sabato 24 novembre 2007

I complici, di Abbate e Gomez


I complici, di Abbate e Gomez.
Un libro da leggere per capire alcune cose della politica attuale.
Brani scelti.

Su Andreotti:
Finiti i processi, restava il dato politico. I comportamenti tenuti dal sette volte presidente del Consiglio, Andreotti. La carriera di un uomo che “ha avuto piena consapevolezza che suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto favori; li ha incontrati; ha interagito con essi; […] ha omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del presidente [della Regione Piersanti] Mattarella malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza”.
Ma le motivazioni della sentenza Andreotti non le ha lette nessuno. Non sapere, o far finta di non sapere, è il metodo migliore per sentirsi a posto con la propria coscienza. In fondo fanno così anche molti cornuti.

Su Nino Mormino, deputato di FI, vicepresidente della “Commissione Giustizia”. Presidente delle camere penali di Palermo.
“La controprestazione di Mormino nei confronti di Cosa nostra sarebbe dovuta consistere esclusivamente nel contribuire una volta eletto, ad attenuare gli effetti della cosiddetta legislazione antimafia mediante l’approvazione di nuove, più favorevoli leggi. Sennonché – si legge nella richiesta di archiviazione dei PM di Palermo – a ben vedere per assolvere a questo specifico onere probatorio non appare giuridicamente corretto ipotizzare che rientri tra i poteri dell’autorità giudiziaria quello di analizzare e sindacare le opinioni e le scelte di voto espresse da un parlamentare nell’ambito del suo alto mandato”.
NDR traduzione per i non giuristi: si certo, l’onorevole Mormino doveva approvare leggi di favore per la mafia. Ma i giudici non possono indagare sulle leggi scritte dai parlamentari e provare che sono fatte per favorire la mafia. Non solo non è un reato, ma favorire la mafia con leggi ad hoc è una prerogativa parlamentare.

Poi Mormino era stato interrogato. E il suo faccia a faccia con i magistrati non era stato una passeggiata. Inizialmente aveva affermato “di aver intrattenuto con Spadaro (un capomafia. NDR) rapporti di natura esclusivamente professionale, di non aver ricevuto pressioni per avvicinare i membri di un collegio penale e che con il medesimo si dava del lei”. Ma era una bugia e non appena gli erano state contestate le intercettazioni con il capomafia, anche Mormino l’aveva dovuto confermare.
Teso e preoccupato, il futuro vicepresidente della commissione giustizia aveva insomma cambiato versione arrivando persino ad ammettere di aver tenuto un comportamento inopportuno dal punto di vista deontologico visto che quando l’amico mafioso gli aveva chiesto di darsi da fare per trovare il modo di aggiustare il processo sulla confisca dei beni della famiglia Spadaro lui “aveva ritenuto di scegliere la via del rifiuto non perentorio”. Insomma, invece di rispondere “la cosa non si fa” aveva risposto “la cosa è difficile”.
Alla fine Mormino a Firenze era stato prosciolto per difetto di dolo. Non c’era la prova che il legale aveva agito con l’intenzione di favorire la latitanza del boss.
NDR traduzione per i non giuristi: significa che nonostante l’onorevole Mormino abbia favorito la mafia, non c’è la prova che lo abbia fatto apposta.

Ma diciassette anni dopo Mormino sarebbe stato nominato “vicepresidente della Commissione Giustizia”. NB: Un avvocato, difensore di Riina, Bagarella, Lipari, Ciccio Madonia” ma anche di persone più rispettabili come Dell’Utri e Cuffaro, alla “Commissione Giustizia”.
(pag. 264)

L’avvocato Nino Mormino, il legale che ha confessato di aver tenuto, con il trafficante di droga Tommaso Spadaro, “un comportamento non opportuno dal punto di vista deontologico”, ha perso la vicepresidenza della Commissione Giustizia, dove ha comunque conservato una poltrona, ma in compenso è diventato vicepresidente della Giunta delle Elezioni e del Comitato per i Procedimenti di Accusa. Saverio Romano, la giovane speranza dell’UDC che nel 2001, di fronte a più testimoni, diceva in dialetto al pentito Francesco Campanella: “Francesco mi voterà perché siamo della stessa famiglia”, è segretario della delegazione parlamentare presso il Consiglio d’Europa e, ovviamente, ha occupato un posto nella solita commissione, quella sulla Giustizia.
Ma non c’è da preoccuparsi. Tutto va come deve andare.
Nell’indulto è stato incluso anche il reato di voto di scambio politico-mafioso. Dicono che, intanto, in Italia c’era un unico imputato: l’ex senatore PPI Vittorio Cecchi Gori. Per quale motivo bisognasse allora inserire anche questo delitto in un provvedimento di clemenza ufficialmente nato per svuotare le carceri, non è chiaro. Inutile però recriminare, questi sono particolari.

Per il momento il dibattito più appassionante è stato quello nato da una proposta di Angela Napoli, deputato calabrese di AN, che ha chiesto di escludere dalla Commissione i parlamentari sotto processo per mafia.
“Perché non sono già esclusi?”, è sbottato sorpreso Orazio Licandro, noto giurista catanese eletto nel PdCI. No, non lo erano e quindi i due hanno presentato degli emendamenti ad hoc: un bel segnale da dare ai cittadini sempre più lontani dalla politica.
A quel punto è scattata la discussione. Persino Francesco Forgione (Rifondazione Comunista), attuale presidente della Commissione, protagonista in Sicilia di battaglie quasi solitarie contro la mafia e il malaffare, si è domandato pensoso: “Non sarà un affievolimento delle prerogative del parlamentare?”. D’accordo il DS Luciano Violante: “La materia è delicata, meglio lasciarla al buon senso del singolo parlamentare e dei presidenti delle Camere”. Poi è saggiamente intervenuto Giampiero D’Alia (UDC): “C’è il rischio di creare una disparità inaccettabile: il pericolo è che possa far parte dell’Antimafia un condannato, ad esempio, per falso in bilancio”.

Tre mesi dopo, sono entrati nell’Antimafia l’esponente della Democrazia Cristiana – Partito Socialista Paolo Cirino Pomicino (una condanna per finanziamento illecito e un patteggiamento per corruzione) e Alfredo Vito (Forza Italia) che negli anni Novanta a Napoli confessò ventidue episodi diversi di corruzione, restituì cinque miliardi di lire in mazzette e promise solennemente che non avrebbe più fatto politica..


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A sinistra, poi, il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, nel momento in cui ha tentato di farsi eleggere presidente della Repubblica, ha discusso la questione con Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado, innocente fino a prova contraria, ma indiscutibilmente legato a capimafia come Vittorio Mangano e frequentatore per sua stessa ammissione di molti altri uomini d’onore. E Dell’Utri, oggi impegnato, per conto di Silvio Berlusconi, nella creazione di centinaia di circoli che saranno la nuova base di Forza Italia, pubblicamente ha espresso il suo gradimento.

Il diessino Wladimiro Crisafulli, l’uomo filmato mentre si baciava e parlava da pari a pari con il capomandamento di Enna Raffaele Bevilacqua, siede alla Camera nella Commissione Bilancio assieme all’azzurro Gaspare Giudice, l’amico dei boss Panzeca e Di Gesù, nel 2006 addirittura “promosso” anche a vicepresidente del Comitato per la Legislazione.

Da pag. 222:
Nei summit di mafia il padrino Corleonese spiega di aver discusso con i suoi interlocutori alcuni punti. Giuffrè li ricorda uno per uno: Oltre al discorso sui pentiti, oltre al discorso dei beni, oltre a un alleggerimento dei processi, oltre ad un alleggerimento della pressione delle forze dell’ordine un altro argomento importante è quello della revisione dei processi.
Ma da chi Provenzano ha ricevuto garanzie? Da Marcello Dell’Utri, Giovanni Ienna, fondatore di uno dei primi club di Forza Italia dell’isola, l’avvocato di Berlusconi e oggi parlamentare Massimo Maria Berruti che a Sciacca era in ottimi rapporti con Salvatore Gangi.

PS. Questi sono alcuni dei nomi dei politici coinvolti con la mafia o con la P2. E che siedono oggi in parlamento. Ce ne sono molti altri.
Ricordiamo Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della camera, difensore di Berlusconi, ma anche di Tassan Din (P2); promotore della famosa legge Pecorella, legge ad personam scritta per Berlusconi, ove era previsto che non fosse appellabile la sentenza in cui l’imputato in primo grado viene assolto. Nel 2004 Pecorella verrà proposto per essere eletto membro della Corte Costituzionale.
Poi abbiamo Guido Calvi, difensore di D’Alema, Ricucci e Geronzi e componente della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato; Renato Schifani, eletto nel collegio di Corleone e ex avvocato di mafiosi.
Interrogati su un possibile conflitto di interessi le risposte sono sempre le stesse: “la legge non lo vieta”. E talvolta si sente “ero avvocato civilista, non penalista” (come l’avvocato Schifani).
Insomma, essere avvocati civilista di Riina e stare in parlamento è lecito. Essere avvocati penalisti lo è un po’ meno, ma se la legge lo consente, non c’è nulla di male”.
“La questione è complessa” dice Violante. Meglio lasciare ai singoli parlamentari l’iniziativa di decidere se continuare a fare i parlamentari o no.
Qualcuno sarcasticamente, chiede quando uscirà una legge che lasci decidere a Riina se andare in galera o no.
Rispondo che, in passato, hanno fatto di peggio. Il partito radicale candidò addirittura Gelli, per potergli offrire l’immunità parlamentare, nel 1987.

Infine:
Quando i giornali (pochi) e i cittadini scoprono, con ritardo di annirispetto agli uomini del Palazzo, i nomi di parlamentari, deputatiregionali, ministri, assessori, sindaci che frequentano o hanno frequentatonon occasionalmente boss e condannati per fatti di mafia, la reazione deiloro colleghi è zero. O meglio una c’è: si grida al complotto. Il principiodi elementare prudenza che porta, nelle democrazie mature, ad escludere edemarginare chi ha amicizie discutibili, in Italia non scatta mai.




I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano
da Corleone al Parlamento

di Abbate Lirio, Gomez Peter



Note:

(1) Chi volesse consultare i fantasiosi motivi che Pannella ha addotto per giustificare la candidatura di Gelli nel partito radicale può consultare la 32 seduta della commissione stragi:
http://www.parlamento.it/bicam/terror/stenografici/steno32.htm

(2) il video di Giuseppe Fava è dei primi anni ottanta. Oggi la situazione (ovvero la collusione politica – mafia – banche) è molto peggiorata. La mafia è più forte di un tempo. La politica sempre più corrotta. Le banche hanno oramai un potere sconfinato e inarrestabile, grazie alle loro salde e indissolubili collusioni con la mafia e la massoneria.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

beh, uno frequenta il sito "altalex" in piena sindrome paranoico-depressiva pre-esame (di avvocato) e in un battibaleno si ritrova catapultato in mezzo al fango della ingloriosa storia repubblicana di questo paese ... bello :)!
Nel farVi i più sentiti complimenti per questo blog, volevo dire che ho letto questo libro quest'estate: credo sia un volume-caposaldo per chi voglia affrontare seriamente il tema mafioso: questi due giornalisti hanno unito fatti recenti, dei quali la popolazione è tenuta all'oscuro - nè se ne interessa comunque autonomamente - con la loro pluriennale esperienza di inviati "in prima linea". E non è un caso se la mafia, definita di questi tempi "placida" e "sommersa", è tornata a farsi minacciosa (ma è evidente che non abbia mai smesso di esserlo ...) proprio nei confronti di Lirio Abbate, in seguito alla pubblicazione di questo volume.
Un tempo avrei detto che questo libro dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole: ma ora, in tempi in cui si censurano le fiction sulla mafia "perchè manca il contraddittorio", non ne sono più tanto convinto.
Per quanto oggi possa valere, dunque (e la vicenda Dell'Utri mi pare eclatante nella dimostrazione del disinteresse e dello sprezzo di molti nostri concittadini nei confronti di chi è caduto combattendo l'organizzazione criminale che il predetto "sosteneva", sia pure "esternamente", come sin qui stabilito dalla magistratura), ritengo che volumi di tal fatta siano meritevoli della maggiore diffusione possibile nella società civile, almeno in quella che non ha abdicato ai valori della civile e democratica convivenza.

Anonimo ha detto...

Leggero` sicuramente il libro, nel frattempo non manchero` di seguire le vostre illuminanti esposizioni cercando di diffondere il piu` possibile il link al blog.
Grazie.

Anonimo ha detto...

L'associazione esterna giuridicamente non esiste, o sei associato o, se sei esterno, non fai parte dell'associazione. Ritengo che i grandi depistaggi della nostra storia oltre al KGB che contava su Paese Sera i cui giornalisti oggi sono in RAI, Repubblica et similia, sia dovuta alle stesse vittime ideologizzate. Il resto lo fanno i servizi deviati pieni di dalemiani (vicini a Hetzbollah e il Baath dei sequestri anomali in Iraq), prodiani (Kgb di Mosca, amici dei golpisti che sequestrarono Gorbaciov), dipietrini (Kgb cellula di Sofia), cossighiani (Kgb Mosca). Solo cosi hanno potuto farvi credere che Telekom Serbia non è esistita e che quei soldi oltre che allo stragista comunista Milosevic sono andati a Prodi, Dini, Fassino, Mastella, Bocchino (unico confesso non indagato da quei bei tipi di Torino), Sisde e Sismi cossighiano.
Guglielmo Rinaldini.