”.
Il legislatore, però, si è spinto ben oltre l’auspicata modifica prevedendo, perché sia integrata la fattispecie, che gli atti, oltre ad essere idonei e diretti, debbano essere anche violenti.
Tale ulteriore restrizione della fattispecie, non giustificata da esigenze costituzionali (l’art. 25 della Costituzione subordina la sanzione penale ad un fatto e non ad un fatto violento), espone le istituzioni democratiche del paese ad un grave rischio, privandole, nei fatti, di qualsiasi tutela.
Come dice efficacemente Domenico Pulitanò[5]: “La specificazione “atti violenti”, a prima vista così plausibile, pone delicati problemi di interpretazione: quid juris ove mai un attentato all'integrità dello Stato, o alla Costituzione, o al funzionamento di organi costituzionali, venisse perpetrato con abuso di pubblici poteri, senza dispiegamento di forza bruta?”. In questo caso non solo non vi sarebbe alcuna forma di tutela anticipata, ma l’incriminazione della fattispecie consumata sarebbe tardiva. La tutela anticipata è, infatti, giustificata dal fatto che il bene può essere efficacemente protetto solo in via preventiva, poiché una volta avvenuto il fatto il bene è irrimediabilmente perso. Basti pensare all’attentato alla Costituzione[6]. E’ possibile modificare, in tutto o in parte, i diritti fondamentali del cittadino semplicemente abusando di alcune posizioni di potere (si pensi all’inganno, alla falsità, all’arbitrio) senza commettere alcuna violenza.
Ma che i beni tutelati dall’ordinamento possano essere lesi anche da atti non violenti è da sempre chiaro al nostro legislatore, come dimostra il fatto che la maggior parte delle condotte punite dal nostro codice penale non richiedono la connotazione violenta. Si pensi all’art. 276 c.p. punisce l’attentato contro il Presidente della Repubblica: “Chiunque attenti alla vita, alla incolumità o alla libertà personale del presidente della Repubblica è punito con l’ergastolo”. Qui, correttamente, non è specificato che l’atto debba essere violento. Si può attentare alla vita di un uomo semplicemente versando del cianuro in una bevanda. Non è stato commesso alcun atto violento, ma il fatto è comunque idoneo allo scopo.
Certo in questo caso il bene tutelato è di primaria importanza, ma la tutela non è minore (sotto l’aspetto della condotta penalmente rilevante) per quanto concerne la protezione del patrimonio. Prendiamo come esempio il reato di truffa, ex art. 640 c.p., per cui è punito anche il tentativo. Il reato punisce: “ Chiunque con artifici o raggiri….”. Anche in questa previsione non si parla di atti violenti. Il legislatore è ben consapevole che si può raggiungere lo scopo anche solo con la menzogna e l’inganno.
In altri termini, in tutti i reati di pericolo (che sia attentato o tentato) spetta al giudice il compito di accertare se gli atti compiuti presentino il requisito della effettiva pericolosità, a prescindere dalla connotazione violenta.
Ma se è così perché il legislatore ha operato una previsione tanto restrittiva per tale categoria di reati? Nell’ambito dei lavoratori preparatori vi è scritto che: “la legge è volta a sanare una palese discrepanza tra ciò che la Costituzione sancisce ed il codice penale vieta in relazione al diritto di manifestare il proprio pensiero”. La riforma è stata proposta e sostenuta dalla Lega nord. Probabilmente, quindi, si è posta particolare attenzione a tutelare il dissenso politico (connotato da desiderio separatista) di questa parte politica. Tale esigenza ha, però, portato a non considerare con la dovuta attenzione le ulteriori conseguenze della riforma.
Se la ratio (bilanciamento di interessi che ha portato il legislatore a considerare prevalente il diritto di manifestazione del pensiero su altri beni giuridici) si applicasse ad altre fattispecie si dovrebbe abrogare, ad esempio, la previsione di qualsiasi reato in tema di istigazione poiché questa rientrerebbe nella previsione dell’art. 21 della Costituzione.
Il paradosso che tale legge ha creato è che nel nostro ordinamento, per beni di valore sicuramente meno elevato, opera una tutela efficace, ma per le istituzioni democratiche no. Così è punito per tentata truffa chi con atti idonei tenta di ledere il patrimonio, ma non chi con atti idonei e violenti attenta all’esistenza stessa delle istituzioni democratiche nonché ai diritti fondamentali dell’individuo.
La pericolosità di tale legge per l’ordine democratico è altissima.
Per meglio comprenderla facciamo un esempio tratto dalla nostra storia recente. Per la strage di Ustica il 28 luglio 1998 la Procura di Roma chiese il rinvio a giudizio di alte cariche militari dell’aeronautica per il reato di Attentato agli organi costituzionali, previsto dall’ art. 289 c. p., perché: “omisero di riferire alle autorità politiche e giudiziarie le informazioni….” o perché fornirono “notizie errate” o “mentirono”. Come si può notare le condotte gravissime che vennero imputate ai militari erano prive della connotazione della violenza: si trattava di omissioni, notizie errate o false, ma nessuna violenza. Oggi le stesse gravissime condotte non integrano più la fattispecie di reato. In altri termini depistare, mentire ed occultare prove allo scopo di impedire alle istituzioni di svolgere le i propri compiti (quant’anche ciò comporti una minaccia per la stessa sopravvivenza dello Stato democratico) non costituisce più reato ex art. 289 c.p..
Tale situazione è poi ulteriormente aggravata dalla scelta operata dal legislatore di ridurre le pene edittali. Un esempio valga per tutti: oggi attentare agli organi costituzionali con atti idonei, diretti e violenti (la cui previsione di pena massima edittale è 5 anni) viene punito meno gravemente del furto di un valigia in albergo o aeroporto (la cui pena massima è 6 anni).
Ma, se è vero che le pene edittali devono esprimere una graduazione di valore avendo riguardo alla offensività e pericolosità sociale del comportamento, come è possibile che attentare alle istituzioni democratiche con atti diretti, idonei e violenti, per il legislatore, valga meno del furto di un bagaglio in aeroporto?
Per finire è necessario fare un’ultima considerazione che riguarda i tempi di prescrizione.
Oggi i tempi medi per celebrare due gradi di giudizio (primo grado e di appello) sono 5 anni (a cui naturalmente vanno aggiunti i tempi necessari per le indagini preliminari)[7]. Questo significa che per arrivare ad una condanna definitiva (sentenza di Cassazione) mediamente occorrono più di otto -nove anni[8]. Se questa è la situazione che senso ha prevedere per un reato (art. 289 c.p. attentato agli organi costituzionali), una pena massima edittale di 5 anni che si prescrive in un tempo da sei a massimo nove anni (NB: da notare che prima della riforma tali reati si prescrivevano anche in 50 anni)? Quale funzione preventiva può realmente avere? Nessuna. Oggi chiunque attenti agli organi costituzionali con atti diretti violenti ed idonei non rischia praticamente nulla. Se si vuole veramente difendere la società i reati si devono prevenire. Il reato si previene attraverso la minaccia reale di una pena. Non certo prevedendo una pena che, nella pratica, non ha nessuna possibilità di venire applicata.
Il legislatore, con tale legge, ha, nei fatti, privato di qualsiasi effettiva tutela le istituzioni democratiche del paese.
[1] Art. 290 Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate; art. 291 Vilipendio alla nazione italiana; art. 292 Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato; art. 342 Oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario; art.299 Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero; art. 403 Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone,; art. 404 Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose; art. 405 Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa
[2] art. 406 Delitti contro i culti ammessi nello Stato; art. 269 Attività antinazionale del cittadino all'estero; art. 272 Propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale; art. 279 Lesa prerogativa della irresponsabilità del presidente della Repubblica; art. 292-bis Circostanza aggravante; art. 293 Circostanza aggravante
[3] L. Delfino, diritto penale, Ed. Simone, 2000, pg. 9
[4] Cadoppi Veneziani, Elementi di diritto penale, Cedam, pg. 367: “laddove per idonei si intende quegli atti dotati di una potenzialità lesiva, ovvero che determinano una esposizione a pericolo dell’interesse protetto”
[5] Corriere Giur., 2006, 6, 745
[6] Nel concetto di Costituzione si ricomprendono, oltre alla Carta Costituzionale, anche le leggi, le consuetudini sull’eserczio della sovranità ed i diritti fondamentali del cittadino.
[7] Stando alle “relazioni di apertura degli anni giudiziari” degli ultimi anni
[8] Si parla di tempo medio, il che vuol dire che si opera una media tra processi che vengono celebrati velocemente (ad es. in caso di arresto in flagranza di reato) e processi che, per la complessità delle indagini, richiedono anni (la sentenza definitiva per Ustica ha richiesto 27 anni).

sabato 10 novembre 2007

Come affrontare cause di mafia e massoneria














Risolvere il problema della giustizia in Italia. Ovvero: poche semplici regole per affrontare la mafia la massoneria e il terrorismo, e tutti i disservizi minori della giustizia.

Di Paolo Franceschetti (cartomante, praticante veggente)

Sommario. 1) Lettere dai lettori. 2) Brevi cenni sul senso della vita e sul funzionamento dell’universo nel suo complesso; 3) La mia esperienza con mafia massoneria e terrorismo; 4) Come affrontare le Brigate rosse, la mafia e la massoneria deviata, in poche semplici regole attuabili da chiunque, comodamente da casa. 5) Alcuni consigli per affrontare le file in cancelleria e all’Ufficio IVA. 6) Consigli finali per migliorare (di poco) il nostro già perfetto sistema giudiziario e la verità sulla strage di Capaci. 7) Bibliografia essenziale per affrontare mafia, terrorismo e massoneria deviata. Giurisprudenza essenziale di riferimento.

1) Lettere dai lettori.


Sì, cari lettori, anche io tante volte ho avuto la stessa vostra sensazione negli anni scorsi. Ma poi, in realtà, mi sono accorto che ero io a sbagliarmi. Il nostro sistema giudiziario è perfetto e si inserisce con coerenza nell’armonia universale che regola il tutto. Per capire il funzionamento del nostro ordinamento giudiziario, occorre preliminarmente fare due cose:
1) capire il funzionamento dell’universo;
2) seguire alcune semplici regole di vita, applicabili da chiunque dedicando solo un po’ di tempo agli esercizi e alle letture che vi consiglieremo e che esporremo nei paragrafi sub 4 in poi.
Da oggi, grazie alle preziose informazioni contenute in questo editoriale, sarà possibile per chiunque affrontare non solo gli inconvenienti più banali come una coda in tribunale, ma anche fatti più gravi come minacce mafiose, trame massoniche, complotti di legge deviate come la P2.
Cambierete idea sulla giustizia italiana e la vostra vita non sarà più la stessa.
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2) Brevi cenni al senso della vita e al funzionamento dell’universo nel suo complesso.
Il nostro sistema giudiziario non ha difetti ma è perfetto così com’è. Esso è coerente con tutto ciò che c’è al mondo, e l’ordine e la logica del nostro sistema giudiziario seguono la logica di tutte le cose della vita.
Riflettiamo. Non esiste un settore in cui le cose vanno come uno si aspetta debbano andare secondo la logica.
Ci si aspettava che dopo il secondo conflitto mondiale le guerre sarebbero scomparse. Invece continuano.
Ci si aspettava che l’America, dopo i vari conflitti, in particolare il Vietnam, non facesse più guerre e lavorasse per la pace, invece prima o poi andranno in Iran (oramai l’hanno capito tutti che quello è il prossimo obiettivo) e dopo l’Iran andranno altrove…
Ci si aspetta che a fronte di milioni di persone che muoiono di fame i paesi più ricchi aiutino quelli più poveri, che questi aiuti vengano distribuiti, e che le multinazionali non vadano nei paesi più poveri a sfruttarne la manodopera e ad inquinarne le acque e i terreni.
La logica direbbe che dopo l’esperienza dei pellerossa, che sono stati sterminati dai primi coloni americani, nonché dopo l’esperienza degli Inca, sterminati dagli europei, il mondo abbia imparato; invece la stessa cosa succede oggi con le popolazioni dell’Amazzonia e dell’Africa ed il mondo sta a guardare.
Mi dovrei aspettare che gli ospedali curino i malati, anziché dirottarli al servizio privato e che i medici abbiano a cuore la salute delle persone.
Mi dovrei aspettare che una fabbrica di medicinali, una volta scoperto un rimedio alternativo, più rapido e salutare per una determinata cura, ritiri dal mercato il farmaco vecchio anziché fare guerra all’inventore del farmaco nuovo.

E nella nostra vita personale non è diverso, in fondo.
Ci si dovrebbe aspettare che due persone che si amano non litighino e non si lascino mai, mentre invece tutti noi abbiamo provato il dolore di una separazione da una persona amata, e spesso le persone che ci hanno fatto maggiormente male, o a cui ne abbiamo fatto, sono le persone a cui abbiamo voluto più bene.
Ci si aspetta che i genitori non picchino mai i figli se non a scopo veramente educativo e invece le violenze in famiglia sono all’ordine del giorno di diverse famiglie.
Vorremmo che le persone a noi care non muoiano mai, che non si ammalino, che siano felici, invece non è sempre così.
Anche noi, in realtà, ci aspetteremmo di essere sempre felici, ma lo sappiamo che non è sempre così, purtroppo.

Qualcuno sogna di andare su un’isola deserta lontano da tutti a contatto con la sola natura.
Ma la natura non è logica e razionale per niente. Perché nel paradiso tropicale che molti di noi sognano, ogni tanto arriva un tifone che spazza via tutto senza alcuna ragione logica apparente se non quella delle leggi naturali; un serpente velenoso può morderti all’improvviso senza che tu lo abbia meritato o voluto e magari uno squalo può divorarti mentre stai facendo il bagno in quelle acque incantevoli.
Occorre allora trovare il senso e la logica di tutte queste cose, il disegno divino (direbbe il cristiano), la logica delle cose direbbe un ateo con un approccio olistico alla realtà, l’unità e la perfezione nell’apparente contrasto direbbe il buddista.
L’importante è non pretendere che le cose abbiano il nostro senso, e seguano la nostra logica. Quando si capisce la logica delle cose, che spesso è assolutamente inversa alla nostra, e la si accetta, allora forse si può capire il senso della nostra vita.
Ovviamente esula da questo editoriale parlare del mio senso della vita e del mio lavoro. Ciascuno si deve fare un’idea personale, spesso diametralmente opposta a quella di un altro. Quello che voglio dire però è che c’è un senso a tutto e anche a questo sistema giudiziario.
E per questo motivo, come diceva Valdo Emerson, prima di fare qualsiasi lavoro occorrerebbe trovare un senso alla vita (non ho mai capito chi fosse questo Valdo Emerson, ma lo citano sempre tutti e questa frase – che trovai su un fumetto di Tex anni fa - mi è sempre piaciuta tanto ma non l’avevo mai capita fino a poco tempo fa).

Una volta capito il funzionamento dell’universo e il senso della vita, i problemi della giustizia scompariranno, sol che avrete la pazienza di dedicare alla soluzione del problema pochi minuti al giorno, secondo lo schema che esporremo nei paragrafi 4 e 5.
Allora si potranno fronteggiare diversamente i problemi dei disservizi in cancelleria, le lungaggini dei processi, e si potranno combattere addirittura anche la mafia e la massoneria e il terrorismo, senza quegli allarmismi e i disfattismi che caratterizzano in genere gli articoli e i libri sul tema.
E’ però necessario che prima vi esponga la mia esperienza personale, per farvi capire da dove ho tratto le mie conoscenze in materia.
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3) La mia esperienza con la mafia, la massoneria e il terrorismo.
Due precisazioni prima di iniziare: 1) tutti i fatti che riporteremo in questo paragrafo sono veri e di scanzonato c’è solo il tono, anche perché ritengo sia l’unico modo per affrontare queste cose; 2) le persone di cui faremo i nomi nell’editoriale, hanno dato il loro consenso, anche perché si tratta di vicende apparse su quotidiani nazionali e locali, TG nazionali e altri programmi.

Oltre tre anni fa si presentò a me la mia attuale praticante, Solange Manfredi, con una storia assolutamente particolare. Suo padre era un avvocato e, dopo la sua morte, avvenuta in circostanze poco chiare, lei era venuta in possesso di documenti, informazioni, e altro, scoprendo che il padre, oltre a fare l’avvocato, era appartenente a varie logge massoniche deviate, e riciclava per loro conto denaro proveniente da traffici di armi e droga. La banca svizzera presso cui il padre movimentava i conti illeciti si rifiutava di consegnare gli estratti conto, per ovvi motivi. Lei effettuò varie denunce penali in varie parti d’Italia, ma misteriosamente i fascicoli vennero persi. Dopo varie minacce di morte, essendo a rischio la sua vita le consigliarono di rifugiarsi all’estero e qualcuno le suggerì il Nicaragua.
In quegli anni in Nicaragua – che è terra dove si rifugiano notoriamente tutti gli ex brigatisti rossi latitanti – Solange raccolse i racconti di un ex Brigatista rosso che fece rivelazioni molto gravi in ordine a diversi fatti che riguardavano quegli anni di sangue, oramai dimenticati. Lei registrò tali dichiarazioni all’insaputa di questo tipo (dato che non le bastavano i casini che già aveva involontariamente….pensò bene di andarsene a cercare altri volontariamente). Ad esempio (ma è solo un esempio) tali dichiarazioni aprivano nuovi scenari sul famoso rogo di Primavalle, tragedia in cui morirono due bambini, i fratelli Mattei, nei primi anni settanta. La vicenda è andata a finire ampiamente su quotidiani nazionali e locali, quindi tralasciamo i particolari, come i nomi e i fatti specifici, ora non ci interessano. Non è mia intenzione fare un articolo di cronaca.
Solange avrebbe voluto tornare in Italia, fare pratica legale e diventare avvocato, ma non riusciva a trovare qualcuno che la accettasse come praticante, dato che prenderla in studio equivaleva in una botta sola a portarsi dentro casa mafia, massoneria e BR.
Una volta venuta nel mio studio, mettemmo la mani sulle sue carte, capimmo a fondo la sua vicenda, e ci rendemmo conto che era troppo intricata perché ce ne potessimo occupare noi colleghi.
Comunque la accettammo a fare pratica e io la ospitai per i primi mesi a casa mia. Dopodichè l’ospitalità si è trasformata in una coabitazione stabile, non perché ci amassimo (anzi, avendo due caratteri difficilmente compatibili litighiamo a intervalli regolari) ma perché mi resi conto che era troppo in pericolo per vivere da sola, e quindi la sistemai al piano inferiore della mia casa insieme ai suoi cani.
Decidemmo così di contattare l’avvocato Carlo Palermo, un ex magistrato che nel 1981, a causa di una serie di inchieste che stava svolgendo, sfuggì per un pelo ad un attentato di mafia a Trapani; in quell’attentato morirono però una donna e due bambini. Lui cambiò lavoro e diventò avvocato, e attualmente si occupa di grandi processi, Ustica (era legale di parte civile nel caso Ustica), Moby Prince, ecc. Tra l’altro io avevo letto i libri di Carlo Palermo, anni prima, e mi resi conto che il destino mi aveva fatto uno scherzo non da poco, perché mi aveva consegnato nelle mani le carte del padre di Solange, che erano collegate alle inchieste di cui l’avvocato in passato si era occupato come magistrato: traffici internazionali di armi, droga, ecc., di cui lui parlava nei suoi libri.

Perché abbiamo accettato un incarico come questo pur non essendo molto esperti di queste cose? Il motivo è semplice. Avete presente il personaggio di Garp nel film “Il mondo secondo Garp?” In una delle scene più esilaranti del film Garp va in giro con un agente immobiliare per acquistare una casa; a un certo punto sulla casa che sta per visitare casca un grosso aereo di linea e la distrugge, allora lui grida “la compro!!! È la casa che sognavo!!!”. L’agente immobiliare gli dice “come scusi… ma se è appena stata distrutta da un aereo… perché la vuole comprare?”. Lui risponde… “semplice. Perché così sono assolutamente sicuro che nessun aereo potrà mai piombarmi sulla casa. E’ statisticamente impossibile che una casa possa essere colpita due volte da un aereo, quindi risparmierò anche sui costi dell’assicurazione”.
Bene. Io accettai l’incarico per gli stessi motivi. Perché quando ti capita nella vita un casino del genere è statisticamente impossibile che te ne possano capitare altri peggiori; quindi mi dissi che se sopravvivevo ad una vicenda del genere, avrei potuto affrontare qualsiasi cosa nella vita.

L’esperienza accanto a Solange, che ha anche collaborato con l’avvocato Palermo, mi ha illuminato su tante cose. Come funzionano le istituzioni, come funziona la massoneria, i rapporti tra mafia e massoneria.
Alcuni aneddoti potranno darvi un quadro abbastanza esaustivo dello stato in cui versa la giustizia italiana nelle situazioni più gravi, cioè proprio quelle dove dovrebbe essere più incisivo il suo intervento, in teoria.
Solange, dopo che la magistratura di Roma aveva iniziato un procedimento penale a carico di vari personaggi appartenenti alle BR, oltre a politici mai implicati penalmente in vicende del genere, riceve, come da copione, una serie di minacce, le concedono il porto d’armi e viene messa sotto regime di protezione da parte delle autorità; in quel periodo era seguita da giorni da un auto di cui abbiamo preso il numero di targa; si segnalò il caso agli organi competenti e la targa, da un rapido accertamento, risultò di un’auto presa a noleggio; dopo sei mesi le autorità di polizia preposte alla protezione stavano ancora “facendo accertamenti” per risalire all’utilizzatore. Probabilmente se facevo fare l’accertamento alla figlia di mia sorella, che ha otto anni e guarda sempre il telefim “Carabinieri”, ottenevamo esiti migliori.
In un’occasione le recapitano un proiettile; fin qui tutto bene, perché chiunque sia implicato in vicende di questo tipo sa che è normale ricevere minacce e avvertimenti vari. Dopo pochi giorni, in cui peraltro succedono avvenimenti inquietanti di vario tipo, rientro in casa la sera tardi e la trovo incosciente, avvelenata da estranei che si sono introdotti in casa. Dopo la notte al pronto soccorso, la mattina un funzionario di polizia, dopo ore che ci parlavamo, lancia lì la sua ipotesi: forse dietro questi fatti c’è una mia ex fidanzata, gelosa del fatto che vivo in casa con una donna e ipotizza un rapporto di coppia tra me e Solange. Al che ho detto al funzionario: “mi permetta se mi intrometto nelle sue ipotesi investigative… a parte che l’ultima fidanzata mi ha lasciato lei e quindi non capisco perché dovrebbe essere gelosa di Solange dopo vari mesi; ma soprattutto come avrebbe fatto ad introdursi in casa senza essere vista, specie considerando che fa l’insegnante di yoga e non l’agente della CIA e che, in teoria, dovrebbe esserci pure un servizio di sorveglianza da parte vostra?”
D’altronde non mi meraviglio… Anche il mio amico Ciro Pacilio, condirettore di Altalexmese, ha un’esperienza di mafia, ma molto più grave della mia. Ricordo che due anni fa suo fratello fu ucciso sotto casa da un commando che lo ha crivellato di colpi; costui era un imprenditore napoletano e fu ucciso dopo pochi giorni che era uscito di galera un capo camorra, il quale era stato incriminato anni prima proprio a seguito della denuncia del fratello; la polizia ipotizzava il “movente passionale”.
Mi domando perché non abbiano mai seguito la pista passionale anche nella strage di Capaci.
Se un giorno tornando a casa troverò morta Solange semplificherò la vita alla polizia fornendo loro da subito il nome delle principali persone sospette: Daniela, Mariapaola, Luisa e Laura.
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4. Poche semplici regole per affrontare le Brigate Rosse, la mafia e la massoneria deviata, attuabili da chiunque e comodamente da casa.

Bene. Veniamo allora alla parte più importante di questo editoriale, cioè trattiamo la questione del “cosa fare”. Come si può reagire di fronte al fenomeno della mafia, come si può supplire all’inefficienza degli organi dello stato? Quando viene trattato questo tema, lo si fa da un ottica a mio parere sbagliata, puntando il dito sull’inefficienza delle istituzioni, sulla magistratura e sulla politica.
Noi vi daremo alcune semplici istruzioni, ma particolarmente efficaci. L’efficacia è garantita dal fatto che le abbiamo sperimentate in prima persona e siamo ancora vivi.

Iniziamo col dire che sconsigliamo di fare le seguenti cose:
1) studio della causa;
2) individuazioni delle strategie processuali;
3) individuazioni dei giudici competenti e la denuncia ad una procura;
4) affidarsi alla polizia o alle altre forze dell’ordine.

Per esperienza vi dico che non serve a niente, perché le procure si dichiarono tutte “incompetenti” e vi restituiscono i documenti. Nei rari casi in cui il procedimento viene iniziato viene archiviato e comunque misteriosamente il fascicolo si perde immancabilmente.
Se consegnate il dossier con la documentazione a un organo di polizia giudiziaria anche lì misteriosamente il fascicolo scompare.

Occorre invece rivolgersi ad un avvocato esperto in vicende di mafia e massoneria (categoria quasi inesistente), e fare le seguenti cose:

1) Individuare un lavoro alternativo dove la massoneria non abbia agganci (massaggiatore, cameriere, fiorista ecc…)
2) Individuare un buon corso di yoga; possibilmente convertirsi al Buddismo
3) Affrontare il problema con i genitori senza fargli venire un infarto
4) Studiare come si apre una partita IVA e come si fa un ricorso all’agenzia delle entrate per un’ICI non dovuta;
5) Trovare delle risposte adeguate a chi fa domande idiote sul senso del tuo lavoro
6) Organizzare in proprio un’efficiente task force per fronteggiare il problema dell’ inadeguatezza degli organi di polizia e degli uffici giudiziari, comprendente amici di infanzia, fratelli, ecc...
7) Fare una marea di copie di tutti i documenti e metterli al sicuro a casa di fratelli, genitori, colleghi, amici, parenti, in modo che se vi succede qualcosa non si dica “si è suicidato, poverino, era tanto stressato… la direzione di Altalexmese ultimamente lo aveva reso tanto irritabile e nervoso, specie a causa di quell’Enrico Giannini…. Un tipaccio”.
8) Procurarsi una serie di film e telefilm per i momenti di svago; dal momento che dopo qualche mese di queste vicende avrete delle vere e proprie crisi di rigetto, e non riuscirete mai più a vedere film di spionaggio, gialli, e meno che mai film di mafia o simili, né riuscirete mai più a vedere un telegiornale perché vi accorgerete che ogni giorno parlano di idiozie trascurando le cose importanti, vi dirigerete verso i seguenti telefilm che vi consiglio caldamente: Willy principe di Bel Air, Strega per amore, Friends, Sex and the city, Magnum P.I. Fate comunque attenzione perché stanno per uscire in DVD anche le seguenti serie: Happy Days, Genitori in blue jeans, Casa keaton.

1) La prima mossa da fare è: individuazione di un lavoro alternativo alla professione forense, perché una delle vicende più probabili che ti possono capitare in questi casi è che confezionino un falso dossier, e ti facciano una bella denuncia per metterti in condizione di non lavorare più. La prima cosa per affrontare la situazione fu quindi capire che lavoro avremmo potuto svolgere se qualcuno ci avesse bloccato la possibilità di continuare la professione. Riccardo ha il fratello che lavora in un’ erboristeria. Ilaria avrebbe piacere a fare la massaggiatrice o ad aprire una palestra con me. Su questo fronte eravamo tranquilli!
Al lettore attento non sfuggirà che questa sarebbe un’ottima scusa (con se stessi e con gli altri) per tutti coloro che hanno affrontato la carriera forense spinti dai genitori, o da motivazioni comunque in cui non si riconoscono più; nel momento in cui vi radieranno dall’ordine, ad esempio, potrete sempre dire “accidenti… volevo fare l’avvocato ma mi è stato impedito, ed è per questo che ora dipingo (o suono in un complesso guadagnando al massimo 200 euro a settimana facendo qualche serata durante il week end…)”. Insomma, affrontare una causa di mafia e massoneria non è sempre necessariamente un evento negativo della vita, ma può pure rivelarsi una cosa ottima.

2) Passiamo ora ad una delle fasi più delicate; cioè come organizzare in proprio un’efficiente task force per fronteggiare il problema, reclutando i componenti tra fratelli sorelle e amici di infanzia.
Il gruppo operativo dovrà essere composto di più persone ciascuno dotato di una sua competenza specifica. Naturalmente devono esserci degli avvocati, e in questo mi è stato d’aiuto il mio amico Ciro (sempre lui…. il condirettore di Altalex mese che essendo esperto in diritto bancario è stato l’unico per un po’ di tempo in grado di leggere i report dei conti svizzeri del padre di Solange) e tanti altri colleghi viterbesi. A questo nucleo base deve affiancarsi però un nucleo – per così dire – “esterno”, di esperti. Nel nostro caso tale task force era formata dai seguenti elementi: 1) Barbara (quella che fa i viaggi astrali di cui all’editoriale sull’interesse legittimo. V. sub editoriale numero 3/2007 per capire il soggetto più a fondo), insegnante di Shiatsu, incaricata di spiegare a me e Solange i mantra e le tecniche di meditazione più efficaci per rimanere calmi; 2) Baloo il cane di Solange, un golden retriver di 45 chili addetto alla sicurezza; 3) Il mio amico Ottavio, restauratore; di per sé pare che un restauratore non c’entri niente, ma in realtà è l’unico che legge molti gialli e libri di spionaggio e quindi i consigli migliori ce li ha dati lui (io infatti di romanzi ne leggo pochi e sono un appassionato di fumetti di Tex, Zagor, Julia e dell’Uomo Ragno, che sono inservibili per vicende di questo tipo); 4) padre Rolando, un prete carismatico ed eccezionale che in certi casi prevede il futuro ed è un ottimo consigliere spirituale; il quale ha detto di non preoccuparsi perché tanto c’è il Signore che ci protegge (cosa che ha molto tranquillizzato mia madre, che è pure laureata in Teologia ed è insegnante di religione, ma un po’ meno me che non credo ad un Dio creatore, pur non potendone escludere a priori l’esistenza); 5) Luisa, una cartomante. Una cartomante nel gruppo è di fondamentale importanza, secondo me, perché deve essere addetta a capire quali tra le persone attorno sono da considerarsi negative o positive, nonché ad individuare i momenti di pericolo e quelli invece proficui per agire, attraverso la posizione della luna e degli astri. Caselli, o i politici, hanno la loro scorta, ma io ritengo altrettanto efficiente, se non potete permettervi una protezione adeguata, consultare gli astri che è l’unica forma di difesa che ci siamo potuti permettere per anni; se prima di uscire di casa la mia amica mi dice che ho Venere nel segno esco molto più sereno (invece pare sia pericoloso quando nel segno c’è Saturno). Per la verità talvolta ci sono capitati dei casini anche con Venere nel segno, ma poi, analizzata con oggettività la situazione, dopo un attento confronto anche con colleghi più esperti, ci siamo resi conto che il fattaccio era dovuto ad una nostra leggerezza perché non avevamo considerato Mercurio.
Far entrare nella task force una cartomante per la verità ha creato abbastanza discussioni tra noi, perché c’era qualcuno che diceva che le sue previsioni non erano sempre attendibili. Tuttavia si è dimostrata comunque più precisa della polizia. Infatti molte cose – anche se non tutte - le ha azzeccate… ad esempio a febbraio 2006 mi predisse che mi sarei fidanzato a settembre (sempre del 2006) con una ragazza conosciuta in riva a un lago e così avvenne; il 5 agosto conobbi in riva ad un lago una ragazza di nome Laura e il 2 settembre ci fidanzammo. Certo, direte voi, ma che c’entra questo con una vicenda giudiziaria? Lo so, non c’entra proprio un tubo. Però rispetto alla polizia, che invece ipotizza che le mie ex fidanzate gelose recapitino proiettili ed entrino in casa per avvelenare Solange, mi pare sempre un passo avanti.

3) Frequentare un corso di yoga, o comunque rafforzare le tecniche di controllo di se stessi e rafforzare il proprio senso della vita. Questo passaggio è assolutamente fondamentale per reggere lo stato di tensione che attorno a te vorrebbero crearti. I primi tempi, ad esempio, quando arrivavano delle minacce rimanevo relativamente tranquillo, ma per dormire avevo bisogno del Tavor (che per chi non lo conosce è un ansiolitico eccezionale), altrimenti mi svegliavo continuamente con pensieri non del tutto rosei; ora tramite la meditazione, lo yoga, la pratica buddista ecc…, dormo sonni tranquilli senza ansiolitici anche se è appena arrivata a casa una minaccia di morte. Inoltre le minacce arrivano a Solange, non a me, quindi io me la cavo così: a) penso che in fondo ce l’hanno con lei. b) Visto che ce l’hanno con lei e non con me ho proposto a Solange se comunque, a scanso di equivoci, dormendo su piani separati, non mettiamo una cartello sulla porta con su scritto: “Solange dorme nella stanza al piano di sotto. E per giunta non mi sta neanche molto simpatica e litighiamo spesso”. Per la verità più che lo Yoga consiglio la meditazione buddista, che è ancora più potente. Tra l’altro il buddismo insegna non solo delle tecniche di rilassamento per raggiungere la pace interiore, ma offre una visione della vita e della morte che consentono di affrontare con successo e senza infarto anche le minacce più gravi: ad esempio più volte mi hanno minacciato di morte, ma in genere rispondo “certo che morirò, ma rinascerò pure…”. Solange, invece, che non è buddista, ha chiesto il porto d’armi e si allena al poligono tutte le settimane e le sento dire delle frasi che un buon buddista non direbbe mai, tipo “mi alleno ad estrarre velocemente perché se non ti uccidono al primo colpo, oppure se sbagliano, posso estrarre in un secondo e sparare X colpi in X secondi…”. Del resto è ancora immatura e deve imparare molto; l’esame da avvocato lo darà quest’anno e il compito di un buon dominus non è solo quello di insegnare il diritto, ma il giusto modo per affrontare la professione. Negli anni a venire sono sicuro che cambierà atteggiamento.

5) Far digerire la cosa ai genitori senza fargli venire un infarto. Questo è uno step che i film sulla mafia tipo “La Piovra” non prendono mai in considerazione, eppure vi assicuro che è un problema assolutamente prioritario. Per i primi tempi avevo deciso di non dir nulla ai miei per farli stare tranquilli e ho raccontato un mucchio di balle, quindi alla domanda “ma che cavolo ci fa da te a Viterbo una praticante il cui padre era un avvocato? Ma nello studio del padre non esistevano altri avvocati che potessero farle fare pratica?” Ho detto loro: “ma papà, è da me perchè sono un avvocato abbastanza conosciuto. Collaboro pure con Altalex!” Mi sono sentito come ai tempi in cui misi il carburatore più grosso sulla moto da cross e dicevo loro che era per consumare meno benzina; o quando a 12 anni venni beccato con in un mano un giornale un po’ spinto che si intitolava “Iolanda la figlia del corsaro nero” e dissi loro che mi ero sbagliato, perché pensavo di acquistare un fumetto di pirati; lì per lì, come ai vecchi tempi, hanno bevuto tutto. Poi un giorno hanno notato che Solange va in giro con la pistola sempre appresso; ho provato a dir loro che la pistola è ad aria compressa e nel nostro studio siamo molto giocherelloni e nelle pause giochiamo a soft air; allora mio padre si è arrabbiato e ha iniziato a dire che aveva buttato i soldi per farmi studiare, che sono rimasto il solito cretino che ero a quindici anni, e poi “ma quando ti trovi un lavoro serio anziché stare tutto il giorno su Internet a scrivere su quel sito dove hanno quella chat per rimorchiare…” Quando hanno fatto questo chiaro riferimento ad Altalex (che in effetti la chat ce l’ha, ma finora non ci ho mai rimorchiato) francamente ero tentato di confessare e mi sembrava troppo; ma ho resistito. Infine, a seguito di una serie di telefonate anonime che arrivavano a casa dei miei, ho ceduto e ho raccontato tutto; è toccato spiegare a papà, che è un tipo un po’ ansioso e geloso, che le telefonate anonime non venivano da un amante, anche perché la mamma – peraltro cattolicissima e insegnante di religione – ha settanta anni, ed è anche parecchio sovrappeso, quindi, con tutto il bene che le voglio, e per quanto la veda bellissima, facendo una valutazione oggettiva della situazione, abbiamo dovuto ammettere a malincuore che, non essendo più molto appetibile, era più plausibile la pista massonica.

6) Ma la difficoltà più grande, lo step che definirei lo step degli step, vera chimera per qualunque essere umano con un reddito inferiore al milione di euro l’anno, è trovare il tempo da dedicare a queste vicende. Si perché c’è poco tempo per affrontare la questione di petto come essa meriterebbe, in quanto la vita di ognuno in genere è occupata da altre priorità, ovvero:
a) capire quanto pagare alla cassa forense che comunque, nonostante ore di calcoli, mi manda ugualmente la sanzione;
b) capire se posso scaricare l’IVA dell’auto o no;
c) capire come si fa per adeguarsi a questa maledetta normativa sulla privacy e alle regole del decreto Bersani
d) capire cosa posso scaricare o no per pagare meno tasse (ancora non ho capito se posso scaricare il leasing dell’auto; e devo ancora capire la differenza tra onere deducibile e detraibile, e soprattutto, se il leasing rientra nella prima o seconda categoria);
e) fare ricorso contro l’ufficio delle entrate che inevitabilmente ogni tanto ti manda un avviso di accertamento per cose inspiegabili;
f) scrivere alla RAI che insiste a chiedere il canone nonostante sia stato regolarmente pagato, a Wind che insiste a chiedermi il canone di un contratto disdetto sei anni fa;
g) capire come si apre una partita IVA per un mio cliente che ha un associazione (tempo totale dedicatogli: mezza giornata. Forze impiegate sul campo: una mia amica avvocato incontrata per caso all’ufficio IVA, un mio amico che lavora nel suddetto ufficio, un impiegato che passava di li per caso amico della mia amica e che dopo qualche minuto ha detto “io non ci capisco una mazza; mica possiamo sapere tutto noi che lavoriamo qua dentro” e, infine, superman risolutore del problema, un commercialista incontrato lì per caso che finalmente ci ha dato le dritte giuste);
h) farsi pagare le fatture dai clienti (tempo totale dedicato all’attività: mediamente quattro o cinque giorni al mese…. Il tempo di una vacanza).
Siccome poi ogni tanto, oltre a questi passatempi ameni, sono costretto anche a lavorare, posso dedicare a questa situazione di Solange qualche ora ogni tanto. Anzi, diciamo meglio: della sua situazione se ne occupa lei da sola, mentre noi in studio ci limitiamo a continuare a farle fare pratica legale e darle consigli legali ogni tanto. Non abbiamo tempo, noi, per dedicarci a questi problemi idioti di mafia e terrorismo. Abbiamo la nostra vita noi, e dobbiamo pensare a cose ben più importanti e che diamine!!!

8) Ora c’è un ulteriore step, quello delle discussioni con coloro (non tutti per fortuna) che inevitabilmente ti dicono: “ma perché Solange non lascia perdere tutto e non si dedica ad un’attività più tranquilla, magari a fare solo decreti ingiuntivi e pratiche assicurative? E tu perché la aiuti?” ma il commento a mio parere più demenziale è quello di chi aggiunge con saggezza: “se poi Solange si vuole fare una famiglia forse sarebbe il caso che si trovasse un lavoretto tranquillo”. Questa cosa meriterebbe un più ampio discorso. Mi limito a domandarmi se a Madre Teresa di Calcutta qualcuno le ha mai detto “Ma Teresa, chi te lo fa fare di stare sempre in mezzo a quel branco di cenciosi…? Ma trovati un lavoretto tranquillo in banca e un fidanzato … Ma quando metterai la testa a posto?” o al procuratore Giancarlo Caselli “ma Giancarlo, perché sei andato a Palermo dopo gli omicidi Falcone e Borsellino? Fai domanda come giudice di Pace a Voghera, che almeno li non fai una mazza tutto il giorno e magari ti trovi pure una bella casaliga con cui sistemarti!”

Insomma, cari lettori, applicando le semplici regole sopra esposte, chiunque può affrontare la mafia e la massoneria, senza lamentarsi dell’inefficienza e della corruzione degli organi statali.
Inoltre chiunque può approdare a risultati investigativi più che soddisfacenti in pochi minuti e con minima spesa. Ad esempio, dopo anni di letture specifiche sull’argomento, e forte della mia esperienza, sono giunto alla conclusione che il problema, nel caso Ustica, non è il fatto che si trattasse di un missile lanciato dai servizi segreti francesi, per abbattere l’aereo che viaggiava dietro al DC 9 caduto; né la corruzione degli organi statali, i depistaggi dei servizi segreti, i testimoni che sono tutti morti misteriosamente, suicidandosi ecc.. No.
Il problema reale è che l’aereo partì con Saturno nel segno, e se un giorno sugli aerei mettessero anche un astrologo certi fatti non succederebbero più. Ecco perché il PM che ha indagato sul caso Ustica non ha ottenuto una mazza e l’avvocato Carlo Palermo non ha ottenuto nessun risultato.
Lo stesso errore fu fatto anni prima per il caso Moro. Molti hanno detto che ci fu una volontà politica di uccidere Moro. Ma io non sono assolutamente d’accordo e secondo me questa ricostruzione dei fatti è imprecisa, perché non tiene conto che quell’incosciente di Moro uscì di casa con Mercurio che incrociava Marte nella prima casa.

5) Alcuni consigli per affrontare le file in cancelleria e all’Ufficio IVA
Una delle poche cose che non sono mai riuscito a fronteggiare nella vita, a parte il testo di Gazzoni in diritto civile e il Galli di diritto amministrativo, erano le file alla posta, le file in cancelleria, le file nel traffico, la burocrazia idiota. Francamente in questi frangenti la mia visione olistica della vita se ne andava a farsi friggere e mi nascevano pensieri del tipo: ora mi compro un bazooka e sparo ripetuti colpi a queste file di auto e faccio una strage; la prossima volta che vengo all’ufficio IVA mi porto un mitra (qualcuno dei miei clienti potrà fornirmelo, no?), lo occulto sapientemente sotto la tuta da moto ed entro con fare tranquillo, poi appena l’impiegato mi dice che “devo ritornare perché non ho con me il codice X da abbinare all’allegato K, codice che posso trovare sul sito dell’agenzia delle entrate, dopo aver previamente controllato che la mia attività non rientri nell’elenco ministeriale delle apposite attività definite connesse e per cui non occorre la licenza e il nulla osta della ASL” estraggo il mitra e faccio una strage.
Per risolvere il problema delle file ho provato con la meditazione Zen, quattro anni fa, ma non ha funzionato perché la pazienza mi reggeva solo per la prima mezz’ora di fila ma poi passato questo tempo, scoprivo che mi faceva un effetto opposto; in altre parole dopo la prima mezz’ora non riuscivo più a stare calmo e l’effetto peggiorava. Mi capitò di fare una fila alla cancelleria di Roma per effettuare delle notifiche e passato il limite delle due ore mi sono ritrovato a pensare di fare una strage, pianificando metodicamente la nascita di un’ organizzazione dalla sigla BR, composto da colleghi e cancellieri che si sono rotti di questa situazione (da qui il nome: Brigate Rotte); ho pianificato fin nei minimi particolari: basi logistiche (una per ogni cancelleria), capi (le persone più insospettabili: gli stessi cancellieri), metodi di reclutamento; sistema di comunicazione indecifrabile anche ai servizi segreti, cioè frasi in codice scritte negli atti giudiziari degli avvocati (sarebbe sufficiente utilizzare un fraseggio come quello che si trova nel Gazzoni, ad esempio, con subordinate e controsubordinate senza un punto per decine di righe; inserendo qua e là frasi del tipo “procedere piano C: distruzione cancelleria di Bari” nessuno si accorgerebbe del messaggio in codice contenuto nell’atto).
L’estate scorsa, dopo anni di ricerche, ho risolto il problema: un corso di karma yoga che per chi non lo conosce è una forma di yoga che si pratica in movimento. Ora rimango imperturbabile anche quando sono in fila all’ufficio Iva, e così posso dire a 41 anni di aver raggiunto un traguardo importante della mia vita: fare le file senza sbroccare di testa.
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6) Consigli finali per migliorare (di poco) il nostro già perfetto sistema giudiziario. E la verità sulla strage di Capaci.
Insomma, cari lettori. Non vi lamentate di come funzionano i nostri uffici giudiziari, il sistema legislativo, la corruzione, ecc… Sono assolutamente contrario ad una riforma della giustizia che, a mio parere, è perfetta così come è.
Per i pignoli, se proprio si vogliono ottenere margini di miglioramento nel funzionamento della giustizia italiana, io farei solo una semplice cosetta: inserire all’università dei corsi di yoga. Ciò che è importante non è come sono fatte le leggi, come sono organizzati gli uffici giudiziari, la riforma della giustizia penale e civile, ecc., ma il controllo della respirazione, risultato che può raggiungersi in poco tempo dedicando agli esercizi di yoga pochi minuti al giorno. Il tempo varia da pochi minuti alle tre ore. Pochi minuti saranno sufficienti per coloro che esercitano la professione forense a Viterbo o Macerata, dove il massimo di una fila in cancelleria è mezz’ora nei giorni di punta; chi invece opera a Napoli deve esercitare diverse ore al giorno.ora nei giorni di punta; chi invece opera a Napoli deve esercitare diverse ore al giorno.,ta, dove il massimo di una fila in can
Se avete problemi più gravi, invece, con mafia e massoneria, o Brigate rosse, non dovete far altro che convertirvi al buddismo. Anche qui il tempo da dedicare agli esercizi è assolutamente personale, e varia da un minimo di un quarto d’ora (un’ora in caso di minacce continue e reiterate) alle tre ore al giorno per i casi più gravi.

Mentre, per risolvere la maggior parte dei misteri italiani, la pianterei di continuare a fare inchieste, processi, ecc…, con un inutile dispendio di soldi pubblici, anche perché si sa che questi processi non hanno mai portato ad alcun risultato giudiziario. La cosa importante da fare sarebbe consultare gli astrologi.
Finora ciò non è stato ancora fatto ma io, grazie alla task force operativa di cui ho parlato al paragrafo 4, ho capito chiaramente perché sono stati uccisi Falcone e Borsellino e finalmente possiamo dire la verità: sono stati uccisi perché avevano Saturno nel segno!
Il vero mistero irrisolto della strage di Capaci invece è perché sia stata uccisa anche la scorta, visto che uno degli agenti era del Capricorno e aveva Venere nel segno, ma ci stiamo lavorando e, se lasciano viva Solange nei prossimi anni, prima o poi lo scopriremo.

7) Bibliografia essenziale per combattere la mafia, la massoneria e il terrorismo. La giurisprudenza più recente in materia.

●Per saperne di più su come affrontare la mafia la massoneria e le Brigate Rosse:
- G. Giacobbe, Come diventare un Budda in cinque settimane, ed. Macro.
- La felicità in questo mondo. Edizioni Soka Gakkai.
- Jorg Zittlau, Buddismo per manager (non ricordo l’edizione).
- Jonh Blofeld, Mantra sacre parole di potenza, Edizioni mediterranee.

●Per rimediare al disservizio degli uffici IVA, Cancellerie e altri servizi forensi.
- Yoga per tutti. Edizioni mediterranee.
- Karma Yoga. Edizioni Amrita.

●Per capire meglio i misteri che hanno insanguinato l’Italia in questi ultimi trenta anni:
- Lisa Molpurgo. Introduzione all’astrologia.
- Branko. Segno per segno l’oroscopo 2007 (questo è utilissimo soprattutto a fini di prevenzione, perché permette di conoscere in anticipo gli eventi e le cause scatenanti).

●In caso di minacce di morte, proiettili recapitati a casa, ecc. è utile consultare i seguenti manuali di tecnica investigativa per risalire al colpevole.
- Jurg Willy, La collusione di coppia, Bollati Boringhieri
- Aaron Baker, L’amore non basta.

Se invece vi hanno ucciso il fratello (come nel caso di Ciro), oppure il padre (come nel caso di Solange), dovete ricorrere a tecniche investigative più sofisticate, come il viaggio astrale:
- Daniel Givaudan, racconti di un viaggiatore astrale, Amrita.
- Powell, Il corpo astrale,Tea.
- Anne Givaudan, Vesti di luce Curare l’aura per mezzo dell’amore (tale testo consente anche di curare gli squilibri energetici dei cattivi che vi vogliono fare del male, sulla base del principio che ci ricorda sempre Padre Rolando, cioè che anche i mafiosi, i massoni, e i terroristi sono creature del Signore, che vanno amate come tutte le altre. Anzi… pare che loro abbiamo bisogno di affetto più delle persone normali).

●Nell’eventualità veniste seguiti da persone sospette e voleste fare accertamenti sulla persona:
- Anne Givaudan, Antiche terapie essene e lettura dell’aura, Ed. Amrita.
- Pattle Pellicciotti, Iniziazione alla lettura dell’aura, Mediterranee.

Inoltre, nei momenti di tensione, possono essere utili letture alternative. Ricordo una notte, ad esempio, in cui il telefono squillava a intervalli regolari di quindici minuti, ma quando sollevavo la cornetta non rispondeva nessuno. Sapevo chi erano e che in fondo volevano solo spaventarmi. Non volli chiamare nessuno dei miei amici per non disturbarli. Ma non riuscivo a dormire per il nervoso e allora cercavo di distrarmi ma non avevo libri o riviste in grado di calamitare la mia attenzione a sufficienza per distendermi. Da quel giorno mi sono fornito di alcuni film e riviste da vedere in caso di necessità che consiglio vivamente quando siete soli in casa e non sapete cosa fare per il nervoso.

- Annuario di Playboy. Tutte le modelle nude.
- Moana Pozzi: tutta la filmografia.

●Coloro che invece studiano per il concorso in magistratura o l’esame da avvocato, hanno un vantaggio in più perché possono tentare di addormentarsi lo stesso utilizzando i seguenti testi. Ulteriori vantaggi di questi libri è che dopo la loro lettura affrontare la mafia e la massoneria vi parrà una passeggiata, rispetto all’idea di leggere ancora testi del genere.

- Gazzoni Manuale di diritto privato.
- Galli. Corso di diritto amministrativo.
- Perlingieri. Il diritto civile nella legalità costituzionale.
- Per la giurisprudenza: Cass. SS.UU. 13294/2005, cioè la sentenza uscita quest’anno all’esame da avvocato, in materia di novazione, che si segnala per lunghezza, prolissità, e linguaggio veramente sibillino di certi passi. Nel tempo che ci vuole a leggerla e capirla ci si uccide un dinosauro a colpi di fichi molli